{"id":1943,"date":"2012-09-17T04:06:19","date_gmt":"2012-09-17T04:06:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.marcobani.it\/blog\/2012\/09\/17\/6-american-life-born-down-in-a-dead-man-town\/"},"modified":"2012-09-17T04:06:19","modified_gmt":"2012-09-17T04:06:19","slug":"6-american-life-born-down-in-a-dead-man-town","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marcobani.it\/blog\/2012\/09\/17\/6-american-life-born-down-in-a-dead-man-town\/","title":{"rendered":"6 &#8211; American Life &#8211; Born down in a dead man town"},"content":{"rendered":"<p>Dove eravamo rimasti?<\/p>\n<blockquote><p>Born down in a dead man town, The first kick I took was when I hit the ground<br \/>\nYou end up like a dog that&#8217;s been beat too much \u00a0Till you spend half your life just covering up<\/p><\/blockquote>\n<p>Questa \u00e8 la prima strofa di Born in the USA, una delle canzoni che pi\u00f9 ricorda l\u2019America e il suo stile di vita, grazie anche alla fantastica voce folk di \u201cThe boss\u201d. Ma al contrario di quello che dice la canzone, io non volevo essere picchiato come un cane durante la mia prima esplorazione nella vita di una cittadina statunitense. Mi sentivo un Amerigo Vespucci dei nostri tempi, senza le caravelle colme di cibo o una bussola a ricordargli la via, \u00a0ma con bagagli pieni di calzini e mutande, con l\u2019Iphone incollato alla mano per orientarsi e trovare quella maledetta strada dove si trovava la mia sistemazione. E\u2019 l\u2019esplorazione 2.0. \u2019<br \/>\nDevo ammettere che la situazione vista da un normale passante poteva sembrare comica, anche se per me era tragica: un ragazzo visibilmente disorientato che trascinava una valigia di 35 kg quando al massimo ne poteva contenere la met\u00e0 (e per questo \u00a0mi aspettavo l\u2019implosione a momenti), uno zaino sulle spalle da campeggiatore della domenica, carico anche questo fino all\u2019inverosimile, come un bombolone alla crema, cos\u00ec colmo che se lo afferri troppo forte esce tutto il ripieno, telefono in mano costantemente alla ricerca di wireless gratuite, per scaricare le mappe che mi avrebbero portato a destinazione. Uno stop&amp;go continuo, che mi stava lasciando in un imbarazzante bagno di sudore.<br \/>\nDa una casa sento quelle note, la melodia di &#8220;Born in the Usa&#8221;, che mi riportano al compito della mia missione da esploratore. Che cosa stavo vedendo?<br \/>\nAvete presente quelle sensazioni di &#8220;gi\u00e0 visto&#8221; che ti vengono quando pensi di essere gi\u00e0 stato in un posto? Ecco, l\u2019America \u00e8 un immenso e continuo <em>dej\u00e0-v\u00f9<\/em>. \u00c8 quasi una maledizione: tutto \u00e8 cos\u00ec familiare, consciuto, prevedibile. \u00a0Le case sono tutte villette a pi\u00f9 piani con giardino, decine di padroni che portano a spasso cani terribilmente piccoli, macchinoni con le casse a tutto volume che sparano musica rap. Manca solo il vicino che falcia l\u2019erba e ti saluta e poi sembra di essere finiti dentro uno dei tanti film che provengono da Hollywood : la realt\u00e0 che vedi finisce per non sembrarti vera, originale, realmente esistente. I produttori cinematografici hanno lavorato cos\u00ec tanto e maledettamente bene che hanno fatto del sogno americano un film che non finisce mai, dove il confine tra la vita quotidiana e la finzione non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Camminando per le strade di un tranquillo paese americano sembra di girare un remake, dove per la prima volta hai la possibilit\u00e0 di interagire. Mancano solo le telecamere.<br \/>\nE quando giro un angolo e mi trovo davanti un chiosco di legno improvvisato, con due bambini piccoli e biondi che vendono un bicchiere di limonata a un dollaro, la voglia di buttarlo gi\u00f9 \u00e8 enorme. Hanno perfino fatto la scritta a mano, con la classica calligrafia approssimata dei bimbi. Mi fermo e ricaccio indietro la voglia di fracassarlo: tanto arriver\u00e0 qualche bullo che lo far\u00e0 per me, come da tradizione cinematografica.<br \/>\nMa dopo aver fumato una sigaretta aspettando impazientemente il chiosco \u00e8 ancora l\u00ec, ancora intatto, e mi \u00e8 venua voglia di una limonata. Pago il ragazzino che risponde con un sorriso e un bicchere tracolmo di succo. E\u2019 dolce e barbaramente zuccherata e trattengo la voglia di tirargliela in faccia. Dopotutto avevo sete.<br \/>\nMi allontano, un po\u2019 deluso, dal chiosco di limonate per riprendere il mio cammino. Ho gi\u00e0 accennato alla quantit\u00e0 elevata di padroni con i cani, la mia curiosit\u00e0 si \u00e8 poi concentrata sul loro comportamento. Avrebbero raccolto i bisogni dell\u2019animale? Non mi ci \u00e8 voluto molto a scoprirlo: un bassotto si ferma accanto a me e rilascia feci fumanti. Mi fermo per osservare la scena, rischiando di essere scambiato per un coprofilo: s\u00ec alla fine il padrone estrae una busta e raccoglie gli escrementi. Un caso non fa statistica, ma almeno \u00e8 un benvenuto di civilt\u00e0.<br \/>\nCerchiamo di sfatare un altro mito: non \u00e8 vero che tutte le porte sono aperte, anzi, non mi sembra un posto dove ci si fida della comunit\u00e0, nonostante Cambridge e tutto il Massachussetts abbiano un grado di criminalit\u00e0 basso rispetto alla media. Non siamo ancora ai livelli di inferriate alle finistre, ma di allarmi e rilevatori alle porte ne ho gi\u00e0 visti parecchi. D\u2019altra parte la casa rimane ancora il luogo pi\u00f9 sicuro per la famiglia americana.\u00a0Le bandiere a stelle e strisce sono ovunque, simbolo di un patriottismo ancora forte e diffuso.<br \/>\nSupero l\u2019ennesimo parco, anche questo con campo da basket e da baseball gratuiti, e finalmente riesco a scorgere la terra promessa, ovvero l&#8217;alloggio dove poter lasciare il mio pesante fardello e riposarmi dopo il lungo viaggio. Scoprir\u00f2 successivamente che i parchi urbani sono una felice costante nelle cittadine americane, qualcosa da importare nuovamente, sopratutto per quanto riguarda l\u2019uso gratuito di impianti sportivi, visto che purtroppo in Italia sono quasi tutti privati (ma dello sport parler\u00f2 pi\u00f9 avanti).\u00a0Columbia Street, 319, sono arrivato. Da buon esploratore appena arrivato bacio il suolo. Eccomi qua davanti a una casa a 3 piani con giardino,con la porta sul davanti rigorosamente in legno truciolato. Ora voglio vedere il frigo grande come un armadio, la televisione poco sopra l\u2019altezza del pavimento e la porta sul retro con la zanzariera. Ah, e poi voglio scendere dalle scale che uniscono i diversi piani urlando come un pazzo furioso. Questo mi hanno insegnato le sitcom americane.\u00a0La porta \u00e8 chiusa, vorrei provare a entrare dal retro, o passare da una finestra. Ma sono quasi sicuro che non sarei apprezzato o accolto con un sorriso, \u00a0come invece \u00a0fanno con disinvoltura l&#8217;amico\/a o il fidanzato\/a nei film. Mi rattristo e \u00a0suono banalmente il campanello, con la bocca ancora impastata da quella orrenda limonata bevuta poco prima. Non sar\u00f2 nato negli USA come Bruce Springsteen, ma di sicuro \u00e8 come se ci fossi cresciuto, come se non ci fosse pi\u00f9 niente da scoprire. Mi sbagliavo tremendamente: l&#8217;American Life supera decisamente la fantasia.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"420\" height=\"315\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/lZD4ezDbbu4\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dove eravamo rimasti? 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