{"id":1940,"date":"2012-08-27T13:03:57","date_gmt":"2012-08-27T13:03:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.marcobani.it\/blog\/2012\/08\/27\/2-il-primo-stereotipo-non-si-scorda-mai-larrivo-in-america\/"},"modified":"2012-08-27T13:03:57","modified_gmt":"2012-08-27T13:03:57","slug":"2-il-primo-stereotipo-non-si-scorda-mai-larrivo-in-america","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marcobani.it\/blog\/2012\/08\/27\/2-il-primo-stereotipo-non-si-scorda-mai-larrivo-in-america\/","title":{"rendered":"2 &#8211; Il primo stereotipo non si scorda mai &#8211; L&#8217;arrivo in America"},"content":{"rendered":"<p>Canzone da acoltare: <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Ex__GymvdjI\">America di Gianna Nannini<\/a><\/p>\n<p>Odio gli stereotipi. Non ti permettono di vedere la realt\u00e0 per come \u00e8, nella sua variet\u00e0 e diversit\u00e0. Noi italiani poi siamo le prime vittime: non c\u2019\u00e8 posto nel mondo dove non abbia sentito il classico &#8220;italiano pizza, spaghetti, cappuccino&#8221;, a volte condito con epiteti ancora pi\u00f9 crudeli come &#8220;mafioso&#8221; e &#8220;padrino&#8221;. Ma la parola che andava pi\u00f9 in voga era anche l\u2019accostamento pi\u00f9 bieco e desolante: &#8220;italiano = Berlusconi&#8221;.<br \/>\nPer aver sofferto questa terribile onta e vergogna cerco di non giudicare gli altri popoli tramite stereotipi. Non \u00e8 vero che gli inglesi sono freddi, gli svizzeri puntuali, i francesi saccenti. Magari solo un po&#8217;.<br \/>\nQuindi, mentre sorvolo l\u2019oceano Atlantico con il mio aereo della sconosciuta Aer Lingus, compagnia di bandiera irlandese, penso a cosa avrei trovato al mio arrivo. Ero convinto che le dicerie sugli americani fossero esagerate, per colpa della nostra mania di esagerare tutto per sembrare pi\u00f9 interessanti e da un&#8217;iconografia mutuata dal cinema che non ci aiuta.<br \/>\nCon questo spirito curioso atterro al Boston Logan, l\u2019aeroporto cittadino che si trova su un\u2019isola vicino alla citt\u00e0 del quale porta il nome: quale sar\u00e0 la prima cosa che vedr\u00f2? Quale sar\u00e0 il primo impatto?<br \/>\nEmozionato dalla nuova esperienza non sento nemmeno la stanchezza del volo. Per me \u00e8 giorno da 24 ore, ma la mente \u00e8 troppo eccitata per sentire le fatiche del corpo. Ho la fortuna di scendere per primo (gli italiani non fanno la fila, altro stereotipo da smontare) e incamminandomi verso l\u2019uscita, mi si para davanti la prima sorpresa: un poliziotto abbondantemente sovrappeso con occhiali da sole (dentro l\u2019aeroporto ovviamente) e cappello da sceriffo!<br \/>\n\u201cNo, non pu\u00f2 essere vero!\u201d penso mentre faccio una larga deviazione per evitare l\u2019impatto. E\u2019 solo un caso che la prima persona che incontro \u00e8 uno sbirro \u201c diversamente magro\u201d, figura secondaria che si ritrova in migliaia di film d\u2019azione, ma che fa spesso una brutta fine. L\u2019antieroe americano per eccellenza.<br \/>\nAncora stordito dall\u2019incontro, traggo un sospiro di sollievo: almeno non aveva una ciambella nelle mani, tratto caratteristico dei poliziotti oversize. Ma le mie certezze stavano per essere demolite ancora una volta, quando, appena varcata l\u2019uscita dal gate, una luce brillante acceca i miei occhi stanchi: \u201cDunkin\u2019 Donuts\u201d. La prima cosa che vedo dell\u2019America \u00e8 un maledetto negozio di ciambelle, con la sua ricca offerta di dolci glassati, ripieni di creme varie, ma soprattutto ricchi di zucchero e altre amenit\u00e0 mielose. Le classiche ciambelle americane che abbiamo cominciato ad apprezzare e conoscere grazie alla voracit\u00e0 di Homer Simpson, ma che da noi non hanno ancora preso piede. Posso intuire anche il perch\u00e9: solamente vedendole, sento gi\u00e0 i denti che si cariano.<br \/>\nE\u2019 stato questo il primo impatto dell\u2019America, un classico degli stereotipi made in USA che ha dato un gancio e un montante alla mia ferrea volont\u00e0 di andare oltre l\u2019immaginario collettivo. No, non pu\u00f2 essere tutto cos\u00ec, non posso credere di vivere costantemente dentro un film o un cartone animato.<br \/>\nAncora fortemente disorientato, vedo avvicinarsi un ragazzo nero verso di me. Giuro che se mi dice \u201cyo, bro!\u201d porgendomi il pugno avrei preso il primo aereo per l\u2019Europa urlando come Macaulay Culkin, il ragazzino di \u201cMamma ho perso l\u2019Aereo!\u201d. Ma per fortuna volge lo sguardo altrove e mi supera in un consolante silenzio. C\u2019\u00e8 ancora speranza.<br \/>\nL\u2019arrivo procede nella normalit\u00e0, cercando di capire come abbandonare l\u2019isola per raggiungere la citt\u00e0.<br \/>\nSembra che ci sia una navetta, dove si legge bene la scritta \u201cFREE\u201d. Ma se ho imparato una lezione \u00e8 quella che nessuno ti regala niente e chiedo all\u2019autista la certezza che non andr\u00f2 a pagare qualche strana tariffa aggiuntiva, o che mi porti in qualche sperduto posto lontano dalla civilt\u00e0. Non sarebbe la prima volta, soprattutto quando sei in Europa e arrivi in quei minuscoli aeroporti lontani dalla citt\u00e0 dove vola la Ryanair. Si fa presto a montare sul bus sbagliato e ritrovarsi in un\u2019altra citt\u00e0, diversa da quella programmata. Almeno cerco di convincermi che sia normale confondersi, visto che mi \u00e8 successo almeno un paio di volte.<br \/>\nMa non mi sembra questo il caso e lo svogliato autista (ovviamente di colore) \u00a0allontana le mie preoccupazioni.<br \/>\nLa navetta mi lascia alla prima fermata metro utile per raggiungere la destinazione finale e qui ho un altro sussulto: sono finito direttamente sul binario della stazione metropolitana rossa, chiamata South Station, senza aver fatto n\u00e9 biglietto, n\u00e9 altro.&#8221;Ecco scoperto l\u2019inganno&#8221;, mi dico con un po&#8217; di supponenza, &#8220;quando arriver\u00f2 a destinazione dovr\u00f2 pagare una tariffa mostruosa! Pensano di fregare un italiano? E\u2019 come rubare in casa dei ladri&#8221; (tanto per alimentare lo stereotipo dell\u2019italiano furbo).<br \/>\nChiedo quindi delucidazioni al personale di stazione, domandando quanto avrei dovuto pagare e preparandomi al salasso. \u201cNothing\u201d rispose il ragazzo con la giacca rossa, che lo contraddistingueva come lavoratore-pipistrello, come chiamo quelli che stanno ore chiusi sottotera per far funzionare la metro. Infatti \u00e8 un servizio gratuito per chi arriva dall\u2019aereoporto. Ok, America, ora ci siamo. Questi sono i servizi intelligenti che ti aspetti di trovare, anche se il mezzo che sopraggiunge non ha niente di avveniristico, anzi&#8230;direi che assomiglia decisamente ai nostri scalcinati treni regionali, arrugginiti e dal sapore vagamente retr\u00f2. Che sia un effetto voluto?<br \/>\nLa stazione dove devo scendere si chiama \u201cCentral\u201d, una fermata dopo quella di Kendall\/MIT. Non riesco a capire la funzione dei grandi vetri della carrozza fino a quando, all\u2019improvviso, la metro ritorna in superficie per attraversare un ponte (il Longfellow bridge): davanti a me si apre tutto lo scenario di Boston all\u2019imbrunire, con la sua skyline di grattacieli e di megastrutture.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/CFGAtfQ0rf4\" frameborder=\"0\" width=\"560\" height=\"315\"><\/iframe><\/p>\n<p>Lo stupore fanciullesco dura pochi secondi, il rientro sottoterra \u00e8 come la fine di un sogno a occhi aperti. Mentre scendo dalla carrozza, con un sorriso ebete ancora stampato in faccia, rifletto su quello che avevo visto: \u201ccredo proprio che amer\u00f2 questa citt\u00e0\u201d. <strong>E quindi usc\u00ec, a riveder le stelle&#8230; (e strisce)<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Canzone da acoltare: America di Gianna Nannini Odio gli stereotipi. 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