{"id":1927,"date":"2012-07-04T09:37:36","date_gmt":"2012-07-04T09:37:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.marcobani.it\/blog\/2012\/07\/04\/le-occasioni-mancate-1991-3-domande-a-fausto-bertinotti\/"},"modified":"2012-07-04T09:37:36","modified_gmt":"2012-07-04T09:37:36","slug":"le-occasioni-mancate-1991-3-domande-a-fausto-bertinotti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marcobani.it\/blog\/2012\/07\/04\/le-occasioni-mancate-1991-3-domande-a-fausto-bertinotti\/","title":{"rendered":"Le occasioni mancate &#8211; 1991 &#8211; 3 domande a Fausto Bertinotti"},"content":{"rendered":"<p>Mercoled\u00ec scorso alla Feltrinelli di Pisa Dario Danti e Fausto Bertinotti hanno presentato il loro ultimo libro, &#8220;Le occasioni mancate&#8221;, che ripercorre 3 anni fondamentali per la storia della Sinistra: 1991, 2001, 2011. Dario mi aveva invitato a fare un domanda sul 1991. Ci ho provato anche se, indisciplinatamente, ne sono venute fuori tre. Ecco la traccia: <\/p>\n<p>1991. Avevo 8 anni. Troppo piccolo per capire cosa stava succedendo, troppo immaturo per comprendere gli effetti della caduta di muri, di guerre nel golfo, di svolte della sinistra. L&#8217;unico muro che mi interessava era quello che mi separava dal campo da calcio dietro casa, la guerra contro i ragazzi del palazzo di fronte e le svolte a sinistra di Roberto Baggio.<br \/>\nHo quindi vissuto il 1991 in maniera indiretta, attraverso le letture e le testimonianze di militanti e attivisti. Spesso ho notato una patina di nostalgia nei loro racconti quando, con un  sorriso bonario e una pacca sulla spalla, mi dicevano che il tempo delle ideologie era finito, che il secolo breve si era portato via anche l&#8217;essenza delle parole che contraddistinguevano la politica.<br \/>\nCome se venti anni fa l&#8217;uguaglianza fosse stata pi\u00f9 uguale, la libert\u00e0 pi\u00f9 libera, la pace pi\u00f9 pacifica. Il 1991 come spartiacque per una politica pi\u00f9 terrena, con meno spazio alle emozioni.<br \/>\nSecondo loro essere un idealista oggi equivale a essere un sognatore, solamente un illuso di fronte alla complessit\u00e0 macchiavellica della politica del presente che richede una gestione immediata delle cose.<br \/>\nEppure rileggendo anche il saggio di Dario (Danti) sul 1991  ho la forte sensazione che la retorica frase della ripetitivit\u00e0 della storia non sia in fondo cos\u00ec banale. Soprattutto su 3 tematiche:<\/p>\n<p>Guerra<br \/>\nLa guerra nel golfo, come viene detto anche nel libro, apre il filone delle guerre moderne: le guerre mediatiche, con reporter e giornalisti di tutto il mondo che relazionano istantaneamente degli sviluppi bellici, aprendo il filone del peggiore dei reality show: la guerra in diretta.<br \/>\nDa allora \u00e8 cambiata solo la tecnologia, sempre pi\u00f9 evoluta, ma non la modalit\u00e0: sparisce la sensibilizzazione sugli effetti reali della guerra: abituati a vivere in un conflitto permanente, seppur lontani dalle nostre case, le nuove guerre non riescono a entrare nel nostro immaginario collettivo, come ad esempio il Vietnam, e diventano una macabra conta di numeri.<br \/>\nCos\u00ec come nel 1991 il PCI si spacc\u00f2 anche oggi la posizione sui conflitti armati resta un forte elemento di contrasto nella Sinistra: tra i pacifisti radicali e gli interventisti moderati, in un ventaglio di posizioni impossibili da conciliare.<br \/>\nPrima domanda : Pu\u00f2 il pacifismo radicale, quello che evita ogni conflitto armato, appartenere solamente ai movimenti o \u00e8 possibile collocarlo anche all\u2019interno dei partiti, diventando per\u00f2 un ostacolo insormontabile per l\u2019unit\u00e0 della Sinistra?<\/p>\n<p>Partito<br \/>\nParafrasando Fausto (Bertinotti) che nel libro dice che non lo emoziona la caduta dell&#8217;Unione Sovietica, a me non appassiona il crollo del Partito Comunista semplicemente perch\u00e9 non l&#8217;ho vissuto. Mi emoziona di pi\u00f9 il presente della politica: le parole, i gesti, ma soprattutto il sogno, che non si definisce come una fuga dalla realt\u00e0 n\u00e9 come la sua negazione  o la proiezione di un mondo che non c\u2019\u00e8. Il sogno in politica \u00e8 una sfida a forzare in un punto quello che appare come un vincolo, come un obbligo nella realt\u00e0 e nella quotidianit\u00e0.<br \/>\nMa il sogno deve essere condiviso e qui entrano in gioco le \u201cliturgie\u201d, necessarie per rendere pi\u00f9 omogeneo e meno frammentato il discorso politico.<br \/>\nContinuando sul paragone con la religione che si trova anche nel libro mi sembra che i partiti di Sinistra di oggi, nei quali voglio includere anche il PD, vivano solo ed esclusivamente di simboli, di liturgie predefinite, come una messa fatta solo di canti e senza l&#8217;omelia: le feste dell&#8217;Unit\u00e0 o di Liberazione, la chiamata annuale agli ex iscritti, l&#8217;utilizzo di un linguaggio che non cambia da anni, l&#8217;inserimento della falce e martello nel simbolo e molte altre piccole ricorrenze.<br \/>\nE il distaccamento tra chi si riconosce in questa liturgia e chi no \u00e8 sempre pi\u00f9 ampio, causando un ulteriore scollamento con la cosiddetta societ\u00e0 civile, che rifugge dai partiti, oggi al minimo storico come credibilit\u00e0: solo 3 persone su 100 credono ancora nel loro ruolo di guida etica, morale e programmatica.<br \/>\nNel saggio si dice che nel 1991 per rincorrere la volont\u00e0 del popolo c&#8217;\u00e8 stata la creazione del PDS con la conseguente scissione di Rifondazione comunista.<br \/>\nSeconda domanda: Adesso che la frattura con &#8220;il popolo della sinistra&#8221;  \u00e8 ancora pi\u00f9 ampia \u00e8 possibile rifondare i partiti o \u00e8 necessaria un&#8217;altra offerta politica, con nuovi partiti, nuovi simboli e nuove liturgie?<\/p>\n<p>La svolta a sinistra<br \/>\nNelll\u2019introduzione dario prova a spiegare se nel 1991 si \u00e8 capito veramente come uscire \u201cda sinistra\u201d dalla crisi del movimento operaio novecentesco?<br \/>\nE qui ognuno dava una propria interpretazione. A livello globale negli ultimi due decenni la maggior parte delle vittorie della Sinistra sono state quelle che percorrevano &#8220;la terza via&#8221;, che alcuni hanno sprezzantemente definito come &#8220;neoliberismo con una spruzzatina di welfare&#8221;.<br \/>\nAnche la socialdemocrazia europea, vista come possibile nuovo ordine politico mondiale, arriva stanca e logora alla prova della crisi attuale. E allora oggi pi\u00f9 che allora viviamo in una sorta di quello che Gramsci aveva definito &#8220;interregno&#8221;: quello in cui \u00abil vecchio non pu\u00f2 pi\u00f9 ma il nuovo non pu\u00f2 ancora\u00bb.<br \/>\nSiamo consapevoli che questo modello ha fallito, capace solo di fare \u201csoldi con i soldi, e non con il lavoro\u201d, come dice Luciano Gallino nel suo libro \u201cTurbocapitalismo\u201d:<br \/>\nE la soluzione non sembra apparire all\u2019orizzonte.<br \/>\nNel libro si ricorda come il PCI \u00e8 stato paragonato in passato a una giraffa, ora la sinistra sembra assomigliare a un polpo: c&#8217;\u00e8 un lessico comune fatto di parole come partecipazione, cooperazione, uguaglianza, solidariet\u00e0, democrazia, ma poi ogni tentacolo agisce per conto suo, spesso attorcigliandosi con gli altri tentacoli, in una lotta fratricida.<br \/>\nTerza domanda che chiude il discorso iniziato:<br \/>\nIl 1991 (ma soprattutto il crollo del muro di Berlino) chiude la stagione dei grandi ideali e quindi la fine dei sogni e delle utopie. Per disegnare un nuovo futuro dobbiamo riaprire quella stagione, ripensando un modello di societ\u00e0 che guarda lontano o ci dobbiamo rassegnare a una politica dai \u201ctempi televisivi\u201d?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mercoled\u00ec scorso alla Feltrinelli di Pisa Dario Danti e Fausto Bertinotti hanno presentato il loro ultimo libro, &#8220;Le occasioni mancate&#8221;, che ripercorre 3 anni fondamentali per la storia della Sinistra: 1991, 2001, 2011. Dario mi aveva invitato a fare un domanda sul 1991. Ci ho provato anche se, indisciplinatamente, ne sono venute fuori tre. 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