{"id":1867,"date":"2012-03-28T10:16:01","date_gmt":"2012-03-28T10:16:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.marcobani.it\/blog\/2012\/03\/28\/pisail-servizio-idrico-locale-quale-futuro-dopo-il-referendum-1\/"},"modified":"2012-03-28T10:16:01","modified_gmt":"2012-03-28T10:16:01","slug":"pisail-servizio-idrico-locale-quale-futuro-dopo-il-referendum-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.marcobani.it\/blog\/2012\/03\/28\/pisail-servizio-idrico-locale-quale-futuro-dopo-il-referendum-1\/","title":{"rendered":"[Pisa]Il servizio idrico locale: quale futuro dopo il referendum? 1"},"content":{"rendered":"<p>Con un tempismo quasi perfetto, la mia carica di responsabile dei servizi pubblici nel partito ha coinciso con una discussione sul futuro del servizio idrico locale in consiglio comunale, la prima a seguito del referendum che ha dato forti indicazioni sul no a una privatizzazione forzata dei beni comuni. E ho dovuto cominciare a studiare parecchio per colmare le lacune, cercando di capire qualcosa in un settore, quello dei servizi pubblici, in continuo movimento, che richiede competenze e saperi specifici. Non si pu\u00f2 improvvisare su un tema cos\u00ec importante per la vita dei cittadini.<br \/>\nMentre continuo l&#8217;intenso lavoro di approfondimento, sto elaborando alcune personali visioni che cercano di capire tecnicamente e politicamente come procedere nei prossimi mesi.<br \/>\nTecnicamente possiamo chiederci: che direzione dopo il referendum?<br \/>\nLa nostra costituzione, invidiata da molti stati per la sua architettura quasi perfetta, prevede l\u2019utilizzo del referendum abrogativo (art.75), come \u00e8 stato nel caso dei referendum del 12\/13 Giugno. Non avendo la possibilit\u00e0 di sostituire la legge abrogata con una nuova proposta dei referendari, per valutarne gli effetti ci si deve rifare al quadro normativo, che potrebbe divergere dalle intenzioni dei promotori, perch\u00e9 non obbliga il legislatore a recepirle, ma gli vieta soltanto di legiferare in senso contrario.<br \/>\nUn nuovo governo, come ad esempio quello di Monti, non potr\u00e0 reinserire gli articoli abrogati, ma potrebbe benissimo ricorrere a una nuova normativa orientata alla privatizzazione, per riempire il vuoto che si \u00e8 creato dopo il 13 Giugno. Giustamente Monti non si \u00e8 voluto addentrare in questo territorio spinoso, ma purtroppo il vuoto resta e per adesso l\u2019unica proposta concreta \u00e8 quella depositata dal PD. Ma adesso cosa facciamo?<br \/>\nIl testo superstite della norma deve garantire la copertura dei costi del servizio, compresi gli investimenti, dannatamente necessari per lo stato disastroso dell\u2019infrastruttura idrica italiana, con quasi met\u00e0 dell\u2019acqua che si disperde per colpa di infiltrazioni o tubature colabrodo. Non \u00e8 forse anche l\u2019infrastruttura idrica stessa un bene comune?<br \/>\nL\u2019acqua \u00e8 un monopolio naturale, dove l\u2019infrastruttura pesa per il 90\/95 per cento sul costo. Allora bisogna cercare di capire qual \u00e8 il modo migliore per garantirne l\u2019efficacia e non disperdere questa risorsa sempre pi\u00f9 preziosa.<br \/>\nCome si possono interpretare i risultati del referendum, splendido esercizio di democrazia?<br \/>\nIl primo quesito abrogava parte del decreto Ronchi del 2008, che imponeva alle societ\u00e0 di gestione del servizio idrico (e non solo) di vendere le quote pubbliche per arrivare a una maggioranza di quote private. Con societ\u00e0 a maggioranza privata e senza un\u2019Authority di controllo delle tariffe che faccia gli interessi del pubblico, non era irreale pensare a situazioni anomale, con il rischio concreto di vedere zone dove non c\u2019\u00e8 un ritorno economico dimenticate dal servizio. Un po\u2019 come \u00e8 successo per la banda larga, dove Telecom non ha voluto portare la cablatura necessaria in zone dove non c\u2019era un utile di ritorno.<br \/>\nEd \u00e8 qui che scende in campo il pubblico, con l\u2019insostituibile capacit\u00e0 di cercare di fare gli interessi di tutti.<br \/>\nNella nostra zona  il servizio idrico \u00e8 gestito da Acque spa, societ\u00e0 a maggioranza pubblica, che comunque ha molte quote possedute da altre societ\u00e0 municipalizzate, dando una forte rilevanza al controllo degli enti locali che ne sono soci. Si pu\u00f2 migliorarela partecipazione e l&#8217;informazione? Certo e ci torner\u00f2 dopo.<br \/>\nCi sono altre vie? Ci sono tentativi, ma la strada \u00e8 ancora troppo nebulosa per arrischiarsi in percorsi dall&#8217;incerto futuro.<br \/>\nIl secondo quesito del referendum di Giugno \u00e8 pi\u00f9 controverso. Sulla scheda elettorale c\u2019era scritto: volete voi che al comma 1 dell\u2019art.154 della 1. 152\/06 sia abrogata la frase \u201cnonch\u00e9 dell\u2019adeguatezza della remunerazione del capitale investito\u201d?<br \/>\nSu questo era chiara la volont\u00e0 dei promotori: negare la legittimit\u00e0 del profitto, infliggendo un colpo mortale all\u2019idea che il servizio idrico possa essere gestito da soggetti privati.<br \/>\nIl testo superstite afferma che la tariffa deve comunque garantire la copertura dei costi del servizio, compreso gli investimenti. Scompare il riferimento all\u2019adeguatezza della remunerazione, non quest\u2019ultima in quanto tale. Secondo Massarutto, professore di diritto degli enti locali dell\u2019Universit\u00e0 di Udine, dunque l\u2019abrogazione negherebbe l\u2019extra-profitto (ossia la remunerazione eccedente rispetto al costo-opportunit\u00e0 del capitale investito). Infatti Vendola, subito dopo il referendum, ha dichiarato che l\u2019Acquedotto Pugliese continuer\u00e0 ad applicare la remunerazione del 7% perch\u00e9, essendo la societ\u00e0 totalmente pubblica, non ci sar\u00e0 extra-profitto, in quanto tutto verr\u00e0 reinvestito.<br \/>\nSenza un intervento legislativo che permetta di includere in tariffa il costo del denaro, eliminare la remunerazione significherebbe sostanzialmente bloccare gli investimenti ed \u00e8 questo il motivo per il quale nessun gestore ha potuto dar seguito al disposto referendario, in attesa di un sempre pi\u00f9 urgente intervento normativo.<br \/>\nLe interpretazioni sulla legittimit\u00e0 della remunerazione del capitale sono molteplici e divergenti.<br \/>\nC\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 di assicurare che la remunerazione non ecceda solamente il costo\/opportunit\u00e0, evitando la generazione di rendite di monopolio? Pu\u00f2 essere considerato un balzello imposto per garantire il profitto ai privati? Vediamo cosa dicono i giudici, che stanno vagliando diversi ricorsi.<br \/>\nResta il fatto che il ministro Clini, in una lettera di inizio Marzo ai presidenti di Regione, chiede che venga abolita la remunerazione del capitale investito, senza per\u00f2 fare nessun intervento aggiuntivo che possa fare chiarezza sulla norma.<br \/>\nSe questa \u00e8 la strada da percorrere che il ministro faccia fino in fondo il suo dovere e utilizzi le sue prerogative per fare chiarezza nel mondo del servizio idrico.<br \/>\nAnche perch\u00e9 quando c\u2019\u00e8 un vuoto legislativo, la prima a soffrirne \u00e8 la democrazia, con tutti i processi decisionali che ne conseguono.<br \/>\nSe la tecnica non riesce a dare risposte definitive, pu\u00f2 riuscirci la politica?<br \/>\n(continua)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con un tempismo quasi perfetto, la mia carica di responsabile dei servizi pubblici nel partito ha coinciso con una discussione sul futuro del servizio idrico locale in consiglio comunale, la prima a seguito del referendum che ha dato forti indicazioni sul no a una privatizzazione forzata dei beni comuni. 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