La bellezza della monotonia

La provocazione del primo ministro sulla monotonia del posto fisso stimola a rifletterre sulle incertezze del mercato del lavoro nel presente, sia per i giovani che faticano ad accedervi e a orientarsi, sia per le situazione anch’esse drammatiche di chi ne esce traumaticamente, e si trova spiazzato in un contesto generale che è ormai profondamente cambiato. Personalmente le affermazioni di Monti appartengono alla mia storia personale, dato che ho scelto un percorso lavorativo che mi stimola a ogni passaggio, proprio per evitare la monotonia e la metodicità, ma anche perchè la prospettiva fluida del mercato del lavoro è l’unica che ho conosciuto e con la quale mi sono confrontato. Ma in una situazione di emergenza, dove il lavoro non c’è, un giovane su 3 è disoccupato e andiamo verso la recessione, è una provocazione che non possiamo accettare. L’atomizzazione dei contratti, la divisione tra garantiti e non garantiti, la mancanza di un paracadute per chi si trova in difficoltà, ci impongono urgentemente una riforma del lavoro più equa, che possa superare le storture dell’attuale sistema. In questa situazione di crisi ben venga la monotonia del posto fisso, la noia della ripetitività, ma con la possibilità di costruirsi un futuro. Molto meglio dell’angoscia di non avere una prospettiva, l’affanno di cercare continuamente un nuovo posto, l’inquietudine che qualcosa possa andare storto, la sofferenza di lavorare per il quotidiano, preoccupandosi di come arrivare a fine mese. Non possiamo schierarci su questo, tra chi preferisce la monotonia, con i suoi pregi e i suoi difetti o chi vuole essere più dinamico. Bisogna dare possibilità di scelta. E al momento non c’è.

Nel dialogo che si sta svolgendo sulla riforma del lavoro deve essere prioritario il superamento di questo dualismo e la proposta Boeri-Garibaldi va in questa direzione: salario minimo garantito, contratto unico, flessibilità iniziale.

Molti si stanno complimentando della monotonia di questo governo, rispetto alla politica-spettacolo di quello precedente. Ecco, questa è l’unica monotonia che possiamo accettare.

 


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