Quando l’Italia sarà all’altezza dei suoi ricercatori? A Pisa l’Internet più veloce del mondo

In questi giorni si parla molto di lavoro. Ma non di come crearlo. La via più competitiva, per non soccombere alle economie emergenti che puntano molto sull’industrializzazione di massa, è di specializzarsi nelle nuove tecnologie, come quelle legate al risparmio energetico (rinnovabii e simili) o che promuovono Internet e tutti i servizi che ne possono nascere. Per questo molti Stati (come l’America di Obama) stanno puntando sulla ricerca, parola che per noi assume un quadro dalle tinte chiaroscure. Siamo infatti sotto la media europea in quanto a ricerca, uno dei motivi della “fuga dei cervelli” e del nostro gap industriale.
Eppure ogni tanto si intravedono le potenzialità e le eccellenze dei ricercatori italiani, che determinano l’attenzione mondiale e che ci fanno ben sperare in futuro.
Settimana scorsa i ricercatori pisani del Sant’Anna hanno dimostrato, primi al mondo, che gli apparati di ultima generazione, progettati e realizzati per funzionare fino a 448 Gigabit al secondo per canale, possono essere impiegati nei sistemi installati e coesistere con il traffico reale. Una scoperta tecnica dagli esiti rivoluzionari: basta un secondo per trasmettere più di 300 film in hd o per gestire due miliardi di telefonate.
Inoltre nei laboratori il record mondiale di velocità di 448 Gigabit al secondo per canale è stato superato di nuovo, portando la velocità di trasmissione a più di 1000 Gigabit/s (1Terabit/s).

I possibili sviluppi sono tutti da scoprire, ma resta il primato di aver contribuito al progresso della rivoluzione informatica, dando all’Italia, e a Pisa, un’altra medaglia nel campo della ricerca mondiale. Ma quanto può durare ancora? Quando l’Italia sarà all’altezza dei suoi ricercatori?
Il paese non deve perdere il treno della digital economy. E deve attuare un processo di innovazione a forte componente pubblica, perché lasciare tutto al mercato significherebbe innescare un processo non determinato dalla necessità di evoluzione e di equità sociale, ma dal profitto, con il rischio addirittura di aumentare la disuguaglianza digitale. La città di Pisa, culla dell’informatica, eccellenza internazionale nel campo della ricerca, può e deve continuare a essere un attore protagonista nello sviluppo di Internet e della rete. Su questo ci giochiamo il nostro futuro

[Pisa] Sicurezza: abbiamo bisogno di paura o di serenità?

Grande amarezza per il pestaggio avvenuto sabato sera in via Gori, nel centro della città. Non solo perché conoscevo la vittima dell’ignobile furto, ma più che altro perché alimenta paure che immaginavamo lontane. Cosa è stato? Un episodio occasionale o come scrive “il Tirreno” una banda che semina il terrore in città?

Eppure le migliaia di persone che popolano il centro fino a tarda notte non possiamo considerarle tutte coraggiose, gruppi di giovani e meno giovani sprezzanti del pericolo che si riversano nelle vie del centro dominate dalla malavita. Pisa non è il Bronx, non è il Far west. E’ una città come tante altre, con i suoi problemi di “piccola metropoli”: addirittura secondo i Carabinieri e Polizia i dati dell’ultimo anno vedono una flessione del 3,3% dei reati.  C’è un allarme sicurezza? No, non è un allarme, è la triste normalità, con gli atti di violenza e di illegalità che vanno combattuti strenuamente e senza sosta, con le poche risorse di cui disponiamo. Ben venga l’appello del Sindaco al Governo di incentivare il numero di forze armate, drammaticamente in numero insufficiente nel vasto territorio del Comune di Pisa.  Ma non basta. Non sarà mai possibile controllare ogni quartiere, ogni strada, ogni angolo, ogni centimetro della città. Secondo me la militarizzazione può generare altre paure. In un paese blindato viviamo impauriti, non rassicurati. Ci si abitua alla presenza delle forze armate, per poi sentirsi deboli e perduti quando non sono presenti. Questo è un periodo in cui ci allarma il lavavetri, un parcheggiatore abusivo, un venditore di merci contraffate, che sono rispettabili allarmi, ma attenzione a ricondurre sempre l’incertezza agli effettivi fatti di cronaca.

E in questo clima di smarrimento e difficoltà si riaffaccia l’opportunismo della Lega Nord, con una lettera ai giornali pisani dove ripete la sua visione  di una società, intollerante, xenofoba, che indica come capro espiatorio di tutti i mali l’ultimo arrivato. A tratti spaventosamente e odiosamente  razzista. Ma utilizza un linguaggio vecchio e da disinnescare, che non ha portato nessun giovamento: si chiedono le ordinanze (anche quando sappiamo che sono state dichiarate incostituzionali), si scrive che il centro è in mano agli extra-comunitari (ma non era la “movida” il problema?), si fomenta la caccia all’immigrato, casa per casa, per stanarli. E poi la chicca finale:  ”[Il Sindaco] può utilizzare la polizia municipale non per tartassare con le multe i cittadini onesti, ma per presidiare il territorio”. Come se la polizia municipale si inventasse multe a caso e non come conseguenza di atti illegali. Chi rispetta le regole non prende le multe. Punto. Ma ormai il linguaggio dell’odio non paga più. I sedicenti leghisti al governo per 4 anni, hanno fatto flop. La loro politica sulla sicurezza si è rivelata fallimentare. Qualcuno si ricorda delle ronde?

Mentre la Lega e il loro linguaggio hanno fatto il loro tempo, resta il problema di come aumentare la “sicurezza”, intesa come riconquista della serenità, dell’abbattimento della paura, per vivere pienamente la città. Per questo occorrerebbe agire con una visione lunga. Disporre di valori forti. Servirebbero attori politici e sociali disposti a lavorare insieme. In nome del “bene comune”. Ispirati da una fede o almeno da un’ideologia provvidenziale. Pronti a investire sul futuro. Studiamo insieme un nuovo modo per garantire la sicurezza liberandoci dai tabù ideologici e garantendo il rispetto e la dignità di tutti . Mentre ora domina il marketing. Trionfa il mercato della paura. Dove non esiste domani. È sempre oggi. È sempre campagna elettorale. Che l’angoscia sia con voi, io continuerò a girare per le strade del centro, senza giubbotto antiproiettili.

 


[Pisa - C.C 16 Febbraio] Nuova vita agli spazi Via Andrea Pisano

Nuovo appuntamento in Consiglio Comunale sugli spazi di Via Pisano, ennesima puntata della storia (non proprio d’amore) tra Comune e Rebeldia.
Il mio gruppo consiliare ha voluto dare contributo alla discussione presentando un documento poco tecnico e decisamente politico che vuole tracciare il percorso dei prossimi mesi, provando a dimenticare un passato di incomprensioni e litigi.
L’associazionismo è un tratto caratteristico e fondamentale della città di Pisa in quanto concorre alla qualità della vita dell’intero territorio comunale e spesso integra il welfare locale, ovvero riesce a dare servizi che il Comune non può fare per mancanza di risorse.
Purtroppo sul problema degli spazi aggregativi bisogna ancora lavorare, anche se guardando la somma per gli investimenti verso l’associazionismo, Pisa è una delle prime in Italia.
Come gruppo abbiamo chiarito che sosteniamo l’intenzione manifestata dalla Giunta Comunale di Pisa di iniziare la procedura di variante urbanistica per permettere la modifica della destinazione d’uso agli spazi di Via Andrea Pisano, rendendoli idonei per sviluppare pienamente politiche sociali e culturali: un nuovo spazio cittadino per le attività legate all’associazionismo, alla ricreatività, alla cultura, alla socialità ed all’aggregazione giovanile, considerando questo impegno anche un elemento positivo nel dialogo e nel confronto con le associazioni del progetto Rebeldìa, successivo agli impegni presi nella conferenza dei servizi del 26 Gennaio 2011.
Noi speriamo vivamente che i rapporti tra le associazioni e gli enti locali si muovano in un’ottica di rispetto reciproco e di dialogo, in modo che il mondo associazionistico pisano possa trovare il modo di usufruire quanto prima di tali spazi al fine di svolgere attività meritorie a favore di tutta la cittadinanza e in coerenza con i principi caratteristici della città di Pisa contenuti nello Statuto Comunale, quali ad esempio quelli dell’accoglienza e della solidarietà.
Personalmente vorrei che l’intera vicenda relativa agli spazi di Via Andrea Pisano non venisse più strumentalizzata a fini politici, ma che la stessa venga trattata rimanendo nel merito dell’importanza di avere maggiori spazi dedicati alle attività sociali e giovanili.
Per questo nel nostro documento impegniamo la Giunta a procedere speditamente all’assegnazione degli spazi di Via Andrea Pisano, continuando a perseverare in maniera serrata nel dialogo e nel confronto intrapreso negli ultimi mesi con le associazioni interessate alla gestione degli spazi.
Su questo ha assicurato il Sindaco Filippeschi dicendo che ” le cose sono chiare per noi e per la città. E con questa chiarezza andiamo avanti: faremo il bando e approveremo la variante urbanistica”.
L’opportunità che si presenta sia alla città che alle associazioni che vi operano per creare un nuovo polo di aggregazione e di cultura è troppo grande ed importante per non essere colta.
Non so se questo decreterà la parola “fine” alla storia infinita tra Comune e Rebeldia. Ma almeno qualcosa di buono è venuto fuori: un nuovo centro socioculturale al servizio della cittadinanza.
E poi per la gestione, come diremmo noi a Pisa, “chi l’ha più lungo se lo tira”: ci sono straordinarie associazioni o gruppi di queste, tra le quali il Progetto Rebeldia, che gravitano su Pisa e possono fare di Via Pisano una perla della città. Meglio di un parcheggio, non trovate?

[Pisa - C.C 16 Febbraio] La miglior risposta a Barroso: approvata la variante per portare Ikea a Pisa

Pisa batte Barroso 1 a 0. Dopo le recenti accuse del presidente della Commissione Europea Barroso sulle lungaggini burocratiche relative all’insediamento di Ikea a Vecchiano, il Comune di Pisa risponde approvando in tempi brevi una variante che permetterà al colosso svedese di sbarcare nella città della Torre. Eppure solamente 7 mesi fa Ikea aveva detto che avrebbe rinunciato all’apertura di un negozio nel pisano. Ma grazie a un lavoro di persuasione che ha visto il forte impegno del Presidente della Regione Rossi e del Sindaco Filippeschi, il progetto da 70 milioni e 300 posti di lavoro arriverà a Porta a mare, nella zona dei Navicelli. Una variante realizzata in tre mesi, che sicuramente non risarcisce dei ritardi storici, ma che prova a dare una risposta concreta e veloce.
Non sono mancati gli studi sulla mobilità della zona e sull’impatto che avrà per le altre aziende concorrenti presenti in gran numero nella zona. La bilancia pende decisamente dalla parte dei vantaggi: numerosi posti di lavoro (minimo 300) e un ridotto impatto ambientale (ci sarà addirittura meno cemento rispetto alla previsione d’area, proprio come avevo chiesto io ).

Nell’ordine del giorno unitario sottoscritto dai partiti della maggioranza si sollecita «il sindaco e la Giunta ad adoperarsi con la Regione, le amministrazioni locali, le associazioni di categoria, aprendo tavoli di confronto per concertare le soluzioni più idonee alle necessità che dovessero emergere in relazione alla realizzazione dell’insediamento produttivo, in particolare a quelle infrastrutturali; a presentare, entro i termini dell’ approvazione definitiva della variante in oggetto, il cronoprogramma delle necessarie opere di miglioramento della mobilità lungo il tratto di Aurelia interessato e degli svincoli della superstrada e che, nelle soluzioni progettuali, dovranno porre particolare attenzione alle esigenze di tipo ciclopedonale; ad attivare gli strumenti finalizzati a monitorare i flussi di traffico al fine di correggere eventuali errori delle previsioni effettuate in fase di variante». Infine, l’ordine del giorno impegna «il sindaco e la Giunta ad attivarsi per massimizzare il contributo economico dei soggetti coinvolti nella variante e di destinare tutte le risorse relative agli eventuali oneri di urbanizzazione ulteriori e ai costi di costruzione in opere a vantaggio dell’intera collettività».

I mobilifici della zona pisana si sentono giustamente minacciati dal colosso svedese, ma devono proprio temere? Oltre a diversificarsi come merce, se il territorio e la Provincia lavorano bene, possono usufruire dell’incremento di persone che vengono nella zona pisana per comprare arredamenti e mobili. Sta agli enti locali e alle imprese dimostrare che Ikea importa tanto quanto i grandi e piccoli mobilifici della zona. Che un mobile dal nome impronunciabile (ektorp, expedit ) è diverso per target e per caratteristiche da un mobile prodotto qui. Competere su innovazione e qualità, senza subire la concorrenza sui prezzi bassi. E rilanciare il made in Italy.

Abbiamo impiegato solamente 3 mesi per costruire e approvare la variante, con un voto favorevole che va oltre la maggioranza ( si sono espressi positivamente anche Sel e Terzo Polo ). Prossimo passo fra sei mesi, quando potranno essere rilasciate le concessioni all’Ikea e nei 2013 sarà realizzato il centro commerciale. In attesa che il “Bjursta” e il “Sagosten” siano all’ombra della Torre, che dici ora Barroso?

[Pisa] Piazza Vittorio Emanuele: la fine della maledizione?

 Non ci volevo credere. Quando ho ricevuto l’invito per l’inaugurazione di Piazza Vittorio Emanuele pensavo a uno scherzo di cattivo gusto. La piazza più maledetta di Pisa poteva essere davvero pronta. mettendo così fine a una storia durata quasi un decennio? Infiltrazioni d’acqua, reperti archeologici, disinnesco di bombe e fallimenti di aziende hanno scandito i lunghi tempi di questa sfigatissima piazza.
C’è chi è venuto a studiare a Pisa ed è ripartito senza mai vederla libera dai lavori. Ci sono molti Pisani che non si ricordano cosa c’era prima del cantiere. C’è chi, conservatore fino al midollo, prepara un comitato chiamato “le inferriate di Piazza Vittorio”, che non vogliono un cambiamento al quale erano abituati da anni.
Una bella piazza, ampia, spaziosa, ricca di verde che verrà pedonalizzata totalmente in futuro. Dopo gli anni oscuri, dove ruspe e cingolati avevano preso possesso del luogo, è ora di rendere vivo questo spazio e curarlo il più possibile, l’unico modo per “scusarsi” degli imperdonabili ritardi nella restituzione della piazza ai cittadini, ricordandoci che deve favorire una unità d’insieme a due perle “seminascoste” che la città offre: la Domus Mazziniana e la piazzetta col murales di Haring.
Sabato alle 16 verrà inaugurata la Piazza, con una serie di iniziative che vogliono chiudere l’anno di celebrazione dell’unità d’Italia. Ma tutti gli eventi programmati sono in forse, perché è prevista una nevicata.

La maledizione continua.

[Pisa] Le parole sono l’ombra dell’azione

Ci sono due parole che trovo molto inflazionate al momento: vergogna e razzista. Se ormai la prima ha perso ogni valore, utilizzata indiscriminatamente come una frusta che non colpisce, la seconda ha invece ancora un minimo effetto accusatorio, di riflessione. Ieri sul Tirreno è stata pubblicata una lettera sugli ultimi avvenimenti che hanno riguardato la comunità rom. Ecco un estratto:

E ciò accade quando per molti pisani la colpa dell’amministrazione è quella di bruciare, da molti decenni, ingentissime risorse per una umanitaria opera di assistenza e integrazione con risultati assolutamente esigui per la pervicace volontà di moltissimi rom a proseguire consuetudini di maschilismo parassitario, di oppressione e sfruttamento di donne e minori. Questi ultimi avvenimenti confermano l’evidente irrecuperabilità della maggioranza dei rom rispetto ai loro comportamenti criminali

Ecco. Non ho dubbi. In queste parole serpeggia il razzismo: il credere convintamente che una comunità, un popolo, una etnia abbia la cultura dell’illegalità, che la maggioranza di loro abbia una propensione per i comportamenti criminali. Nella missiva si parla inoltre di “maschilismo parassitario, oppressione e sfruttamento di donne”, parole che si legano bene al degrado culturale che sta vivendo l’immagine della donna in Italia, come ci illustra benissimo Lorella Zanardo nel suo libro “Il corpo delle donne”, o ai vari casi di violenza che strisciano silenziosi nel Paese e che emergono troppe poche volte.
Non si sa inoltre che il progetto “Città sottili”, che ha permesso la costruzione di case minime e un serio percorso di integrazione, ha utilizzato fondi europei e che solo una piccolissima percentuale è uscita fuori dal programma. Molti altri si sono inseriti in un percorso di convivenza, andando ad allargare la nostra collettività.
L’integrazione è un processo molto lungo che richiede l’aiuto di tutte le comunità del territorio. L’illegalità va colpita proprio per tutelare e incentivare la maggioranza di chi si comporta bene. Questo vale sia per le comunità straniere che per chi evade il fisco. Senza nessun favoritismo. Ma per favore, come diceva Moretti, le parole sono importanti. Democrito diceva anche che la parola è l’ombra dell’azione. Scegliamole bene quando si accusa qualcuno. C’è sempre la vaga possibilità di essere presi sul serio.

[Pisa] La fine di Camp Darby?

La base di Camp Darby è stata declassata da guarnigione autonoma a guarnigione satellite di Vicenza, visti i tagli del Governo americano sulle spese militari. Questo significa una drastica riduzione delle funzioni che comporterà la perdita del posto di lavoro a un terzo dei civili che lavora nella base immersa nella pineta: 67 unità, dopo un altro taglio avvenuto nel 2006, che precludono fortemente l’operatività dell’avamposto militare.

Questa vicenda potrebbe portare nuovi sviluppi sul futuro di Camp Darby. Gli americani non cederanno mai la sovranità del territorio se non c’è una forte pressione da parte degli enti locali e del Governo italiano. E’ inutile continuare a tenere una mastodontica base militare se non viene utilizzata, quando invece è possibile restituire alla comunità (pisana e non) una buona parte della bellissima pineta, da destinare allo sviluppo sociale-turistico dell’area.
Una maggior trasparenza e riconversione ad usi civili dell’area dipanerebbe anche i molti dubbi sulla sicurezza del luogo, dove si rincorrono notizie di stoccaggio di armi militari non convenzionali (le fatidiche cluster bomb).

Adesso la priorità è quella di salvare il posto di lavoro ai 67 civili italiani, ma dopo è necessario fare un approfondimento sul futuro di Camp Darby, cercando di fare fronte comune per poi chiedere un incontro al Ministro degli Esteri e all’Ambasciatore Usa Thorne.
Non è tabù lo smantellamento delle basi militari USA: solamente due anni fa è stata chiusa quella della Maddalena in Sardegna. A 60 anni dalla seconda guerra mondiale, dopo lo scongelamento della guerra fredda, dopo una serie di tagli che porterà a una funzionalità limitata, Camp Darby ha ancora senso?

2012: ritorno al futuro (3) Pisa, non più “vituperio” ma “brava gente”

Il vostro futuro non è ancora stato scritto, quello di nessuno. Il vostro futuro è come ve lo creerete. Perciò createvelo buono. (Doc)

Questo è il suggerimento di Doc a Marty e alla sua ragazza in Ritorno al futuro III.
Ma Pisa è una città proiettata nel futuro? Ne avrebbe tutte le potenzialità: tre università, una delle strutture di pronto soccorso più grandi d’Europa, un aeroporto che macina record, prospettive di sviluppo e di riqualificazione urbana (i famosi PIUSS). Questo è il presente, una solida base dalla quale partire per arrivare a quel concetto di “città intelligente” che dovrebbe guidare l’operato degli amministratori locali. “Città intelligente”? Una città finalmente liberata dagli stupidi? No, una città che utilizza al meglio le risorse che ha e le integra fra di loro restituendo servizi pù efficaci ed economici. Risparmio energetico, fonti rinnovabili, servizi digitali, mobilità sostenibile. Ma per fare tutto questo occorrono finanziamenti e capacità di guardare al futuro, sempre più difficili in questo contesto economico. Tutti sanno che è ormai uno stillicidio quello che si sta compiendo nei confronti degli enti locali, visto che da quattro anni i bilanci si assottigliano sempre di più, complici i tagli dall’amministrazione centrale. Per questo un’amministrazione locale tende a privilegiare “la qualità della vita”, ovvero cercare di mantenere tutti quei servizi che servono per il presente, come ad esempio manutenzione delle strade, asili nido, trasporti.
I politici sanno che ogni servizio tolto e non mantenuto, pur essendo magari colpa di minori entrate dallo Stato, significa voti in meno, visto che il Comune diventa il primo sportello d’ascolto per l’insoddisfazione e lo sfogo del cittadino.
In queste condizioni è difficile pensare al futuro, costruire politiche che magari non danno un consenso immediato, ma che nel tempo si dimostrano un investimento in qualità della vita e benessere collettivo, i veri strumenti di misurazione della soddisfazione delle persone.
Essere autosufficienti energeticamente grazie alle fonti rinnovabili, abbattere i costi dell’illuminazione cittadina con lampadine tecnologicamente avanzate, incentivare una mobilità sostenibile con tram e navette elettriche, che siano temporalmente vantaggiose rispetto all’uso dell’automobile, utilizzare capillarmente le potenzialità della rete Internet, offrendo servizi interconnessi fra loro.
Questi sono solo alcuni esempi della città del futuro, da programmare già ora in modo da renderli operativi fra qualche anno.
Molto in effetti si è già fatto: il parco fotovoltaico dei Navicelli, la rete di ricarica elettrica per automobili, Internet gratuito in molte parti del centro, il People mover. Tutti progetti realizzati in condizioni difficili, ma che magari non vengono percepiti nell’ “uso” quotidiano della città, che fa concentrare la nostra attenzione su altri problemi.
Avere la possibilità di essere giudicati sulla capacità di costruire il futuro. Questo sarebbe già un passo in avanti, un cambio di coscienza collettiva che permetterebbe ai politici di essere più coraggiosi nelle scelte che portano a benefici non immediati.
A volte per “ritornare al futuro” bisogna pensare al passato, a partire dal modello ateniese, dove la città era davvero considerata un bene collettivo e molti donavano il loro tempo per la crescita sociale e culturale della propria comunità.
Lo possiamo fare anche oggi attraverso il potenziamento di una figura che Nadia Urbinati definirebbe come “individualismo democratico” ovvero “una persona che ha un senso morale della propria indipendenza e dignità e agisce mossa da passioni ed emozioni altrettanto forti delle ragioni e degli interessi; che non è soltanto concentrata sulle proprie realizzazioni, ma anche emotivamente disposta verso gli altri per le ragioni più diverse, come l’empatia, la curiosità, la volontà imitativa, il piacere di sperimentare”.
L’individualismo democratico si alimenta con la trasparenza dei processi decisionali e con la partecipazione di tutti. Grazie anche alle nuove tecnologie è possibile sperimentare nuovi strumenti di partecipazione per consultare i cittadini sulle scelte più rilevanti, facendone un momento costruttivo – e non solo di mera ratifica di decisioni già prese.
Pisa può “ritornare al futuro” se riesce a smettere di guardarsi all’ombellico e all’interesse dei pochi, usando la forza che ha già, quel grande fermento culturale che anima la vita cittadina, la stessa forza che è riuscita nei secoli a trasformarla dal dantesco “vituperio delle genti” alla citazione più benevola di Giosuè Carducci:

Su, Su, popolo di Pisa, | Cavalieri e buona gente!

[Pisa] Non è più possibile arrivare con la macchina davanti ai negozi. Le proposte per uno shopping natalizio più sostenibile e a misura di cittadino

Natale sta arrivando, portando con sé tutta la frenetica corsa ai regali e allo shopping selvaggio, nonostante i tempi di magra. Gli addobbi natalizi decorano Corso Italia e Borgo Stretto, fra poco arriveranno anche gli alberi addobbati. I commercianti sperano in questo mese di riuscire a compensare quello che hanno perso in un anno per via della contrazione delle vendite. Cosa può fare il Comune per agevolare a venire in centro?
Una proposta della minoranza che verrà discussa nel consiglio comunale di domani è quella di rendere gratuiti i parcheggi in centro dalle 17 alle 20 per tutto il mese di Dicembre. Una decisione che vedrebbe un costo elevato per le casse comunali, come mancato introito, ma fattibile tecnicamente come visto in altre città, magari con l’aiuto dei commercianti (che per ora non hanno dimostrato questa sensibilità).
Ma questa proposta era stata presentata anche l’anno scorso, ma fu bocciata dalla maggioranza. Perchè?
1) I consiglieri di opposizione profetizzavano un aumento delle vendite che si è verificato lo stesso
2) La scarsa collaborazione con le associazioni di categoria, riluttanti a contribuire all’iniziativa
3) Non è detto che chi arriva in centro con la macchina poi faccia shopping
4) Avrebbe più senso un rimborso park o un voucher dopo un acquisto
5) Park gratuiti dopo un certo orario significa parcheggi comunque sempre pieni (già ora a pagamento siamo all’80-90% di riempimento)
6) Dire gratis significa aumentare la congestione in centro alla ricerca di un parcheggio gratuito, che sappiamo già sarà difficile da trovare

E poi rimane la linea politica di fondo. Da qualche anno stiamo provando a costruire un centro sempre più pedonale e a misura di cittadino, cercando di decongestionare il traffico incentivando LAM e navette. Se proprio dobbiamo trovare una forma di “supporto allo shopping” la proposta migliore è quella di rendere gratuite le LAM per tutto il mese di Dicembre, evitando la deviazione culturale di arrivare con la macchina “fuori dal negozio”, che non è più né sostenibile, né praticabile.
Con i bus gratuiti ci sarà sempre un mancato introito (stimato sui 40/50 mila euro), ma almeno si andrà nella direzione giusta, provando a cambiare metodi e abitudini. Sono sicuro che il tempo impiegato nel lasciare la macchina nei parcheggi scambiatori e arrivare in centro con la navetta (che ricordo passa ogni 10 minuti) sia minore di quello impiegato nel cercare un parcheggio libero, muoversi nel traffico, raggiungere il centro a piedi.
Oltre ai grandi parcheggi scambiatori di Pisa Nord ci sono sempre 2 parcheggi a disposizione che possono essere usati gratis, quello di Via Battelli di pomeriggio e quello di Via Cammeo con la presentazione di uno scontrino. Poche città fanno meglio!

Queste sono le motivazioni di fondo che mi spingono a bocciare la proposta dei parcheggi liberi e a supportare l’utilizzo degli autobus gratuiti, per una città meno caotica, più europea e vivibile.

[Pisa] C.C 27 Ottobre – Bancarelle sì, bancarelle no.

L’argomento più importante del consiglio era: VALORIZZAZIONE DELL’AREA MONUMENTALE DI PIAZZA DEL DUOMO, CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AI PROCEDIMENTI CONSEGUENTI ALLA RICHIESTA DI O.P.A. ED A.O.U.P.
Cosa significa? Nei mesi scorsi c’è stata la delicata richiesta di spostare le 40 “bancarelle” che ora si trovano presso Piazza del Duomo, in seguito alle precarie condizioni dell’edificio che ospita il Museo delle sinopie. Infatti interi pezzi della facciata sono a rischio crollo e l’acqua piovana entra nel museo con il rischio di bagnare le sinopie, splendidi e rari esempi di come nasce un disegno. Per evitare disastri è necessario subito procedere alla restaurazione, con conseguente installazione del cantiere e l’inevitabile spostamento delle bancarelle. Tutto semplice no?
Invece c’è stata la levata di scudi degli operatori commerciali che non ci stanno a spostarsi, dato che temono un calo delle vendite. Il Comune ha offerto diverse soluzioni, tra le quali lo spostamento in Via Pietrasantina, dove arrivano i bus turistici e il conseguente 90% dei visitatori della Piazza.
Da queste due posizioni divergenti ne è nata una discussione animata, con gli operatori che insistono sul fatto che si possono spostare sempre nella piazza, nonostante il cantiere, e la Soprintendenza, il Comune, l’Opera del Duomo che invece spingono per il loro trasferimento.
L’argomento è arrivato in consiglio comunale e, a differenza di quello che accade spesso, siamo riusciti ad approvare un documento che ha visto come firmatari tutte le forze politiche. Un esempio di collaborazione straordinaria che ha portato a una condivisione di intenti.
Il documento, che potete scaricare dal sito del Comune, considera opportuno e necessario iniziare i lavori per la riqualificazione e la messa in sicurezza del luogo più significativo della città, Piazza dei Miracoli, l’esigenza di mettere mano al piano del commercio, cambiando la destinazione definitiva delle bancarelle, che dovevano andare al posto della Caserma Bechi Luserna, nel nuovo terminal turistico. Purtroppo lo Stato non riesce a dismettere la caserma ed è necessario quindi ripensare una nuova collocazione, all’interno del progetto Chipperfield, che vede il recupero dell’area dopo il totale trasferimento dell’Ospedale Santa Chiara.
Ma nel frattempo si chiede agli operatori di accettare il trasferimento provvisorio, garantendo celerità nella definizione del nuovo piano del commercio.

Una soluzione giusta e necessaria. Le richieste dei commercianti, di rimanere nella piazza o di abbattere il muro prospicente l’Ospedale per creare un nuovo spazio sono irricevibili. A parte i vincoli della Soprintendenza, ma come si può pensare di “modificare” una delle Piazze più belle del mondo senza un progetto complessivo e di lungo respiro? E’ come se un elefante entrasse in una cristalleria. Inoltre ci sono attività ancora funzionanti nell’ospedale che richiedono una netta distinzione dal flusso turistico della zona.
Di fronte alle prese di posizione nette di alcuni commercianti – “da qui non ci muoviamo” – è necessario prendere le distanze. Partecipazione e condivisione sì, arroganza e mancanza di buon senso no.