10 motivi per costruire una moschea a #Pisa

Uno degli argomenti principali dello scorso consiglio comunale è stato il dibattito sulla moschea. Infatti, rispondendo a una question time del PDL, è stata rilevata la volontà dell’amministrazione a dare parere favorevole per la costruzione di un luogo di culto per la religione musulmana. Ed ecco sciamare i “crociati” pronti a dare battaglia per evitare questa “profanazione”. Ci aspetterà un dibattito lungo, ma spero rimanga sereno, anche perché attualmente ci sono almeno 10 motivi per non avere paura della moschea:

  1. L’idea della moschea è nata dal Centro islamico di Pisa,  un’associazione regolarmente iscritta al registro delle associazioni di volontariato dal 1994 che nel 2007 ha promosso anche un’associazione di scopo finalizzata proprio alla realizzazione di un luogo di culto di dimensioni adeguate alle loro accresciute esigente.
  2. Il centro culturale islamico pisano in questi venti anni non ha mai professato alcuna forma di fondamentalismo ma ha sempre abbracciato il messaggio del’islam moderato e la conseguente notorietà dei suoi responsabili alle istituzioni locali e di sicurezza, non solo ha consentito di evitare forme di autorganizzazione in piccole realtà anonime più permeabili a messaggi radicali, ma ha rappresentato il punto di riferimento nel dialogo tra istituzioni ed una comunità religiosa in crescente aumento, le cui necessità e istanze devono essere accompagnate all’interno di un complesso sistema di integrazione economico-sociale-culturale e politico che riconosca anche le diverse religioni e culture.
  3. Il Centro Islamico ha intenzione di comprare quel terreno e costruire la moschea a proprie spese, realizzando anche un centro culturale aperto a tutti, offrendo uno spazio di studi e di riflessione.
  4. La zona interessata è tra via del Brennero e via Chiarugi, in un’area dove attualmente sarebbe prevista ediliza residenziale, ovvero case. Andare a costruire un luogo di culto/centro culturale sarebbe un arricchimento per la zona, invece di altre case che soffrirebbero della crisi immobiliare.
  5. La libertà religiosa trova il suo fondamento nei valori sanciti dalla Costituzione negli articoli 8, 19 e 20. Art.8: “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.” Art. 19:“Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.” Art. 20:Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.”
  6.  Nonostante ci siano delle aeree del mondo Musulmano nel quale la libertà religiosa non viene garantita a tutti i cittadini, è disonesto affermare che questo fenomeno sia un problema esclusivo dell’Islam. Incolpare l’Islam per la persecuzione delle minoranze è come incolpare il Cristianesimo per la schiavitù e la segregazione (razziale). Prendere i Talebani come esempio di intolleranza religiosa nell’Islam significa essere in malafede, perchè la prospettiva religiosa dei Talebani è stata respinta da tutti i principali sapienti Musulmani e dai Musulmani di tutto il mondo.
  7. Tutte le più grandi religioni hanno al loro interno persone che commettono, o hanno commesso, atrocità nel nome della loro religione. Ma nessuna fede dovrebbe essere presa come responsabile per i crimini di pochi individui. Nessuno ha chiuso le chiese dopo che a Utoya, l’anno scorso, un fondamentalista cattolico ha ucciso più di 80 giovani norvegesi.
  8. “Siamo negli Stati Uniti e il nostro impegno a favore della libertà di culto deve essere inalterabile. Il principio secondo il quale i popoli di tutte le fedi siano i benvenuti in questo Paese e quello secondo il quale non saranno trattati in modo diverso dal loro governo è essenziale per essere quello che siamo”. Quello che ha detto Obama il 13/08/10 vale benissimo per l’Italia: la civiltà occidentale nasce sul valore della tolleranza e del pluralismo (dalla Rivoluzione francese alla Costituzione americana). Non permettere la costruzione di una moschea equivarrebbe a trasformarsi noi stessi in talebani: due torti non possono mai fare una ragione.
  9. Irragionevole pensare che chi pretende di avere la libertà di professare la propria religione non creda nell’ingiustizia di una persecuzione o di un danneggiamento di un altro che professa allo stesso modo la propria religione (grazie Locke).
  10. Soltanto innalzando gli standard democratici e partecipativi otterremo vera reciprocità. Soltanto indicando il rispetto delle regole da parte di tutti, italiani e non, otterremo una vera integrazione. Perché la convivenza fra le religioni è l’unico futuro possibile.

L’undicesimo, ma ce ne sarebbero altri, è di carattere politico: “basta fare campagna elettorale sulla paura del diverso”.

#giocodelPonte12 Vinca Borea o Mezzogiorno, sempre Pisa vincerà

Ci risiamo. Quest’anno è alta come non mai la febbre per il Gioco del Ponte, la manifestazione storica che chiude il Giugno Pisano.
Dopo il successo della Luminara e del palio di San Ranieri, stasera c’è l’evento clou, da qualche anno nella sua collocazione notturna che è riuscita a riportare tanta gente sui lungarni. Quest’anno, per soddisfare la pressante richiesta di partecipazione, i posti in tribuna sono raddoppiati, passando a 4mila, senza considerare le altre migliaia sulle spallette.
Mezzogiorno è la squadra da battere, visto che ha vinto l’edizione passata dopo 13 anni di digiuno.
Comunque andrà le Parti ci regaleranno un Gioco molto emozionante, soprattutto per lo sforzo che hanno fatto per alimentare la passione delle migliaia di volontari che gravitano intorno a questa sempre più sentita manifestazione storica. Se il Gioco esiste ancora è soprattutto grazie all’impegno di persone appassionate ed entusiaste che spendono gran parte del loro tempo per la buona riuscita dell’evento.
Per ringraziarle, e per non perdere un grande spettacolo, l’appuntamento è per stasera al Ponte di Mezzo ovviamente. Su PisaInforma il programma completo. Vinca Borea o Mezzogiorno, sempre Pisa vincerà.

#Pisa Le occasioni mancate della sinistra

Oggi il nuovo libro di Fausto Bertinotti e Dario Danti dal titolo “Le occasioni mancate. 1991, 2001, 2011” (Edizioni ETS) sarà presentato alla libreria Feltrinelli (Corso Italia, 50) alle ore 18. Insieme a Fausto Bertinotti e Dario Danti, interverranno la giornalista e scrittrice Ritanna Armeni e Francesco Raparelli, ricercatore universitario. Inoltre, tre giovani ventenni pisani – Marco Bani, Alberto Campailla e Carla Panico – attivi in città sia a livello istituzionale che nei movimenti politici e sociali, porranno tre domande ai relatori, una domanda per ognuno degli anni al centro del volume: il 1991, il 2001 e il 2011. Il volume è un lavoro a quattro mani che vuole provare a fare un bilancio degli ultimi vent’anni attraverso le storie del primo anno di ogni decennio. Nel 1991, nel 2001 e nel 2011 maturano delle occasioni, probabilmente non colte, mancate, ma pur sempre degli “appuntamenti con la storia”. Per ogni anno un saggio di Dario Danti e le considerazioni di Fausto Bertinotti sotto forma di dialogo provano a descrivere queste occasioni, queste possibilità. Il 1991 e i crolli: i regimi del socialismo reale e lo scioglimento del Pci. Globale e locale s’intrecciano in due snodi fondamentali: la nascita di un nuovo ordine neoliberista a livello mondiale e una nuova sinistra in Italia. Quale portata hanno queste svolte? Il 2001 è un anno quasi paradigmatico: al centro c’è la violenza. Erika e Omar a Novi Ligure. Terrorismo e guerra con l’11 settembre e il conflitto in Afghanistan. Senza dimenticare gli scontri del G8 di Genova. La generazione no-global viene tradita e ferita: era solo una promessa? Il 2011 è ancora tra noi. Con la crisi economica delle borse e degli Stati. Con le primavere arabe nel Nord Africa, gli indignados in Europa, Occupy Wall Street in America. Le rivolte cambieranno il mondo, o saranno un’altra occasione mancata per la politica e per la sinistra?

Così il Tirreno presenta il libro di Dario: un interessante momento di discussione e riflessione con un protagonista della storia politica italiana. Cercate di venire, non fatela diventare “un’altra occasione mancata”!

#Pisa Le primarie dell’amore perduto

Con Federico Russo e Stefano Landucci condividiamo un approccio più sognatore del Partito democratico. Insieme abbiamo fatto tante battaglie, partecipato a mille riunioni, percorso migliaia di km, solamente per dare nuovi stimoli a un partito che troppe volte dimostra di parlarsi all’ombellico. Ma non per questo ci siamo sentiti una “corrente” interna, troppo liberi per cedere la nostra “indipendenza” a un’altra persona, troppo politicamente atei per credere ciecamente a un leader. Certo, non nascondiamo di provare simpatie per i temi espressi da Pippo Civati (magistralmente espressi nel suo ultimo libro), ma non per questo ci siamo rinchiusi in un gruppo, proprio per evitare un “elitismo” pernicioso che potrebbe precludere la partecipazione di altri. In un gruppo di lavoro così moderatamente anarchico, proprio perché alla fine come obiettivo non c’è una rendita temporanea di posizione ma uno stimolo continuo alla discussione, è normale che ci si muova anche in modo separato, cercando di sfruttare tutti gli spazi possibili. Come nel caso del loro appello alle primarie per il prossimo sindaco di Pisa, ovvero la richiesta a Marco Filippeschi di fare “un atto di generosità non dovuto e il coraggio di una sfida”.
Un appello legittimo, con la lucida consapevolezza di essere l’unico partito che si può permettere di parlare di primarie perché le fa veramente. Ma non ho firmato questo appello perché le primarie in sé non sono la soluzione alla richiesta di partecipazione. Sono solo un freddo strumento da riempire di contenuti, ovvero un mezzo per permettere a diverse visioni e idee di mettersi in mostra e di essere testate dalla cittadinanza. Allora sì che hanno un senso.
Non vedo l’appello di Federico e Stefano come un atto di lesa maestà, anzi come uno stimolo per una campagna elettorale che deve essere più partecipata possibile. Mi aspetto però una spinta maggiore, ovvero la presentazione di un programma alternativo rispetto alle linee delineate in questi anni. Perché ovviamente le primarie non devono essere “contro” Filippeschi, anche perché le decisioni fatte fino ad adesso sono state prese collegialmente da amministrazione, consiglio comunale, maggioranza e partito, dove le voci di dissenso sono state minori.
Non sarò certamente io a ostacolare la richiesta di primarie, proprio in un momento di rinnovata fiducia nella dirigenza nazionale che ha proposto la sfida per il candidato premier del centrosinistra. A livello nazionale le primarie serviranno per definire l’offerta politica dei diversi candidati, con diverse idee di paese che si scontreranno. A Pisa deve essere lo stesso, altrimenti dedicherò tutte le mie forze nel continuare ad appoggiare l’idea di città tratteggiata in questi anni, lavorando per superare alcune sensibilità trascurate in questi anni. Ma anche questo eventuale processo di “rafforzamento” della linea attuale deve vedere momenti innovativi di partecipazione, proprio per superare lo “spread” tra politica e cittadini.
Prevale nella cosiddetta base l’ impressione di non contare nulla, premessa di un assenteismo punitivo nelle prossime elezioni locali. Eppure è paradossale che il fenomeno del distacco si verifichi in un’epoca caratterizzata, come non mai, dalla possibilità, ampiamente realizzata da milioni di individui, di interscambio di massa tra le persone singole e tra queste ed ogni tipo di istituzione. Si rischia di rimanere anchilosati in riti ormai disseccati, non accorgendosi del potenziale organizzativo e propositivo promosso dalle nuove tecnologie e dalla voglia di partecipare.
Perché quando si tratta di risvegliare gli indifferenti o di scuotere i delusi la sfida va oltre le semplici primarie, ed è quella di tornare ad innamorarsi della politica. Altrimenti anche le primarie rischiano di essere un atto d’amore triste, simile a quello cantato da De Andrè: “non resta che qualche svogliata carezza e un po’ di tenerezza”.

#bellamipisa Ridare alla città due spazi fondamentali: il parco di Cisanello e gli impianti della Fontina

Finalmente verso un parco urbano di Cisanello?
Cisanello e Pisanova (ma non ho mai capito quando finisce uno e inizia l’altro) sono due quartieri che hanno visto negli ultimi anni un’espansione edilizia molto forte: il nuovo ospedale, le tante abitazioni, i servizi commerciali. Nonostante tutto l’intero quartiere mantiene ancora una certa affinità con il verde, vista la vicinanza del polmone verde delle Piagge e gli spazi di Via Bargagna e di Via Pungilupo. Ma si può fare di più. Proprio negli spazi verdi di Via Bargagna, adesso incolti e lasciati allo stato selvaggio, la Provincia (proprietaria dei terreni) voleva farci la nuova sede e un nuovo complesso scolastico dove si sarebbero trasferiti gli istituti dell’attuale Concetto Marchesi. Ma queste condizioni non sono più possibili, vista la crisi finanziaria che ha colpito gli enti locali e il quadro incerto sul futuro delle Province. E allora c’è da valutare una forte proposta che viene dal quartiere: quella di fare un parco urbano che possa dare un nuovo spazio verde attrezzato. Ovvio che tutti vogliono più verde possibile, non solo per una questione ambientale, ma anche di vivibilità. E se questa è la via da seguire occorre capire come rendere tutto il progetto più sostenibile e realizzabile. La Provincia di Pisa deve recuperare i 4 milioni spesi per l’acquisto del terreno e una soluzione che si sta facendo avanti è la possibilità di costruire un centro dove verrà trasferita la Stella Maris, per avvicinarla alle strutture ospedaliere. Per il resto troviamo la maniera più partecipata (e soprattutto i soldi) per recuperare una zona così fondamentale del quartiere, lontano dalle speculazioni e dal grigiore che ammorba già troppe città. Idee?

Occupy Fontina
I campi della Fontina sono una brutta storia pisana. A giocare in quei piccoli campetti ho trascorso parte della mia adolescenza e del periodo universitario. Quando sono stati chiusi ho dovuto emigrare verso altri impianti più lontani da casa mia, con grande rammarico per la perdita di un punto di aggregazione nel quartiere. Nel frattempo nella zona nasce il grande campus dei Praticelli con tanti giovani affamati di sport che cercano uno sfogo dopo ore (?) passate sui libri. La proprietà è della Provincia, che non riesce a farli ripartire, ma un primo interessamento da parte del Comune finisce con un nulla di fatto. Gli anni passano, le strutture peggiorano, il recupero costa sempre di più. Nonostante ci siano molte associazioni sportive che hanno interesse nel ripristinare il servizio sportivo, la stasi burocratica impedisce la rinascita dei campi. Adesso il movimento “Occupy Pisa” ha di fatto restituito alla cittadinanza quegli spazi, forzando le chiusure. Non condivido l’occupazione abusiva degli spazi, soprattutto per una questione di sicurezza, ma spero possa essere l’impulso per una serena conclusione della vicenda, con la messa a bando dell’intera area e l’offerta di un nuovo spazio sportivo, così importante in un quartiere pieno di giovani e studenti.

Tutti al mare
Chiudo con la promozione di una interessante occasione per i “diversamenti giovani”:chi ha oltre 65 anni di età e redditi che non superano i 20mila euro di valore massimo a nucleo familiare, potrà usufruire di ombrellone e sdraie in uno dei 34 bagni del litorale.
L’offerta è valida dal mese di giugno al 15 settembre per i soggetti residenti nei Comuni di Pisa e Cascina. Il luogo di riferimento, anche per informazioni, è il Punto Insieme (050 954682) attivato dalla Società della Salute presso la Pubblica Assistenza del litorale. Una bella iniziativa per regalare un po’ di fresco anche a chi non si può permettere i prezzi proibitivi degli stabilimenti balneari

#pisa E se la chiusura dei Lungarni diventasse permanente?

Il weekend appena passato ha visto i lungarni chiusi al traffico per una serie di iniziative, tra tutte il mercato in centro. Un’occasione per valutare l’impatto sulla città di una decisione coraggiosa, ma da molti ritenuta necessaria per rivalutare il centro storico: la chiusura dei Lungarni alle macchine. Come ha osato fare un’altra famosa città, New York, dove il sindaco Bloomberg ha puntato sulla pedonalizzazione di Times square, supportato dalla promozione di una mobilità più sostenibile: tram, bici ( sul modello del bike sharing), taxi collettivi e isole pedonali. Proprio la pedonalizzazione di Times Square mi fa credere che un analogo provvedimento a Pisa porterebbe solo vantaggi. All’inizio i commercianti della “Grande Mela” erano titubanti, polemici, pensavano di perdere molti clienti. Invece il successo è stato così travolgente che anche altri quartieri chiedono lo stesso provvedimento:

“”Quando ho fatto l’isola pedonale a Times Square – dice Bloomberg – i commercianti della zona erano contro. Adesso, visto il successo dell’esperimento, con l’aumento del turismo e dello shopping, sono i commercianti di altri quartieri a chiedermi: perché non si fa anche da noi?”.

La chiusura dei lungarni, proposta sempre nell’aria, ma mai effettivamente concretizzata, potrebbe essere sperimentata solo in alcuni giorni festivi, per dare risalto anche al prossimo sistema museale dei Lungarni, che in pochi anni rilancerà sicuramente l’offerta culturale della città. La grande presenza di visitatori alle mostre di Palazzo Blu ha incrementato l’afflusso di presenze alla Chiesa della Spina in maniera esponenziale. Chi si incammina sui meravigliosi Lungarni per la prima volta ( ma anche chi li attraversa continuamente solo in modo fulmineo) rimane sicuramente colpito dalle mille bellezze che offre: musei, chiese, palazzi storici. Inoltre non dimentichiamoci la vicinanza a un centro commerciale all’aperto che risponde al nome di un rinnovato Corso Italia e del caratteristico Borgo Stretto.

Domenica e sabato scorsi, nonostante fossero giornate da mare, in molti si sono riversati in centro a piedi o in bicicletta, vivendo il centro libero dalle macchine. E’ stato così possibile riscoprire dettagli e caratteristiche dei Lungarni che passavano inosservati a causa del disturbo provocato dal rumore delle macchine e in generale dal traffico veicolare. In molti avevano lo sguardo rivolto ai palazzi, pronti a rinverdire la passione per la propria città, alimentati dalla suggestione di questo unico scenario.

Sicuramente ci sono stati anche disagi, come il traffico congestionato nelle vie più periferiche e il sentimento di isolamento dei residenti, ma questo non può significare non avere la volontà di fare scelte che vanno nell’ottica di incrementare il turismo, il commercio e la vivibilità nel centro, chiaramente ripensando anche la mobilità nel resto della città (che può passare anche da scelte orientate all’utilizzo di bici, navette elettriche e altri mezzi più “sostenibili” dell’auto).

Parliamone, discutiamone, coinvolgiamo tutti i cittadini e le associazioni di categoria, portando ad esempio gli effetti positivi della pedonalizzazione nelle altre città piccole e grandi. Ricordiamoci che i Lungarni non erano stati progettati per le macchine, ma per le persone.E se non credete a me, vi ricordo cosa dice un altro “amante” della città:

“i lungarni sono pieni di  pedoni, vi si sentono parlare dieci o venti lingue, vi brilla un sole bellissimo tra le dorature dei caffè, nelle botteghe piene di galanterie e nelle invetriate dei palazzi e delle case, tutte di bella architettura” Giacomo Leopardi

Non è forse questo lo spirito da ricercare?

#pisa L’IMU, come renderla più equa e giusta: l’esempio pisano

Fra tutte le possibili scelte per risanare i conti pubblici il governo Monti ha deciso di inserire l’IMU, la vecchia ICI. Un altro duro (forse inevitabile) colpo per gli italiani, che dovranno affrontare ulteriori sacrifici per far fronte al riassestamento del paese. L’IMU è stata denominata ( a torto o a ragione) la “patrimoniale degli immobili”, dato che colpisce soprattutto i proprietari di abitazioni, con un’aliquota maggiore per chi possiede diverse case ed è quindi considerato “più ricco”. L’IMU prevede una serie di sconti sulla prima abitazione e circa il 30% dei proprietari non dovrebbe pagarlo ( come me per fortuna ). Le aliquote finali sono decise dai vari Comuni che però non possono riscuotere meno dei calcoli fatti dal Governo (basati sull’ultimo pagamento ICI), ovvero non possono mettere l’aliquota più bassa allo scopo di ottenere un maggior consenso elettorale perché dovrebbero usare fondi del bilancio comunale per riequilibrare. E questo è impossibile. Però i margini di manovra sono molti: aumentare l’aliquota sulla prima casa, su quelle affittate o su quelle sfitte? Qual è il “cocktail” migliore?

A Pisa la Giunta il 15 Maggio ha deciso di mantenere l’aliquota sulla prima casa al 4 per mille, come suggerito dal governo, mentre aumenta fino all’1,06% per le case sfitte, ovvero le abitazioni lasciate vuote e non affittate. Un provvedimento di equità, che cerca di non aggravare il peso dei cittadini che hanno una sola abitazione, i più a rischio in questa grave situazione economica. Una misura da fare invidia anche ai Comuni più innovatori e di sinistra (infatti il tanto osananato Sindaco di Cagliari Zedda aumenta al 5 per mille l’aliquota sulla prima casa), resa possibile dal buono stato dei conti nelle casse comunali. Una “mini-patrimoniale” dove chi ha di più paga di più. Un mix di giustizia sociale e equità, un suggerimento al governo attuale o un esempio per quello che verrà dopo. In attesa di una vera patrimoniale che porti a ridistribuire un po’ di ricchezza e a diminuire le disuguaglianze. In questa situazione di forte emergenza sociale si può e si deve fare.

 

[Bella mi' Pisa] Le bandiere non sventolano, i risciò non circolano, i rimborsi ai partiti non diminuiscono?

Città, consiglio, partito locale: Pisa a 360°.

No bandiere, no party
E’ ancora una notizia fresca la chiusura dello Stadio Marassi a seguito degli scontri causati da un piccolo gruppo di tifosi genoani che ha tenuto in ostaggio l’intera squadra. Notizie che fanno male al calcio, che ci rinfrescano sul rischio sempre possibile di trasformare una giornata di divertimento e relax in un inno alla stupidità e al conflitto.
La stessa cosa è successa in questi giorni a Marina di Pisa: domani, in occasione della battitura della moneta celebrativa dell’anniversario del litorale pisano, era previsto uno spettacolo di danze medievali con la partecipazione degli sbandieratori di Firenze. Una tranquilla giornata di festa, un’occasione per vedere all’opera professionisti dell’intrattenimento che cercano di rievocare tempi passati. Ma quello che è riemerso non mi è piaciuto, retaggio di un passato oscuro sopravvissuto fino ai giorni nostri: il campanilismo. Non quello ironico, bonario o graffiante, bensì quello ignorante. Infatti, grazie a una “sollevazione” su Facebook, che non esprime il pensiero comune, ma può aggregare i più “estremisti”, l’organizzatore della giornata e la Provincia di Pisa hanno deciso di non far partecipare gli sbandieratori gigliati.
Una decisione frettolosa, che premia comportamenti ormai fuori dal tempo e priva molte famiglie di uno spettacolo da vedere. Un appiattimento su stereotipi del passato, buoni solamente per le peggiori taverne, che hanno dato l’occasione ai fiorentini di darci un’altra lezione di stile e dignità : infatti gli sbandieratori pisani sono stati invitati dai loro colleghi a sfilare con loro in terra “nemica”. Complimenti vivissimi ai “pisani” che con le loro lamentele hanno dimostrato come mai il Rinascimento è avvenuto in terra fiorentina.

Un risciò contro la crisi?
Questo Primo Maggio, festa del lavoro, paradossalmente vedrà livelli di disoccupazione molto alti. E’ difficile proprio la creazione di un posto di lavoro, colpa di una crisi che non risparmia nessun settore. Occorre ripartire dalle idee, premiandole e scommettendo sulla loro buona riuscita.
Come nel caso di Roberto Alberti che, disoccupato, ha scelto di iniziare una attività di risciò, invece di andare ad ingrossare le liste dei disoccupati del Centro per l’Impiego. Purtroppo è rimasta vittima dei ritardi della burocrazia. Non essendoci regolamentazione su questi veicoli “atipici” la sua domanda non ha ancora ricevuto una risposta chiara da Ottobre. Per questo, insieme al consigliere Buscemi (PDL), tramite un’interpellanza abbiamo chiesto alla Giunta Comunale di dare seguito a questa richiesta. L’assessore Forte ha ribadito la necessità di una normativa per tutti i trasporti diversi da quelli standard. Ma i tempi della politica si scontrano con i problemi della disoccupazione e quello che abbiamo chiesto è di concedere un’autorizzazione provvisoria, come già fatto in altre città fra cui Firenze e Genova.
Le idee sono il futuro, il nostro capitale maggiore, il nostro investimento. Compito della politica è dare seguito alle idee più innovative e sostenibili, evitando di ingabbiarle in una burocrazia inconcepibile, mortificandole con tempi d’attesa biblici.

Operazione trasparenza
Potrà essere stata tardiva, ma l’operazione di diminuire fortemente i rimborsi pubblici ai partiti proposta dal PD è l’unica possibilità concreta e attuabile immediatamente per dare una risposta a questa anomalia. In attesa che il Parlamento (leggasi gli altri partiti di maggioranza) vogliano accettare questa intenzione bisogna sottolineare come il partito locale abbia da mesi intrapreso un’ “operazione trasparenza” che ha voluto raggruppare in questa pagina disponibile sul sito. Redditi, bilanci, costi delle tessere, entrate, uscite, tutti online e resi pubblici (alcuni dati sono in fase di aggregazione).Informazioni che possono soddisfare il più singolare dei “voyeur” o semplicemente dare ragione a chi chiede agli agenti pubblici più trasparenza. Non siamo tutti uguali.

[Bella mi' Pisa] Stemmi, asili abbandonati e acqua

Bella mi’ Pisa: nuova rubrica del blog, con notizie e commenti flash dal Consiglio Comunale, dalla città e dal Partito Democratico di Pisa. Bada ‘e ganzata!

Stemma di Piazza dei Cavalieri: vince la sobrietà
Il caso dell’anno è nuovamente approdato in Consiglio, con la richiesta da parte dell’assessore ai Lavori Pubblici di “cancellare” la decisione dei consiglieri di mettere la croce stefaniana al centro di Piazza dei Cavalieri. La richiesta è arrivata dopo numerosi articoli di giornale che richiedevano un ripensamento, aiutati dalla Soprintendenza che in un documento ufficiale suggeriva una “maggiore sobrietà, eliminando ogni possibile simbolo che potrebbe distogliere o interferire con la bellezza dei palazzi presenti nella piazza”.
Per me può anche andare bene come decisione, ma non si capisce perché nel progetto originale (approvato dalla Soprintendenza e dall’allora rettore della Normale Settis) era prevista un’orrenda piantina stilizzata di Pisa, molto costosa e dal disegno confuso.
Mah, deve essere il clima di “sobrietà” che ha fatto cambiare idea..

Asilo Nido Timpanaro: finalmente la bonifica?
Gli abitanti di Via Norvegia chiedono da tanto tempo una soluzione all’ex asilo nido Timpanaro, attualmente lasciato alle intemperie e al degrado, ricovero improvvisato dalle condizioni sanitarie disastrose. Settimana scorsa ad aggravare le cose c’ha pensato un incendio, che ha danneggiato una parte consistente dell’edificio.
Eppure non manca la volontà di agire, mancano solo i finanziamenti. Per evitare la costruzione di altre case (costruite dai privati) che andrebbero ad impattare negativamente nel quartiere già denso di abitazioni, si aspetta l’esito di un bando regionale di edilizia sperimentale che porterebbe alla creazione di un centro sociale, dove il primo piano sarà a disposizione dei cittadini e quelli superiori vedranno un esperimento sociale di coabitazione studenti e anziani.
Una bella e avanzata idea che richiede però tempi lunghi. Nel frattempo dall’Amministrazione comunale arriva la notizia dell’immediata bonifica dell’area, che sarà propedeutica alla demolizione completa. Speriamo di riuscire a dare una risposta alle lamentele degli abitanti del quartiere, con la condivisione di scelte che vanno verso un miglioramento dell’area.
Senza dimenticarsi del parco vicino, che va attrezzato e reso “vivibile”.

Acqua PD: verso un ritorno del pubblico
Votata in direzione provinciale un “sudato” documento sull’acqua. Dico “sudato” perchè c’è stata una grande discussione, con posizioni che sembravano lontane e che invece sono riuscite a trovare una mediazione nel documento finale, che cerca di dare risposte al difficile quadro post-referendario, in attesa che a livello nazionale venga colmato l’attuale vuoto normativo
Nel documento, che traccia le linee future, si chiede un ruolo più rilevante per il soggetto pubblico, una gestione aziendale più efficace ed efficiente, maggiori investimenti nella rete e tariffe eque e sostenibili. Si chiede di rafforzare il ruolo del pubblico e fare in modo che i Comuni e gli Enti locali, veri titolari del servizio, possano svolgere un ruolo di guida.
La controversa scelta di prorogare la concessione di Acque Spa viene spiegata con la necessità di ‘mettere in sicurezza’ gli investimenti sin qui programmati, anche se si aspetta il termine della verifica della fattibilità tecnica dell’operazione per stabilire in maniera precisa le risorse a disposizione per gli investimenti necessari, destinati a migliorare gli acquedotti, le fognature e gli impianti di depurazione, anche come risposta a questioni ambientali come ad esempio la dispersione idrica, che è valutata tra il 35 e il 37%. Servono risorse importanti: circa 2/3 miliardi a livello regionale e 60 miliardi a livello nazionale, vere e proprie ‘grandi opere’, che dovrebbero essere finanziabili anche con la fiscalità generale.
Un documento chiaro, nonostante la lunghezza. Ora andrebbe “reso digeribile” per dare seguito amministrativo alle cose scritte e per dimostrare il rispetto della volontà popolare. La palla, o meglio, la brocca, adesso dal partito è finita in mano agli enti locali, sempre in attesa che il Governo riesca a dare seguito alle dichiarazioni del ministro Clini, che auspica un percorso ben definito per la gestione di una risorsa sempre più preziosa come l’acqua.

Istruzioni per l’uso. Come funzioniamo?

Non sarebbe tutto più facile se ognuno di noi arrivasse con un libretto delle istruzioni? Come un frigorifero o una macchina fotografica.
Certo, forse sarebbe meno divertente, ma di sicuro più semplice.
Così sai com’è che funziono. Mica perché sei tonto, è che siamo tutti ingranaggi.

E’ con grande piacere che vi invito all’inaugurazione di “Istruzioni per l’uso” domani alle 18.30 alla Stazione Leopolda. Una mostra fotografica che dimostra la genialità dell’essere semplici. Un’intuizione fortunata, la creatività dei soggetti e le espressioni fotografate da Marina Abastista restituiscono un quadro di emozioni che strappano un sorriso, un pensiero, una riflessione. E guardando quelle facce e quelle poche parole ci si sente più vicini a loro, come se li conoscessimo da una vita, sviluppando un’empatia che nessun social network riesce a dare.
Istruzioni per l’uso è un catalogo di cuori e facce.
Marina Abatista, fotografa per passione, ha chiesto alle persone ritratte di realizzare un proprio libretto di istruzioni, in un modo che anche fisicamente le rispecchiasse. Un libretto che non è proprio un libretto, ma che può essere una parola, una frase, una lista, un oggetto, una foto, un disegno, un collage. Qualcosa che dica eccomi qui. Prendimi così. Non fare così. Se fai così guarda che. Un libretto che spieghi come funzioniamo, come accoglierci, come proteggerci, come non invaderci, come invaderci, gli errori da non commettere, le cose giuste da dire, quelle che se le dici scappo, quelle che se le dici resto, quelle che se faccio finta che non esistono poi un giorno scopro che non sono felice.

I materiali scelti per i libretti sono i più vari, come lo sono le parole o gli oggetti che racchiudono. Ciò che accomuna tutti è la schiettezza, il voler giocare con se stessi, anche con i propri punti deboli, nel tentativo di volersi capire e farsi capire.
Ogni foto è un dittico: sopra la foto del libretto, sotto un primissimo piano della persona a cui corrisponde, diretto, senza filtro, dei suoi occhi in particolare, cuore sopra, occhi sotto. Lo spettatore guarda gli occhi, guarda il libretto, poi torna sugli occhi, e finisce per domandarsi Ma io, com’è che funziono?

Dopo essere stato un Tumblr molto seguito, il progetto di Marina Abatista diventa per la prima volta una mostra presso la Casa della Città Leopolda (Piazza Guerrazzi Pisa) grazie al progetto Binari / spazi creativi in Toscana promosso dall’Associazione Casa della Città Leopolda e dai Comuni di Empoli e Pisa con il sostegno della Regione Toscana e del Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri e alla collaborazione dell’Associazione Universitaria Diritti a Sinistra.
L’inaugurazione si svolgerà sabato 31 marzo alle ore 18.30 con un happening animato dalle improvvisazioni musicali di Alessandro Froli e Marco Calcaprina e il live painting di Cevì. La mostra, che resterà aperta fino a domenica 15 aprile dalle ore 15.00 alle 19.00, sarà la cornice di ulteriori iniziative artistiche e musicali attualmente in fase di programmazione.
L’intera galleria delle opere è disponibile in anteprima su: http://istruzioniperluso.tumblr.com.

Vi aspetto domani