Il prossimo segretario della Lega

Bossi si ricandida come segretario della Lega. Ma non sarà facile perché il suo maggior sfidante lo incalza e sta riscuotendo un grande successo in tutto il Nord urlando nei suoi comizi parole di rabbia, usando i toni più beceri della Lega:

  • parla di come uscire dall’Euro facendo default economico, senza spiegare cosa succederebbe ai risparmi delle famiglie.
  • incita alla rivolta fiscale, dicendo di non pagare le tasse perché considerate troppe e ingiuste.
  • vaneggia di non pagare il debito pubblico.
  • offende gli altri partiti, sottolineando che loro sono sempre stati un movimento.
  • ha parole dure contro gli immigrati appellandoli con i soliti stereotipi vagamente razzisti e ribadendo la sua forte contrarietà a ogni tipo di revisione della legge sull’immigrazione.
  • utilizza il solito ritornello di Roma Ladrona, con il governo centrale che pensa solo a “rubare”, declassando la mafia a “male minore” rispetto alle “violenze” create dalla politica .
  • non ha rispetto alcuno delle istituzioni, vituperando continuamente il Presidente della Repubblica Napolitano e le altre cariche dello Stato.
  • parla di pulizia nei partiti, ma nonostante questo difende Bossi.

Il prossimo sfidante di Bossi per la segreteria della Lega è pronto e combattivo: Maroni non ha chance, Beppe Grillo è in pole position e ha la vittoria assicurata.

Pasticcio in salsa verde

Non ho mai gioito delle disgrazie politiche altrui, ho sempre cercato di evitare di puntare il dito sull’effettiva democrazia interna degli altri partiti, non incolpo il Trota di essere diventato consigliere regionale. Le colpe in democrazia sono sempre collettive: la colpa di chi non ha premuto per una legge sui finanziamenti ai partiti più trasparente e  certificata, la colpa di chi ha votato politici “poco affidabili” mandandoli a rappresentare gli interessi di pochi nelle istituzioni, la colpa di chi non è riuscito a fermare tutto questo.

L’avanzata della Lega Nord è stata inesorabile: fino ad ora il terzo partito italiano, è la nuova destra, che ha rimpiazzato il PDL, rispondendo alle paure della globalizzazione giocando in difesa: no al diverso, no all’Europa, no all’importazione. Una volta c’era anche il no a Roma, ma ora si sono adagiati sulle poltrone della Capitale. La Lega da partito-movimento ha movimentato i partiti, costretti a rincorrere il loro linguaggio estremista e pericoloso. Un linguaggio che si dissocia dalla pratica: le ronde mai fatte, l’integrazione de facto nelle imprese del Nord sono solo esempi della politica fallimentare del partito di Bossi. Eppure i suoi amministratori hanno il più alto tasso di gradimento. Quello che a noi  inorridisce, per la Lega è un punto di forza: la semplicità del linguaggio e la chiarezza del programma. Pochi punti, da martellare nella testa degli italiani. La Lega in soli 5 anni ha visto moltiplicare i suoi voti, riuscendo nel Nord a prendere lo stesso consenso della DC (35% nel Veneto nel 2010).

Nel 2010, dopo le elezioni regionali vinte dal partito di Bossi scrivevo: quando il berlusconismo passerà, la Lega ci sarà ancora, con i suoi proclami, il suo populismo, i suoi slogan. Fino ad oggi è riuscita anche a rinnovarsi, rimpiazzando quasi totalmente la classe dirigente dei primi anni ’90 e ci sono buone probabilità che riesca a farlo ancora. Non è forse la Lega il “nemico” da combattere, con il suo programma incendiario, primordiale, arrogante? Siamo più spaventati di un Presidente del Consiglio che simula di fare il forte vedendo l’approssimarsi della sua fine,  o di un partito forte che ha ampi margini di miglioramento?

La Lega sarebbe andata avanti, macinando consensi, continuando campagne profondamente di destra, nascondendo gli errori del passato attraverso la lotta al governo del presente, che deve rimediare al nulla fatto in questi anni. Scrive oggi Diamanti:

[..]Per cambiare l’Italia. Per riformarla a misura del loro popolo, dei loro elettori. Che chiedevano – e chiedono – di essere “liberati”: dalle tasse, dalla burocrazia, dal peso del pubblico, dai privilegi della classe politica – “romana” e “meridionale”. Dal centralismo. Nulla di tutto ciò si è avverato. La pressione fiscale è cresciuta. Il federalismo: approvato a parole. Mai tradotto in regole e strutture amministrative efficienti. I privilegi politici: mantenuti e moltiplicati. Insieme alla corruzione. Infine, la crisi globale – a lungo negata dal governo del Nord – ha colpito pesantemente l’Italia. Ma anche il Nord. Il piccolo Nord, il Nord dei piccoli: punteggiato dai suicidi di artigiani che non ce la fanno. Il Nord di Berlusconi, dei media e dei servizi: alla ricerca crescente di protezione politica. (Il leader: impegnato a proteggere se stesso e le proprie imprese).
Così la Lega, da Sindacato del Nord, si è trasformata in un partito come gli altri. Centralizzato e personalizzato. Senza più guida e senza controlli, dopo la malattia del Capo. In balia di colonnelli, caporali e parenti. Mentre il Pdl, ultima versione del partito personale di Berlusconi, si è meridionalizzato. Il declino del Capo l’ha lasciato senza identità e senza missione.

La Lega ha preferito “suicidarsi”: imbattuta sul piano politico, con nessuna altra forza che riusciva a batterla sui suoi cavalli di battaglia (sicurezza, federalismo, immigrazione) si è scontrata con gli appetiti dello stesso “potere” che cercava di sconfiggere: la mancanza di controlli, l’avidità dei singoli, gli interessi particolari. Un “pasticcio in salsa verde” che potrebbe mettere la parola “fine” al  partito più vecchio tra quelli esistenti. Tutto questo allarga drammaticamente il vuoto di politica che c’è in Italia, adesso specialmente al Nord dove  la B2 (Berlusconi&Bossi) ha dimostrato il fallimento della politica “personale”. Ehi PD, che facciamo? Lo riempiamo questo vuoto o lo lasciamo al primo che passa? Non avete una sorta di déjà-vu?

La ricerca di attenzioni di Bossi

Le parole sono importanti diceva Nanni Moretti in Palombella Rossa. Lo ha capito anche Bossi, che cerca di aumentare il suo consenso con parole di odio, di minaccia, irricevibili nel dibattito pubblico. Invecchiando si torna bambini, sempre in cerca di attenzioni. Come si risponde? Come a un ragazzo troppo viziato, che punta i piedi per qualcosa che non otterrà mai: basta ignorarlo.

Niente di nuovo sotto il sole di Pontida

Era molto atteso l’evento della Lega di ieri. Dopo le sberle alle amministrative e al referendum ci si aspettava qualcosa di sensazionale da parte del partito di Bossi, per segnare una discontinuità con Berlusconi che sta logorando consensi. Niente di tutto questo. La solita Lega di lotta e di governo, grandi dosi di populismo, ricca dotazione di frasi ad effetto e una spruzzatina di xenofobia che non fa mai male. Una ricetta vecchia che non attira più. Ancora lontana dallo smarcarsi definitivamente dei privilegi di stare a Roma, la Lega mi fa meno paura. Non dico che sia sconfitta, siamo ancora molto lontani, ma avevo il timore che Bossi e compagnia potesse essere la nuova destra del dopo Berlusconi. Una destra estrema e dannosa, molto peggio dell’attuale PDL. DA Pontida non è emerso niente di nuovo, non un’idea seria, una visione, una speranza per i molti delusi della destra. Un arroccamento nelle posizioni becere e estreme.

Una destra così si batte facilmente, evitando impossibili aperture o strani politicismi, ma offrendo una risposta più concreta di quello che stanno facendo ( o non facendo ) Berlusconi e i suoi ministri. Lasciamoli al loro logoramento, abbiamo un’Italia da ricostruire.

L’invasione delle stronzate

Speroni (eurodeputato): “Non sbagliano i tunisini. Se uno invade le acque territoriali di un Paese sovrano è lecito usare le armi, questo è diritto internazionale”. E ancora: “Non ce l’hanno certo scritto in fronte se sono profughi, ma non c’è una situazione in Tunisia che giustifichi l’arrivo di profughi. Se venissero da Malta o dal Canada lei direbbe che sono profughi?”. Poi un esempio choc: “Hitler ha sbagliato tutto: se fosse vissuto nei giorni nostri avrebbe mandato dei tedeschi coi barconi a invadere il mondo e nessuno avrebbe potuto fermarli perchè ‘beh, ci sono le ragioni umanitarie’. Noi in Libano, in Afghanistan stiamo usando le armi, perchè non dobbiamo usarle per difendere i nostri confini? Si parla tanto dei 150 anni dell’Unità, qui si tratta di difendere i sacri confini della Patria come qualcuno ancora dice”.

Castelli (viceministro): “Questi signori, che dovevano già essere rimpatriati hanno cominciato a bruciare i materassi. E se poi cominciassero a tirare sassi, pietre, e quant’altro? Si risponderebbe con gli scudi e i manganelli, perchè così si fa nei confronti di qualsiasi cittadino italiano che non rispetta le disposizioni delle autorità di pubblica sicurezza”. Poi, polemico, si chiede: “E se uscisse qualche arma e cominciassero a sparere, noi cosa dovremmo fare? Sparare? Contro le Brigate Rosse, cosa abbiamo fatto?”

Gli immigrati passano e se ne vanno, gli stronzi, purtroppo, restano.

Razzismopedia – per rinfrescarci la memoria

Bersani oggi su ” La Padania” : “Lega non è razzista”
Davvero? Non me ne ero accorto, sono veramente bravi a recitare:

Vi dirò di più: considero la Lega più pericolosa e schifosa di Berlusconi. Almeno Silvio le giovani straniere aiuta…

Ah Bersà, cambia team di comunicazione e rinfrescati la memoria, siamo qui per aiutarti. Non abbiamo bisogno di autogol in questo momento.

Ignoranza batte sapere ancora una volta. Gol della Lega: la residenza vale più del merito

Mentre l’Europa commenta ancora le ultime elezioni svedese che hanno visto l’entrata in parlamento di un gruppo palesemente xenofobo, noi facciamo i conti con l’ennesima “sparata” del nostro partito intollerante, estremista e fanatico: la Lega. Dopo aver colpito la scuola pubblica invadendo le aule con i suoi simboli, dopo aver scalato le banche, è arrivato il momento dell’Università, la culla del sapere. Non bastava appoggiare il piano del governo, tagli vestiti da “riforma” che andranno a togliere risorse per un miliardo e mezzo, negando ogni prospettiva ai ricercatori. In Regione Lombardia, dove siede la trota Renzo Bossi, la Lega vuole il diritto di prelazione per i lombardi nelle università, non tenendo di conto del voto di maturità, e chiede di <<sostenere in via prioritaria gli studenti lombardi anche sugli interventi a favore del diritto allo studio>>. Quando ci diranno che sono per la meritocrazia sbattiamogli in faccia questo. Mentre le Università mondiali si aprono e si allargano per far spazio alle conoscenze, noi ci chiudiamo a riccio, pungendo e escludendo chi vuole farsi strada con le proprie capacità intellettive. Ci toccherà fare l’Erasmus anche tra università italiane. Mi domando se è un’altra legge ad personam per il Trota, che vuole fare l’Università, ma che non ha un curriculum invidiabile, essendo stato bocciato un paio di volte alla maturità.

Stanno distruggendo l’istruzione e il sapere e noi lo stiamo permettendo.

Una barzelletta per sdrammatizzare presa dal blog di Daniele Sensi:

Il partito dei “Democratici di Svezia”, che l’altro ieri ha fatto gridare all’allarme xenofobia la stampa del mondo intero -compresi certi nostri quotidiani che però mai scrivono di come noi, un partito xenofobo, da anni lo si abbia al governo-, alle europee del 2009 mirava ad entrare nello stesso gruppo parlamentare della Lega Nord.

“Assieme a gente che in Italia propone di sparare sui barconi degli immigrati?”, chiese all’epoca un giornalista ad un loro candidato. “In ogni gruppo ci sono partiti discutibili”, fu la riposta.

Mondiale? Quale mondiale? Non c’è stato nessun fottutissimo mondiale…

Nessuno (o quasi) aveva grandi aspettative su questa Italia. Una squadra che non vince da quasi un anno, che non riesce a regalare emozioni, con seri limiti tecnici e fisici. La decisione, rivelatasi errata, di puntare sulla solidità del gruppo piuttosto che sulla qualità non ha portato i risultati sperati. E’ fallita l’idea di intestardirsi su alcuni giocatori che fanno la panchina nei rispettivi club o di puntare sulla coppia di centrali reduce da un campionato disastroso. Non ci sarà un nuovo Paolo Rossi che gonfierà le reti o un Cannavaro che erge un muro invalicabile di fronte alla difesa. La nostra storia finisce qui. Nel peggiore dei modi. Ma il calcio è uno sport meraviglioso e alle delusioni di oggi seguiranno i trionfi di domani. Per fortuna sono ancora caldi i ricordi di 4 anni fa che hanno mitigato le amarezze di ieri. Addio Lippi, per me rimarrai ancora l’eroe di Berlino. Benvenuto Prandelli, non ripetere gli errori del Lippi sudafricano. L’unica soddisfazione in questa giornata cupa è quella di aver smentito Bossi, che aveva accusato l’Italia di aver comprato la partita. Ancor più rabbia mi ha fatto vedere Calderoli dare la colpa agli stranieri (ancora loro!). A parte la stupidità e l’insensatezza della frase del nostro caro ministro (avevamo gli stessi stranieri in campionato anche 4 anni fa) da quando gli importa della nazionale? In queste settimane sui giornali c’è stata la gara tra gli esponenti leghisti a chi tifava di più contro la squadra azzurra, per sottolineare la loro appartenenza a un altro stato. Che pensino alla loro Padania, unico loro orgasmo di carta, e lascino le critiche ai veri tifosi,
Io sono già pronto per la prossima partita degli azzurri, ma nel frattempo Forza Argentina!

L’umiltà dei diversamente vittoriosi (analisi voto Regionali 2010)

E’ sempre difficile fare un’analisi dopo il voto. Soprattutto quando non hai vinto. La matematica ci dovrebbe venire in aiuto: 7 regioni a 6. Una in più del centrodestra. Evviva, festeggiamo, abbiamo fermato Berlusconi. Ma la fredda logica ci riporta alla triste realtà: non abbiamo vinto 7 regioni, ne abbiamo perse 4, quelle più popolose e fondamentali per un rilancio nazionale. Come iniziare questa riflessione? Disperandosi per l’avanzata xenofoba e razzista targata Lega? Piangere dopo aver visto la Polverini  festeggiare la vittoria con tanto di saluto romano? Prendersela con la classe dirigente del PD, che non è riuscita a far partire la riscossa democratica? Maledire grilli, grillini, grilletti per aver tolto voti alla sinistra?

Gli spunti sono tanti, purtroppo. Più viene voglia di parlare, più significa che siamo insoddisfatti. Partiamo dal primo dato che è rimbalzato durante la due giorni elettorale: l’aumento dell’astensionismo. Crolli anche di 10 punti, sia nelle regioni rosse che azzurre. E tutti noi,popolo di centrosinistra,  a sperare che fosse l’elettorato di centrodestra a non essere andato alle urne,provando un ottimismo che alla fine rende più bruciante la sconfitta. L’astensionismo è stato trasversale. Fessi noi a credere che gli italiani, stanchi del teatrino della politica della Destra, scegliessero i partiti di centrosinistra come alternativa o come voto di protesta. Lo stereotipo della Casta, del politico che fa solo i suoi interessi, a danno dello Stato e dei cittadini colpisce tutti: rossi,rosa, verdi, azzurri, tutti vengono considerati alla stessa stregua. Questo non deve stupire, visto il calare progressivo della fiducia nei partiti, iniziato con la fine della Prima Repubblica. Ma questo non è solo il problema dell’Italia. In Francia va anche peggio (più della metà degli aventi diritto non va a votare) e anche le altre nazioni europee non se la passano meglio.

Domanda n°1: Come restituire credibilità alla politica? Come far capire l’importanza di poter scegliere, di contare e perchè no, anche di lamentarsi se le cose vanno male? Non riusciamo a capire i veri bisogni del Paese, a essere rappresentativi? O semplicemente siamo diventati un popolo che se ne frega delle sorti del proprio Paese?

Ma un voto di protesta in parte c’è stato. Non è andato al Pd, bensì all’Italia dei valori e ai vari movimenti a 5 stelle, che si rifanno a Grillo, troppo comico per essere un politico, ma troppo politicizzato per essere un comico. Grillo e l’IDV sono la voce dell’indignazione, delle urla, portatori della rivoluzione più stupida:<< cambiare tutto affinché nulla cambi>>, di gattopardesca memoria. Fa sorridere come di fronte all’avanzata della Lega e alle dichiarazioni trionfalistiche del Presidente del Consiglio, affrancati da un voto che gli ha conferito capacità governative in molte regioni e comuni, invece di iniziare a cambiare l’Italia, Grillo e Di Pietro cerchino di annientare i resti del Partito Democratico infierendo senza pietà su un animale ferito. Con rabbia cieca e cinismo intollerabile ricordano gli errori del PD, in nome di una superiorità e libertà che è tutta da dimostrare. Liberi, si definiscono i grillini, ma sono schiavi della loro ottusità e della presunzione di essere i portatori della Verità, come i loro (presunti ) nemici del popolo della Libertà. Dove sono i grillini quando ad Arezzo la Lega regala sapone da usare dopo aver toccato un immigrato? Dov’è Di Pietro di fronte allo stupro sistematico dei diritti civili? Perchè ci avete lasciato soli nella nostra ( se pur fiacca) lotta al nucleare? Cosa ne pensa Grillo dei problemi dei precari? Fanno della trasparenza il loro punto forte, ma se ai cittadini importasse davvero vedere come lavorano i rappresentanti eletti nelle istituzioni, molti dei loro simpatizzanti forse cambierebbero idea. Non ci si improvvisa amministratori se hai come background solo l’odio e il non-dialogo.

Domanda n°2: Ma possibile che il Movimento a 5 Stelle e Di Pietro abbiano preso un sacco di voti senza essere reale alternativa di governo? Nell’Italia che va a rotoli, che senso ha quello di picchiare duro sul PD? Vogliono forse aiutarci o, come presumo,vogliono solo drenarci voti? Ma hanno capito qual’è il vero nemico? Non possiamo parlare insieme di soluzioni? Io continuo a credere che il PD ha le potenzialità di rubare non qualche elettore, ma TUTTI i voti all’IDV e ai grillini, accettando alcuni loro punti fermi, che abbiamo già nel nostro DNA, come la legalità e l’attenzione all’ambiente…basta ricordarcene sempre.

Ma come dicevo prima, c’è un vecchio/nuovo nemico che sta avanzando inesorabile: la Lega Nord, il partito più vecchio tra quelli esistenti adesso, il vero vincitore della campagna elettorale. La nuova destra, che ha rimpiazzato la PDL, che risponde alle paure della globalizzazione giocando in difesa: no al diverso, no all’Europa, no all’importazione. Una volta c’era anche il no a Roma, ma ora si sono adagiati sulle poltrone della Capitale. La Lega da partito-movimento ora movimenta i partiti, che devono rincorrere il loro linguaggio estremista e pericoloso. Un linguaggio che si dissocia dalla pratica, come dice Ilvo Diamanti oggi, in una lucida analisi dello strapotere leghista. Le ronde mai fatte, l’integrazione de facto nelle imprese del Nord sono solo esempi della politica fallimentare del partito di Bossi. Eppure i suoi amministratori hanno il più alto tasso di gradimento, sono a capo di 355 comuni e hanno il presidente di 14 province, da oggi anche due regioni. Quello che a noi di sinistra inorridisce, per la Lega è un punto di forza: la semplicità del linguaggio e la chiarezza del programma: pochi punti, da martellare nella testa degli italiani. La Lega in soli 5 anni ha visto moltiplicare i suoi voti, riuscendo nel Nord a prendere lo stesso consenso della DC(35% nel Veneto). Quando il berlusconismo passerà, la Lega ci sarà ancora, con i suoi proclami, il suo populismo, i suoi slogan. Fino ad oggi è riuscita anche a rinnovarsi, rimpiazzando quasi totalmente la classe dirigente dei primi anni ’90 e ci sono buone probabilità che riesca a farlo ancora.

Domanda n°3:  Che senso ha attaccare Berlusconi, quando lui stesso sta cercando di inseguire la politica leghista? Non è forse la Lega il “nemico” da combattere, con il suo programma incendiario, primordiale, arrogante? Siamo più spaventati di un Presidente del Consiglio che simula di fare il forte vedendo l’approssimarsi della sua fine,  o di un partito forte che ha ampi margini di miglioramento?

E il PD? Il PD fa il PD. Niente di nuovo. Si barrica dietro la matematica, l’unica amica che gli tende la mano. I giornali parlano di resa dei conti, di attacchi al neosegretario, riprendendo un copione che non ci aveva mai lasciato e che ci accompagna tristemente dalla nascita. Un film già visto, noioso come non mai. Erano in tanti ad aver comprato il biglietto all’inizio,in sala ora rimangono solo gli irriducibili e i nostalgici, che votano più per compassione che per passione. Di errori ne sono stati fatti molti, troppi per soddisfare un elettorato esigente come il nostro. Ci siamo riempiti la bocca parlando di alternativa senza mai provare a crearla davvero.  Ha cercato di copiare la destra e dove l’ha fatto ha perso, e male (Penati?). L’originale merita sempre di più. Lo dico ai delusi: non c’è alternativa al Partito Democratico e al suo progetto originale. Ma c’è un’alternativa al tracollo. Non me la sento di sparare sul neosegretario: sarebbe troppo facile, ma anche ingiusto, visto che è stato eletto da pochi mesi, dopo altrettanti mesi di congresso. Non chiedo una rivoluzione (che sarebbe giusta, ma impossibile da ottenere), chiedo umiltà. L’umiltà necessaria per capire che la strategia delle alleanze non interessa alla gente, che a furia di cercare i voti di Casini ne abbiamo persi molto di più sfiduciando i cittadini. L’umiltà di ascoltare i giovani (mentalmente e non) del Partito, utili nel fermare l’emorragia movimentista. L’umiltà di capire, come dice Francesco, che se uno i voti non ce li ha se li cerca e che la matematica può essere tua amica, ma è infinitamente bastarda e traditrice. L’umiltà di capire che in questa Italia razzista, ingiusta, mafiosa, debole i nemici non sono dentro noi, ma fuori (mi rivolgo anche a tanti militanti intransigenti). L’umiltà di dare fiducia a chi ha tanto da dire e poco spazio per farlo. L’umiltà di non mandare La Torre a commentare i risultati, il quale dovrebbe essere bandito da ogni trasmissione dopo la storia del pizzino. L’umiltà di credere nel rinnovamento, essenziale per restituire fiducia in un partito poco credibile. L’umiltà di riportare la felicità nel votare PD. L’umiltà di lasciare stare modelli fantasiosi di alleanze polimorfiche (modello “Liguria”? 9 partiti, peggio dell’Unione prodiana) e cercare di pescare nell’immenso bacino dei 15 milioni (circa) che hanno deciso di non votare e che non sono ideologizzati. Aspettano noi. Risponderemo a loro e alle domande che facevo prima? Non è l’ultima occasione per migliorare il partito, che continuerà a esistere per molto. Ma ora più che mai è necessaria un’Italia migliore. Lasciamo poco spazio alle inutili lotte interne e lavoriamo uniti. Abbiamo l’obbligo morale di farlo. La storia ci giudicherà dal coraggio che avremo in queste situazioni difficili. Siamo in tanti. Contiamoci.

La caccia

Attenzione! Attenzione! La stagione di caccia è aperta. Ma quest’anno la preda non è un povero uccellino o una succulenta lepre, bensì la specie più pregiata: l’uomo (clandestino ovviamente).

“Chiunque fosse a conoscenza della presenza sul territorio comunale di immigrati clandestini è pregato di comunicarlo con tempestività al sindaco, all’ufficio di polizia municipale o all’ufficio anagrafe del Comune per i necessari atti conseguenti. Grazie della collaborazione”. Firmato: l’amministrazione comunale.

Con queste parole  a San Martino dall’Argine, mille e ottocento abitanti a 25 chilometri da Mantova, nel comune con la più bassa percentuale di immigrati di tutta la provincia (meno del 5%), la giunta leghista ha iniziato la caccia.

Ovviamente non è stato ancora segnalato nessuno, ma il partito di Bossi ha dimostrato ancora una volta di mettere in pratica le sue idee xenofobe agli antipodi della tradizione cristiana che profetizza accoglienza e tolleranza. Poi magari sono gli stessi che vogliono il crocifisso in classe, ma questa è un’altra (cruda) storia.

Questo continuo sdoganamento di politiche di esclusione e di intolleranza, dove l’immigrato è sempre bollato come criminale, mina alla lunga l’opinione pubblica, facendo passare inosservate iniziative che solamente qualche anno fa avrebbero fatto sollevare gran parte della popolazione.

Dopo l’operazione “white christmas”, che ha chiaramente ricevuto i complimenti del Ministro degli Interni Maroni, ora la ” caccia di  San Martino”. E dopo? Ormai mi aspetto di tutto….

Più non faremo niente di fronte a questi atti ignobili, più sarà difficile ricostruire la società che vogliamo: aperta, moderna, inclusiva. L’unico modello che alla lunga può garantirci un futuro solidale e sostenibile.

Mi fa schifo farlo, speravo di non arrivarci, ma vorrei porre una semplice e banale domanda,: pensate che togliendo tutti gli immigrati clandestini abbiamo risolto i problemi del paese?

Riflettere.