Quando l’Italia sarà all’altezza dei suoi ricercatori? A Pisa l’Internet più veloce del mondo

In questi giorni si parla molto di lavoro. Ma non di come crearlo. La via più competitiva, per non soccombere alle economie emergenti che puntano molto sull’industrializzazione di massa, è di specializzarsi nelle nuove tecnologie, come quelle legate al risparmio energetico (rinnovabii e simili) o che promuovono Internet e tutti i servizi che ne possono nascere. Per questo molti Stati (come l’America di Obama) stanno puntando sulla ricerca, parola che per noi assume un quadro dalle tinte chiaroscure. Siamo infatti sotto la media europea in quanto a ricerca, uno dei motivi della “fuga dei cervelli” e del nostro gap industriale.
Eppure ogni tanto si intravedono le potenzialità e le eccellenze dei ricercatori italiani, che determinano l’attenzione mondiale e che ci fanno ben sperare in futuro.
Settimana scorsa i ricercatori pisani del Sant’Anna hanno dimostrato, primi al mondo, che gli apparati di ultima generazione, progettati e realizzati per funzionare fino a 448 Gigabit al secondo per canale, possono essere impiegati nei sistemi installati e coesistere con il traffico reale. Una scoperta tecnica dagli esiti rivoluzionari: basta un secondo per trasmettere più di 300 film in hd o per gestire due miliardi di telefonate.
Inoltre nei laboratori il record mondiale di velocità di 448 Gigabit al secondo per canale è stato superato di nuovo, portando la velocità di trasmissione a più di 1000 Gigabit/s (1Terabit/s).

I possibili sviluppi sono tutti da scoprire, ma resta il primato di aver contribuito al progresso della rivoluzione informatica, dando all’Italia, e a Pisa, un’altra medaglia nel campo della ricerca mondiale. Ma quanto può durare ancora? Quando l’Italia sarà all’altezza dei suoi ricercatori?
Il paese non deve perdere il treno della digital economy. E deve attuare un processo di innovazione a forte componente pubblica, perché lasciare tutto al mercato significherebbe innescare un processo non determinato dalla necessità di evoluzione e di equità sociale, ma dal profitto, con il rischio addirittura di aumentare la disuguaglianza digitale. La città di Pisa, culla dell’informatica, eccellenza internazionale nel campo della ricerca, può e deve continuare a essere un attore protagonista nello sviluppo di Internet e della rete. Su questo ci giochiamo il nostro futuro

[Internet] I nemici della Rete

Molti di noi danno ormai Internet come qualcosa di acquisito, uno strumento sempre presente che ci accompagna in molte delle nostre azioni quotidiane. Purtroppo per molti è ancora impossibile accedere alle nuove tecnologie. Ci sono paesi e territori (anche in Italia) che non dispongono dell’infrastruttura minima per la connessione, visto che le compagnie di telecomunicazioni non ritengono profittevole fare un intervento per fornire il servizio di accesso alla Rete. Qui dovrebbe intervenire l’amministrazione pubblica, per dare sostegno finanziario o tecnologico e permettere a chiunque di sfruttare le potenzialità di Internet.

Ma mentre ci sono Stati che promuovono l’accesso alle nuove tecnologie per tutti, ce ne sono altri che adottano politiche di repressione e di censura, che isolano una grande fetta della popolazione mondiale dal mondo virtuale, privandoli di una opportunità di crescita economica, sociale e culturale. Ieri, nella giornata contro le cyber-censure, Reporter Senza Frontiere ha rilasciato la sua lista annuale dei “nemici di Internet”, mettendo in evidenza i paesi che limitano la libertà di espressione online. L’elenco comprende 12  stati “nemici di Internet” e 14 paesi “sotto sorveglianza”.

La primavera araba e la consapevolezza dell’importanza dei social media nell’alimentare le rivolte che hanno cambiato volto al Nord Africa ha portato alcuni paesi a irrigidire le loro restrizioni su Internet, mentre altri (pochi) hanno allentato i loro controlli. Internet e i social network si sono definitivamente affermati come strumenti per le proteste, per fare campagna su una causa, per la circolazione delle informazioni e come veicoli per la libertà. Oggi più che mai, la libertà di espressione  on-line  è un maggiore problema di politica estera e interna.
A seguito di una rivoluzione che ha spodestato il dittatore Muammar Gheddafi, la Libia – in anni precedenti considerata un nemico di Internet – è stata rimosso da entrambi gli elenchi.
Due paesi, Bahrain e Bielorussia, sono invece stati spostati dalla categoria “sotto sorveglianza” in quella di “nemici”. Infatti nell’ultimo anno il Bahrain ha limitato l’accesso a Internet durante le proteste e la Bielorussia ha posto serie limitazioni alla possibilità di visitare i siti web stranieri.Gli altri 10 paesi sulla lista dei “nemici di Internet” sono: Birmania, Cina, Cuba, Iran, Corea del Nord, Arabia Saudita, Siria, Turkmenistan, Uzbekistan e Vietnam. In14 sono ad essere “sotto sorveglianza”: l’Australia, Egitto, Eritrea, Francia, India, Kazakhstan, Malesia, Russia, Corea del Sud, Sri Lanka, Thailandia, Tunisia, Turchia e gli Emirati Arabi Uniti.

Non solo regimi autoritari e dittature. Anche Australia e Francia sono “sotto osservazione”.  Secondo il rapporto, la Francia è inserita nella lista a causa di due leggi: una che filtra i contenuti e l’altra che consente di tagliare l’accesso a Internet a chi scarica illegalmente contenuti. L’altra sorpresa, l’Australia, è sulla lista a causa del sistema nazionale di filtri, che limita l’accesso a siti di pornografia infantile e altri domini ritenuti inappropriati.

E l’Italia? Nonostante i diversi tentativi da parte del Parlamento di restringere le libertà online sembra che il nostro Paese sia ancora fuori osservazione, nonostante il vergognoso 60° posto  nell’altra classifica stilata da Reporter senza frontiere, quella della libertà sulla stampa e sugli altri media tradizionali.  La Rete rende liberi?

Non c’è meritocrazia nel finire sull’International Herald Tribune

Luca Nicotra, dopo anni spesi nell’attivismo politico, soprattutto per quanta riguarda le libertà digitali, finisce in prima pagina sull’International Herald Tribune, come esempio di giovane italiano precario. Ma Luca non è rimasto a compiacersi, ma ha sfruttato questa occasione per scrivere a Monti parole di buon senso e proposte concrete, dettate da chi affronta la realtà con estrema passione, centrate sulla politica del futuro: l’innovazione come motore di lavoro e di conoscenza:

Caro Presidente del Consiglio, cari ministri,
non c’è meritocrazia nel finire sulla prima pagina dell’International Herald Tribune per il fatto di non avere un posto fisso e di essere un «giovane» a 29 anni. Ma visto che mi viene data la possibilità di farvi arrivare un messaggio dalla generazione precaria di cui faccio parte, questo è «aiutateci a innovare la società». Non potevate non aspettarvi che a quel terzo di giovani disoccupati o inoccupati, di cui io stesso ho fatto parte, saltassero i nervi dopo le vostre dichiarazioni sulla monotonia del posto fisso. E sapete bene quanto la prospettiva di un periodo di recessione renderà ancora più difficile la situazione del mercato del lavoro e della mobilità sociale in Italia, già agli ultimi posti in Europa.

Occorre che diate un segnale forte. Subito. Con la stessa urgenza che avete dato a banche e mercati finanziari. Siamo noi, un’intera generazione, a rischiare il default.
Occorre: (1) accesso al credito. (2) Maggiore possibilità di studiare e mettere a frutto conoscenze e talenti. Oltre che (3) ammortizzatori sociali universali. Ma soprattutto (4) vanno create condizioni di libertà in quei settori dell’economia che più degli altri possono permettere di aprire ed innovare la società. Internet come «settore» conta in Inghilterra già per il 7% del Prodotto Interno Lordo. In Italia per il 2%. E per il totale disinteresse della politica a riguardo molte aziende rischiano di chiudere entro pochi anni.

Internet è forse lo strumento che storicamente ha consentito la maggiore e più rapida innovazione senza dover chiedere autorizzazione ai poteri forti, ai monopoli. Internet potrà essere uno strumento per rinnovare la politica e l’interazione tra istituzioni cittadini. Dateci la possibilità di dare spazio alla nostra voglia di realizzarci. Ora. Niente promesse. Se l’International Herald Tribune ha pubblicato la mia storia assieme a quella dell’associazione di cui sono segretario è perchè vi ha visto un messaggio di speranza. Un messaggio che abbiamo cercato di rendere concreto nei giorni scorsi chiedendo a Parlamento e Governo di rimuovere subito, già col decreto sulle liberalizzazioni, gli ostacoli all’innovazione con proposte dirompenti ma puntuali che, tra le altre cose, consentirebbero ad aziende di usare i dati delle pubbliche amministrazioni per creare servizi innovativi, eliminare i monopoli che bloccano la circolazione di contenuti e dell’informazione penalizzando utenti, imprenditori innovativi e artisti o incentivare lo sviluppo di imprese locali di telecomunicazioni.

Sarebbero un segnale forte e di speranza per un’intera generazione: l’Italia e il suo Governo vogliono dare un «posto fisso» all’innovazione e al talento che non manca. Buon lavoro.

Luca Nicotra
Segretatrio di Agorà Digitale

Luca, siamo con te. Buon lavoro a tutti noi.

Non voglio essere cancellato

Internet è un nuovo strumento per aumentare la democrazia e la libertà di espressione. Ma proprio mentre ce ne stiamo rendendo conto, in Italia si rema dalla parte opposta, tracciando un futuro oscuro e pericoloso.

Domani 6 luglio l’AgCom, l’Autorità per le Garanzie nella Comunicazione,   voterà una delibera con cui si arrogherà il potere di oscurare siti internet stranieri e di rimuovere contenuti da quelli italiani, in modo arbitrario e senza il vaglio del giudice.
Una possibilità di applicare la censura degna dei peggiori regimi. Saremo l’esperimento più avanzato di censura del nuovo millennio?
Cosa possiamo fare per evitare tutto questo?

  • se sei un blogger scrivi un post, usando il logo che vedi qua sopra e riportando tutti i link, e diffondilo più che puoi tra quelli che conosci;
  • vai alla pagina di Agorà Digitale in cui sono raccolti tutti i link, le iniziative e le proposte dei cittadini;
  • firma e diffondi la petizione sul sito di Avaaz;
  • partecipa e invita tutti i tuoi amici a “La notte della rete“: 4 ore no-stop in cui si alterneranno cittadini e associazioni in difesa del web, politici, giornalisti, cantanti, esperti.

Internet come bene comune! Non spegniamolo! Utilizziamo la stessa rabbia che abbiamo dimostrato per i referendum per evitare il bavaglio alla Rete!

Pisa, la rete e un nuovo patto per il futuro. L’accesso a Internet come diritto fondamentale dell’uomo

In questi giorni si sta svolgendo a Pisa l’internet Festival, quattro giorni di eventi e incontri sul mondo del web. Non poteva essere fatto che nella nostra città, protagonista indiscussa della storia informatica italiana.  Qui più di 50 anni fa venne progettato e realizzato il primo computer interamente italiano, la CEP, Calcolatrice elettronica pisana.  Un mix di valvole e transistor grande come un campo da tennis e alto come un frigorifero, realizzata a mano con piccoli anelli di ferrite.
Sempre a Pisa, nel 1986, un gruppo di pionieri, sotto la guida di Robert Kahan, uno dei “padri fondatori” della rete, dalla stanza di un palazzetto in via Santa Maria del CNUCE (oggi CNR) effettuava il primo collegamento in Italia (il terzo in Europa) alla rete, chiamata allora ARPANET. Un anno dopo, come riconoscimento del lavoro svolto, fu assegnata a Pisa la gestione di Registro.it, l’anagrafe dei domini italiani che ancora oggi lavora a pieno ritmo, con 20mila nuove richieste di registrazione al mese, piazzandosi al decimo posto nella classifica mondiale.
Ma ancora oggi la nostra città non finisce di stupire. Non solo è fra le prime 10 province italiane in quanto a utilizzo di Internet, ma solamente due mesi fa alcuni ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna sono riusciti a realizzare la connessione a Internet più veloce del mondo, raggiungendo l’incredibile soglia di 448 Gbit al secondo. Tanto per dare un esempio concreto, è come scaricare 1200 film in alta definizione al minuto.
Questo percorso di eccellenza si scontra con la realtà italiana, che sta affrontando in  maniera clamorosamente inadeguata la più profonda trasformazione tecnologica e culturale dai tempi di Gutenberg, ovvero la rivoluzione digitale. Su più livelli. Il divario digitale, ovvero gli ostacoli che trova chi vorrebbe connettersi alla rete, è ancora molto alto. Più della metà degli italiani non ha mai messo le mani su un computer connesso a Internet,  la banda larga, il minimo indispensabile per usufruire dei servizi della rete,  non arriva ancora a un ottavo della popolazione; le infrastrutture per la fibra ottica, soprattutto al Sud, sono carenti. Investimenti nazionali mai visti,sempre in fondo alle classifiche europee in quanto a tendenza per l’innovazione , qualità e penetrazione della rete, utilizzo di Internet da parte delle imprese. Solamente 4000 hot-spot pubblici, per navigare senza fili in libertà, a fronte dei 30mila francesi.
Un distacco con il resto del mondo che se non verrà colmato in tempi brevi ci troverà impreparati di fronte alle sfide globali del futuro. Per questo occorrono nuove politiche nazionali, un patto per il futuro, che possa rilanciare l’economia con nuovi posti di lavori e nuove prospettive di sviluppo, capace di far aumentare la consapevolezza dell’uso di Internet come strumento di evoluzione culturale, di stimolo creativo e di emancipazione sociale.
Un nuovo piano per la banda larga, che possa portare la connessione in tutte le case e un aumento degli hot-spot wifi pubblici in tutta la penisola. Investimenti consistenti nella ricerca, perchè il primato mondiale della connessione più veloce ci ha dimostrato che anche in Italia possiamo eccellere. Nuovi servizi specifici per il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione, un antidoto digitale alla burocrazia italiana, tutto gestito comodamente da casa.
L’Italia non deve perdere il treno della digital economy. E deve attuare un processo di innovazione a forte componente pubblica, perché lasciare tutto al mercato significherebbe innescare un processo non determinato dalla necessità di evoluzione e di equità sociale, ma dal profitto, con il rischio addirittura di aumentare la disuguaglianza digitale. Deve essere compito del governo garantire a tutti i cittadini l’accesso alla Rete, per arrivare a portare il web a tutti  Per questo l’accesso a internet deve essere considerato un vero e proprio diritto fondamentale dell’uomo, che deve avvenire in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale, come viene già dichiarato in Finlandia e come viene proposto in un recente disegno di legge costituzionale in discussione al Senato. La città di Pisa, culla dell’informatica, eccellenza internazionale nel campo della ricerca, può e deve continuare a essere un attore protagonista nello sviluppo di Internet e della rete. Su questo ci giochiamo il nostro futuro

Buoni e cattivi nell’affaire Wikileaks

Julian Assange, la mente dietro il sito del momento Wikileaks, è diventato il ricercato numero uno del Governo Americano. Su di lui pende un mandato di cattura da parte dalla Svezia, non per questioni legate alla diffusione di documenti, ma per qualcosa di totalmente differente. Molte testate giornalistiche, per screditarlo p èer disinformazione, dicono che è accusato di stupro. Ma la realtà è un’altra. E’ infatti accusato di aver fatto sesso con due donne consezienti, ma senza protezione.Entrambe le donne,  scrive il Guardian, avrebbero raccontato di avere avuto relazioni sessuali consensuali con l’australiano ma entrambe parlano anche di “un incidente non consensuale in cui Assange avrebbe fatto sesso con loro senza usare il preservativo”. Mark Stephens, l’avvocato londinese di Assange, ha detto ieri che il reato di solito si estingue con una multa di 715 dollari.

Ma perchè Assange non si è consegnato prima allora? Chiaramente in una situazione di prigionia, sarebbe più facile chiedere l’estradizione. Gli Stati Uniti, particolarmente colpiti dalle rivelazioni di Wikileaks, stanno valutando la possibilità di incriminare Assange per violazione della sicurezza nazionale e spionaggio.

Lo stesso governo che nei giorni scorsi, ha visto un famoso senatore intimidire le principali società di internet (Paypal, Amazon) di buttare fuori Wikileaks dai loro servizi, senza alcun esame serio; lo stesso governo che sta dicendo ai suoi dipendenti che non possono guardare Wikileaks dal computer degli uffici, lo stesso governo che ha diffidato potenziali dipendenti sul discutere della fuga di notizie sulle loro pagine personali di Facebook per paura di essere considerati un rischio per la sicurezza.

Ma allora chi è il buono e chi è il cattivo in questa vicenda? Non lo so. Ma “se va bene per una democrazia  decidere da sola di cacciare fuori qualcuno da internet per aver fatto qualcosa che non sarebbe stato perseguito se fatto da un giornale, l’idea di un internet che democratizza ulteriormente la sfera pubblica avrà subito un colpo mortale” Clay Shirly

Occorre aprire una discussione seria e imparziale sull’utilizzo dei nuovi media nella sfera politica, per governare in futuro situazioni come questa. Chiudere Wikileaks porterà solo alla diffusione di 1, 10, 100 siti paralleli, magari organizzati meglio (il caso Napster non viene in mente a nessuno?).  Non si può chiudere una falla con uno spillo. E’ la rete, bellezza.

Liberate Derakhshan – Internet 4 Peace

L’8 Ottobre verrà deciso il premio Nobel per la pace 2010. Internet è un serio candidato. Perchè dovrebbe essere uno strumento a vincerlo e non una persona fisica?

La democrazia ha sempre prosperato dove vi è apertura, accoglienza, discussione e partecipazione, ed essendo Internet una rete aperta e accessibile a tutti, in qualsiasi luogo e con pari dignità, può essere un ottimo e valido strumento per lo sviluppo della pace, della solidarietà  e dell’ e -democracy, con un potenziale ancora elevato da esplorare. Sono migliaia gli utilizzi di Internet come strumento di supporto ai diritti umani e di lotta contro i regimi.

L’ultimo è l’esempio di Hossein Derakhshan, un iraniano considerato il padre dei blogger in quel paese, che ha semplificato la scrittura dei caratteri persiani facilitando la creazione di piattaforme di informazione.Un esempio di libertà che è stato arrestato e rischia seriamente la condanna a morte, accusato di collaborazione con nazioni nemiche, propaganda contro il regime islamico e a favore dei gruppi controrivoluzionari, insulti alla santità religiosa e agli esponenti politici, creazione di «siti web osceni». Il regime vorrebbe punirne uno per educarne 100. Serve nuovamente la mobilitazione di tutti, che in altri casi, come quello recente di Sakineth, ha portato risvolti positivi.

Anche Pisa ha supportato fin dall’inizio Internet come strumento di pace e ha mandato recentemente un video a New York a sostegno della campagna che potete vedere qui sotto. Il video non è tecnicamente eccelso, ma con il tempo e le risorse che avevamo è il massimo che potevamo fare. Ed è piaciuto a Riccardo Luna, direttore di Wired Italia e coordinatore della campagna…

Nessuno tocchi i blog – il Pd e il digitale

Finalmente il PD si sveglia e comincia attivamente a sostenere Internet e il mondo dei blogger.

Oggi sono a Roma per questa bellissima iniziativa piena di ospiti famosi e interessanti per discutere del futuro delle nuove tecnologie. Sicuramente ne uscirà un bel dibattito.

Inoltre grazie a Gentiloni, Orfini e al solito Civati c’è una mobilitazione per sostenere l’emendamento PD al ddl intercettazioni. In cosa consiste questo emendamento:

Art.1, comma 29 del ddl intercettazioni: i blogger devono pubblicare le richieste di rettifica in 48 ore o pagare fino a 12.500 euro. L’emendamento chiede di abolire questa norma.

Ecco il comunicato PD:
Da pochi giorni in Senato la maggioranza con la trentesima fiducia ha approvato il ddl intercettazioni: un testo che tutela meglio i criminali dei cittadini e uccide il diritto ad essere informati. Tra i commi del testo ci sono attacchi e censure anche alla Rete. Una pagina davvero brutta per la democrazia italiana, il ddl intercettazioni dopo 2 anni di gestazione si dimostra un grande esproprio della democrazia e dell’informazione, dove le notizie cattive si sommano, e ora toccano anche il controllo e la censura della Rete. Come hanno indicato i senatori del Pd Vincenzo Vita e Felice Casson tra i tanti passaggi liberticidi e censori del maxiemendamento sulle intercettazioni ce n’è anche uno devastante per la rete. Infatti, per ciò che attiene alla ‘rettifica’, si equiparano i siti informatici ai giornali, dando ai blogger l’obbligo di rettifica in 48 ore. Il comma 29 dell’art. 1 prevede che la disciplina in materia di obbligo di rettifica prevista nella vecchia legge sulla stampa del 1948 si applichi anche ai “i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”! I blogger all’entrata in vigore della nuova legge anti-intercettazioni, dovranno provvedere a dar corso ad ogni richiesta di rettifica ricevuta, entro 48 ore, a pena, in caso contrario, di vedersi irrogare una sanzione fino a 12.500 euro.. Ma un blog non è un giornale, il blogger non è un redattore, spesso gli aggiornamenti sono saltuari. Si può rischiare una maximulta perché magari si è in vacanza o non si controlla la posta? Ciò significa rendere la vita impossibile a migliaia di siti e di blog, ben diversi dalle testate giornalistiche. Lo fanno dimenticando che la rete è proprio un’altra cosa. L’emendamento del PD per modificare questa norma non è stato discusso perché la fiducia taglia tutto . Ma la destra abituata a usare la tv o non lo sa, o sperando nel silenzio prova a mettere le mani dove ancora non era riuscita a farlo. Non sappiamo se questo sia l’obiettivo perseguito o solo un effetto collaterale dell’ignoranza con la quale il centrodestra continua ad affrontare le dinamiche della ret e, di sicuro faranno passare ai più la voglia di occuparsi, on line, di informazione in ambiti o materie suscettibili di urtare la sensibilità di qualcuno ed indurlo a domandare – a torto o a ragione – la rettifica. Un ottimo silenziatore alle domande legittime dei frequentatori del web. Non finisce qui. I senatori PD vogliono presentare, d’intesa con i colleghi della Camera dei D eputati, un disegno di legge seccamente abrogativo della seconda parte della lettera a del comma 29 che recita per l’appunto: ”per i siti informatici sono pubblicate entro 48 ore dalla richiesta…”. Ci chiediamo se l’emendamento sarà sostenuto anche dai parlamentari di PDL e Lega che fanno parte dell’intergruppo web 2.0 e che nei convegni si esprimono sempre a difesa della libertà d’espressione in rete. Ora devono dimostrare alla rete che le loro non sono solo parole, da abolire a un cenno di Berlusconi. Chiediamo loro di firmare e votare l’emendamento PD al comma 29 per abolire l’obbligo di rettifica in 48 ore per siti e blog.

Non è che il PD sta seriamente cominciando a pensare al futuro? Per una volta nello stesso post convivono il tag  ”internet e nuove tecnologie” e “partito democratico”. Sono soddisfazioni! Stay tuned!


Internet for peace – il supporto di Pisa

L’ottima rivista Wired sponsorizza la campagna Internet for peace, ovvero dare il premio Nobel per la pace ad Internet. Pisa,la città con la media più alta d’Italia in quanto a utilizzatori della Rete e la prima ad offrire un corso di laurea in scienze dell’informazione (nel lontano 1953) non poteva non supportare questa campagna. Il sindaco Filippeschi (che da poco è passato al lato oscuro iscrivendosi a Facebook) ci spiega le ragioni di questo endorsment in un articolo apparso sull’Unità la scorsa settimana, che condivido pienamente:

Quando Barack Obama ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace lo scorso anno, non tutti erano d’accordo. Chi aveva dubbi sosteneva che Obama era Presidente da poco e non aveva ancora compiuto grandi azioni. Ma l’Istituto di Oslo lo aveva scelto per quello che lui intendeva costruire, per gli orizzonti che le sue idee stavano dando al mondo. Quest’anno c’è una candidatura per il Premio Nobel che coinvolge, se possibile, ancor di più l’intera umanità: Internet. Se c’è uno strumento che ha portato e continuerà a portare libertà e democrazia ovunque nel mondo, questo strumento è Internet. A promuovere questa candidatura è stata la rivista Wired, dopo una suggestione di Rita Levi Montalcini. «Legautonomie» sostiene con convinzione questa campagna e ha invitato tutti i suoi associati, le province e gli enti locali, ad aderire a «Internet for Peace». Tra i compiti dei governi e delle amministrazioni locali c’è anche quello di sostenere queste importanti battaglie culturali e promuovere la libertà di informazione, sempre. Perché un Paese civile si misura anche su questo.
Internet merita questo riconoscimento perché ha cambiato la storia dell’umanità. È molto più che una rete di computer, è una maglia di infinite persone che dialogano, scambiano idee, raccontano di se stessi o di cosa accade nel loro Paese. Internet è l’insieme delle persone che dialogano tra loro senza distinzioni politiche, economiche, religiose o culturali. Internet riesce a compiere questo miracolo democratico ormai ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo della nostra esistenza. Internet sta diventando l’archivio della conoscenza dell’umanità e sta cambiando il modo di imparare, di insegnare, di catalogare, di conservare, di divulgare. Internet è il media che include tutti i media e sta cambiando il modo in cui si fa giornalismo, in cui si descrivono i fatti, in cui ci si informa e in cui si creano o si divulgano opinioni. Internet sta cambiando il modo in cui si fa economia, si crea e si distribuisce ricchezza, si danno e ricevono servizi pubblici. Internet è la più grande piattaforma di comunicazione che l’umanità abbia mai avuto, promuove il dialogo, la comprensione reciproca, l’informazione libera. Per questo è una cultura di pace, perché promuove i valori profondi della democrazia e realizza una vera democrazia orizzontale. Non stupisce quindi che in tutto il mondo sia costantemente in atto da parte di quei governi caratterizzati da politiche non democratiche, il tentativo di porre restrizioni e censure.
Internet è luogo di pace perché la conoscenza, la democrazia, l’informazione, l’economia sono i suoi ingredienti. Assegnare il Nobel per la Pace ad Internet significherebbe riconoscerne il ruolo di strumento mediatore mondiale di conflitti.

A presto per nuove iniziative di supporto a Internet for peace

Andare oltre

Sabato 10 a Milano e Domenica 17 a Roma sono stati due giorni fondamentali per ridare slancio e fiducia al Pd, sceso ai minimi livelli più per il dopo-voto che per l’esito della votazione stessa. Due iniziative legate dalla stessa voglia di “andare oltre”  i litigi, le incomprensioni, il linguaggio oscuro, l’incapacità di comunicare una nostra visione di società. Dove l’età e l’appartenenza territoriale si mescolavano e quello che contava davvero era ciò che dicevi e come emozionavi la gente.  Ma cos’è “Oltre” (nome dato alle iniziative)?

Il presente non è una corrente, né una componente, né una mozione, ma un contratto a progetto, della durata di tre mesi. Non ha a cuore le fondazioni, ma le fondamenta da cui ripartire per rilanciare il Pd. Questo contratto impegna a non prendere in considerazione le vicende interne del partito (a cui abbiamo dedicato l’intera annata 2009) ma a prendere in considerazione esclusivamente i progetti e le proposte da fare al Paese (a cui dedicheremmo, ove possibile, l’annata 2010). Ogni forma di subordinazione a logiche correntizie o a cordate a tempo indeterminato è bandita e esclusa. Il progetto è aperto a tutti e si basa sulla condivisione di una «banda larga» di persone, senza capo (all’infuori di Pigi) ma con una lunga coda di lavoro da fare. All’ingresso è sufficiente presentarsi con un’idea. ( dal sito ufficiale)

Ho provato a dare un piccolo contributo anche io e cerco di riscrivere l’intervento fatto a Milano, promettendo di approfondire le singole proposte in maniera più organica e esauriente:

Vengo dalla Toscana, una regione che ci ha visto vittoriosi. La Toscana si é voluta bene, ha premiato un’amministrazione che ha saputo osare, che ha avuto coraggio e che non ha fatto politica orecchiando le mode del momento. La Toscana ha una legge sull’immigrazione che tutela i diritti delle persone , la Toscana è una delle prime regioni che ha sperimentato  la pillola ru486.
Cosa fare? Chiudere le barriere e formare il granducato? Offrire asilo politico a chi lo richiede?
Fermi tutti. Anche in Toscana l’avanzata dell’astensionismo ci deve fare rifletter. Abbiamo perso miglaia di voti. Non c’é emozione nel partito, non c’é un progetto politico chiaro, si vota piú per compassione che per passione.
Noi abbiamo anche una responsabilita maggiore, un’occasione bellissima: governiamo e possiamo mettere in pratica le idee piú innovative, diventare laboratorio nazionale, l’opposto della Lega che parla in
un modo e governa in un altro. Regalare una visione nuova partendo dalla buona amministrazione.
C’é una parola che rimbomba nelle analisi post-elettorali. Una parola che dovrebbe esortare all’azione, che fa infiammare gli animi, che regala speranza: coraggio. Questo coraggio viene spesso richiesto ai giovani, che devono portano freschezza e nuova linfa vitale. Noi ci siamo. Ma oltre al coraggio di dire ci vuole il coraggio di ascoltare.
Cosa ascoltare?
Vorrei azzardarmi a fare 3 proposte semplici e  dirette, ma proprio per questo rivoluzionarie perché concrete. Idee che potrebbero alimentare la discussione e il dibattito. Proposte twitter, massimo 140 caratteri.
1)Internet gratis per tutti. O meglio portare la banda larga ovunque e poi garantire questo servizio a tutti. . (maggiori informazioni seguiranno ndr)
2)Case, uffici,industrie, edifici pubblici e ospedali devono produrre energia, non consumarla. Detassiamo al 100% gli investimenti sulle energie rinnovabili e sul risparmio energetico (maggiori informazioni seguiranno ndr)
3) Migliorare la qualitá della comunicazione: basta con i volantini pieni di testo e vuouti di significato. Voglio un laboratorio di comunicazione politica inogni territorio. Qualcosa come Moveon, come le fabbriche di Nichi che hanno unito concretezza all’utopia. (maggiori informazioni seguiranno ndr)

Asciughiamoci gli occhi, la cautela strategica ha ucciso fin troppe idee. Non stiamo giocando a Risiko, aspettando di aumentare i nostri carri armatini, rigorasamente rossi, per poi assistere alla loro distruzione da parte delle armate blu, nere, verdi. Siamo responsabili di quello che non sappiamo evitare. Berselli (il compianto Edmondo ormai ndr) diceva: “Rivolto A sinistra sta il cuore, da sinistra parte il tiro mancino.. diamoci da fare, non é possibile sfuggire al nostra DNA”. Divertiamoci a stupirli.