Perché votare PD? Endorsement vari

Ci siamo. Un’altra tornata elettorale è arrivata, anche se minore delle precedenti. Andranno comunque a votare un ottavo degli italiani, con tanti comuni, soprattutto al Nord, dove testare l’attuale coesione politica dei vari partiti, soprattutto quelli del centrodestra, esploso dopo la formazione del Governo Monti.
Palermo e Genova sono i comuni capoluogo di regione che andranno a votare, e se Marco Doria, uscito vincitore dalle primarie del centrosinstra, è dato per favorito, nella città siciliana ancora tutto è da vedere. Peserà molto la frammentazione in diverse liste (11 in tutto) che rende ogni previsione difficile.
Nonostante a livello nazionale SEL e IdV non siano nella maggioranza di governo, nel 90% dei comuni l’alleanza tipica che si presenta alle urne sarà Pd-IdV-Sel, con sporadici inserimenti del doppiogiochista Terzo Polo o dei governisti sempre in lotta di Rifondazione Comunista in tutte le sue molteplici derivazioni.
Questa distonia tra governo nazionale e governo locale deve far riflettere sulle composizioni future, soprattutto chi, da una parte spera di formulare l’alleanza dell’ormai scolorita foto di Vasto,ma dall’altra continua a utilizzare toni minacciosi e/o duri nei confronti soprattutto del Partito Democratico, con l’idea di sottrargli voti e preferenze.
Lo spiega bene Civati nel suo blog:

La mia proposta è semplice e le obiezioni, sinceramente, sono molto deboli: il Pd non si può cambiare, quindi mi iscrivo a Sel (che per altro mi pare essere un Pd in miniatura, diviso tra Fabbriche e vecchi apparati, se proprio devo essere sincero) oppure lo incalzo con Di Pietro, che è un po’ ‘manesco’, ma almeno lui le cose le dice. Poi però anche Sel e Di Pietro si alleano con quel Pd, che è rimasto tale. E Sel e Di Pietro proseguiranno con l’atteggiamento che li accompagna da sempre: in quell’alleanza precaria e del «più uno», per cui a qualsiasi mossa del Pd, si assocerà una contro-mossa di questo o di quello per rosicchiare un po’ di voti al Pd. Sai che divertimento.

E allora perché votare PD? Chi mi conosce sa che preferisco meditare e riflettere prima di dare un supporto incondizionato alla conduzione di Bersani. Non sono un ultras e nemmeno un supporter “a prescindere”. Ma sono ancora fermamente convinto che il PD è l’unico partito da votare attualmente. Per almeno 10 ragioni:
1) La grande forza e capacità degli amministratori locali PD che governano con spirito di sacrificio e difficoltà la maggioranza dei comuni italiani, politici che con grande fatica cercano di scrollarsi di dosso la parola “casta”, che poco si addice a chi non ha privilegi , emolumenti o grandi compensazioni economiche. Per molti di loro la ricompensa non è un seggio in Consiglio Regionale o in Parlamento, ma solamente la felicità e il benessere di una comunità.
2) La mancanza di prospettive degli altri partiti, legati vita e morte ai loro leader, privi di una qualsiasi democrazia interna. Fra vent’anni pensate ancora ci potrà essere l’IdV di DI Pietro, il PDL di Berlusconi o Sel di Vendola? La caduta di Bossi e il conseguente calo drammatico dei voti della Lega dimostra come troppo spesso le sorti di un partito sono legate a un solo individuo. Ma così si perde proprio l’essenza del fare politica insieme, del condividere un percorso come gruppo, non come pecore dietro a un pastore. Qui lo dico con convinzione: il PD ha il DNA e le basi per resistere a ogni scossone politico. Potenzialmente, ovvio. Ma possiamo farlo esplodere solo per colpa nostra, non per la “caduta” di un leader.
3) Se vincesse Hollande domenica prossima, e noi facciamo tutti il tifo per lui, potrebbe aprire una nuova prospettiva per l’intera Europa, quel cambio di passo che aspettiamo da troppo tempo. Grazie alla forza dell’alleanza tra PD, Partito Socialista francese e SPD tedesco, una nuova spinta progressista può accomunare l’Europa, facendo delle proposte di Hollande, decisamente antisistemiche e di contenimento dello strapotere della finanza, un pilastro condiviso, da usare nelle elezioni del 2013 in Italia e in Germania. Come diciamo da tempo, la risposta alla crisi europea è paradossalmente più Europa, ovvero quella famosa e desiderata unità politica presente negli ideali dei Padri fondatori dell’UE, ma purtroppo ancora lontana dal realizzarsi. La soluzione non è l’autarchia e l’isolamento, che non funzionarono in tempo fascista figuramoci ora, ma un nuovo indirizzo economico globale più sostenibile e equo, che si può realizzare solo se la regia politica è comune.
4) I partiti non sono tutti uguali. Certo, in questo clima di corruzione e clientelismo spicciolo abbiamo avuto anche noi le nostre mele marce. Il pensiero va ovviamente a Penati e a Lusi. Ma appena si è scoperto un caso di illegalità subito la reazione è stata ferma e decisa, con l’espulsione o la sospensione dal partito di chi non si è comportato in maniera degna o di chi è anche solamente  accusato di aver commesso un reato, proprio per affermare la nostra estraneità a ogni malaffare.
Gli abusi e i cattivi comportamenti esisteranno sempre, sono insiti nella natura umana, l’importante è che un partito sappia distinguersi da questi, abbia un atteggiamento distaccato e aperto, sapendo di dover dare il doppio delle risposte richieste in queste situazioni. Generalizzare è sempre sbagliato, ma purtroppo è la via più facile. Sono tutti i No-Tav violenti, i militanti del PDL ladroni, gli italiani mafiosi, i grillini incompetenti? No.
5) I famosi contenuti. Il mantra, il ritornello di molti è che il Pd abbia posizioni troppo ondivaghe, poco chiare. Può essere anche vero, possiamo ancora essere in assestamento (da troppo tempo forse), ma un partito che aspira a non rappresentare solo una parte di elettori ben distinta, ma tutti gli italiani (e gli europei) è difficile da costruire e da spiegare. Come fai a parlare a imprese, lavoratori, sindacati, pubblico impiego, pensionati, giovani, precariati, ricercatori in un Paese così frammentato, dove ognuno difficilmente si sacrifica per l’altro, dove il tifo travalica lo stadio ed entra nelle nostre vite quotidiane?
Ma se governiamo la maggior parte dei comuni, il primo livello di mediazione politica con le istituzioni, vuol dire che, anche se siamo ancora un po’ indietro sugli ideali e sui sogni, nella realtà concreta, nella pratica, sappiamo risolvere i problemi meglio di altri e interpretare le esigenze dei cittadini in maniera più soddisfacente. Magari lo dobbiamo proprio a questo nostro essere “non radicali”, cercando di “accontentare meno” ma “accontentare tutti”. Quindi, in attesa di un programma elettorale per il 2013 che ci riporterà al governo centrale con proposte chiare e rivoluzionarie (o almeno molti lavoreranno per questo), rinnovate la fiducia nel centrosinistra votandolo a questa tornata elettorale. Un voto di protesta (perché bisogna andare a votare!) cosa può portare? Non è meglio un investimento nell’unico partito che ha bisogno di tranquillità (e fiducia) per elaborare le riforme necessarie per il futuro?
Ce ne sarebbero tanti altri di motivi, ma il partito è fatto di persone e per questo vorrei darvi altri 5 validi motivi espressi tramite preferenza. Un endorsement che faccio tutti gli anni alle persone che incontro in giro per l’Italia, che nobilitano la politica e che sperano davvero nella forza innovatrice del partito, cercando di dimostrarlo nelle istituzioni. Una preferenza ti lega per tutto il mandato. Non votate qualcuno per poi abbandonarlo. “Adottate” il consigliere che votate, seguitelo, supportatelo. E l’indignazione si trasformerà in voglia di partecipare. E il cambiamento è possibile solo se il legame tra consiglieri e cittadini è forte e trasparente. Quindi:

6) Se abitate a Lissone (MB) non potete non votare per Monica Borgonovo, l’esempio perfetto di un ossimoro vivente: passionaria e sensibile, idealista e pragmatica, ragionevole e testarda. Monica ha il grande pregio di credere nelle persone e se condivide una battaglia o un’idea, dalla più piccola alla più grande, si sacrifica come singolo per il bene del suo “gruppo”, che nel caso delle elezioni, saranno tutti i cittadini di Lissone. Monica è un ciclone che non guarda in faccia a nessuno, ma ha il dono non scontato dell’ascolto e della generosità, che la rende straordinariamente “umana”, scaldando un mondo, quello politico, dove la meccanicità delle dichiarazioni e degli atteggiamenti rende tutto più freddo e sterile. Se solo avessi avuto il tempo di fare campagna elettorale, mi sarei divertito a sostenere “la pasionaria della Brianza”. Insomma il vero voto di protesta all’asetticità della politica è a Monica Borgonovo!
7) Se siete a Genova il voto va a un’altra donna, Michela Tassistro, consigliera comunale uscente. Michela è sportiva e si vede, è impossibile stargli dietro durante una corsa. Gli sportivi hanno una marcia in più nell’arena politica: conoscono la fatica, hanno grinta e sono ostinati a raggiungere un obiettivo. Per questo Michela ha lavorato duro, evitando di stare troppo sulla “scomoda” sedia del consiglio comunale, ma cercando di essere sempre presente in città. Di corsa, ovviamente.
8) Mauro Cattaneo è di Alessandria e lo potete riconoscere per la sua “fissazione” per l’ambiente, in tutte le sue declinazioni. Infatti lo potete trovare a sudare sulla sua bicicletta, o mentre è indaffarato a preparare l’ultimo evento (sostenibile) per i cittadini. Da votare, anche solamente per la sua campagna elettorale, ricca di spunti interessanti.
9) A Monza come non dare il voto a Marco Lamperti, un giovane motivato e creativo, come dimostrano le sue cartoline per la campagna elettorale. In tanti ci hanno messo la faccia, come possono sbagliare?
10) L’ultima preferenza è per il candidato X, ovvero il candidato ombra, il riempilista, che non ha speranze contro chi ha una rete di contatti vasta e aggregata. Eppure c’è sempre in ogni lista qualcuno che ci mette passione, che pur sapendo di non avere i voti per passare mette anima e corpo nella “battaglia” elettorale. E sono per la maggior parte giovani e donne. Se ci sono sempre i “soliti” è perché non c’è un uso ragionevole del voto di preferenza. Guardate le facce, andate agli eventi e date fiducia al vostro candidato “x”. Se la maggioranza non sceglie anche fuori dagli schemi, le piccole comunità organizzate riusciranno sempre a imporre i loro candidati.

Ecco almeno 10 buoni motivi per votare PD. Ce ne sarebbero mille altri per non votarlo, ne sono consapevole. Ma la sfera pubblica è una questione di bilanciamenti ed è ovvia la necessità di trovare un difficile equilibrio tra interessi diversi. Per una volta tanto, visto che sono in pochi a farlo, ho cercato  di esaltare gi attuali lati positivi del PD, senza smettere di far capire all’esterno e all’interno la necessità di un cambiamento di prospettive e di determinatezza, che può restituire credibilità e fiducia. Ma non possiamo essere lasciati soli. Per questo, terminate le elezioni, in qualsiasi modo andranno, pensiamo subito al 2013. Perché tra proposta e protesta la differenza è solo una sillaba.

Riconquistare la città “Italia”.

Puntuali dopo ogni elezione arrivano i commenti al voto. Italiani popolo di analisti, sempre pronti ad affermare qual è la strategia migliore e a indicare il percorso da seguire. Fortunatamente stavolta non ho visto molti toni pessimistici tra i commentatori di centrosinistra, complice la netta vittoria nei ballottaggi. Tutte avevano lo stesso filo conduttore: necessità di una coalizione forte con i protagonisti del voto, la consapevolezza che il vento è cambiato, la fine del berlusconismo. Già. Ancora una volta. Come si diceva dopo le elezioni del 1996, del 2005, del 2006. Che invece hanno consegnato un Berlusconi ancora più arrogante, imprevedibile e terrificante. Non è nelle mie corde essere pessimista, ma il risultato di ieri non ci deve allontanare da quelli che sono i nostri compiti nel prossimo futuro. Se vogliamo vincere a livello nazionale ci sono alcuni fattori che dobbiamo tenere di conto:
1) Abbiamo vinto nelle città, che di solito hanno una tendenza a votare centrosinistra. Certo, abbiamo strappato Milano, ma se vediamo il voto delle provinciali del 2009 possiamo notare come nei collegi del centro città il centrosinistra aveva già superato il centrodestra. Alle regionali dell’anno scorso Piemonte e Lazio sono stato strappate al centrosinistra grazie al voto dei paesi più piccoli, dove è più difficile offrire un radicamento e un’iniziativa omogenea sul territorio da replicare al modello televisivo di Berlusconi. Per questo bisogna puntare sulla comunicazione, cercando di occupare tutti gli spazi (online e offline) con idee e proposte chiare, per non disperdere il messaggio. Sono loro ora ad essere divisi, cerchiamo di ricordarcelo.
2) Il Sud. Se dal Nord le notizie sono buone, con il crollo di fiducia nel sogno berlusconiano e nelle paure/promesse della Lega, nel Meridione le previsioni sono fosche. Non solo non c’è un chiaro segno di ripresa di credibilità nel centrosinistra, ma c’è ancora il “problema” Sicilia, dove il PD ha scelto di reggere la giunta del macchiavellico Lombardo. Come ha detto Pisapia oggi a Vendola, ” bisogna parlare il meno possibile dei territori che non si conoscono” e quindi non mi addentro ad analizzare cosa è possibile fare per “portare il vento del Nord” in fondo alla penisola italica. Chiedo solo ai dirigenti del partito un’attenzione maggiore a domandarsi se ci vuole una rottura netta con il passato, come ha dimostrato la grande vittoria di Luigi De Magistris, evitando di perpetrare vecchi schemi clientelari e artificiosi giochi di palazzo.
3) Manca ancora una programma condiviso sulle alleanze. Chiamalo manifesto, piattaforma, punti programmatici, idee, progetto per l’Italia, proposte. Chiamalo come ti pare. Ma va fatto. Per non trasformare il voto sempre nel referendum di turno contro Berlusconi e i suoi candidati, occorre fidelizzare gli elettori che si sono già espressi in nostro favore e conquistarne altre. Guardare a quella grande massa di astensionisti e delusi da questa politica ( e non dalla politica in generale) che possono aver votato candidati di rottura (qualcuno ha detto grillini?) proponendo una visione a lungo raggio del nostro Paese, cercando di richiamare a sé quegli esuli in patria che adesso hanno negato il voto, ma che sono pronti a ridarci fiducia quando smetteremo di parlarci addosso e parleremo a tutti gli italiani, specialmente quelli che adesso stanno soffrendo di più.
Pochi e semplici punti:
1)difesa dei diritti di tutti, anche chi in questo momento non ce l’ha (precari, ad esempio)
2)richiamo alla legalità (perché sicurezza non fa rima con immigrazione)
3)riconoscimento del merito e delle competenze (riforme vere che hanno dei costi ma che facilitano lo smantellamento del sistema)
4)visione ambientalista (no nucleare, un miglior sistema idrico, attenzione e ricerca nelle rinnovabili, risparmio energetico. Un nostro New Green Deal)
5)apertura all’innovazione (connettere il mondo dell’università con le imprese, aumentare l’investimento in ricerca, Internet come bene pubblico)

Abbiamo la grande opportunità di governare nelle più grandi città d’Italia: Milano, Napoli, Torino, Firenze, Genova, Trieste, Bologna. Roma cadrà la prossima volta. Si possono fare scelte coraggiose da prendere come esempio per le politiche nazionali. Possiamo mettere in piedi una nuova forza che ha gambe solide per camminare solo se ci sono esempi brillanti di buona amministrazione.

Un tempo il governo delle città era un vanto della sinistra. Deve tornare ad esserlo. Solo così riconquisteremo la città “Italia”.

[Elezioni nazionali] Vincere x convincere. Endorsment vari a Milano, Napoli, Torino, Vercelli, Varese

Dopodomani e lunedì mattina si vota per le amministrative. Ormai da molti anni c’è la malsana abitudine di dare rilevanza nazionale a ogni elezione. Un modo per rafforzare il governo o cercare di abbatterlo. Invece di parlare di programmi e prospettive di una città, si cerca di nazionalizzare lo scontro. Fautore di questa politica è Silvio Berlusconi, che si è candidato addirittura capolista PDL al Comune di Milano, cercando di sfruttare il suo nome per portare acqua al mulino della Moratti. Ma non c’è solo Milano. Torino e Napoli sono altre due grandi città che andranno al voto, insieme a molte altre diversamente importanti.
C’è da seguire con molta attenzione queste elezioni, non solo per vedere la tenuta dei partiti, ma anche per quanto riguarda le possibili alleanze. Il centrosinistra si presenta compatto in tutte le maggiori città, con il terzo polo che va da solo o con il candidato PDL. Una vittoria di questa alleanza rafforzerebbe la visione della necessità di continuare su questa strada, vista la possibilità di trovare convergenze sui programmi.
Andate a votare (PD!) e lasciate la preferenza perché la politica si cambia non solo con le idee, ma con le persone.

Milano
Dopo l’aggressività verbale e la poca eleganza della candidata del PDL Letizia Moratti, che svelano la sua paura di perdere, sono convinto che una vittoria di Pisapia, candidato del centrosinistra, non è poi così lontana dalle nostre mani. Vincere a Milano significherebbe sconfiggere Berlusconi nella sua terra, dimostrare che il suo sogno è fragile e debole. La “riconquista” può partire dalla capitale “fashion” dell’Italia, per dare un nuovo “abito” alla politica.
Amici milanesi, non ho dubbi nel suggerire di dare la preferenza a Carlo Monguzzi, che ho avuto la possibilità di conoscere e apprezzare negli ultimi mesi. Carlo è il classico esempio di come si può tradire la data di nascita sulla carta d’identità presentando idee e riflessioni giovani, fresche, d’impatto.

Torino
Qui Fassino vuole continuare la preziosa eredità di Chiamparino, un sindaco molto amato dai suoi concittadini. Fassino, uscito vincitore dalle primarie, ha condotto una buona campagna elettorale, incentrata su temi locali e su come dare una visione di lungo respiro alla città. Chi aveva dubbi su un suo possibile arrugginimento, si è dovuto ricredere.
Qui la preferenza da dare è a Ilda Curti, stimata Assessore all’integrazione, una grande passionaria che ha dato pratica alle sue idee, rendendo Torino una città all’avanguardia e un modello nazionale per quanto riguarda le politiche dell’immigrazione.

Vercelli
Menzione speciale per il candidato pd nel collegio di Trino per le provinciali di Vercelli. Qui c’è da votare Alessandro Portinaro, un caro amico che ha dimostrato serietà, spirito di sacrificio, competenza e dedizione. Un mix di umanità, preparazione e di amore verso la politica. What else? Cosa volete di più? Vedendo politici come Alessandro non capisco davvero come al Nord il PD non riesce a sfondare.

Napoli
Ah Napoli. Bellissima città che sta soffrendo molti disagi. Qui i politici si scaricano le responsabilità l’uno con l’altro da anni. Con che faccia vi dico di votare per il Pd e quindi per Morcone? Scusate, non vi basta la dichiarazione di Berlusconi di ieri: “Non verranno abbattute le case degli abusivi”. Non vi sembra un attacco alla legalità in una città che ne avrebbe tanto bisogno? Non vi sembra ridicolo un governo che manda in città l’Esercito per raccogliere i rifiuti, e non per contrastare l’ “immondizia” della società, la malavita organizzata?
Votate PD e scrivete Francesco Nicodemo, giovane consigliere comunale uscente. Francesco mi ha dimostrato che anche un semplice consigliere può cambiare fortemente le politiche della città. Basta lavorare e persistere.

Varese
Non conosco la città, non conosco il candidato sindaco del centrosinistra, ma conosco Andrea Civati, candidato giovanissimo al consiglio comunale per il PD. Varesotti, fatevi un regalo, votate Andrea Civati, non ve ne pentirete! Basta stare con lui per qualche ora per vedere la passione politica nei suoi occhi e la voglia di contribuire per una città/Italia/mondo migliore! L’esempio incarnato della politica del futuro: seria, trasparente, fresca e dinamica.

Sconfittopedia

A una settimana dal voto, ecco la rassegna di alcune analisi del voto:

Sandro Gozi – http://www.youtube.com/watch?v=FqB_Kqzpqrw&feature=player_embedded

Ivan Scalfarotto – http://www.ivanscalfarotto.it/?p=5358

Sergio Gaudio – http://www.facebook.com/note.php?note_id=425911778851

Enrico Rossi – http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/04/02/basta-fighetti-nel-partito-il-60-non.html

Massimo Matteoli – http://www.facebook.com/note.php?note_id=428873674691&id=1106955099&ref=nf

Nadia Urbinati – http://concita.blog.unita.it//Da_dove_cominciare_1144.shtml

Eugenio Scalfari – http://www.repubblica.it/politica/2010/04/04/news/il_vento_vandeano_da_torino_a_treviso-3118223/

Emidio Picariello – http://pdobama.wordpress.com/2010/04/02/il-falso-mito-del-radicamento-sul-territorio-e-una-possibile-exit-strategy-per-il-pd/

Civati – http://civati.splinder.com/post/22500915#22500915http://civati.splinder.com/post/22481344#22481344

Cristiana Alicata – http://civati.splinder.com/post/22500915#22500915

Ignazio Marino – http://www.ignaziomarino.it/news.asp?id=653

Ilvo Diamanti – http://www.demos.it/a00412.php

Veltroni – http://www.repubblica.it/politica/2010/04/01/news/veltroni_aggressivo_e_popolare_cos_il_partito_pu_rinascere-3058742/

Renzi – http://www.corriere.it/politica/speciali/2010/elezioni/notizie/frenda-pd-renzi-errori-prevedibili_1a80b028-3ca1-11df-80d0-00144f02aabe.shtml

Per ultimo un briciolo di speranza, la consapevolezza che possiamo ancora costruire qualcosa, emozionare le persone con parole nuove: http://www.youtube.com/watch?v=xth4XqbCPAc .

C’è poco tempo per riflettere.  Abbiamo capito quali sono stati i problemi e indicato una via per migliorare: meno autolesionismo, più proposte e spirito di sacrificio. Ci siamo. Andiamo oltre

L’umiltà dei diversamente vittoriosi (analisi voto Regionali 2010)

E’ sempre difficile fare un’analisi dopo il voto. Soprattutto quando non hai vinto. La matematica ci dovrebbe venire in aiuto: 7 regioni a 6. Una in più del centrodestra. Evviva, festeggiamo, abbiamo fermato Berlusconi. Ma la fredda logica ci riporta alla triste realtà: non abbiamo vinto 7 regioni, ne abbiamo perse 4, quelle più popolose e fondamentali per un rilancio nazionale. Come iniziare questa riflessione? Disperandosi per l’avanzata xenofoba e razzista targata Lega? Piangere dopo aver visto la Polverini  festeggiare la vittoria con tanto di saluto romano? Prendersela con la classe dirigente del PD, che non è riuscita a far partire la riscossa democratica? Maledire grilli, grillini, grilletti per aver tolto voti alla sinistra?

Gli spunti sono tanti, purtroppo. Più viene voglia di parlare, più significa che siamo insoddisfatti. Partiamo dal primo dato che è rimbalzato durante la due giorni elettorale: l’aumento dell’astensionismo. Crolli anche di 10 punti, sia nelle regioni rosse che azzurre. E tutti noi,popolo di centrosinistra,  a sperare che fosse l’elettorato di centrodestra a non essere andato alle urne,provando un ottimismo che alla fine rende più bruciante la sconfitta. L’astensionismo è stato trasversale. Fessi noi a credere che gli italiani, stanchi del teatrino della politica della Destra, scegliessero i partiti di centrosinistra come alternativa o come voto di protesta. Lo stereotipo della Casta, del politico che fa solo i suoi interessi, a danno dello Stato e dei cittadini colpisce tutti: rossi,rosa, verdi, azzurri, tutti vengono considerati alla stessa stregua. Questo non deve stupire, visto il calare progressivo della fiducia nei partiti, iniziato con la fine della Prima Repubblica. Ma questo non è solo il problema dell’Italia. In Francia va anche peggio (più della metà degli aventi diritto non va a votare) e anche le altre nazioni europee non se la passano meglio.

Domanda n°1: Come restituire credibilità alla politica? Come far capire l’importanza di poter scegliere, di contare e perchè no, anche di lamentarsi se le cose vanno male? Non riusciamo a capire i veri bisogni del Paese, a essere rappresentativi? O semplicemente siamo diventati un popolo che se ne frega delle sorti del proprio Paese?

Ma un voto di protesta in parte c’è stato. Non è andato al Pd, bensì all’Italia dei valori e ai vari movimenti a 5 stelle, che si rifanno a Grillo, troppo comico per essere un politico, ma troppo politicizzato per essere un comico. Grillo e l’IDV sono la voce dell’indignazione, delle urla, portatori della rivoluzione più stupida:<< cambiare tutto affinché nulla cambi>>, di gattopardesca memoria. Fa sorridere come di fronte all’avanzata della Lega e alle dichiarazioni trionfalistiche del Presidente del Consiglio, affrancati da un voto che gli ha conferito capacità governative in molte regioni e comuni, invece di iniziare a cambiare l’Italia, Grillo e Di Pietro cerchino di annientare i resti del Partito Democratico infierendo senza pietà su un animale ferito. Con rabbia cieca e cinismo intollerabile ricordano gli errori del PD, in nome di una superiorità e libertà che è tutta da dimostrare. Liberi, si definiscono i grillini, ma sono schiavi della loro ottusità e della presunzione di essere i portatori della Verità, come i loro (presunti ) nemici del popolo della Libertà. Dove sono i grillini quando ad Arezzo la Lega regala sapone da usare dopo aver toccato un immigrato? Dov’è Di Pietro di fronte allo stupro sistematico dei diritti civili? Perchè ci avete lasciato soli nella nostra ( se pur fiacca) lotta al nucleare? Cosa ne pensa Grillo dei problemi dei precari? Fanno della trasparenza il loro punto forte, ma se ai cittadini importasse davvero vedere come lavorano i rappresentanti eletti nelle istituzioni, molti dei loro simpatizzanti forse cambierebbero idea. Non ci si improvvisa amministratori se hai come background solo l’odio e il non-dialogo.

Domanda n°2: Ma possibile che il Movimento a 5 Stelle e Di Pietro abbiano preso un sacco di voti senza essere reale alternativa di governo? Nell’Italia che va a rotoli, che senso ha quello di picchiare duro sul PD? Vogliono forse aiutarci o, come presumo,vogliono solo drenarci voti? Ma hanno capito qual’è il vero nemico? Non possiamo parlare insieme di soluzioni? Io continuo a credere che il PD ha le potenzialità di rubare non qualche elettore, ma TUTTI i voti all’IDV e ai grillini, accettando alcuni loro punti fermi, che abbiamo già nel nostro DNA, come la legalità e l’attenzione all’ambiente…basta ricordarcene sempre.

Ma come dicevo prima, c’è un vecchio/nuovo nemico che sta avanzando inesorabile: la Lega Nord, il partito più vecchio tra quelli esistenti adesso, il vero vincitore della campagna elettorale. La nuova destra, che ha rimpiazzato la PDL, che risponde alle paure della globalizzazione giocando in difesa: no al diverso, no all’Europa, no all’importazione. Una volta c’era anche il no a Roma, ma ora si sono adagiati sulle poltrone della Capitale. La Lega da partito-movimento ora movimenta i partiti, che devono rincorrere il loro linguaggio estremista e pericoloso. Un linguaggio che si dissocia dalla pratica, come dice Ilvo Diamanti oggi, in una lucida analisi dello strapotere leghista. Le ronde mai fatte, l’integrazione de facto nelle imprese del Nord sono solo esempi della politica fallimentare del partito di Bossi. Eppure i suoi amministratori hanno il più alto tasso di gradimento, sono a capo di 355 comuni e hanno il presidente di 14 province, da oggi anche due regioni. Quello che a noi di sinistra inorridisce, per la Lega è un punto di forza: la semplicità del linguaggio e la chiarezza del programma: pochi punti, da martellare nella testa degli italiani. La Lega in soli 5 anni ha visto moltiplicare i suoi voti, riuscendo nel Nord a prendere lo stesso consenso della DC(35% nel Veneto). Quando il berlusconismo passerà, la Lega ci sarà ancora, con i suoi proclami, il suo populismo, i suoi slogan. Fino ad oggi è riuscita anche a rinnovarsi, rimpiazzando quasi totalmente la classe dirigente dei primi anni ’90 e ci sono buone probabilità che riesca a farlo ancora.

Domanda n°3:  Che senso ha attaccare Berlusconi, quando lui stesso sta cercando di inseguire la politica leghista? Non è forse la Lega il “nemico” da combattere, con il suo programma incendiario, primordiale, arrogante? Siamo più spaventati di un Presidente del Consiglio che simula di fare il forte vedendo l’approssimarsi della sua fine,  o di un partito forte che ha ampi margini di miglioramento?

E il PD? Il PD fa il PD. Niente di nuovo. Si barrica dietro la matematica, l’unica amica che gli tende la mano. I giornali parlano di resa dei conti, di attacchi al neosegretario, riprendendo un copione che non ci aveva mai lasciato e che ci accompagna tristemente dalla nascita. Un film già visto, noioso come non mai. Erano in tanti ad aver comprato il biglietto all’inizio,in sala ora rimangono solo gli irriducibili e i nostalgici, che votano più per compassione che per passione. Di errori ne sono stati fatti molti, troppi per soddisfare un elettorato esigente come il nostro. Ci siamo riempiti la bocca parlando di alternativa senza mai provare a crearla davvero.  Ha cercato di copiare la destra e dove l’ha fatto ha perso, e male (Penati?). L’originale merita sempre di più. Lo dico ai delusi: non c’è alternativa al Partito Democratico e al suo progetto originale. Ma c’è un’alternativa al tracollo. Non me la sento di sparare sul neosegretario: sarebbe troppo facile, ma anche ingiusto, visto che è stato eletto da pochi mesi, dopo altrettanti mesi di congresso. Non chiedo una rivoluzione (che sarebbe giusta, ma impossibile da ottenere), chiedo umiltà. L’umiltà necessaria per capire che la strategia delle alleanze non interessa alla gente, che a furia di cercare i voti di Casini ne abbiamo persi molto di più sfiduciando i cittadini. L’umiltà di ascoltare i giovani (mentalmente e non) del Partito, utili nel fermare l’emorragia movimentista. L’umiltà di capire, come dice Francesco, che se uno i voti non ce li ha se li cerca e che la matematica può essere tua amica, ma è infinitamente bastarda e traditrice. L’umiltà di capire che in questa Italia razzista, ingiusta, mafiosa, debole i nemici non sono dentro noi, ma fuori (mi rivolgo anche a tanti militanti intransigenti). L’umiltà di dare fiducia a chi ha tanto da dire e poco spazio per farlo. L’umiltà di non mandare La Torre a commentare i risultati, il quale dovrebbe essere bandito da ogni trasmissione dopo la storia del pizzino. L’umiltà di credere nel rinnovamento, essenziale per restituire fiducia in un partito poco credibile. L’umiltà di riportare la felicità nel votare PD. L’umiltà di lasciare stare modelli fantasiosi di alleanze polimorfiche (modello “Liguria”? 9 partiti, peggio dell’Unione prodiana) e cercare di pescare nell’immenso bacino dei 15 milioni (circa) che hanno deciso di non votare e che non sono ideologizzati. Aspettano noi. Risponderemo a loro e alle domande che facevo prima? Non è l’ultima occasione per migliorare il partito, che continuerà a esistere per molto. Ma ora più che mai è necessaria un’Italia migliore. Lasciamo poco spazio alle inutili lotte interne e lavoriamo uniti. Abbiamo l’obbligo morale di farlo. La storia ci giudicherà dal coraggio che avremo in queste situazioni difficili. Siamo in tanti. Contiamoci.

Endorsement

Cos’è un endorsement? In generale il termine “endorsement” significa dichiarare il proprio supporto verso un candidato, presentandone i lati positivi e invogliando gli altri elettori a votarlo.

Mi piace molto qusto tipo di campagna elettorale basata sulla fiducia e sull’appoggio senza interesse verso una persona che stimi e che reputi valida. Inoltre dalla rete degli amici che ha si può capire molto di un candidato, spesso molto di più di mille spot elettorali. La qualità di un leader e di un amministratore si basa anche sulle persone che stanno accanto a lui.

Endorsement n°1 : Giuseppe Civati candidato alla regione Lombardia nel collegio di Monza Brianza.

Ho conosciuto Pippo leggendo il suo blog, uno dei primi politici a scegliere questa forma di comunicazione, e ho subito notato la passione e la voglia di far crescere il Partito Democratico. Aggiungi una grande dose di competenza e un pizzico d’ironia e avrai un mix rivoluzionario, una delle ragioni per cui credere in questo partito e in una nuova Italia(non volo alto, leggete i suoi interventi). Molti altri hanno speso parole migliori, io posso aggiungere che Pippo è riuscito a farmi svegliare alle 5 del mattino per andare da lui a Monza a fare volantinaggio e campagna elettorale in territorio leghista. Ancora non siete convinti? Mille altri motivi nel seguente video (da notare la passione che brilla negli occhi delle persone che parlano di lui):

Endorsement n°2 : Federico Barli candidato alla regione Liguria nel collegio di La Spezia

Federico Barli non è solo giovane anagraficamente,  esprime anche il nuovo pensiero del partito democratico: attento allo sviluppo sostenibile, alla green economy, ai servizi locali con un occhio particolare all’innovazione e al progresso sociale. Pur essendo un politico di lungo corso non ha perso la sua freschezza. Una garanzia per lo sviluppo di una bellissima regione come la Liguria. Se abitate in provincia di La Spezia fatevi un regalo, votate Barli, per dare naturalmente una spinta al partito democratico che vogliamo, fatto di amministratori capaci, passionali e innovatori.

Endorsement vari:

In maniera sintetica (usando lo stile twitter) il supporto ad alcuni candidati che non conosco ma stimo personalmente:

- Marta Meo (candidata nel Veneto nel collegio di Venezia): l’amministratore che vorresti avere al tuo fianco, parla in modo trasparente e coinvolgente su ogni questione, proponendo soluzioni concrete e sensate.

- Cristiana Alicata (candidata nel Lazio collegio di Roma): passionaria incrollabile, lotta per quello che le sta a cuore e si sente. Un voto contro le discriminazioni di ogni genere.

Più contenti dei servi

Ci siamo. L’ultima settimana prima del voto. Secondo i politologi sono questi i giorni più importanti per fare campagna elettorale, conquistando gli indecisi e portando al voto i potenziali astensionisti. Una campagna elettorale lunga (abbiamo mai smesso?) volge al termine e fra una settimana  conosceremo i risultati di queste votazioni. Dopo ci aspettano tre (?) anni di pausa da competizioni nazionali di rilevanza nazionale.

Sono stati mesi intensi, che hanno sfinito i candidati.In Toscana Rossi corre da più di due mesi, nel Lazio la Bonino ha fatto anche uno sciopero della sete. All’inizio abbiamo parlato di temi che riguardavano le regioni: come rispondere alla crisi, il no alle centrali nucleari (anche da parte dei candidati del centrodestra), il rilancio della sanità. Poi c’è stato l’episodio del panino. Voluta o no, l’esclusione della lista PDL nella provincia di Roma ha cambiato questa campagna elettorale, allontanando i temi “regionali” e alimentando lo scontro tra i due poli. Abbiamo assistito a uno strappo istituzionale gravissimo, dimenticato troppo in fretta. Un governo che cerca di interpretare a suo favore le leggi, attraverso un decreto urgente. Non ha funzionato perchè la lista è ancora esclusa. Possibile che il Presidente del Consiglio, l’uomo più ricco d’Italia, non è capace di assoldare i migliori avvocati d’Italia per evitare queste figure? Ma se l’avesse fatto intenzionalmente? Se avesse giocato con la democrazia, pur sapendo di perdere, per alzare il tono dello scontro? Dare un quadro distorto dell’Italia, dominata da pm e giudici comunisti, dall’odio verso la sua persona e il suo entourage, per offuscare i pessimi risultati del suo governo. Il ruolo della vittima gli riesce bene da più di quindici anni e finora ha sempre pagato.

In questo ennesimo referendum pro o contro Berlusconi, si radicalizza lo scontro, i blocchi si ingessano e gli indecisi si astengono.

Ci ritroviamo in questa ultima settimana a parlare di numeri di persone in piazza, di inchieste, di tangenti  mentre in Francia una sinistra distrutta solamente un anno fa, riesce a diventare il primo partito nazionale, umiliando Sarkozy e in America Obama fa approvare alla Camera una straordinaria riforma sanitaria.

Stupiamo gli elettori, conquistiamo gli indecisi. Vincere si può in molte regioni. Non contro Berlusconi, ma per l’Italia. Non è retorica, è semplicemente la voglia di uscire da un tunnel buio. Non aspiriamo alla perfezione, all’utopia. Per ora liberiamoci del fango (per non dire altro) che ci ricopre e diamo fiducia a chi vuole governare con onestà, trasparenza e legalità.

Ieri la Littizzetto ha sintetizzato quindici anni di Berlusconismo:

“nella vita non è importante prendersela con i padroni, il problema non sono i padroni (che sono pochi), il problema, in Italia, sono i servi, che sono tantissimi, sono uno sterminio, sono una folla, e spesso contenti”

Facciamo vedere che le persone libere superano i servi e che riusciamo a essere più contenti di loro. Contenti di condividere la felicità con gli altri. Anche con i servi.

Roma non fare la stupida stasera…dammi una mano a famme dì pd…

Il risultato elettorale di Roma è troppo significativo, rilevante, chiaro. E, per il partito democratico, traumatico. Perché Roma è la capitale d’Italia. E, fino a una settimana fa, del Centrosinistra. Oggi la geografia politica italiana è cambiata. Il risultato è chiaro: il Nord alla Lega, il Sud a Lombardo, Roma ad An, e l’Italia a Berlusconi.

I cittadini romani chiedevano a gran voce un cambiamento e il partito democratico ha saputo rispondere solo decidendo in una stanza chiusa per pochi intimi – il Pd, partito che ha fatto un mito delle primarie – il cambio di poltrona tra Veltroni e Rutelli. Senza capire che ciò che funziona in termini di esperienza e di attitudine può sembrare all’opinione pubblica, più che mai oggi, “un’autogaranzia castale, un’autotutela collettiva, da “classe eterna”, nomenklatura, più che da partito aperto” (Scalfari).

Questo è stato un esempio del potere che hanno i cittadini. Perchè Rutelli al Comune ha preso 55 mila voti in meno di quanti ne ha conquistati sul territorio cittadino Nicola Zingaretti, neopresidente eletto della Provincia di Roma. Evidentemente non piaceva il candidato e molti elettori hanno voluto punire la scelta di Rutelli candidato a sindaco votando per Alemanno. Il nuovo sindaco non rappresenta certo il nuovo, essendosi presentato anche alle elezioni di due anni fa, ma all’elettorato di destra non interessa questo. Quando fai una scelta di metodo, quella di indire primarie per l’elezione di cariche istituzionali, non puoi tornare indietro, non puoi fare le primarie quando ti pare, perchè dimostri scarsa sensibilità e disattenzione verso gli elettori.

A Vicenza Achille Variati, candidato del Pd, si è imposto di misura, risalendo, al ballottaggio, di quasi 20 punti percentuali e di 6000 voti. Mentre la candidata del Centrodestra, Lia Sartori, ha recuperato solo 150 voti. Perdendo non solo gli otto punti di vantaggio precedenti. Ma soprattutto le elezioni. Cosa c’è di speciale? A parte che Vicenza è in pieno territorio leghista e una vittoria del centrosinistra significa che qualcosa si può ancora fare, quello che fa riflettere è che la candidatura di Variati è passata attraverso le primarie. Un candidato scelto dai cittadini che è stato premiato con l’elezione a sindaco. Le primarie sono una strada da seguire in tutte le città? Gli ultimi risultati elettorali mi fanno pensare che potrebbe essere così.

“Variati e il Pd hanno fatto una campagna elettorale vera, vecchio stile. Porta a porta. Tutti i giorni nei quartieri, nei mercati, insieme a decine di militanti e volontari, giovani e giovanissimi, a volantinare dappertutto, in centro e in periferia. Mentre la sua avversaria quasi non si è vista. La vittoria di Variati, dunque, è avvenuta per ragionevoli ragioni.” questo scrive Diamanti in un suo articolo su Repubblica. Leggendo queste righe mi è venuta in mente la campagna elettorale che abbiamo fatto noi a Pisa, molto simile a quella fatta a Vicenza. Solo che a Pisa non ci sono state le primarie e, sarà un dato, Filippeschi aveva meno voti della somma delle sue liste. Quindi c’è stato un voto di protesta sul nome del candidato. Un nostro obbiettivo è cercare di riconquistare la fiducia di chi ha espresso un voto disgiunto.

Tornando a Roma il voto e le dichiarazioni dei cittadini dimostrano che i pregiudizi ideologici non contano più. Il candidato di AN è apparso più credibile, concreto e affidabile.

Ci vogliono nuovi candidati, “freschi”, vincenti, puliti da incrostazioni passate, che sappiano dare un grande slancio di immagine e di contenuti, per ritornare a vincere contro la destra sia a livello locale che a quello nazionale. Ma per fare questo i big di adesso (Bersani, D’alema, Fassino, Melandri ecc.. ) dovrebbero farsi da parte e andare in panchina, condividendo comunque l’enorme esperienza acquisita. E’ forse un’utopia?Sì.

All’armi siam tassisti…

Nel 60° anno della costituzione mette tristezza vedere che al comune di Roma ha vinto un ex-fascista: Alemanno. Dopo 13 anni di governo di centro-sinistra siamo riusciti a perdere anche la capitale, rendendo questo giro di elezioni una disfatta completa.

Alemanno, alemanno…chi è? Ecco le sue notizie biografiche prese da wikipedia:

Alemanno entra da giovanissimo in politica, nelle organizzazioni giovanili del MSI-DN diventando segretario provinciale romano del Fronte della Gioventù, il movimento giovanile missino.

Sul finire del periodo turbolento degli anni di piombo, venne fermato nel novembre 1981 per aver partecipato insieme ad altri quattro componenti del Fronte della Gioventù all’aggressione di uno studente di 23 anni. Venne poi prosciolto. (Ansa, 20/11/1981)

Nel 1982 fu arrestato con l’accusa di aver lanciato una molotov contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica a Roma, scontando 8 mesi di carcere a Rebibbia, ma poi venne prosciolto per non aver commesso il fatto.[1] (Ansa, 15/05/1988)

Nel 1988 diventa Segretario Nazionale del Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del MSI, succedendo a Gianfranco Fini che la gestiva dal 1977. Resterà in carica fino al 1991, caratterizzando il suo segretariato per una più spiccata linea movimentista e per la ripresa di tematiche sociali e antiamericane.

Il 29 maggio 1989 viene arrestato a Nettuno (ma subito scarcerato) per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, e tentato blocco di corteo ufficiale, in occasione della visita del Presidente degli Stati Uniti d’America, George H. W. Bush, al cimitero di guerra americano. È stato poi prosciolto da ogni accusa.[1] [2](Ansa 29 e 30/05/1989)

Il 13 giugno 1991 Umberto Bossi partecipa a una manifestazione della Lega Sud in Sicilia a Catania e viene aspramente contestato dal Fronte della Gioventù guidato proprio da Alemanno (ANSA 13.6.1991)

È stato fondatore e promotore della società di servizi “Euroservice” nel 1990, operativa nel campo dei servizi dell’edilizia e del lavoro giovanile, ed è membro onorario della Camera del commercio e dell’industria dell’Argentina.

Dopo esser stato eletto nel 1990 nel Consiglio regionale del Lazio, nel 1994 viene eletto alla Camera dei Deputati al maggioritario, nel collegio 19 della circoscrizione Lazio 1. Nello stesso anno è nominato dirigente del “Dipartimento per le politiche del volontariato e dell’associazionismo” di Alleanza nazionale.

Alemanno è un uomo di destra. Che porta la croce celtica al collo. Per questo la sua elezione viene salutata con gesti fascisti. E questo mi fa male, fa molto male. Così la città medaglia d’oro al valore civile, la Città martire della resistenza, la Città della tragica via Tasso è caduta nelle mani di un Sindaco (podestà?) dallo scurissimo passato.

Chissà se Alemanno, accompagnando i ragazzi romani ad Auswhwitz proverà a spiegare loro che terminarono lì la loro corsa anche carri bestiame riempiti a forza ed impiombati alla Stazione Tiburtina da camerati romani, chissà se depositerà una corona d’alloro fra le tombe delle fosse Ardeatine.

Ma come abbiamo fatto a perdere la capitale?Come é possibile che in 2 anni il centrosinistra sia riuscito a perdere tutto il consenso che aveva nelle passate elezioni amministrative (Veltroni passò il 60% dei consensi al primo turno)?

A presto per la seconda puntata sul voto romano…

La vittoria di Pirro

A Pisa ha vinto Filippeschi, il candidato del centrosinistra. Risultato scontato? Non tanto, anche perchè durante lo spoglio la Paoletti, candidata di Berlusconi, era passata addirittura in vantaggio. Alla fine il risultato finale è stato 53,07 contro 46,93 a favore di Filippeschi. Una vittoria non molto netta, incerta fino all’ultimo. Questo risultato del ballottaggio, parzialmente negativo, può avere molteplici ragioni: 1)l’astensionismo degli elettori di centrosinistra( ha infatti votato poco più del 56%, -13% rispetto al primo turno, in totale più di 5000 elettori in meno). Forse perchè credevano in una facile vittoria o perchè non erano soddisfatti del candidato molti nostri elettori non sono andati a votare. 2) La sinistra arcobaleno non ha aiutato. Molti loro sostenitori non si sono presentati alle urne e ho il sospetto che alcuni potrebbero aver votato la Paoletti, forse come segno di protesta (molti militanti della SA pensano che Veltroni sia il principale responsabile della loro mancanza in Parlamento). 3) La vittoria nazionale di Berlusconi. Agli italiani piace salire sul carro dei vincitori e gli elettori di centrodestra sono andati a votare in massa per la loro candidata, trascinati dall’entusiasmo e dall’euforia del risultato nazionale.

Ma abbiamo vinto! L’analisi del voto serve per imparare dagli errori, non per fasciarci la testa. Filippeschi dispone di un’ampia rappresentanza di alleati in consiglio comunale avendo anche alle spalle un partito che dispone di ben 20 consiglieri e che praticamente può fare la maggioranza da solo. Quindi nei prossimi 5 anni si possono fare molte cose, possiamo davvero realizzare tutto quello che abbiamo promesso. Alle grandi opere c’ha pensato Fontanelli, ora insieme pensiamo alle esigenze immediate, ma non meno importanti, del cittadino pisano. Quei problemi del quotidiano che tanto l’hanno messo alla prova in campagna elettorale.

Solo così alle prossime elezioni confermeremo questo risultato e lo miglioreremo, riuscendo a far passare il sindaco al primo turno.

Perchè è una vittoria di Pirro? Perchè lo scenario nazionale è veramente disastroso. Abbiamo perso anche Roma, dopo 13 anni di governo della sinistra. Perchè? Le analisi del voto di Roma nei prossimi giorni…

P.s…e io rilancio il Granducato della Toscana!

P.s.s Mentre scrivevo a Porta a Porta passavano le immagini delle donne del Parlamento…ma quante fiche belle donne ci sono tra i banchi del Popolo delle Libertà?Quasi quasi…

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