Ci siamo. Un’altra tornata elettorale è arrivata, anche se minore delle precedenti. Andranno comunque a votare un ottavo degli italiani, con tanti comuni, soprattutto al Nord, dove testare l’attuale coesione politica dei vari partiti, soprattutto quelli del centrodestra, esploso dopo la formazione del Governo Monti.
Palermo e Genova sono i comuni capoluogo di regione che andranno a votare, e se Marco Doria, uscito vincitore dalle primarie del centrosinstra, è dato per favorito, nella città siciliana ancora tutto è da vedere. Peserà molto la frammentazione in diverse liste (11 in tutto) che rende ogni previsione difficile.
Nonostante a livello nazionale SEL e IdV non siano nella maggioranza di governo, nel 90% dei comuni l’alleanza tipica che si presenta alle urne sarà Pd-IdV-Sel, con sporadici inserimenti del doppiogiochista Terzo Polo o dei governisti sempre in lotta di Rifondazione Comunista in tutte le sue molteplici derivazioni.
Questa distonia tra governo nazionale e governo locale deve far riflettere sulle composizioni future, soprattutto chi, da una parte spera di formulare l’alleanza dell’ormai scolorita foto di Vasto,ma dall’altra continua a utilizzare toni minacciosi e/o duri nei confronti soprattutto del Partito Democratico, con l’idea di sottrargli voti e preferenze.
Lo spiega bene Civati nel suo blog:
La mia proposta è semplice e le obiezioni, sinceramente, sono molto deboli: il Pd non si può cambiare, quindi mi iscrivo a Sel (che per altro mi pare essere un Pd in miniatura, diviso tra Fabbriche e vecchi apparati, se proprio devo essere sincero) oppure lo incalzo con Di Pietro, che è un po’ ‘manesco’, ma almeno lui le cose le dice. Poi però anche Sel e Di Pietro si alleano con quel Pd, che è rimasto tale. E Sel e Di Pietro proseguiranno con l’atteggiamento che li accompagna da sempre: in quell’alleanza precaria e del «più uno», per cui a qualsiasi mossa del Pd, si assocerà una contro-mossa di questo o di quello per rosicchiare un po’ di voti al Pd. Sai che divertimento.
E allora perché votare PD? Chi mi conosce sa che preferisco meditare e riflettere prima di dare un supporto incondizionato alla conduzione di Bersani. Non sono un ultras e nemmeno un supporter “a prescindere”. Ma sono ancora fermamente convinto che il PD è l’unico partito da votare attualmente. Per almeno 10 ragioni:
1) La grande forza e capacità degli amministratori locali PD che governano con spirito di sacrificio e difficoltà la maggioranza dei comuni italiani, politici che con grande fatica cercano di scrollarsi di dosso la parola “casta”, che poco si addice a chi non ha privilegi , emolumenti o grandi compensazioni economiche. Per molti di loro la ricompensa non è un seggio in Consiglio Regionale o in Parlamento, ma solamente la felicità e il benessere di una comunità.
2) La mancanza di prospettive degli altri partiti, legati vita e morte ai loro leader, privi di una qualsiasi democrazia interna. Fra vent’anni pensate ancora ci potrà essere l’IdV di DI Pietro, il PDL di Berlusconi o Sel di Vendola? La caduta di Bossi e il conseguente calo drammatico dei voti della Lega dimostra come troppo spesso le sorti di un partito sono legate a un solo individuo. Ma così si perde proprio l’essenza del fare politica insieme, del condividere un percorso come gruppo, non come pecore dietro a un pastore. Qui lo dico con convinzione: il PD ha il DNA e le basi per resistere a ogni scossone politico. Potenzialmente, ovvio. Ma possiamo farlo esplodere solo per colpa nostra, non per la “caduta” di un leader.
3) Se vincesse Hollande domenica prossima, e noi facciamo tutti il tifo per lui, potrebbe aprire una nuova prospettiva per l’intera Europa, quel cambio di passo che aspettiamo da troppo tempo. Grazie alla forza dell’alleanza tra PD, Partito Socialista francese e SPD tedesco, una nuova spinta progressista può accomunare l’Europa, facendo delle proposte di Hollande, decisamente antisistemiche e di contenimento dello strapotere della finanza, un pilastro condiviso, da usare nelle elezioni del 2013 in Italia e in Germania. Come diciamo da tempo, la risposta alla crisi europea è paradossalmente più Europa, ovvero quella famosa e desiderata unità politica presente negli ideali dei Padri fondatori dell’UE, ma purtroppo ancora lontana dal realizzarsi. La soluzione non è l’autarchia e l’isolamento, che non funzionarono in tempo fascista figuramoci ora, ma un nuovo indirizzo economico globale più sostenibile e equo, che si può realizzare solo se la regia politica è comune.
4) I partiti non sono tutti uguali. Certo, in questo clima di corruzione e clientelismo spicciolo abbiamo avuto anche noi le nostre mele marce. Il pensiero va ovviamente a Penati e a Lusi. Ma appena si è scoperto un caso di illegalità subito la reazione è stata ferma e decisa, con l’espulsione o la sospensione dal partito di chi non si è comportato in maniera degna o di chi è anche solamente accusato di aver commesso un reato, proprio per affermare la nostra estraneità a ogni malaffare.
Gli abusi e i cattivi comportamenti esisteranno sempre, sono insiti nella natura umana, l’importante è che un partito sappia distinguersi da questi, abbia un atteggiamento distaccato e aperto, sapendo di dover dare il doppio delle risposte richieste in queste situazioni. Generalizzare è sempre sbagliato, ma purtroppo è la via più facile. Sono tutti i No-Tav violenti, i militanti del PDL ladroni, gli italiani mafiosi, i grillini incompetenti? No.
5) I famosi contenuti. Il mantra, il ritornello di molti è che il Pd abbia posizioni troppo ondivaghe, poco chiare. Può essere anche vero, possiamo ancora essere in assestamento (da troppo tempo forse), ma un partito che aspira a non rappresentare solo una parte di elettori ben distinta, ma tutti gli italiani (e gli europei) è difficile da costruire e da spiegare. Come fai a parlare a imprese, lavoratori, sindacati, pubblico impiego, pensionati, giovani, precariati, ricercatori in un Paese così frammentato, dove ognuno difficilmente si sacrifica per l’altro, dove il tifo travalica lo stadio ed entra nelle nostre vite quotidiane?
Ma se governiamo la maggior parte dei comuni, il primo livello di mediazione politica con le istituzioni, vuol dire che, anche se siamo ancora un po’ indietro sugli ideali e sui sogni, nella realtà concreta, nella pratica, sappiamo risolvere i problemi meglio di altri e interpretare le esigenze dei cittadini in maniera più soddisfacente. Magari lo dobbiamo proprio a questo nostro essere “non radicali”, cercando di “accontentare meno” ma “accontentare tutti”. Quindi, in attesa di un programma elettorale per il 2013 che ci riporterà al governo centrale con proposte chiare e rivoluzionarie (o almeno molti lavoreranno per questo), rinnovate la fiducia nel centrosinistra votandolo a questa tornata elettorale. Un voto di protesta (perché bisogna andare a votare!) cosa può portare? Non è meglio un investimento nell’unico partito che ha bisogno di tranquillità (e fiducia) per elaborare le riforme necessarie per il futuro?
Ce ne sarebbero tanti altri di motivi, ma il partito è fatto di persone e per questo vorrei darvi altri 5 validi motivi espressi tramite preferenza. Un endorsement che faccio tutti gli anni alle persone che incontro in giro per l’Italia, che nobilitano la politica e che sperano davvero nella forza innovatrice del partito, cercando di dimostrarlo nelle istituzioni. Una preferenza ti lega per tutto il mandato. Non votate qualcuno per poi abbandonarlo. “Adottate” il consigliere che votate, seguitelo, supportatelo. E l’indignazione si trasformerà in voglia di partecipare. E il cambiamento è possibile solo se il legame tra consiglieri e cittadini è forte e trasparente. Quindi:
6) Se abitate a Lissone (MB) non potete non votare per Monica Borgonovo, l’esempio perfetto di un ossimoro vivente: passionaria e sensibile, idealista e pragmatica, ragionevole e testarda. Monica ha il grande pregio di credere nelle persone e se condivide una battaglia o un’idea, dalla più piccola alla più grande, si sacrifica come singolo per il bene del suo “gruppo”, che nel caso delle elezioni, saranno tutti i cittadini di Lissone. Monica è un ciclone che non guarda in faccia a nessuno, ma ha il dono non scontato dell’ascolto e della generosità, che la rende straordinariamente “umana”, scaldando un mondo, quello politico, dove la meccanicità delle dichiarazioni e degli atteggiamenti rende tutto più freddo e sterile. Se solo avessi avuto il tempo di fare campagna elettorale, mi sarei divertito a sostenere “la pasionaria della Brianza”. Insomma il vero voto di protesta all’asetticità della politica è a Monica Borgonovo!
7) Se siete a Genova il voto va a un’altra donna, Michela Tassistro, consigliera comunale uscente. Michela è sportiva e si vede, è impossibile stargli dietro durante una corsa. Gli sportivi hanno una marcia in più nell’arena politica: conoscono la fatica, hanno grinta e sono ostinati a raggiungere un obiettivo. Per questo Michela ha lavorato duro, evitando di stare troppo sulla “scomoda” sedia del consiglio comunale, ma cercando di essere sempre presente in città. Di corsa, ovviamente.
8) Mauro Cattaneo è di Alessandria e lo potete riconoscere per la sua “fissazione” per l’ambiente, in tutte le sue declinazioni. Infatti lo potete trovare a sudare sulla sua bicicletta, o mentre è indaffarato a preparare l’ultimo evento (sostenibile) per i cittadini. Da votare, anche solamente per la sua campagna elettorale, ricca di spunti interessanti.
9) A Monza come non dare il voto a Marco Lamperti, un giovane motivato e creativo, come dimostrano le sue cartoline per la campagna elettorale. In tanti ci hanno messo la faccia, come possono sbagliare?
10) L’ultima preferenza è per il candidato X, ovvero il candidato ombra, il riempilista, che non ha speranze contro chi ha una rete di contatti vasta e aggregata. Eppure c’è sempre in ogni lista qualcuno che ci mette passione, che pur sapendo di non avere i voti per passare mette anima e corpo nella “battaglia” elettorale. E sono per la maggior parte giovani e donne. Se ci sono sempre i “soliti” è perché non c’è un uso ragionevole del voto di preferenza. Guardate le facce, andate agli eventi e date fiducia al vostro candidato “x”. Se la maggioranza non sceglie anche fuori dagli schemi, le piccole comunità organizzate riusciranno sempre a imporre i loro candidati.
Ecco almeno 10 buoni motivi per votare PD. Ce ne sarebbero mille altri per non votarlo, ne sono consapevole. Ma la sfera pubblica è una questione di bilanciamenti ed è ovvia la necessità di trovare un difficile equilibrio tra interessi diversi. Per una volta tanto, visto che sono in pochi a farlo, ho cercato di esaltare gi attuali lati positivi del PD, senza smettere di far capire all’esterno e all’interno la necessità di un cambiamento di prospettive e di determinatezza, che può restituire credibilità e fiducia. Ma non possiamo essere lasciati soli. Per questo, terminate le elezioni, in qualsiasi modo andranno, pensiamo subito al 2013. Perché tra proposta e protesta la differenza è solo una sillaba.

