Aspettando il Giugno Pisano 2013 #pisa

Luglio non è iniziato nel migliore dei modi: una netta sconfitta contro i più forti del mondo ci ha privato dell’Europeo. Restano i ricordi di un Giugno ricco di emozioni sportive, intense perché inaspettate. Non mi sorprendo invece del grande successo del Giugno Pisano, fortemente rilanciato dall’Amministrazione e da tutti i pisani (e non).

E’ difficile stupire ogni anno, ma quest’anno la Luminara ha davvero colpito nel segno, regalando una grande edizione grazie all’aggiunta di elementi scenografici coinvolgenti, come la musica e i giochi di luce. Le 100mila persone sui Lungarni, un numero che supera i soli abitanti del Comune (circa 90mila), hanno vissuto una serata magica, con la totale mancanza di “buchi neri” (palazzi non illuminati), apprezzando la magia di uno spettacolo unico. Siamo pronti per l’Unesco! Partecipato è stato anche il Palio di San Ranieri, definitivamente collocato in notturna, che ha visto la partecipazione di 40mila persone e una bella gara priva di polemiche.

A chiudere il Giugno Pisano, dopo migliaia di altre iniziative minori che hanno regalato una vasta offerta culturale, il Gioco del Ponte. Tramontana torna alla vittoria, dopo solo un anno da “sconfitta”, ma solamente dopo 7 entusiasmanti e avvicenti combattimenti. Infatti la parte boreale è riuscita a superare l’avversaria australe solamente allo spareggio. Nonostante sia durato tanto (quasi fino all’una), sulle tribune (tutto esaurito) e sui Lungarni c’erano quasi 50mila persone (fonte ANSA), segnale della voglia di non far morire questa nostra manifestazione storica che non ha nulla da invidiare alle altre più blasonate (chi ha detto Palio di Siena?) e che appassiona migliaia di nostri cittadini ( e non).  Vedere il corteo storico alle luci del tramonto, le tribune gremite, i Lungarni pieni, l’effetto scenico degli spettacoli di luce ha nuovamente acceso le emozioni per una manifestazione così bella e particolare, ma ancora troppo sottovalutata dai Pisani e dai turisti. Resta un po’ di amarezza per Mezzogiorno, che già pregustava la vittoria dopo aver vinto i primi due scontri.

Gli eventi del Giugno Pisano sono un bene prezioso che la città offre a tutti, gemme che contribuiscono alla ricchezza culturale e al mantenimento delle tradizioni. Specialmente negli ultimi anni abbiamo assistito a un rilancio delle manifestazioni storiche che hanno riportato una grande voglia di partecipare, di stare insieme, di recuperare un senso di collettività, facendo dimenticare egoismi e insofferenze.
Ma questi eventi non potrebbero essere realizzati senza le centinaia di persone appassionate ed entusiaste che spendono gran parte del loro tempo per la buona riuscita di questi eventi. In un clima esasperato dai tagli e dalle difficoltà economiche, che non ci permettono eccessivi voli di fantasia, abbiamo assolutamente bisogno di loro, pilastri fondamentali che reggono l’intera organizzazione. Senza non possiamo costruire niente.
Sembrerà prematuro parlare del Giugno Pisano 2013 adesso, che siamo appena usciti da un’edizione straordinaria, ma per godere delle bellezze offerte dalle manifestazioni storiche, tanto apprezzate dalla cittadinanza, i “passionari” devono essere già al lavoro. O meglio, bisognerebbe metterli in condizione di operare al meglio, trasformando la loro passione in azione concrete e risolvendo le questioni insolute. Altrimenti il patrimonio culturale e sociale che molti danno per scontato rischia di perdersi e svanire, privando la città di un bene collettivo.
La via migliore, come sempre, è quella del dialogo e della sincerità, per trovare insieme soluzioni alternative alla mancanza di risorse, sfruttando l’enorme potenziale ancora inespresso.Solo condividendo il percorso possiamo ottenere nuovo slancio e rinnovato entusiasmo per rendere sempre più bella la città che amiamo e gli eventi che la animano e la rendono viva e speciale.

Sotto con i suggerimenti, le critiche, le idee. Giugno 2013 è vicino!

A cosa serve la #cultura

Una delle migliori definizioni sull’importanza della cultura l’ha detta Zygmunt Bauman, intervistato questa settimana dal Venerdì di Repubblica, in un intrigante intreccio tra il sigificato della vita e l’ineluttibilità della morte:

“È la consapevolezza della fine che infonde ogni momento che la precede un meraviglioso significato. Non tanto perchè ci dà il significato ultimo della vita, quanto perchè ci incita e ci costringe a riempire le nostre vite con significati. È quella consapevolezza che ci spinge a cercare nuovi inizi.
Senza morte non c’è la cultura, ovvero il tentativo di rendere la vita vivibile nonostante la consapevolezza della mortalità.
È proprio la caratteristica non negoziabile della brevità del tempo a nostra disposizione , della probabilità di lasciare progetti incompiuti che spinge gli umani all’azione e fa volare l’immaginario.
La cultura è il tentativo di gettare un ponte tra le due sponde, vita mortale e immortalità, e ci spinge a lasciare una traccia della nostra seppur breve visita.”

Se la cultura è uno dei significati primari della vita, forse governi e amministrazioni locali, quando destinano alla promozione di attività culturali pochi “spiccioli”, stanno sbagliando qualcosa.

Istruzioni per l’uso. Come funzioniamo?

Non sarebbe tutto più facile se ognuno di noi arrivasse con un libretto delle istruzioni? Come un frigorifero o una macchina fotografica.
Certo, forse sarebbe meno divertente, ma di sicuro più semplice.
Così sai com’è che funziono. Mica perché sei tonto, è che siamo tutti ingranaggi.

E’ con grande piacere che vi invito all’inaugurazione di “Istruzioni per l’uso” domani alle 18.30 alla Stazione Leopolda. Una mostra fotografica che dimostra la genialità dell’essere semplici. Un’intuizione fortunata, la creatività dei soggetti e le espressioni fotografate da Marina Abastista restituiscono un quadro di emozioni che strappano un sorriso, un pensiero, una riflessione. E guardando quelle facce e quelle poche parole ci si sente più vicini a loro, come se li conoscessimo da una vita, sviluppando un’empatia che nessun social network riesce a dare.
Istruzioni per l’uso è un catalogo di cuori e facce.
Marina Abatista, fotografa per passione, ha chiesto alle persone ritratte di realizzare un proprio libretto di istruzioni, in un modo che anche fisicamente le rispecchiasse. Un libretto che non è proprio un libretto, ma che può essere una parola, una frase, una lista, un oggetto, una foto, un disegno, un collage. Qualcosa che dica eccomi qui. Prendimi così. Non fare così. Se fai così guarda che. Un libretto che spieghi come funzioniamo, come accoglierci, come proteggerci, come non invaderci, come invaderci, gli errori da non commettere, le cose giuste da dire, quelle che se le dici scappo, quelle che se le dici resto, quelle che se faccio finta che non esistono poi un giorno scopro che non sono felice.

I materiali scelti per i libretti sono i più vari, come lo sono le parole o gli oggetti che racchiudono. Ciò che accomuna tutti è la schiettezza, il voler giocare con se stessi, anche con i propri punti deboli, nel tentativo di volersi capire e farsi capire.
Ogni foto è un dittico: sopra la foto del libretto, sotto un primissimo piano della persona a cui corrisponde, diretto, senza filtro, dei suoi occhi in particolare, cuore sopra, occhi sotto. Lo spettatore guarda gli occhi, guarda il libretto, poi torna sugli occhi, e finisce per domandarsi Ma io, com’è che funziono?

Dopo essere stato un Tumblr molto seguito, il progetto di Marina Abatista diventa per la prima volta una mostra presso la Casa della Città Leopolda (Piazza Guerrazzi Pisa) grazie al progetto Binari / spazi creativi in Toscana promosso dall’Associazione Casa della Città Leopolda e dai Comuni di Empoli e Pisa con il sostegno della Regione Toscana e del Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri e alla collaborazione dell’Associazione Universitaria Diritti a Sinistra.
L’inaugurazione si svolgerà sabato 31 marzo alle ore 18.30 con un happening animato dalle improvvisazioni musicali di Alessandro Froli e Marco Calcaprina e il live painting di Cevì. La mostra, che resterà aperta fino a domenica 15 aprile dalle ore 15.00 alle 19.00, sarà la cornice di ulteriori iniziative artistiche e musicali attualmente in fase di programmazione.
L’intera galleria delle opere è disponibile in anteprima su: http://istruzioniperluso.tumblr.com.

Vi aspetto domani

[Gioco del Ponte] Pisae iterum victoriae

Mezzogiorno vince dopo ben 13 anni. L’ultima volta fu nel lontano 1998. L’estate del mondiale di Francia, della traversa di Di Biagio. Al governo c’era ancora Prodi e nelle radio impazzava il pop neomelodico dei Goo Goo Dolls e dei Savage Garden. Un’era geologica fa.

Ma il vento è cambiato e l’ultima edizione del Gioco del Ponte l’ha dimostrato. Una edizione magnifica, con scontri di fascia emozionanti che hanno dimostrato la superiorità e la freschezza delle squadre di Mezzogiorno. Una vittoria pulita e senza polemiche, non scontata alla vigilia che ha reso più coinvolgente e incerto l’esito degli scontri. A Tramontana resta l’amara consapevolezza di avere la squadra più forte del Gioco, il San Michele, che in un eventuale spareggio avrebbe significato un punto di vantaggio per la squadra boreale.

Complimenti a entrambe le Parti per averci regalato un Gioco molto emozionante e per lo sforzo che hanno fatto per alimentare la passione delle migliaia di volontari che gravitano intorno a questa sempre più sentita manifestazione storica. Se il Gioco esiste ancora è soprattutto grazie all’impegno di persone appassionate ed entusiaste che spendono gran parte del loro tempo per la buona riuscita dell’evento. In un clima esasperato dai tagli e dalle difficoltà economiche, che non ci permettono eccessivi voli di fantasia, abbiamo assolutamente bisogno di loro, pilastri fondamentali che reggono l’intera organizzazione. Senza non possiamo costruire niente, non possiamo gettare le basi per rilanciare le nostre proposte e rendere gli eventi ancora più coinvolgenti e spettacolari. Per questo vanno messi nella condizione di lavorare al meglio.

Ha fatto un buon lavoro anche il Consiglio degli Anziani, organo che gestisce il Gioco del Ponte, del quale facevo parte anche io fino a Marzo, quando ho rassegnato le dimissioni in seguito all’elezione del Generale di Tramontana. Non mi sembrava corretto rimanere, visto che avrebbe dato un segnale di accentramento delle decisioni che non corrisponde alla realtà.[ndr il Generale era Lorenzo Bani]

Promossa la coreografia con il pallone luminoso al posto dei pali dell’anno scorso che permetteva una migliore visuale e un minor accecamento dei combattenti.  Apprezzata la sfilata dei bimbi, che hanno tifato per la loro parte per tutta la durata dell’evento. La nostra ambizione è far nascere l’interesse nel Gioco fin da piccoli e iniziative come questa alimentano lo spirito di appartenenza e di coinvolgimento. Ottima la presenza di maxischermi che hanno permesso alle persone che erano sui Lungarni di apprezzare le fasi dell’evento, anche se due non erano sufficienti.

Rimandate le nuove tribune. Hanno sicuramente dato la possibilità a più persone di vedere comodamente il Gioco, ma la visuale non era perfetta e da sopra si capiva ben poco degli scontri. Da valutare anche l’impatto sulla coreografia. Interessante la nuova proposta dei lumini attaccati ai pali della luce, ma l’effetto naturale si perde con i lampioni accesi.

Bocciata la storia dei biglietti falsi. Quando l’ho sentita per la prima volta non ci volevo credere. Ma in fondo ero contento, perchè significava un rinnovato interesse a partecipare al Gioco, segnale da non sottovalutare nelle prossime edizioni. Per la prossima volta è necessario prevedere un semplice meccanismo anti-contraffazione.

Lo spettacolo non è mancato, segnale della voglia di non far morire questa nostra manifestazione storica che non ha nulla da invidiare alle altre più blasonate (chi ha detto Palio di Siena?) e che appassiona migliaia di nostri cittadini ( e non).

Alla fine possiamo promuovere questa edizione del Gioco, ma non è possibile sedersi ora, proprio mentre c’è una nuova richiesta di partecipazione e di attaccamento. Questa ci deve spingere a migliorare e raffinare le nostre proposte, anche innovando, come abbiamo saputo fare scegliendo di portarlo in notturna. Ascoltare, coinvolgere e far partecipare, con un occhio di riguardo a chi, già da oggi,con passione e entusiasmo  sta cercando di lavorare per l’edizione 2012.

Solo così Pisa ne uscirà nuovamente vittoriosa, come recitava la scritta sul pallone luminoso [Pisae iterum victoriae]

[Cultura - Pompei] A cosa serve l’Europa?

Superato lo scoglio della sfiducia, il ministro della Cultura Bondi può stare al suo posto. E provare a risolvere seriamente i problemi italiani, primo fra tutti Pompei. Non ci scordiamo lo stato emergenziale nel quale riversa uno dei più belli tesori della nostra nazione, con il 70% dell’estensione del sito è attualmente interdetta ai visitatori per rischio di crolli e numerose aree sono ricoperte da piante rampicanti.

Ma di risorse da parte del Governo Nazionale neanche l’ombra. Per fortuna che ogni tanto interviene la tanto vituperata Europa, che attraverso un’ indicazione del Commissario europeo Johannes Hahn,lancia una proposta che potrebbe risollevare le sorti del luogo.

Il complesso delle risorse a disposizione dell’Italia, stanziate dall’Unione europea nel 2007 per gli anni 2007-2013, ed ancora non speso per intero dal nostro Paese, ammonta a 29 miliardi di euro. Hahn ha ricordato che l’Italia è tra i maggiori beneficiari dei fondi destinati alla politica di coesione territoriale, “i finanziamenti non vanno soltanto spesi, ma devono essere utilizzati in modo corretto ed efficace, per questo ho proposto al ministro Fitto di devolvere una parte di questi fondi per la ristrutturazione dei vari siti archeologici, in particolar modo per Pompei”.

La Commissione europea attende quindi dall’Italia entro la primavera prossima una lista dei siti archeologici da ristrutturare, per poi decidere l’ammontare del supporto finanziario da assegnare in particolar modo per le regioni meridionali.

Speriamo che non si sprechi questa grande occasione, che sicuramente non salverà Pompei dal suo lento declino, ma almeno lo potrà rallentare. In attesa che finalmente si capisca il grande valore del nostro patrimonio culturale e artistico, il governo Europeo ci regala ottimi suggerimenti e risorse preziose.

Europa 1 – Italia 0. Ora tocca a noi cercare di pareggiare.

Ecco cosa ci stiamo giocando (scattata Settembre 2009):

[Pisa] Arsenale, il momento della festa

Dopo petizioni, cartoline, appelli e anche mozioni in consiglio comunale è arrivato il momento della festa. A proposito di documenti, giovedì scorso abbiamo approvato in consiglio l’ordine del giorno del PD presentato da me a favore dell’Arsenale, votato dalle forze di maggioranza, ma anche da Sel e dalla Federazione della Sinistra, che hanno dato un contributo alla stesura del testo:

Questo il documento de-burocratizzato: dobbiamo prendere atto che la situazione di crisi finanziaria in cui versa il Cineclub Arsenale rischia di portare alla chiusura della struttura e non possiamo permettercelo considerata la rilevanza per la città di Pisa di un’istituzione culturale come quella di un cineclub indipendente attivo dal 1982, che propone una continua riflessione con rassegne che ripercorrono la storia del cinema, anche attraverso uno sguardo su quello indipendente, d’autore e di genere, con 4 proiezioni giornaliere, spesso articolate in cicli tematici e accompagnate da approfondimenti ed incontri con gli autori.
Bisogna considerare il contributo che l’Arsenale ha dato e dà ad altri servizi gratuiti, assieme alla possibilità di assistere alle 4 proiezioni giornaliere pagando un unico biglietto, chiaro segnale di promozione culturale, specialmente verso i più giovani, costantemente minacciato dal proliferare dei multisala che spingono la distribuzione cinematografica ad essere assimilata solo ad una realtà industriale vera e propria, piuttosto che anche ad uno strumento di diffusione culturale.
Per questo invitiamo come segno visibile di attenzione alle problematiche che l’Arsenale vive in questa fase della sua storia i Consiglieri Comunali ed i componenti della Giunta Comunale alla sottoscrizione della
tessera annuale, impegnando il Sindaco e la Giunta ad identificare tutte quelle azioni possibili di sostegno all’attività del Cineclub Arsenale, intensificando le attività di collaborazione con le scuole pisane in modo da rendere
ancora più visibile l’importanza culturale e non solo commerciale che il Cinema può avere nella formazione delle nuove generazioni. Inoltre c’è la necessità di promuovere la convocazione di un tavolo con le istituzioni che insistono sul territorio (Regione, Comune, Provincia) che individui interventi di sostegno e promozione del cineclub Arsenale in modo da non affondare una delle realtà culturali più attive sul territorio.

[Pisa] Fatevi un regalo, visitate la mostra di Mirò

Durante le feste ho avuto finalmente il tempo di visitare la straordinaria mostra di Mirò, in esposizione a Palazzo Blu che, dopo il successo di Chagall, ci regala un’altra perla.

Un favoloso viaggio nell’onirico mondo di forme e colori di Mirò, nel suo stile surrealista combinato con la giocosità e la natura capricciosa di un bambino. Ma il suo stile si spiega benissima utilizzando le sue stesse parole:

“Comincio un quadro sotto l’effetto di uno choc che sento e che mi porta a sfuggire la realta. La causa di questo choc può essere un filo che si stacca dalla tela, una goccia d’acqua ,l’impronta che lascia il mio dito sulla superficie di un tavolo. Mi serve sempre un punto di partenza, non foss’altro che un granello di polvere o un lampo di luce. Così, un pezzo di filo può far scaturire un mondo. Costruisco un mondo partendo da una cosa apparentemente morta, e quando poi metto il titolo, prende ancora più vita. Mirò”

Ecco la presentazione della mostra:

Joan Miró, pittore catalano, rimase sempre strettamente legato alla sua terra e alle sue vicende, anche a Parigi dove fu uno dei membri più audaci del movimento d’avanguardia del Surrealismo.
La sanguinosa guerra civile di Spagna toccò dolorosamente Miró che, non diversamente da Picasso,
ne dette testimonianza nella sua opera. Durante la seconda guerra mondiale egli si trasferì a Mallorca dove rimase per il periodo della guerra e dove, insieme all’architetto Sert costruì la sua casa-studio che sarebbe poi stata la sua dimora fino alla sua morte. Il ritorno in patria e il successivo impegno con la Fondation Maeght a San Paul de Vence riportarono Mirò a guardare al Mediterraneo come alla patria d’origine della sua gente: i catalani. Dal ’33 in poi egli prese a rivisitare i miti del Mediterraneo attraverso una serie di opere eseguite nelle più diverse materie, dalla pittura, all’incisione, alla scultura, alla poesia. Soprattutto, il rapporto con la poesia fu particolarmente importante nell’opera di Miró che considerava l’attività poetica come l’attività più seria a cui un uomo potesse dedicarsi. La mostra che abbiamo ideato con la Fundació Joan Miró di Barcellona seguirà dunque l’opera di Mirò attraverso i miti poetici ed epici del Mediterraneo.

Avete ancora 2 settimane di tempo, fino al 23 Gennaio. Fatevi un regalo, visitate la mostra, ne risulterete piacevolmente sorpresi.

La Pompei pisana: non abbandoniamola

Mentre Pompei è drammaticamente ritornata nel dimenticatoio, un altro grande sito archeologico sta lentamente perdendo fondi, condannandolo all’incuria e all’abbandono. Sto parlando delle navi romane di Pisa, considerata una delle più grandi scoperte archeologiche degli ultimi tempi, una vera e propria Pompei del sommerso. Potete leggere la storia e il valore scientifico sulla pagina ufficiale: 30 imbarcazioni di cui 10 quasi integre, e con tutto il carico perfettamente conservato, persino le corde, le reti, gli oggetti personali dei marinai. Se non ne sapete niente fatevi un regalo, informatevi sul valore e sulla bellezza di questi straordinari ritrovamenti.

Sembra che nel 2010 il fondo del governo per le navi romane sia stato solo di alcune decine di migliaia di euro. Si era partiti con risorse di oltre un milione di euro l’anno per 12 anni, poi si è scesi a 300 mila, infine a poche decine di migliaia. Fondi inadeguati, nemmeno sufficienti a pagare la luce, che rischiano di mandare a fondo un patrimonio dell’umanità.

I reperti già scavati necessitano di una manutenzione costante e molto costosa, possibile grazie all’annesso Centro di restauro del legno bagnato, dove si studia e conserva tutto quel che viene alla luce. Ma anche questo senza fondi è destinato a chiudere. Un’altra eccellenza mondiale che affonda.

Per non perdere questo “porto delle meraviglie” è necessario l’impegno di tutti, dagli amministratori ai semplici cittadini, pisani e non pisani,  gli stessi che dimostrarono grande entusiasmo subito dopo le scoperte. Il Tirreno ha iniziato la raccolta firme, per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’emergenza del sito archeologico. Un piccolo sforzo per un grande patrimonio della città e del mondo.

Perdendo questo tesoro, perderemo un po’ di noi stessi.

BaniLeaks 2: il viaggio a Unna

Altro scoop di BaniLeaks! Attraverso un nostro informatore che vuole rimanere segreto, siamo entrati in possesso del cablogramma inviato dal consigliere comunale Marco Bani come resoconto del suo recente viaggio nella città gemellata di Unna per conto del Comune di Pisa. Nonostante le possibili ritorsioni politiche abbiamo deciso di pubblicare il documento completo….w la trasparenza!
Visita ad Unna in occasione del ventennale dell’associazione Italiani in Germania
Costo per il Comune: volo a/r tratta Pisa-Monaco con AirDolomiti e Monaco-Dortmund con Germanwings, compagnia lowcost tedesca

Missione: presenza istituzionale, prospettive future

Resoconto:
Unna, città con più di 60mila abitanti, è ormai gemellata con Pisa dal 1996. Molti sono stati i contatti e gli scambi con la città tedesca in questi anni. L’ultimo è stato Sabato 4 Dicembre 2010, dove, in occasione del ventennale dell’associazione italotedesca che cura i rapporti con i nostri connazionali emigrati in Germania (55mila solo nel bacino della rurh), due concertiste pisane sono state invitate a suonare il pianoforte. Visti gli ottimi rapporti col Comune di Pisa, il Sindaco di Unna ha chiesto la partecipazione di un rappresentante dell’amministrazione pisana, per portare i saluti e progettare collaborazioni future.
Il viaggio è molto breve, partenza venerdì pomeriggio per Dortmund con scalo a Monaco, per poi arrivare nella fredda Unna in serata. Vento gelido e temperatura rigida( -8) ci danno il benvenuto. La cena avverrà in hotel insieme alla rappresentante dell’associazione e alla consigliera comunale della Cdu, attualmente in minoranza, che mi introduce la politica tedesca, come funziona, quanto costa e quali sono i temi “caldi” del momento. Fa piacere scoprire che tengono banco i nostri stessi argomenti: aeroporto e impianti sportivi.
Dopo l’obbligato giro mattiniero nel centro di Unna innevata, con conseguente visita alla chiesa valdese,al quartiere storico ( ovvero le poche case salvate dai bombardamenti della seconda guerra mondiale) e ai caratteristici mercati natalizi, le due pianiste devono provare il concerto nel luogo dell’evento, un centro culturale inaugurato 10 anni fa, grazie al recupero di una fabbrica di birra dismessa (vedere informazioni dettagliate nel paragrafo dedicato).

Nessuna cultura può vivere se cerca di essere esclusiva, ovvero non scordiamoci il diritto alla cultura

Mentre la protesta per l’Università va avanti, il nostro Presidente Napolitano ricorda di non dimenticarsi della cultura. Ma quali prospettive ci sono per Pompei e la tutela dei beni culturali?

Dopo la provocatoria proposta di Erri Di Luca in molti hanno suggerito come far uscire Pompei dall’emergenza. C’è chi vuole dare più soldi all’intero sito archeologico, chi vuole aumentare il prezzo del biglietto, chi ha in mente fantasiose governance.
Pompei non ha un bisogno disperato di soldi, ma di una buona gestione.  Ovviamente nuovi fondi porterebbero nuove risorse per risolvere i problemi,ma se poi questi soldi vengono sperperati, come negli ultimi due anni, viene totalmente vanificato il maggiore impegno finanziario.
Chiunque in futuro amministrerà Pompei la deve amare, in ogni suo piccolo dettaglio, una passione che si tramuta in sforzi continui e duraturi per raddrizzare le molteplici storture del luogo.
Una governance assolutamente indipendente dalla politica, ma che collabora attivamente e in maniera propositiva con gli enti locali, composta da abili manager e da esperti gestori del patrimonio artistico-culturale che lavorano esclusivamente per il bene di Pompei e non per trarne benefici personali. Magari con un compenso non altissimo, per dimostrare che la rinascita di Pompei nasce dalla passione e dall’entusiasmo per il luogo. Nessun potere speciale, nessuna possibilità di deroga, nessun supercommissario, solo una sana e chiara trasparenza nelle decisioni, essenziale per schiarire le scelte oscure degli ultimi anni.
Sono fortemente contrario all’aumento del prezzo del biglietto, una misura che va direttamente a colpire il diritto alla cultura, troppo spesso dimenticato. La cultura deve essere accessibile a tutti, per dare a chiunque la possibilità di migliorarsi, di crescere, di allargare gli orizzonti. Eliminare questo diritto significa togliere la possibilità di provare nuove emozioni, ci costringe a vivere meno intensamente, rinunciare al fascino della comprensione, condannare all’ignoranza.
Il diritto alla cultura ci deve guidare, soprattutto noi, indegni custodi, che abbiamo l’onere e l’onore di preservare e diffondere  gran parte dei tesori mondiali.
I “4 sassi di Pompei”, come li ha chiamati spregevolmente il governatore del Veneto Zaia, figlio della non-cultura leghista, sono il nostro passato, chiave fondamentale per capire e affrontare il presente. Ci svela chi siamo, come siamo arrivati a oggi, come non ripetere gli stessi errori. Anche il modo di come  noi adesso gestiamo il nostro patrimonio diventerà presto storia e verremmo giudicati dalle generazioni future. Immaginatevi di ricevere in eredità da un vostro parente lontano una grossa fortuna, un tesoro inimmaginabile. Non voglio essere considerato il responsabile dello sperpero di questo immenso regalo, ho il dovere e il diritto di fruirne, di “usarlo”, di goderne e di lasciarlo di nuove in dote ai miei successori, magari migliorandolo e accrescendolo con le nostre esperienze personali e collettive.


Pompei e gli altri siti devono essere il più accessibili a tutti. Per ottenere nuove risorse possiamo prendere in prestito nuovi modelli di business più “cultural-sostenibili” ovvero forme imprenditoriali di gestione senza privare del diritto alla cultura e senza pensare esclusivamente con logiche esclusivamente di profitto, come fanno spesso i privati. Possiamo mutuare da Internet alcuni modelli, come quello definito “freemium”, utilizzato da molti servizi e applicazioni online.
Questo modello permette l’accesso gratuito a un contenuto base, che deve essere di qualità e accessibile, offrendo la possibilità di pagare per esperienze aggiuntive e più totalizzanti.
Una cultura “lowcost”, stile ryanair, dove si pagano i servizi aggiuntivi, ma dove si può usufruire del semplice contenuto ( nel caso della compagnia aerea il volo, nel caso di Pompei gli edifici migliori) ad un prezzo irrisorio. Rendere il contesto del sito archeologico più attraente per offrire interessanti sviluppi alla zona e ricevere nuovi fondi dall’indotto. Servizi migliori, parcheggi, trasporti, ristoranti possono rendere l’esperienza più piacevole, attrarre più turisti e ricavare più risorse da investire per la tutela e la valorizzazione.

Avere il coraggio di credere nella cultura, investire su di essa, deve essere l’obiettivo di tutti: dagli amministratori che devono coltivare il diritto alla cultura fino al semplice cittadino che ha il solo interesse di guardare in tv programmi generalisti.

Diamo un’occasione alla cultura, non ce ne pentiremo.Noi stessi vivremo meglio, sicuri che le future generazioni ci ringrazieranno. Nessuna cultura può vivere se cerca di essere esclusiva. (Mahtma Gandhi)

5 – fine