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	<title>Marco Bani &#187; crisi</title>
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		<title>La crisi italiana è colpa dei lavoratori?</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 10:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Lo stereotipo dell&#8217;italiano furbo e pigro è difficile da cancellare. Anche per questo i cittadini tedeschi non vogliono &#8220;aiutarci&#8221;, evitando di sostenere politiche di supporto, negando quello spirito europeo che hanno contribuito a creare in passato. Ma è proprio così? Siamo davvero &#8220;fancazzisti&#8221;? I lavoratori sono i responsabili della crisi italiana? Su social europe journal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo stereotipo dell&#8217;italiano furbo e pigro è difficile da cancellare. Anche per questo i cittadini tedeschi non vogliono &#8220;aiutarci&#8221;, evitando di sostenere politiche di supporto, negando quello spirito europeo che hanno contribuito a creare in passato.<br />
Ma è proprio così? Siamo davvero &#8220;fancazzisti&#8221;? I lavoratori sono i responsabili della crisi italiana?<br />
Su <a href="http://www.social-europe.eu/2011/11/breaking-news-the-working-class-caused-the-italian-crisis/">social europe journal prova a rispondere</a> John Weeks. Traduco un lungo estratto per i non anglofili:<br />
Quando è stata l&#8217;ultima volta che abbiamo letto che i problemi economici di un paese sono il risultato di capitalisti che volevano troppo profitto? Questa domanda mi venne in mente quando lessi un articolo di Phillip Inman (The Guardian 5 Novembre 2011) che raccontava di come la crisi del debito italiano si sta verificando in quanto:&#8221;&#8230;negli ultimi 10 anni i lavoratori italiani sono pagati di più rispetto ai loro equivalenti tedeschi  per fare meno lavoro, meno produttivo &#8230; &#8220;.<br />
L&#8217;Italia è nei guai a causa di ingordi, di lavoratori pigri e troppo pagati. Nel contesto di questo comportamento irresponsabile della classe operaia, ci si aspetterebbe di andare  a vedere le statistiche e scoprire che i costi salariali in Italia siano aumentati &#8220;negli ultimi 10 anni&#8221;  più velocemente di quelli della Germania, la casa del duro lavoro e della disciplina dei dipendenti.<br />
Ahimè, si potrebbe rimanere delusi, come indicato nella tabella qui sotto. Nel 1997 il costi unitario del lavoro in Italia è pari a circa l&#8217;ottanta per cento di quello in Germania, e dieci anni dopo, erano ugualmente circa l&#8217;ottanta per cento. Attraverso la fine degli anni 1990 e primi anni 2000 il rapporto è diminuito in realtà, prima di tornare a poco più di quattro quinti.<br />
Ma, naturalmente, anche se gli italiani non sono stati pagati di più, essi non avrebbero dovuto esserlo perché sono abituati a &#8220;fare meno lavoro&#8221;. Anche in questo caso, le statistiche deludono, perché l&#8217;Eurostat (la banca dati UE) riporta che nel periodo 2009-2011 gli italiani nel mondo del lavoro a tempo pieno, pubblici e privati, hanno lavorato una &#8220;pigra&#8221; media di 38 ore settimanali, a fronte di un &#8220;robusto&#8221; 35,7 per gli industriosi tedeschi (vedi fondo della tabella).<br />
Nel contesto delle informazioni riportate nella tabella, si può chiedere come è possibile che un giornalista di un rispettabile giornale possa fare una tale argomentazione palesemente fallace sui lavoratori italiani? In una certa misura può essere spiegata con gli stereotipi nazionali: gli europei del nord sono disciplinati e operosi, mentre ai tipi del Mediterraneo manca l&#8217;etica del lavoro preferendo sedersi nelle taverne e bere quando dovrebbero essere sul posto di lavoro. Questo argomento è stato fatto lo scorso anno per i lavoratori greci, che, come i loro colleghi italiani, hanno orari più lunghi e una retribuzione inferiore di quelli della Germania (cfr. Eurostat).<br />
Ma stiamo assistendo a qualcosa di più forte dei pregiudizi nazionali. I problemi dell&#8217;euro, tra cui la crisi del debito italiano, sono il risultato diretto della crisi finanziaria internazionale del 2007-2008, causata dal comportamento sconsiderato di alcune istituzioni finanziarie private negli Stati Uniti dopo quasi tre decenni di deregolamentazione irresponsabile da parte dei governi repubblicani e democratici. In altre parole, i problemi del debito italiano derivano dal comportamento delle banche e il fallimento dei leader europei nel fare il loro lavoro di controllo di quel comportamento. Il rimedio più ovvio è il controllo rigoroso da parte del Parlamento europeo  del settore finanziario privato, per imporgli una disciplina che non applicherà mai su se stesso.<br />
Per evitare questa soluzione scontata, le banche e i loro simpatizzanti nei governi, i media e il mondo accademico generano una narrativa alternativa: i problemi che abbiamo di fronte sono il risultato di lavoratori avidi e pigri che sono pagati troppo e per troppo poco lavoro. Quindi bisogna tagliare salari e benefici e utilizzare il &#8220;risparmio&#8221; per pagare gli interessi ai banchieri.</p>
<p><a href="http://www.marcobani.it/blog/wp-content/uploads/2011/12/Breaking-News-The-Working-Class-caused-the-Italian-Crisis.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-14096" title="Breaking News- The Working Class caused the Italian Crisis" src="http://www.marcobani.it/blog/wp-content/uploads/2011/12/Breaking-News-The-Working-Class-caused-the-Italian-Crisis.png" alt="" width="590" height="571" /></a></pre>
<p>Si tratta di una narrazione potenzialmente potente, perché credendo in questa tesi implica che noi, i non-ricchi d'Europa, il 99% come ci chiamerebbero gli occupanti di Wall Street, bisogna rifiutare qualsiasi sentimento o responsabilità di solidarietà oltre i nostri confini nazionali. La fonte della crisi del debito è il popolo greco, non le banche. Questa implicazione è abbastanza specifica nel caso della Germania, dove il governo assicura la classe operaia e media che non perderanno il loro sudato reddito per aiutare i pigri Greci ( o italiani, spagnoli, irlandesi, portoghesi, ecc, ecc.)<br />
L'austerità del lavoro e la cosiddetta riforma del mercato provengono da un racconto falso che incolpa le vittime e premia i colpevoli. Noi, gli europei del 99%, bisogna abbracciare una narrazione valida, la verità della colpevolezza delle banche e la solidarietà in risposta ad essa. Questa narrazione prevede una soluzione completa per salvare i paesi europei. Questa soluzione è il controllo rigoroso delle banche e della finanza, tra cui forse un sistema di emergenza di controllo pubblico in previsione di una riforma radicale del sistema finanziario. Cattive politiche negli Stati Uniti e in Europa hanno "rotto" la finanza, e il 99% può forzare nuove politiche per risolvere il problema.<br />
I governi democratici metteranno in atto politiche a vantaggio del 1% o del 99%?</p>
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		<title>L&#8217;Italia tra crisi e cambiamento</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 08:23:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Eunomia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il mio intervento al 1° meeting annuale di Eunomia:</p> <p>L&#8217;Italia tra crisi e cambiamento. Le due parole viaggiano insieme, dato che da una situazione di difficoltà ci si aspetta qualcosa che possa cambiare la situazione in meglio. Uno stimolo a uscire al più presto da un&#8217;emergenza.Ma se la crisi è unica, il cambiamento ha diverse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio intervento al 1° meeting annuale di Eunomia:</p>
<p>L&#8217;Italia tra crisi e cambiamento. Le due parole viaggiano insieme, dato che da una situazione di difficoltà ci si aspetta qualcosa che possa cambiare la situazione in meglio. Uno stimolo a uscire al più presto da un&#8217;emergenza.Ma se la crisi è unica, i<strong>l cambiamento ha diverse sfumature e modalità.</strong> Ci possono essere cambiamenti epocali, che possono radicalmente modificare il volto di una nazione , cambiamenti minimi che cercano di stabilizzare e confermare lo status quo, c&#8217;è la famosa citazione dal &#8220;gattopardo&#8221;: cambiare tutto per non cambiare niente. Ma qualunque sia la natura del cambiamento,qualunque sia il colore politico ,  c&#8217;è sempre qualcosa che manca: <strong>la visione di un futuro a lungo termine, un segnale di speranza per le nuove generazioni</strong>. Il divario generazionale è la reale emergenza del paese. Parafrasando un film dei fratelli Cohen, &#8220;non è un paese per giovani&#8221;.</p>
<p>I rischi sociali &#8211; come perdere il lavoro, non avere  alcun aiuto dello Stato, avere una paga da fame, probabilmente non avere una pensione o averla sotto la soglia di povertà, non ricevere formazione – sono tutti sulle spalle dei giovani.Una responsabilità troppo grossa per noi. È un problema totalmente ignorato dai governi passati, convinti sostenitori del welfare dei genitori e dei nonni. Ma la disoccupazione non è solo di quelli che stanno ancora a casa di mamma, quelli che Padoa Schioppa in un&#8217;infelice battuta ha dichiarato &#8220;bamboccioni&#8221;. Ci sono tantissimi giovani lontani da casa centinaia (migliaia nel caso dei lavoratori immigrati) di chilometri che hanno perso lavoro e non riescono ad andare avanti.<br />
<strong> La disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli oltre l&#8217;emergenza</strong>: fra i giovani (15-24 anni) il tasso di disoccupazione sale al 28%. Il più alto d&#8217;Europa. Quasi 10 punti in più della media europea. Inoltre c&#8217;è l&#8217;anomalia <strong>dei 2 milioni di neet</strong> , ovvero i giovani che non sono né occupati in un lavoro né inseriti in percorsi di studio o formazione («neither in employment, nor in education or training»). In Italia sono un quinto dei giovani tra i 15 e i 29 anni, in larga parte diplomati e laureati:proprio le figure chiave per il rilancio dell&#8217;economia di un Paese. Invece non fanno semplicemente niente o sono ai margini della legalità , arricchendo le fila dei lavoratori &#8220;in nero&#8221;.Queste considerazioni ci fanno capire che come dice Irene Tinagli,&#8221; il vero buco nero del nostro Paese non è solo e tanto la struttura economico-produttiva, ma il sistema della formazione e la transizione dal mondo dello studio a quello del lavoro&#8221;. Questo è un dato devastante, un dato che dovrebbe far tremare ogni governo, ma che è terribilmente sottostimato. <strong>Un paese che non investe sui giovani è un paese destinato a morire.</strong></p>
<p>E poi c&#8217;è un argomento, forse il più lontano dal concetto di &#8220;politiche giovanili&#8221; ma che diventerà sempre più importante per noi con il passare degli anni : le pensioni.Non so se avete dato un&#8217;occhiata agli ultimi dati della riforma Sacconi-Tremonti: nel 2050 si andrà in pensione a 70 anni. Non so voi ma questo dato mi sconforta un po&#8217; visto che l&#8217;aspettativa di vita è adesso 79 anni.Non lottare ora significa pentirsene poi. Non siamo abituati a rendere conto al tempo, ma la <strong>vera abilità politica è di prevedere i disastri sociali per gestirli e combatterli in anticipo.</strong> La riforma delle pensioni necessità di maggiore flessibilità per rispondere alle diverse esperienze di vita, se non facciamo qualcosa adesso ne sentiremo il peso troppo tardi.</p>
<p>Ma se vogliamo tornare al presente ci sono migliaia altri esempi di ingiustizia sociale che testimoniano come il welfare di oggi non sia studiato per le nuove generazioni. Il problema della casa. Tutti vorrebbero una casa di proprietà. Ma i mutui sono concessi solo a chi può dare garanzie e in tempi di lavoro flessibile è difficile se non impossibile trovare precari che possono dare alle banche quello che chiedono. Deve intervenire ancora una volta la famiglia, facendo sì che un genitore faccia da garante.Ma è giusto un welfare che dipende dalla famiglia e dalla sua condizione sociale? Non crea forse maggiori disuguaglianze un sistema che premia chi parte da condizioni favorevoli avendo una famiglia benestante e lascia tutti gli altri indietro?</p>
<p>Da poco sono diventato zio di un bellissimo bimbo di nome Pietro.  Anche se non ho la responsabilità di essere padre, avendo un ruolo istituzionale ho la responsabilità politica di dare risposte a domande ancora inascoltate. Che Italia vorrei lasciare al mio nipote? Che prospettive possiamo dare ai bimbi nati oggi come Pietro ?<strong> Dimenticarsi dei giovani significa aumentare i problemi di coesione sociale. Come dice Tito Boeri &#8220;non può esserci coesione sociale in un Paese che non dà speranze ai giovani&#8221;.</strong></p>
<p>Disoccupazione altissima, pensioni che forse non arriveranno mai, giovani che non lavorano e non studiano, ne esce un quadretto abbastanza desolante.Può un&#8217;associazione come Eunomia  far qualcosa per provare a cambiare la situazione attuale? Certo, ne sono convinto. Intanto deve continuare a fare quello che è abituata a fare : formare le persone. Eunomia è un master di alta formazione politica e deve dare gli strumenti per <strong>capire il presente, in modo da poter costruire un futuro possibile. </strong>Solamente questo è già un grandissimo aiuto.</p>
<p>Ma il vero potenziale di Eunomia è la capacità di far rete. Berlusconi e Bersani non potranno mai rilanciare l&#8217;idea di collaborare per il bene del Paese, sono troppo &#8220;sputtanati&#8221; e gli elettori non capirebbero. La nuova generazione di politici e amministratori può invece fare molto, come è stato già dimostrato nelle precedenti edizioni del Master. Ovviamente ci saranno visioni differenti, ma anche idee condivise ed espresse in un linguaggio lontano da quello della politica attuale. Un linguaggio sereno, passionale e trasparente. Non perdiamo questo prezioso capitale. Troviamo gli strumenti e le forme adatte per costruire qualcosa che possa dare rilancio al Paese. Persone che non sono prigionieri delle vecchie paure e dei vecchi odi, che possono lasciarsi alle spalle i vecchi slogan, le vecchie delusioni e i vecchi sospetti.</p>
<p><strong> Noi non possiamo rinunciare a provare, perchè, come dice Sartre, siamo responsabili di quello che non sappiamo evitare.</strong></p>
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		<title>Sono in &#8220;crisi&#8221; di titoli</title>
		<link>http://www.marcobani.it/blog/2009/03/sono-in-crisi-di-titoli/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 23:36:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Interna]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>In questi giorni, oltre al congresso del PDL, è in corso a Roma il G8 Social Summit dove i vari ministri del Welfare stanno discutendo su come superare la crisi. Drammatici i dati dell&#8217;OCSE: la percentuale dei disoccupati dei paesi del g8 salirà fino alla doppia cifra. Anche secondo la Confindustria la situazione diventerà insostenibile: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni, oltre al congresso del PDL, è in corso a Roma il G8 Social Summit dove i vari ministri del Welfare stanno discutendo su come superare la crisi.<br />
Drammatici i dati dell&#8217;OCSE: <strong>la percentuale dei disoccupati dei paesi del g8 salirà fino alla doppia cifra.</strong><br />
Anche secondo la Confindustria la situazione diventerà insostenibile: tra la metà del 2008 e la metà del 2010 in Italia verranno persi <strong>507 mila posti di lavoro, il 2,2% dell&#8217;occupazione totale</strong>.  Gli analisti spiegano che nel <strong>2010 il tasso di occupazione salirà al 9%</strong>, un valore analogo a quello del 2001 (6,1% il minimo del 2007). Se si considerano anche le persone in cassa integrazione che quindi conservano formalmente il rapporto d&#8217;impiego, i posti persi sarebbero 867 mila, cioè il 2,8%.<br />
<img class="alignnone" src="http://files.splinder.com/dd572cd6daa01d12cb0f15c8d23280e7.jpg" alt="" width="167" height="166" /></p>
<p>Sicuramente sono dati che fanno riflettere, segnali forti che dovrebbero smuovere il governo.<br />
In effetti il nostro premier, Silvio Berlusconi, qualcosa ha dichiarato: <strong><em>&#8221; Auspico che chi è stato licenziato si trovi qualcosa fare, io non starei con le mani in mano&#8230;&#8221;</em></strong></p>
<p>Bene, le politiche sociali di un&#8217;intera nazione <strong>ridotte a un semplice consiglio paterno.</strong> Credo che si può fare di più, che per combattere la crisi <strong>non bisogna guardare solo all&#8217;imprese ma anche alle fasce sociali più esposte come i disoccupati, i cassintegrati , le giovani coppie con un contratto atipico e i pensionati con reddito minimo.</strong></p>
<p>Il Pd ha iniziato la sua task force, ma deve continuare intensamente per sottolineare l&#8217;inconsistenza del governo.<strong> Anche noi del Comune di Pisa possiamo e dobbiamo fare molto di più</strong>, per questo sto lavorando a un ordine del giorno che impegni la Giunta a prendere iniziative per contrastare questa dilagante crisi sociale. Stay tuned. <em><br />
</em></p>
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		<title>C&#8217;era una volta&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 23:49:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Interna]]></category>
		<category><![CDATA[Povera Italia!]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>C&#8217;era una volta il paese Ailati. Mentre nel resto del mondo imperversava una delle più grandi crisi economiche degli ultimi secoli, nel paese Ailati prosperava felicità e benessere. Tutti avevano un lavoro, la criminalità era ridotta a piccoli furtarelli nei negozi, le industrie crescevano di fatturato. Questo era possibile grazie all&#8217;abilità politica del loro Leader, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;era una volta il paese Ailati. Mentre nel resto del mondo imperversava una delle più grandi crisi economiche degli ultimi secoli, nel paese Ailati prosperava felicità e benessere. Tutti avevano un lavoro, la criminalità era ridotta a piccoli furtarelli nei negozi, le industrie crescevano di fatturato. Questo era possibile grazie all&#8217;abilità politica del loro Leader, Sconi Berlu, eloquente e raffinato nei modi,  paladino degli indifesi, fine stratega.  Autoritario ma benevolo, il nostro prode deve fronteggiare ogni giorno una continua battaglia contro una piccola cerchia di dissidenti, che minano la sua leadership e alimentano le paure dei suoi sudditi. Questi dissedenti, ormai rimasti in pochi, cercano disperatamente di gridare la vera Verità, quella che porterà alla sconfitta di Sconi Berlu, rompendo il magico incantesimo che lega il leader agli abitanti di Ailati. La ricerca della Verità è ardua e complessa. Molti sono i sabotatori che ostacolano i nostri Prodi, mietendo continuamente vittime, ormai già dimenticate nell&#8217;oblio. Tra le maglie fittissime del controllo di Sconi Berlu riesce a passare un messaggio di sventura: <strong> il pil del 2008 ha registrato un regresso dell&#8217;1 per cento sull&#8217;anno precedente. <strong>Per il 2009 la recessione sarà maggiore: &#8211; 2,6. Qualche dissidente parla di &#8211; 3. Qualcun altro più pessimista ancora di &#8211; 4.  Pressione fiscale al 43,5. Debito pubblico al 110 per cento sul pil. La Cassa integrazione è aumentata del 550 per cento rispetto all&#8217;anno precedente, segno che Ailati è un vero paese industriale e che l&#8217;ondata di crisi è arrivata anche lì, incredibilmente. La ruota non gira,tra gennaio e febbraio 370.561 lavoratori hanno perso il posto di lavoro e hanno presentato all&#8217;Inps la domanda di indennità di disoccupazione, 116.983 in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, pari a un incremento del 46,13%.</strong></strong></p>
<p><strong>Ma il grande Leader non si preoccupa, è già riuscito a far dimenticare questi dati, il popolo di Ailati è contento. Ha ancora calcio e veline, xfactor e Gf. Tutto è bene quel che finisce bene.</strong></p>
<p><strong>Mi piacerebbe fosse una favola, <a href="http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/economia/crisi-19/scalfari-8mar/scalfari-8mar.html">purtroppo non è così.</a></strong></p>
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		<title>Allarme, allarme&#8230;qualcuno nel PD s&#8217;è svegliato!</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 00:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Bravi!Bene!Bis! Trova la mia più completa soddisfazione l&#8217;uscita di 50 parlamentari  del PD che chiedono una riduzione del loro stipendio a favore della creazione di un fondo per i disoccupati. Il taglio delle indennità (e forse anche del vitalizio e delle pensioni) coinvolgerà deputati, senatori, europarlamentari e consiglieri regionali (cercando di coinvolgere Presidenti di Provincia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bravi!Bene!Bis! Trova la mia più completa soddisfazione l&#8217;uscita di 50 parlamentari  del PD che chiedono <a href="http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/stipendio-parlamentari/stipendio-parlamentari/stipendio-parlamentari.html">una riduzione del loro stipendio a<strong> favore della creazione di un fondo per i disoccupati.</strong></a> Il taglio delle indennità (e forse anche del vitalizio e delle pensioni) coinvolgerà deputati, senatori, europarlamentari e consiglieri regionali (cercando di coinvolgere Presidenti di Provincia e Sindaci di grandi città). Il ricavo complessivo si potrebbe aggirare sui <strong>6 milioni di euro, una piccola somma di fronte all&#8217;enormità della crisi, ma un grande segnale, per nulla populista o demagogico, di fronte ai cittadini.</strong> Sarebbe uno di quei segnali che l&#8217;elettorato si aspetta su un tema molto sensibile, quello dei privilegi dei politici, in un periodo di grossa crisi del lavoro. Un&#8217;idea che rilancia la volontà di dare un assegno ai disoccupati, cresciuti di numero in manera esponenziale negli ultimi mesi. Ottime le parole di Boccia (PD):<em>&#8220;Non possiamo chiedere sacrifici se non siamo i primi a farli, altrimenti perderemo ogni credibilità&#8221;. </em>Un segnale riformista, giusto, disinteressato, che farà riflettere<em> </em>chi considera gli schieramenti  politici tutti uguali<em>. </em>L&#8217;innovazione che uno non si aspetta, il colpo mancino a sorpresa.<em><br />
</em></p>
<p>Io non l&#8217;avrei mai richiesto, ma apprezzo il fatto che sia stata una proposta spontanea. <strong>Vediamo se il partito la segue e la supporta, per evitare che diventi un&#8217;altra ottima idea buttata nel dimenticatoio.</strong> Chissà se anche noi possiamo fare qualcosa come amministrazione locale e svegliarci dal sonno agitato che ci ha avvolto.</p>
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