Un fallo di gomma nero sbattuto violentemente su un tavolo. Credo che in nessun consiglio comunale si sia mai arrivati a tanto per una protesta.
Durante la discussione sull’IMU, una trentina di manifestanti sono entrati nella torrida sala che ospita temporaneamente il consiglio comunale, per protestare contro l’ordinanza antiprostituzione del sindaco: dal 5 giugno fino al 30 settembre nei territori comunali di Pisa, San Giuliano e Vecchiano, è possibile multare chi si ferma o affianca chi si prostituisce. L’ordinanza vieta poi di sostare lungo le strade in atteggiamenti e vestiti inequivocabili che lasciano intendere il mercimonio del proprio corpo. La protesta era centrata su questo punto: ironicamente molti ragazzi erano vestiti in maniera “provocatoria”, con camice sbottonate, abiti scollati e parrucche colorate, per deridere la parte più controversa dell’ordinanza.
Peccato che la “folkloristica” protesta sia un po’ degenerata, con le urla e le grida di manifestanti e consiglieri, innervositi dal caldo tropicale che imperversava in quell’angusta sala. Per evitare ulteriori “surriscaldamenti” la presidente del consiglio ha sciolto anticipatamente la seduta, con l’impossibilità di portare a termine argomenti importanti come la discussione sulla questione abitativa o le altre proposte in programma.
Può una protesta dettare lo svolgimento dei lavori del consiglio comunale? Rovesciando la situazione, cosa avrebbero detto i manifestanti se durante una possibile discussione sull’ordinanza la seduta fosse stata interrotta da un gruppo altrettanto numeroso di persone favorevoli all’ordinanza? Le proteste sono legittime, ma questa irruzione in Consiglio Comunale non ha reso possibile un sereno confronto sui motivi di questa ordinanza.
E per me un cazzo di gomma nero sbattuto sul tavolo è la fine di ogni possibile dialogo. Non per colpa dell’oggetto, ma per la violenza usata. Poteva essere una croce, un rosario o qualsiasi altra cosa. Chi prevarica l’altro con urla e grida è capace di stare solo nella politica-circo.
La mancanza di discussione sull’argomento non ha permesso di spiegare lo scopo che c’è dietro questo provvedimento.
Premetto che non sono un grande fan delle ordinanze. Le ho criticate molto in passato, soprattutto quelle più “creative”, frutto di un leghismo incapace di dare soluzioni concrete. Ora che quella stagione è definitivamente passata (i provvedimenti non temporanei sono stati dichiarati incostituzionali), le ordinanze restano uno strumento dell’amministrazione per cercare di risolvere problemi, più o meno grandi, con il supporto delle forze dell’ordine. E la finalità dell’ordinanza antiprostituzione non è quello di dare una propria visione di cosa è “decoroso” o “indecente”, passaggio scritto magari troppo in fretta, ma colpire la tratta delle schiave del sesso, che vengono forzate alla prostituzione. In una gara a chi è più svestita per attrarre clienti, costrette a un marketing corporale che non emancipa la donna ma la mercifica, l’ordinanza non ha la forza e la volontà di colpire l’essenza del mestiere più antico del mondo, ma di limitarne la portata, punendo con multe i numerosi clienti che alimentano il fenomeno. Senza dimenticarci che il provento di tutte le multe non andrà a rafforzare le casse del Comune, ma in progetti sociali che garantiscono la protezione delle prostitute che decidono di uscire dal giro e temono la vendetta dei protettori (progetti come Sally People e DIM – donne in movimento – che ha accolto 560 ragazze, molte delle quali accompagnate in inserimento lavorativo). La speranza è che ci possa essere un “rallentamento” del mercato del sesso, in attesa che ordini istituzionali superiori, soprattutto il Governo, possano dare un impulso forte per superare il problema.
Una proposta forte, ma necessaria e praticabile, è la regolarizzazione della professione. E’ inutile contrastare il fenomento della prostituzione sulla strada, ma poi chiudere gli occhi davanti alle migliaia di piccole case chiuse che si trovano in ogni centro cittadino. Occhio non vede, cuore non duole? Eppure una regolarizzazione della professione può far emergere tante realtà clandestine che possono essere messe sotto controllo medico (e fiscale, che in tempi di crisi non guasta). Proteggere la donna con un contratto di lavoro che specifica esattamente quali siano i suoi diritti, e quali siano gli obblighi nell’ambito della pratica professionale.
In questo modo si spera di assistere al progressivo rinsecchimento dell’intero ramo di malavita che normalmente ruota attorno alla prostituzione, con tutto il marcio che ne deriva.
Con la legalizzazione del mestiere invece non è più possibile ricattare una donna, obbligandola a prostituirsi per due euro, quando questa può guadagnare cifre superiori lavorando alla luce del sole, protetta dalla legge e dalle stesse istituzioni che una volta la perseguitavano.
Siamo pronti a guardare oltre il problema dell’ordinanza e ripensare un approccio completamente nuovo di fronte all’eterno (e irrisolvibile) fenomeno della prostituzione?
D’altra parte non è l’Italia stessa, come disse Dante nel VI canto del Purgatorio, un grande “bordello”?
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#bellamipisa Tutti in risciò da Ikea
Ikea, il Comune di Pisa ha detto sì
Con una votazione a larga maggioranza (Pd, UDC, Fli, SEL e qualcuno del PDL) il Consiglio Comunale ha dato il via libera alla variante soprannominata “Ikea”, perché permetterà l’insediamento del megacentro svedese. Pensare che solamente un anno fa sembrava che Ikea avesse chiuso definitivamente la porta a un punto vendita attorno a Pisa, per via di un tira e molla con l’amministrazione durato 6 anni che non ha soddisfatto le parti. E invece in pochi mesi si sono realizzate tutte le condizioni per permettere l’apertura nell’area dei Navicelli, vicino all’aeroporto e alle strade di grande comunicazione. Perché siamo soddisfatti? In questo periodo di grave carenza occupazionale lo sbarco degli svedesi a Pisa porterà (secondo lo studio commissionato) almeno 300 posti diretti (200 full time) e altri 100 grazie all’indotto (70 full time), più una seria riqualificazione della zona che snellirà il traffico (prevista la costruzione di svariate rotonde). Apertura prevista: Autunno 2013. E poi saranno “popli” e “epping” per tutti.
Il momento della votazione
Via libera al risciò sostenibile
Con grande personale soddisfazione, la Giunta Comunale martedì scorso ha dato il via libera per studiare un percorso sperimentale rivolto all’offerta di un servizio di intrattenimento legato al risciò, cercando di esaudire la richiesta di lavoro di Roberto Alberti. E’ stata premiata un’idea sostenibile che offre qualcosa in più ai turisti senza per questo creare ulteriore caos nel traffico veicolare o nella zona di Piazza dei Miracoli. Ma soprattutto si cerca di dare coraggio a tutti coloro hanno difficoltà occupazionali, ma vogliono mettersi in gioco creando “piccole imprese” basate su idee o intuizioni che non danneggiano la città, ma l’arricchiscono. Un punto a favore della politica che non ostacola il cittadino.

Canapisa
Per la prima volta quest’anno in consiglio comunale non abbiamo parlato di Canapisa. Maturazione del quadro politico, rassegnazione delle forze contrarie o disinteresse al tema? Un misto di tutto questo e la consapevolezza che sia impossibile ( e antidemocratico) impedire una protesta, nel rispetto dell’articolo 21 della Costituzione e della Carta per i Diritti dell’Uomo. E devo dire che pur non condividendo alcune modalità di svolgimento della manifestazione (che vede alcuni eccessi di troppo) la lotta contro la legge Fini-Giovanardi è apprezzabile. Questa legge, ormai in vigore da 6 anni, rende tutte le droghe uguali di fronte alla legge, parificando la cannabis all’eroina e alla cocaina. Gli effetti della Fini-Giovanardi sono devastanti: l’elevatissimo numero di tossicodipendenti in carcere, dove non si ha la capacità e le competenze per curare i loro problemi e la numerosa presenza di soggetti condannati a condanne brevi o brevissime, in molti casi anche inferiori all’anno, che porta al sovraffollamento e alla disumanità attuale delle carceri. Inoltre abbiamo assistito a una penalizzazione di massa dei consumatori, dove l’equiparazione tra droghe leggere e pesanti ha portato alla crescita delle attività di contrasto alla prime a scapito del contrasto alla seconde. In Inghilterra e in Germania, ad esempio, il consumo e lo spaccio di cannabis è depenalizzato, in modo da concentrare e non disperdere l’attività di prevenzione e contrasto alle droghe pesanti.
Non so se andrò al Canapisa, mi piacerebbe sapere di più del fallimento delle politiche derivate dalla legge Fini-Giovanardi e vorrei trovare delle risposte, ma ci sono stati troppi eccessi in passato. Ma in ogni caso sono soddisfatto del “silenzio politico” sulla manifestazione. Perché quando si spenge una voce, anche se minoritaria, si perde anche un po’ della nostra libertà.
#falcone L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa.
Non so se ho degli amici particolarmente “sensibili” o se i fatti di Brindisi hanno amplificato i sentimenti. Sicuramente oggi Facebook e Twitter sono stracolmi di ricordi e di citazioni riguardanti la strage di Capaci. E non può che farmi piacere.
Nel nostro piccolo oggi faremo un consiglio comunale straordinario per ricordare quello che è successo, aperto alla cittadinanza. Inizierà alle 14, per finire alle 17.30, giusto in tempo per la manifestazione collettiva che partirà dal Liceo DINI. Da lì inizierà il corteo provinciale che passerà per la città per dire “no alla violenza che ha colpito in questi giorni i sogni e le speranze di una generazione”.
Tutto ciò avviene in un momento di profonda riflessione su cio’ che sconvolse lo Stato Italiano venti anni fa. Non so se esistono gli eroi, ma sono sicuro che ci sono uomini che vanno sempre ricordati e onorati per il coraggio dimostrato. Giovanni Falcone è uno di questi. Dopo Capaci, la Mafia non è assolutamente sconfitta, ma fa meno paura. Uccidere i due servitori dello stato è stato un errore, che paradossalmente si è ritorto contro chi ha organizzato quelle stragi. Tutti i mandanti si sono piegati allo Stato e stanno espiando le loro colpe in prigione. Ma vorrei ricordarmi di Falcone non per il suo ultimo, fatale sacrificio, ma per le cose che ha detto e che ha fatto quando era ancora in vita. Quando era un uomo che combatteva per lo Stato, per spezzare una situazione degenerata e malata, contro quelli che gli dicevano di desistere. Quando era un uomo, con le sue paure e le sue ansie, che per farsi forza teneva nel portafoglio due citazioni:
- Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini. (Camillo Benso, conte di Cavour, dalle Lettere edite ed inedite di Camillo Cavour, 1887.)
- Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana. (John Fitzgerald Kennedy)
Dimenticarsi di Falcone sarebbe un regalo troppo costoso alla Mafia, onoriamo il suo coraggio e portate la sua lezione nei vostri cuori e nella mente.
Regalatevi un’emozione, guardate il video e ricordatevi che: “L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza.”(Giovanni Falcone)
[C.C Pisa] Dalla parte del popolo siriano
“Verità e pace in Siria”: questo è il contenuto dello striscione calato ieri dal balcone di Palazzo Gambacorti a seguito di una mozione urgente proposta da me e Bedini (pdl) votata all’unanimità dal Consiglio Comunale di Fine Febbraio.
Perché questo striscione? Non bastano i nostri “tanti” problemi?
Abbiamo voluto dare un piccolo segnale a causa dell’assoluta mancanza di informazioni su quello che succede in Siria. Telegiornali muti, episodi atroci relegati nelle ultime pagine dei quotidiani tra le “varie e eventuali”, silenti anche i social network. Sarà la lontananza dalle coste italiane, o forse il mancato allarme “profughi”, fatto sta che della Siria ce ne freghiamo altamente. Eppure anche lì c’è una guerra civile, con un dittatore che non esita a bombardare la popolazione e sparare ai giornalisti per non far trapelare gli orrori perpetrati contro la popolazione. E’ angosciante vedere e sentire le parole di disprezzo e di rifiuto da parte delle democrazie occidentali, senza però avere la capacità di fare qualcosa in concreto. Troppi interessi girano attorno alla Siria, portatori di un immobilismo che premia le brutalità. Dall’inizio della repressione, i morti in Siria sono quasi novemila stando a quanto dichiarato dall’Osservatorio siriano dei diritti umani. O forse non sappiamo più solamente cosa fare, paralizzati nell’indifferenza. L’Onu, nonostante gli sforzi di Kofi Annan, non riesce a imporre il cessate il fuoco. Forse siamo troppo impegnati a risolvere i nostri problemi, forse siamo ormai assuefatti alle violenze quotidiane, forse abbiamo finito la voce. Ma non possiamo isolarci e reagire a questo “silenzio assordante”.
Quello che possiamo fare noi nel nostro piccolo è mantenere viva l’informazione e la consapevolezza su quello che succede in Siria. Se anche uno solo leggendo il nostro striscione vorrà informarsi di più avremo raggiunto il nostro scopo.
Perché se il conflitto degenera, ne saremo tutti coinvolti. E a quel punto ci chiederemo dove eravamo quando si poteva ancora spegnere la miccia.
[Transparency week] Dammi qualche verità
I’m sick and tired of hearing things from uptight-short sighted-Narrow minded hypocritics. All I want is the truth Just give me some truth.
Sono stufo e stanco di sentire le cose da menti ipocrite con visione stretta. Tutto quello che voglio è la verità Dammi qualche verità.
Così cantava John Lennon in un tempo ormai lontano. Ed ha ragione: non si può parlare di trasparenza senza praticarla fino in fondo. Molti si sono riempiti la bocca con parole di apertura senza mai dare nessuna verità. Per ristabilire la fiducia nella politica bisogna fare uno sforzo maggiore e continuativo nell’offrire la maggior trasparenza possibile, per fare in modo che i cittadini, oltre ad aiutarci, possano controllare la qualità delle nostre decisioni, se sono influenzate da rapporti con associazioni o corporazioni o se riceviamo donazioni da qualcuno.
La risposta ai casi Lusi è sempre la solita: maggiore chiarezza. Chi sceglie di lavorare nel pubblico deve capire che sempre più informazioni gli vengono chieste e che deve condividere: non è più il medioevo delle informazioni, ora con Internet c’è un nuovo illuminismo della trasparenza.
Per questo nel mio piccolo ho sempre cercato di rendere pubblica ogni minima informazione legata al mio ruolo di consigliere comunale, con la pagina Trasparenza,dove potete trovare l’ultima dichiarazione dei redditi, tutte le mie presenze in Comune con relativi gettoni, la situazione patrimoniale, i legami con le associazioni ed eventuali regali ricevuti.
Scoprirete che la “casta” è un nome lontano e che la politica può e deve essere diversa. Se tutti dichiarassimo qualche “verità” in più, le cose migliorerebbero certamente.
[Pisa - C.C 16 Febbraio] Nuova vita agli spazi Via Andrea Pisano
Nuovo appuntamento in Consiglio Comunale sugli spazi di Via Pisano, ennesima puntata della storia (non proprio d’amore) tra Comune e Rebeldia.
Il mio gruppo consiliare ha voluto dare contributo alla discussione presentando un documento poco tecnico e decisamente politico che vuole tracciare il percorso dei prossimi mesi, provando a dimenticare un passato di incomprensioni e litigi.
L’associazionismo è un tratto caratteristico e fondamentale della città di Pisa in quanto concorre alla qualità della vita dell’intero territorio comunale e spesso integra il welfare locale, ovvero riesce a dare servizi che il Comune non può fare per mancanza di risorse.
Purtroppo sul problema degli spazi aggregativi bisogna ancora lavorare, anche se guardando la somma per gli investimenti verso l’associazionismo, Pisa è una delle prime in Italia.
Come gruppo abbiamo chiarito che sosteniamo l’intenzione manifestata dalla Giunta Comunale di Pisa di iniziare la procedura di variante urbanistica per permettere la modifica della destinazione d’uso agli spazi di Via Andrea Pisano, rendendoli idonei per sviluppare pienamente politiche sociali e culturali: un nuovo spazio cittadino per le attività legate all’associazionismo, alla ricreatività, alla cultura, alla socialità ed all’aggregazione giovanile, considerando questo impegno anche un elemento positivo nel dialogo e nel confronto con le associazioni del progetto Rebeldìa, successivo agli impegni presi nella conferenza dei servizi del 26 Gennaio 2011.
Noi speriamo vivamente che i rapporti tra le associazioni e gli enti locali si muovano in un’ottica di rispetto reciproco e di dialogo, in modo che il mondo associazionistico pisano possa trovare il modo di usufruire quanto prima di tali spazi al fine di svolgere attività meritorie a favore di tutta la cittadinanza e in coerenza con i principi caratteristici della città di Pisa contenuti nello Statuto Comunale, quali ad esempio quelli dell’accoglienza e della solidarietà.
Personalmente vorrei che l’intera vicenda relativa agli spazi di Via Andrea Pisano non venisse più strumentalizzata a fini politici, ma che la stessa venga trattata rimanendo nel merito dell’importanza di avere maggiori spazi dedicati alle attività sociali e giovanili.
Per questo nel nostro documento impegniamo la Giunta a procedere speditamente all’assegnazione degli spazi di Via Andrea Pisano, continuando a perseverare in maniera serrata nel dialogo e nel confronto intrapreso negli ultimi mesi con le associazioni interessate alla gestione degli spazi.
Su questo ha assicurato il Sindaco Filippeschi dicendo che ” le cose sono chiare per noi e per la città. E con questa chiarezza andiamo avanti: faremo il bando e approveremo la variante urbanistica”.
L’opportunità che si presenta sia alla città che alle associazioni che vi operano per creare un nuovo polo di aggregazione e di cultura è troppo grande ed importante per non essere colta.
Non so se questo decreterà la parola “fine” alla storia infinita tra Comune e Rebeldia. Ma almeno qualcosa di buono è venuto fuori: un nuovo centro socioculturale al servizio della cittadinanza.
E poi per la gestione, come diremmo noi a Pisa, “chi l’ha più lungo se lo tira”: ci sono straordinarie associazioni o gruppi di queste, tra le quali il Progetto Rebeldia, che gravitano su Pisa e possono fare di Via Pisano una perla della città. Meglio di un parcheggio, non trovate?
[Pisa - C.C 16 Febbraio] La miglior risposta a Barroso: approvata la variante per portare Ikea a Pisa
Pisa batte Barroso 1 a 0. Dopo le recenti accuse del presidente della Commissione Europea Barroso sulle lungaggini burocratiche relative all’insediamento di Ikea a Vecchiano, il Comune di Pisa risponde approvando in tempi brevi una variante che permetterà al colosso svedese di sbarcare nella città della Torre. Eppure solamente 7 mesi fa Ikea aveva detto che avrebbe rinunciato all’apertura di un negozio nel pisano. Ma grazie a un lavoro di persuasione che ha visto il forte impegno del Presidente della Regione Rossi e del Sindaco Filippeschi, il progetto da 70 milioni e 300 posti di lavoro arriverà a Porta a mare, nella zona dei Navicelli. Una variante realizzata in tre mesi, che sicuramente non risarcisce dei ritardi storici, ma che prova a dare una risposta concreta e veloce.
Non sono mancati gli studi sulla mobilità della zona e sull’impatto che avrà per le altre aziende concorrenti presenti in gran numero nella zona. La bilancia pende decisamente dalla parte dei vantaggi: numerosi posti di lavoro (minimo 300) e un ridotto impatto ambientale (ci sarà addirittura meno cemento rispetto alla previsione d’area, proprio come avevo chiesto io ).
Nell’ordine del giorno unitario sottoscritto dai partiti della maggioranza si sollecita «il sindaco e la Giunta ad adoperarsi con la Regione, le amministrazioni locali, le associazioni di categoria, aprendo tavoli di confronto per concertare le soluzioni più idonee alle necessità che dovessero emergere in relazione alla realizzazione dell’insediamento produttivo, in particolare a quelle infrastrutturali; a presentare, entro i termini dell’ approvazione definitiva della variante in oggetto, il cronoprogramma delle necessarie opere di miglioramento della mobilità lungo il tratto di Aurelia interessato e degli svincoli della superstrada e che, nelle soluzioni progettuali, dovranno porre particolare attenzione alle esigenze di tipo ciclopedonale; ad attivare gli strumenti finalizzati a monitorare i flussi di traffico al fine di correggere eventuali errori delle previsioni effettuate in fase di variante». Infine, l’ordine del giorno impegna «il sindaco e la Giunta ad attivarsi per massimizzare il contributo economico dei soggetti coinvolti nella variante e di destinare tutte le risorse relative agli eventuali oneri di urbanizzazione ulteriori e ai costi di costruzione in opere a vantaggio dell’intera collettività».
I mobilifici della zona pisana si sentono giustamente minacciati dal colosso svedese, ma devono proprio temere? Oltre a diversificarsi come merce, se il territorio e la Provincia lavorano bene, possono usufruire dell’incremento di persone che vengono nella zona pisana per comprare arredamenti e mobili. Sta agli enti locali e alle imprese dimostrare che Ikea importa tanto quanto i grandi e piccoli mobilifici della zona. Che un mobile dal nome impronunciabile (ektorp, expedit ) è diverso per target e per caratteristiche da un mobile prodotto qui. Competere su innovazione e qualità, senza subire la concorrenza sui prezzi bassi. E rilanciare il made in Italy.
Abbiamo impiegato solamente 3 mesi per costruire e approvare la variante, con un voto favorevole che va oltre la maggioranza ( si sono espressi positivamente anche Sel e Terzo Polo ). Prossimo passo fra sei mesi, quando potranno essere rilasciate le concessioni all’Ikea e nei 2013 sarà realizzato il centro commerciale. In attesa che il “Bjursta” e il “Sagosten” siano all’ombra della Torre, che dici ora Barroso?
I posti di lavoro sono tutti uguali? Pisa contro l’acquisto dei 131 aerei F35/JSF
Quando qualche ministro/amministratore vuole farci ingoiare qualcosa di indigesto, cerca sempre di usare la leva dei “posti di lavoro che si vengono a creare”. In un clima di disoccupazione galoppante, chi osa opporsi alla creazione di lavoro viene dipinto come un ostruzionista, un egoista, distante dalle preoccupazioni della gente.
Ha utilizzato lo stesso messaggio il Ministro alla Difesa De Paola, parlando di come il programma di acquisto degli aerei JSF porterà nuova occupazione:
“Ma quegli aerei ci servono e quel programma significa crescita operativa, tecnologica e occupazionale notevole: parliamo di 10 mila posti di lavoro in 40 aziende”.
In questo modo si cerca di zittire chi, giustamente, ha forti perplessità sull’acquisto degli aerei da guerra. Come si può essere contrari alla formazione di lavoro in questi tempi difficili?
Fermi un attimo, ma quanto costa il programma JSF? Ai conti attuali l’acquisto dei 131 aerei F-35/Jsf, comporterebbe per l’Italia una spesa di oltre 16 miliardi di Euro, spalmati su più anni (fino al 2026).
Ma lo sapete quanta forza lavoro sostenibile e duratura si potrebbe creare con 16 miliardi di euro? Quanti lavori legati allo sviluppo delle energie rinnovabili, alla ricerca di tecnologie innovative, al finanziamento di startup tecnologiche, alla riduzione del digital divide, a un welfare efficiente.
Nuove tecnologie che sono un investimento nel tempo, non un bene che comincia a deprezzarsi il momento dopo l’acquisto. Oltre che socialmente svantaggioso, lo è anche economicamente.
Alla luce di questi fatti, settimana scorsa in consiglio comunale, abbiamo votato a maggioranza un documento che invita il Governo
- ad assumere iniziative volte a bloccare, in via definitiva, il programma per la produzione e l’acquisto dei 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighter ed a valutare la reale possibilità di utilizzare tali risorse per il welfare municipale, le politiche per gli ammortizzatori sociali, il rilancio dell’economia e il sostegno all’occupazione giovanile
- ad assumere iniziative volte a cancellare i finanziamenti previsti per il 2012 per la produzione dei 4 sommergibili Fremm, dei cacciabombardieri F-35, delle due fregate ‘Orizzonte’ con un risparmio previsto intorno ai 783 milioni di Euro;
- ad assumere iniziative finalizzate a rivedere gli stanziamenti che interessano la difesa presenti nello stato di previsione del ministero dello Sviluppo Economico, comparto strategico e fondamentale per il reale rilancio dell’economia e del Paese, valutando la possibilità dell’impiego di tali risorse in ambiti di maggiore urgenza e necessità;
Ma bisogna dire che c’è stato qualcuno che aveva idee molto chiare sulla difesa e gli armamenti. Lascio a voi ogni commento.
[Pisa] C.C 27 Ottobre – Bancarelle sì, bancarelle no.
L’argomento più importante del consiglio era: VALORIZZAZIONE DELL’AREA MONUMENTALE DI PIAZZA DEL DUOMO, CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AI PROCEDIMENTI CONSEGUENTI ALLA RICHIESTA DI O.P.A. ED A.O.U.P.
Cosa significa? Nei mesi scorsi c’è stata la delicata richiesta di spostare le 40 “bancarelle” che ora si trovano presso Piazza del Duomo, in seguito alle precarie condizioni dell’edificio che ospita il Museo delle sinopie. Infatti interi pezzi della facciata sono a rischio crollo e l’acqua piovana entra nel museo con il rischio di bagnare le sinopie, splendidi e rari esempi di come nasce un disegno. Per evitare disastri è necessario subito procedere alla restaurazione, con conseguente installazione del cantiere e l’inevitabile spostamento delle bancarelle. Tutto semplice no?
Invece c’è stata la levata di scudi degli operatori commerciali che non ci stanno a spostarsi, dato che temono un calo delle vendite. Il Comune ha offerto diverse soluzioni, tra le quali lo spostamento in Via Pietrasantina, dove arrivano i bus turistici e il conseguente 90% dei visitatori della Piazza.
Da queste due posizioni divergenti ne è nata una discussione animata, con gli operatori che insistono sul fatto che si possono spostare sempre nella piazza, nonostante il cantiere, e la Soprintendenza, il Comune, l’Opera del Duomo che invece spingono per il loro trasferimento.
L’argomento è arrivato in consiglio comunale e, a differenza di quello che accade spesso, siamo riusciti ad approvare un documento che ha visto come firmatari tutte le forze politiche. Un esempio di collaborazione straordinaria che ha portato a una condivisione di intenti.
Il documento, che potete scaricare dal sito del Comune, considera opportuno e necessario iniziare i lavori per la riqualificazione e la messa in sicurezza del luogo più significativo della città, Piazza dei Miracoli, l’esigenza di mettere mano al piano del commercio, cambiando la destinazione definitiva delle bancarelle, che dovevano andare al posto della Caserma Bechi Luserna, nel nuovo terminal turistico. Purtroppo lo Stato non riesce a dismettere la caserma ed è necessario quindi ripensare una nuova collocazione, all’interno del progetto Chipperfield, che vede il recupero dell’area dopo il totale trasferimento dell’Ospedale Santa Chiara.
Ma nel frattempo si chiede agli operatori di accettare il trasferimento provvisorio, garantendo celerità nella definizione del nuovo piano del commercio.
Una soluzione giusta e necessaria. Le richieste dei commercianti, di rimanere nella piazza o di abbattere il muro prospicente l’Ospedale per creare un nuovo spazio sono irricevibili. A parte i vincoli della Soprintendenza, ma come si può pensare di “modificare” una delle Piazze più belle del mondo senza un progetto complessivo e di lungo respiro? E’ come se un elefante entrasse in una cristalleria. Inoltre ci sono attività ancora funzionanti nell’ospedale che richiedono una netta distinzione dal flusso turistico della zona.
Di fronte alle prese di posizione nette di alcuni commercianti – “da qui non ci muoviamo” – è necessario prendere le distanze. Partecipazione e condivisione sì, arroganza e mancanza di buon senso no.
[Pisa]C.c 22 Settembre 2011 – Teatro Verdi
Ho provato a fare un livetweeting del consiglio, hashtag #ccpisa, un modo per dare un riscontro immediato di cosa stiamo facendo, in diretta, con possibilità di commentare e partecipare “virtualmente” in tempo reale, suggerendo proposte o cose da dire. Seguitemi su twitter: @marcobani
Iniziamo con le comunicazioni. Balzi (fli): “la contestazione alla festa di Fli è stato un attacco alla democrazia.” Diciamo che le parole di Balzi non aiutano a stemperare il clima teso che stiamo vivendo a livello nazionale, ma preferirei che i cittadini siano molto più civili dell’inciviltà della politica che loro stessi contestano.
Si prosegue con la normale serie di interpellanze : la prima sulla presenza di eternit nelle strutture comunali. L’assessore riporta che si possono ancora trovare tracce in alcune strutture, ma è prioritario eliminarle tutte.
Il pezzo forte di oggi è la proposta di votare l’atto di indirizzo del teatro Verdi ovvero il documento che traccia le linee da seguire per i prossimi tre anni. Primo punto: nonostante le avversità economiche che stanno vivendo gli enti locali, non diminuirà l’impegno economico del Comune nei confronti del teatro. Secondo punto: valutare la costituzione di un sistema integrato che faccia da motore motore dell’organizzazione di tutte le attività espositivo-museali, di spettacolo e culturali cittadine — comprese le manifestazioni storiche — occupandosi anche della gestione dei vari immobili, vecchi e nuovi. Il teatro Verdi e il suo personale (che lo studio commissionato in passato alla Bocconi ha giudicato «sovradimensionato» in alcuni settori) sarebbero il fulcro di questo centro . Un po’ come è successo nel corso dell’estate con il programma di «Marenia» e l’anfiteatro restaurato di Calambrone.
Restano alcune storture da sistemare, ovvero la necessità di una ottimizzazione delle risorse finanziarie e umane, come ad esempio il trasloco degli uffici del teatro lontani da via Palestro, per salvaguardare gli spazi ottocenteschi del teatro, ridurre le spese correnti di gestione dell’immobile e ipotizzare una piccola sede museale
Un passaggio importante è la possibile integrazione con i teatri della Provincia. Il presidente della fondazione Teatro Sergio Cortopassi in Consiglio è stato chiaro: “noi in questi anni abbiamo lavorato per risanare e ridare un futuro al teatro Verdi, diminuendo i costi e puntando sulle risorse interne. Bisogna che anche gli altri facciano altrettanto. Non possiamo certo accollarci i debiti altrui. Inoltre anche la Provincia deve essere più chiara e dimostrare che punta davvero sui teatri e sulla loro capacità di fare sistema».
Un’altra notizia positiva è che l’Università di Pisa rientra a far parte dei soci della Fondazione Teatro di Pisa, con una convenzione dalla durata triennale firmata ieri. Un accordo che prevede una quota di partecipazione di 15mila euro per ciascun anno e una serie di progetti e iniziative da mettere in campo insieme.
Il teatro Verdi di Pisa è un’eccellenza culturale della città. Grazie alle 51mila presenze per la stagione 2010-2011 che si è conclusa a primavera è il secondo teatro toscano come numero di spettatori. La prossima stagione vedrà ottimi spettacoli di lirica e di prosa, continuando la linea qualitativa che perdura da anni.
Il Comune ha investito molto sul teatro e devo dire che la fiducia è stata ripagata. Nella speranza che la tempesta sia passata, lavoriamo per offrire spettacoli sempre più partecipati e di qualità, per una riscoperta di un divertimento antico, ma mai fuori moda. Se non siete mai andati a teatro, non è mai troppo tardi per iniziare. Non ve ne pentirete.
Teatro significa vivere sul serio quello che gli altri, nella vita, recitano male. (Eduardo De Filippo)
