Decreto Salva-Italia, un nome geniale

Monti è un genio. L’ultima faticosa manovra economica è stata chiamata Decreto Salva-Italia. Nemmeno Berlusconi avrebbe trovato un nome migliore, lui che con le parole ha costruito un impero. Come ad esempio l’uso dell’espressione “scudo” fiscale invece di condono, che ha assunto un valore giustamente negativo.
Come si fa votare contro un decreto salva-Italia?
Solo la Lega potrebbe…
Che Monti abbia superato il maestro Berlusconi?

Nessuno tocchi i blog – il Pd e il digitale

Finalmente il PD si sveglia e comincia attivamente a sostenere Internet e il mondo dei blogger.

Oggi sono a Roma per questa bellissima iniziativa piena di ospiti famosi e interessanti per discutere del futuro delle nuove tecnologie. Sicuramente ne uscirà un bel dibattito.

Inoltre grazie a Gentiloni, Orfini e al solito Civati c’è una mobilitazione per sostenere l’emendamento PD al ddl intercettazioni. In cosa consiste questo emendamento:

Art.1, comma 29 del ddl intercettazioni: i blogger devono pubblicare le richieste di rettifica in 48 ore o pagare fino a 12.500 euro. L’emendamento chiede di abolire questa norma.

Ecco il comunicato PD:
Da pochi giorni in Senato la maggioranza con la trentesima fiducia ha approvato il ddl intercettazioni: un testo che tutela meglio i criminali dei cittadini e uccide il diritto ad essere informati. Tra i commi del testo ci sono attacchi e censure anche alla Rete. Una pagina davvero brutta per la democrazia italiana, il ddl intercettazioni dopo 2 anni di gestazione si dimostra un grande esproprio della democrazia e dell’informazione, dove le notizie cattive si sommano, e ora toccano anche il controllo e la censura della Rete. Come hanno indicato i senatori del Pd Vincenzo Vita e Felice Casson tra i tanti passaggi liberticidi e censori del maxiemendamento sulle intercettazioni ce n’è anche uno devastante per la rete. Infatti, per ciò che attiene alla ‘rettifica’, si equiparano i siti informatici ai giornali, dando ai blogger l’obbligo di rettifica in 48 ore. Il comma 29 dell’art. 1 prevede che la disciplina in materia di obbligo di rettifica prevista nella vecchia legge sulla stampa del 1948 si applichi anche ai “i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”! I blogger all’entrata in vigore della nuova legge anti-intercettazioni, dovranno provvedere a dar corso ad ogni richiesta di rettifica ricevuta, entro 48 ore, a pena, in caso contrario, di vedersi irrogare una sanzione fino a 12.500 euro.. Ma un blog non è un giornale, il blogger non è un redattore, spesso gli aggiornamenti sono saltuari. Si può rischiare una maximulta perché magari si è in vacanza o non si controlla la posta? Ciò significa rendere la vita impossibile a migliaia di siti e di blog, ben diversi dalle testate giornalistiche. Lo fanno dimenticando che la rete è proprio un’altra cosa. L’emendamento del PD per modificare questa norma non è stato discusso perché la fiducia taglia tutto . Ma la destra abituata a usare la tv o non lo sa, o sperando nel silenzio prova a mettere le mani dove ancora non era riuscita a farlo. Non sappiamo se questo sia l’obiettivo perseguito o solo un effetto collaterale dell’ignoranza con la quale il centrodestra continua ad affrontare le dinamiche della ret e, di sicuro faranno passare ai più la voglia di occuparsi, on line, di informazione in ambiti o materie suscettibili di urtare la sensibilità di qualcuno ed indurlo a domandare – a torto o a ragione – la rettifica. Un ottimo silenziatore alle domande legittime dei frequentatori del web. Non finisce qui. I senatori PD vogliono presentare, d’intesa con i colleghi della Camera dei D eputati, un disegno di legge seccamente abrogativo della seconda parte della lettera a del comma 29 che recita per l’appunto: ”per i siti informatici sono pubblicate entro 48 ore dalla richiesta…”. Ci chiediamo se l’emendamento sarà sostenuto anche dai parlamentari di PDL e Lega che fanno parte dell’intergruppo web 2.0 e che nei convegni si esprimono sempre a difesa della libertà d’espressione in rete. Ora devono dimostrare alla rete che le loro non sono solo parole, da abolire a un cenno di Berlusconi. Chiediamo loro di firmare e votare l’emendamento PD al comma 29 per abolire l’obbligo di rettifica in 48 ore per siti e blog.

Non è che il PD sta seriamente cominciando a pensare al futuro? Per una volta nello stesso post convivono il tag  ”internet e nuove tecnologie” e “partito democratico”. Sono soddisfazioni! Stay tuned!


Lettera ai giovani democratici (e non) – parte 2 (Passare all’azione)

Ieri è stato tracciato un quadro desolante per le nuove generazioni. Cosa fare per cercare di evitare il tracollo?
Un partito e la sua giovanile possono fare tantissimo, ma devono scrollarsi quel senso di sfiducia che attanaglia la classe politica attuale, di ogni genere e età.
Non é vero che c’é disinteresse nella politica, che non c’e impegno civile tra i giovani. Non si fidano di noi, prevale l’idea di non contare nulla, principale serbatoio dell’astensionismo.
Ma come, viviamo nell’epoca caratterizzata dalla possibilitá di interscambi di massa, dove una singola persona puó raggiungere una platea di miliardi di possibili ascoltatori e noi non riusciamo a parlare ai nostri giovani? Magari chattiamo con il nostro amico in Nuova Zelanda ma non conosciamo i nostri vicini condomini.
E’ essenziale migliorare la qualitá della comunicazione: basta con i volantini pieni di testo, ma vuoti di significato. Vorrei che la giovanile diventasse anche un laboratorio di comunicazione politica. Uno spazio che attrae, lontano dai troppo frequenti tatticismi della politica. Aggreghiamo le persone su cause concrete, anche al di fuori delle sedi di partito e dei circoli. La maggior parte dei giovani hanno iniziato a interessarsi alleo civile solo dopo l’ingresso in una comunitá.
Qualcosa che prenda spunto da Moveon o dalle fabbriche di Nichi che hanno unito concretezza all’utopia.
Un posto dove lavorare e creare una comunitá viva,bella, serena. Un posto fatto per persone che lavorano o studiano e che invece di andare al cinema o guardare la partita vogliono impegnarsi per aiutare gli altri, consegnare volantini , fare un documentario e perché no, divertirsi nel farlo.
Un posto che rielabori e trasformi le proposte politiche, anche quelle più difficili come lavoro e welfare, in qualcosa di facilmente digeribile a tutti, dal 14enne al pensionato. Se non ci facciamo capire bene, il nostro lavoro di proposta è inutile.
Creare una comunicazione che costruisca fiducia, una comunicazione intelligente,che non può prescindere dal web e dall’aggregazione sul territorio. Obama ha vinto non perché ha usato il web. Obama ha vinto perché era Obama.
Con l’approssimarsi dell’estate facciamo iniziative fuori dai circoli, nuove, interessanti, alle quali possano partecipare anche facce diverse dalle solite. Troviamo modi originali per far capire la mostruosità della legge-bavaglio, le ingiustizie della manovra finanziaria, i problemi dei lavoratori.
Sono i momenti come questi che non vanno persi. Momenti di sfiducia e di forte preoccupazione che richiedono azioni tempestive e decisive. Quale momento più indicato per far vedere a tutti che il Partito Democratico si è scrollato i problemi del passato ed è vivo, in salute, con i giovani in prima fila, energie rinnovabili, motore di propulsione di iniziative e idee.
C’é una parola che è stata citata spesso negli ultimi mesi. Una parola che dovrebbe esortare all’azione, che fa infiammare gli animi, che regala speranza: coraggio.Questo coraggio viene spesso richiesto ai giovani, che devono portano freschezza e nuova linfa vitale. Noi ci dobbiamo essere e dobbiamo essere ascoltati.
Silvio Berlusconi (Milano, 29 settembre 1936) dice che la Costituzione (in vigore dal 1° Gennaio 1948) è datata. Facciamo vedere che “essere giovane” è una questione di mentalità e non di età anagrafica. Facciamo vedere che noi possiamo davvero guidare le sfide che abbiamo di fronte. Siamo responsabili di quello che non sappiamo evitare. Divertiamoci a stupirli.

Piccoli passi per una nuova comunicazione politica: Obama su Youtube

Oggi sulla Nazione c’è un interessante articolo sulla notorietà del primo cittadino di Pisa e della sua Giunta.  E’ andata bene per il sindaco, non molto per la sua giunta. Siamo forse carenti dal punto di vista della trasparenza e della comunicazione?

Credo proprio di sì; infatti la nostra amministrazione viene ricordata soprattutto grazie alla contestata ordinanza antiborsoni, che ha avuto molto spazio sui media locali. Addirittura qualcuno ha pensato che il sindaco ha fatto bene a istituire le ronde. Qualcosa deve essere andato storto.

Incentivare la comunicazione e la trasparenza, a tutti i livelli politici, deve essere la nostra via per riuscire ad avvicinarci ai cittadini e al nostro elettorato, restituendo un minimo di quella fiducia che si è persa negli anni. Un esempio da seguire lo abbiamo già : l’amministrazione Obama ha aperto un canale youtube per rispondere alle domande degli americani. Di meno non ci si aspettava da un uomo che ha organizzato la sua lunghissima campagna elettorale sul web, utilizzando un Blackberry e altre tecnologie innovative. Sul sito della Casa Bianca i cittadini americani potranno fare domande  e dare un voto a quelle già inviate dagli altri. Obama risponderà direttamente il  giovedì mattina. Un esperimento, come espresso dal video di Obama e dalla mail di Organizing for America, designed to encourage transparency and accountability by giving you a direct line to the White House. Sicuramente non sarà comunicazione di massa, ma è comunque un primo passo nell’abbattimento di una barriera tra politici ed elettori, dato che Internet, a differenza della TV, permette una comunicazione biunivoca e non solo passiva.
Un nuovo inizio per una gestione più trasparente e partecipata dell’amministrazione.

Un percorso che potrebbe fare bene anche ai democratici nostrani, locali e nazionali.

La necessità di investire sulla comunicazione. I Cittadini informati e partecipi sono cittadini soddisfatti

Uno dei fondamenti di uno Stato democratico è la comunicazione. Comunicazione tra le istituzioni politiche e i cittadini e comunicazione delle istituzioni tra loro. Perché una democrazia funzioni bene infatti, è vitale che sia possibile comunicare e interagire attraverso strumenti efficaci e accessibili a tutti. Non a caso i Romani chiamavano lo Stato res publica, cosa che appartiene al popolo. Le istituzioni politiche devono essere percepite dai cittadini come un corpo unito, dalla condotta prevedibile e dal linguaggio comprensibile ( non politichese).

Solo una comunicazione trasparente, infatti, garantisce la possibilità di scegliere i propri rappresentanti in maniera informata e consapevole, di controllarne e indirizzarne l’attività, e, più in generale, di esercitare liberamente e responsabilmente i propri di
ritti di partecipazione alla formazione della volontà popolare.

Ci si scontra con un’ormai cronica incapacità delle nostre democrazie di coinvolgere i cittadini sui temi politici. Ovunque si lamenta indifferenza e si annota che la maggior parte degli individui è incapace di inquadrare i problemi e di ricostruire anche solo i temi più importanti. La comunicazione dei politici, sfruttando una lacuna strutturale dei media tradizionali e la carenza di attenzione del pubblico, ormai è strutturata per «lavorare» su un’audience senza memoria, su cui hanno influenza solo le affermazioni di oggi e delle ultime ore.

Le riflessioni, le analisi, le informazioni che vanno in profondità sono bandite del tutto dalle TV. Purtroppo siamo un popolo che non legge i giornali e quindi la televisione rappresenta oggi il medium più utilizzato nella comunicazione , con tutti i rischi che ne derivano, ma Internet potrebbe rappresentare l’alternativa del prossimo futuro, una grande opportunità, una nuova dimensione che ha trasformato e continua a trasformare il mondo della comunicazione.

Su una comunicazione attiva e trasparente il PD ha puntato molto e lo possiamo riscontrare nel programma:

  1. Incentivare una rete di cittadini attivi (“volontari-sentinelle”) del decoro e del controllo della città con particolare attenzione al ruolo degli anziani costituendo un apposito ufficio di riferimento.

  2. Realizzare riunioni periodiche con le forme del question time con il Sindaco e la Giunta nei quartieri.

  3. Creare un budget per l’informazione e la comunicazione legata alla realizzazione dei lavori pubblici e dei servizi comunali.

  4. Potenziare i servizi di front office anche decentrandoli sul territorio, utilizzando le sedi distaccate dell’anagrafe e le sedi delle circoscrizioni.

  5. Sviluppare il progetto CITEL e renderlo ancora più diffuso e utilizzabile da tutti i cittadini;per un E-Government efficiente ed efficace ma soprattutto inclusivo delle diverse fasce di popolazione.

  6. Potenziare il portale della rete Civica Pisana, come strumento per la comunicazione, la partecipazione e la diffusione di cultura. La gestione informatizzata dei servizi e delle informazioni dovrà svilupparsi a livello di ‘Area Pisana.

  7. Consolidare e continuare a diffondere il progetto per la carta di identità elettronica da distribuire a tutti i cittadini di Pisa per consentire l’accesso ai servizi on-line.

  8. Individuare strumenti efficaci che consentano ai cittadini il controllopuntuale dei servizi pubblici erogati dal comune e dalle aziende pubbliche.

  9. Creare un numero verde del comune connesso ad una rete informativa più ampia e verificare il funzionamento dei numeri verdi delle aziende partecipate.

  10. Rispettare le leggi sulla trasparenza amministrativa e il rispetto dei tempi di risposta al cittadino.

Tornerò sul tema dello sviluppo delle tecnologie informatiche e digitali. Per ora gustatevi questa clip. Hanno chiesto a Silvio Berlusconi: “Quanto pesa internet nella campagna elettorale italiana?”. La risposta del leader Pdl è una confessione di estraneità anagrafica al tema, che sembra franca e sincera, e ironizza sul suo essere troppo vecchio per governare un Paese moderno. Ma non era la stessa persona che professava le tre i (inglese, informatica, impresa)? Io spero nella gaffe suprema il giorno prima delle elezioni, ma da un esperto di comunicazione come lui sospetto che è tutto qualcosa di studiato…