[Pisa] Nuovi esempi positivi crescono…

Ieri, leggendo la cronaca locale, due notizie mi hanno colpito. La prima era che un gruppo di ragazzi travestiti da supereroi, in pieno Venerdi’ sera, hanno lanciato messaggi positivi  come ” Un mondo pulito, una vita migliore” o “Usa il cestino, non il vicolino”, utilizzando scope e granate pe ripulire Piazza Garibaldi dall’incivilta’ di chi butta per terra bicchieri di plastica, mozziconi e altro.

Accanto a questo articolo la notizia di 50 attivisti di Rebeldia che hanno pulito il giardino di Via Vittorio Emanuele, adiacente all’Arpat, sottraendolo all’incuria e al degrado.

Stiamo assistendo a un nuovo risveglio del senso civico? Gruppi di cittadini finalmente hanno capito che lamentarsi non basta e che e’ necessario passare all’azione? C’e’ finalmente un’inversione  nella cultura menefreghista della citta’?

Non lo so.  Dietro ai Supereroi c’e’ una brillante regia di marketing, mirata alla promozione di un evento e Rebeldia vuole ingraziarsi gli abitanti del quartiere, gia’ sul piede di guerra dopo aver scoperto la possibilita’ di spostare il cartello delle associazioni presso l’ex Asnu.

Ma alla fine quello che conta e’ il risultato. In un periodo dominato dal poco rispetto per le citta’ questi piccoli segnali di educazione civica possono migliorare la consapevolezza nei riguardi dell’ambiente e del vivere urbano. Invece di proteste  o manifestazioni, per lo piu’ fini a se stesse, queste due notizie dimostrano che con creativita’ e un minimo di impegno si puo’ ottenere molto: consenso, pubblicita’ e ottimismo. Perche’ l’impegno civico e le azioni di riqualificazione urbana sono esempi positivi, modelli di una societa’ migliore, che possono essere facilmente trasmessi e assimilati dalle nuove generazioni. Basterebbe una migliore comunicazione e un approccio culturale diverso. E perche’ no, anche un briciolo di fantasia.

La citta’ ringrazia.

La campagna di “desensibilizzazione” sul nucleare

” Il vero problema del nucleare e’ che l’opinione pubblica non e’ pronta ad accettarlo nei propri territori. Per questo motivo e’ importante fare una “campagna di sensibilizzazione” . Una programmazione lunga, che duri circa un anno”. Queste le parole del premier B, al termine della spedizione in Russia. Un vero e proprio lavaggio del cervello da effettuare attraverso il mezzo più usato(purtroppo)  per lo scambio di  informazioni: la televisione. Non c’è da sottolineare chi controlla i 6 canali che hanno complessivamente  il 90% dell’intero audience televisivo. Sarà una campagna martellante, invasiva, straripante. Chi non crede che il nucleare sia la soluzione ai nostri problemi energetici (e siamo in molti!) dovrà fare la sua campagna di “desensibilizzazione”, rispondendo puntualmente e con la stessa potenza comunicativa ai proclami del Governo. Portare dati concreti e le alternative possibili, per non fermarci al solito ambientalismo del no. Cercare gli esempi virtuosi ( e per fortuna ne abbiamo tanti) e tracciare la nostra road map, basata sul risparmio energetico e su una rete elettrica interattiva e decentrata capace di leggere l’offerta e i bisogni che vengono da ogni punto, creando in ogni momento la migliore sinergia possibile. Dobbiamo anche liberarci dal giogo della Russia che al momento ci fornisce il 30% dell’energia necessaria attraverso la vendita del gas.

Ma vorrei anticipare il Governo sfatando alcuni miti sul nucleare. Chiaramente più esperti coinvolgiamo, più riusciamo ad elaborare risposte elaboratei e precise. Sotto potete leggere alcune domande e risposte prese da Oltreilnucleare, organizzazione che lotta per un’alternativa energetica. Altre seguiranno nei prossimi mesi. La campagna di “desensibilizzazione” è partita:

1. Gli impianti atomici di terza generazione sono più sicuri dei precedenti?


E’ indubbio che i reattori di III generazione siano migliori dei precedenti, così come una nuova auto è generalmente più sicura del vecchio modello rottamato, ma il rischio di incidenti permane. Va segnalato che il giornale inglese “The Independent” sostiene che in caso di incidente morirebbero il doppio delle persone rispetto ad un vecchio reattore poiche’ la quantità di materiali radioattivi presenti nei reattori e’ maggiore.

2. Un terribile incidente come quello di Cernobyl oggi potrebbe ripetersi?

Ovviamente è difficile che accada un incidente simile ma è statisticamente impossibile escludere la possibilità di un incidente grave in una centrale.Ininterrotto è invece lo stillicidio di “piccoli” incidenti: nel 2008 vi sono stati 4 incidenti nelle centrali spagnole (oggi acquisite da Enel) e nel solo mese di luglio sono tre i casi segnalati in Francia (Tricastin e Romans-sur-Isère). Pensiamo a luoghi fortemente urbanizzati come la Pianura Padana

3. La creazione dei quattro reattori ci affrancherà del tutto dalle importazioni di greggio?

E’ falso sostenere, come ha fatto il governo italiano, che il nucleare costituisca una soluzione al problema dell’aumento del costo del petrolio. Vale la pena sottolineare che in Italia la generazione elettrica non utilizza il petrolio come fonte principale: nel 2007 i prodotti petroliferi hanno inciso solo per l’8,2% (20,9 miliardi di kWh), è il gas metano a coprire il 66% della produzione termoelettrica.

4. Le scorie prodotte potranno essere smaltite in maniera definitiva?

Attualmente (dati ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) abbiamo circa 60 mila metri cubi di rifiuti radioattivi (in parte stoccati all’estero ma destinati a rientrare in Italia) e 235 tonnellate di combustibile irraggiato per cui dobbiamo trovare un sito sicuro. Iniziamo a smaltire queste prima di produrne altre! Non esistono oggi soluzioni concrete al problema dei rifiuti radioattivi. Le circa 250 mila tonnellate di rifiuti altamente radioattivi prodotti finora nel mondo sono tutte in attesa di essere conferite in siti di smaltimento definitivi.

5. Nazioni come Francia e Svezia possono rappresentare dei modelli per il nostro Paese?

Ogni paese deve cercare il proprio modello di produzione di energia elettrica basandosi sulle proprie caratteristiche peculiari. La Svezia non ha il nostro clima per cui sarebbe un modello sbagliato, la Francia ha scelto il nucleare per diverse ragioni, non escluso il fatto di avere un arsenale nucleare militare: il nucleare civile è integrato a quello militare poiché le tecnologie sono le stesse.  Ma se vogliamo guardare all’estero possiamo vedere altri esempi che non utilizzano il nucleare: il Portogallo sta diventando un leader mondiale nelle fonti alternative (Vedi Financial Times 28 febbraio 2009), ed entro il 2020 prevede di produrre il 60% dell’energia elettrica da fonti alternative! Quanti posti di lavoro pulito e diffuso si creerebbero in Italia potenziando le tecnologie solari?

Un’altra città è possibile

Interi quartieri liberi da auto, ricchi di verde e di spazi a misura di socializzazione. Edifici che non consumano, ma producono energia. Illuminazione pubblica a Led, pannelli e collettori solari sopra ogni abitazione. Colonnine per la ricarica delle auto elettriche. Comignoli trasformati in mini pale eoliche. Scarichi domestici e una parte dei rifiuti selezionati grazie alla raccolta differenziata  che contribuiscono a creare biogas usato per il riscaldamento domestico. Fontanelli pubblici che portano acqua controllata e certificata in ogni quartiere. Aree della città costruite secondo criteri di bioediliza. Queste sono le  città del futuro. Favolose.Ma la realtà italiana?

Nel 2007 la media italiana è di 598 auto ogni 1.000 abitanti contro la media di 464 dell’Unione Europea; se guardiamo alle città è ancora peggio: a Copenaghen ci sono 27 auto ogni 100 abitanti, a Madrid 32, a Berlino 35, a Londra 36, a Milano 63, a Roma 76. Allora cerchiamo di aumentare l’efficienza del trasporto pubblico.  E quindi, ad esempio, metropolitana o corsie preferenziali per autobus: 408 km di metropolitana a Londra, 284 a Madrid, 213 a Parigi, 144 a Berlino, 107 a Barcellona, 106 a Stoccolma, 101 a Monaco e Amburgo…contro i 78 di Napoli (compresi servizi di ferrovia urbana), 75 di Milano, 37 di Roma, 10 di Torino, i 6 di Genova. E le corsie preferenziali: 600 km a Vienna, 289 a Milano, 119 a Torino, 111 a Roma. Siamo il paese del Sole..la bicicletta dovrebbe essere uno dei mezzi di trasporto favoriti. Per favorire l’uso della biciclette, le piste ciclabili sicuramente non bastano (ci vogliono parcheggi, rastrelliere, bike sharing, zone 30, etc…) ma sono un buon indicatore. Anche qui i numeri sono impietosi: attualmente a Milano i km di piste ciclabili sono 74, 175 a Roma (il dato è sovrastimato perché include percorsi ricreativi), 124 a Torino, 190 km a Modena (la città italiana che ne ha di più), contro i 390 di Copenaghen, i 740 di Monaco di Baviera, i 730 di Stoccolma, i 1.000 di Vienna, etc.

Una volta dicevano che le amministrazioni di sinistra erano le migliori. Possiamo ancora esserlo. Un’altra città è possibile.

Acqua pubblica – CC 28 Gennaio

Come sempre in ritardo rispetto alla politica nazionale anche in Consiglio Comunale abbiamo discusso sulla privatizzazione dell’acqua, un tema sempre attuale data la recente volontà di Alemanno di vendere la quota pubblica di Acea, la società che gestisce l’acqua nel Lazio.

Quando ero in Inghilterra per studio compravo sempre l’acqua in bottiglia, dato che in famiglia non c’era l’abitudine di bere dal rubinetto. Questa cosa suscitava stupore nei miei coinquilini inglesi, da anni persuasi a non comprare le inquinanti bottigliette di plastica. In effetti ben pochi in Italia bevono dalla fonte, nonostante i test chimici assicurano la bontà dell’acqua che arriva nelle case. Chiaramente è possibile che le cisterne condominiali non siano carenti da difetti, ma una caraffa che filtra è comunque necessaria per ristabilire le qualità naturali dell’acqua e sopperire ad eventuali micro – contaminazioni. Così facendo si risparmia denaro, ma soprattutto abbiamo un minor impatto ambientale, grazie al mancato utilizzo della plastica.

Questo suggerimento mi ha permesso di sottolineare l’importanza della rete idrica e di denunciare lo stato carente dell’infrastrutture attuali: perdiamo metà dell’acqua trasportata dagli acquedotti per colpa del pessimo stato delle tubature. Sono necessari investimenti elevati, ma solo parte della spesa programmata si traduce in lavori compiuti (al Sud solo il 24% ad esempio)

Privatizzare l’acqua significa cedere a una logica del profitto, che non è sbagliata, ma che oggi non si può attuare. Con tutti gli investimenti e le spese che bisogna sostenere per ammodernare la rete idrica una società privata deve per forza aumentare le tariffe per vedere qualche utile, causando un aumento del costo del servizio. E’ successo in Francia, con un sistema idrico molto più moderno del nostro, facendo riflettere Sarkozy di un’eventuale ripubblicizzazione.

Il decreto Ronchi ha una gravissima carenza: manca un’autorità che controlli le gare, gli investimenti, gli affidamenti dei lavori in-house e fa passare l’idea che l’acqua è una merce. Non sarà più possibile avere società interamente pubbliche, anche se il caso dell’Acquedotto Pugliese dovrebbe far riflettere. Controllata al 95% dalla Regione Puglia, l’azienda che gestisce una delle reti più critiche d’Italia negli ultimi due anni ha ottenuto risultati di peso. In tre anni ha investito 400 milioni, riducendo le perdite e risparmiando 40 milioni di acqua. Tra quest’anno e l’anno prossimo i pugliesi se la caveranno con un aumento di circa 70 centesimi al metro cubo, dodici euro l’anno in più per una famiglia di tre persone.

Fermare la corsa dei privati sarà comunque difficile. Il fatturato mondiale dell’acqua è una torta da 600 miliardi. Il big Veolia nel 2008 ne ha fatturati 35. Il gigante russo dell’energia Gazprom ha fatto poco più del doppio (75 miliardi) con petrolio e gas.

Nel Comune di Pisa abbiamo colto l’occasione di parlare di acqua spinti da una mozione di Rifondazione Comunista. Il testo del documento era buono e condivisibile, ma abbiamo voluto portare come gruppo delle modifiche per renderlo più efficace e rispondente alla realtà.

Il testo lo potete leggere qui, gli emendamenti presentati da me, ma condivisi dall’intero gruppo del Pd sono stati questi:

  • •Incentivare meccanismi di aggregazione che portino alla costituzione di una forte ed efficiente gestione del servizio idrico toscano, soprattutto ai fini di positive ricadute tariffarie per i cittadini;
Come dice il nostro candidato alla presidenza della Regione Enrico Rossi, se le società non si aggregano c’è il rischio di venire fagocitati dalle grandi multinazionali, perdendo la capacità di controllare le tariffe.
  • a ridurre ogni forma di spreco durante le sessioni del Consiglio stesso e delle Commissioni attraverso l’installazione di distributori d’acqua “sfusa”;

Ora sopra i nostri banchi in Consiglio Comunale e in Commissione vengono ogni volta portate nuove bottigliette d’acqua. Molte di queste vengono aperte, svuotate di una piccola quantità e lasciate al termine della sessione semipiene. Questo spreco di acqua e di plastica può venire meno semplicemente  attraverso l’installazione dei “boccioni” nei pressi della sala consiliare

La mozione è stata votata all’unanimità, sorprendentemente anche con i voti del centrodestra, nonostante le critiche esplicite e implicite al decreto Ronchi.
Ecco un passaggio significativo tratto dal testo completo:

“Il diritto all’acqua è un diritto inalienabile: l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti, l’accesso alle acque deve essere garantito a tutti come un servizio pubblico. L’accesso all’acqua, già alla luce dell’attuale nuovo quadro legislativo e sempre più in prospettiva, se non affrontato democraticamente, secondi i principi di equità, giustizia e rispetto per l’ambiente, rappresenta una causa scatenante di tensione e conflitti all’interno della comunità internazionale. Si tratta, quindi, di una vera emergenza democratica e un terreno obbligato per autentici percorsi di pace sia a livello territoriale sia a livello nazionale ed internazionale”.

I sostenitori dell’acqua pubblica non sono rimasti a bocca asciutta.

M’illumino di meno

Dal sito di Caterpillar:

Domani si celebra – in veste completamente rinnovata – la sesta edizione di “M’illumino di meno”: la Giornata del Risparmio Energetico lanciata dalla popolare trasmissione radiofonica Caterpillar, in onda su RAI Radio 2. Dopo il successo delle scorse edizioni, con l’adesione di migliaia di ascoltatori e di intere città sia in Italia che all’estero, quest’anno l’invito a rispettare un simbolico “silenzio energetico” si trasforma in un invito a partecipare a una festa dell’energia pulita.

Buone abitudini per il 12 febbraio (e anche dopo!)

1. spegnere le luci quando non servono

2. spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici

3. sbrinare frequentemente il frigorifero; tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria

4. mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola

5. se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre

6. ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria

7. utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne

8. non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni

9. inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni

10. utilizzare l’automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto.

E ricordati di spegnere tutte le luci e i dispositivi elettrici non indispensabili venerdì 12 febbraio alle ore 18.00!

Avevo presentato anche un documento in consiglio comunale, ma per mancanza di tempo non è stato discusso

Degrado

Pisa è sudicia. Lo so, non c’è bisogno che me lo dicano tutti quelli che incontro. La spiegazione più semplice è che il passaggio alla nuova ditta di pulizia delle strade è stato più problematico del previsto. C’è la volontà da parte dei consiglieri di pressare l’assessore Eligi del Partito Socialista a dare un segnale di ricambio e a trovare soluzioni efficaci
Immediatamente. Nel frattempo segnalatemi I problemi a comune@marcobani.it. ci riaggiorniamo a breve

L’effetto serra? Una barzelletta…

Non è una novità che il governo Berlusconi non sia molto amico dell’ambiente. Il premier non hai mai nascosto le sue perplessità di fronte al rispetto del protocollo di Kyoto, che prevede entro il 2020 il taglio delle emissioni di co2 del 20% e l’utilizzo dell’energie rinnovabili per il 20% del fabbisogno energetico. Ma i suoi parlamentari stanno facendo ancora meglio. Sbugiardando scienzati ed esperti il trio Dell’Utri (sì proprio lui), Nania e Poli Bortone presentano una mozione che smentisce i problemi generati dall’effetto serra.

In polemica con la Commissione europea che dà “per scontata l’attribuzione della responsabilità del riscaldamento globale in atto da circa un secolo nell’atmosfera terrestre all’emissione dei gas serra antropogenici”, i parlamentari del centrodestra sostengono che “una parte consistente e sempre più crescente di scienziati studiosi del clima (mha, io per ora non ne ho sentiti molti) non crede che la causa principale del peraltro modesto riscaldamento dell’atmosfera terrestre al suolo finora osservato (compreso fra 0,7 e 0,8 gradi centigradi) sia da attribuire prioritariamente ed esclusivamente all’anidride carbonica di emissione antropica”.

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L’ambiente, la sfida del futuro

L’ambiente, tema ormai inflazionato ed abusato. C’è la gara a chi profetizza la catastrofe più grossa, a chi è più ambientalista e chi smentisce ogni cosa. C’è da allarmarsi veramente, perché gli effetti del famigerato “global warming” li viviamo sulla nostra pelle: inverni più caldi, estati torride, malattie tropicali.

La protezione dell’ambiente è essenziale per la qualità della vita delle generazioni presenti e future. La sfida è combinare in modo sostenibile nel lungo termine la protezione dell’ambiente con le esigenze di un’economia in continua crescita. La politica ambientale si basa sul convincimento che norme ambientali elevate stimolino l’innovazione e le opportunità imprenditoriali. Le politiche economiche, sociali e ambientali sono strettamente integrate.

In Italia ci sono parecchi sprechi, che si possono evitare utilizzando tecnologie economicamente mature. Riducendo gli sprechi e aumentando l’efficienza non soltanto si ottiene la massima riduzione possibile delle emissioni di CO2 a parità di investimenti, ma si recuperano anche i capitali necessari a sostenerne i costi.

Bisogna far cambiare idea alla gente: basta con gli sprechi, si al riciclaggio e all’ecosostenibilità.

Dal sito dell’Ulivo prendo questo mini-manifesto sull’ambiente, da me condiviso in pieno:

”L’ambiente ha bisogno di nuove politiche, e, d’altra parte, una nuova politica, che si voglia autenticamente riformista, non può non avere al centro anche l’ambiente. Questo è vero in generale, ma è tanto più vero nel caso dell’Italia dove, sui temi della salvaguardia ambientale, si pongono particolari urgenze. Basti pensare alla lotta contro l’illegalità, l’abusivismo, le ecomafie, alla necessità di tutelare la biodiversità e il territorio, di affrontare il dissesto idrogeologico, la morsa dell’inquinamento e la congestione che attanaglia le nostre belle città. Più ancora, in Italia, la qualità ambientale è uno degli elementi decisivi tanto di quell’insieme di economie dal forte radicamento territoriale e dallo spiccato valore immateriale, quanto della coesione sociale e della stessa identità nazionale”.

Ecco qui invece un estratto del programma cmunale per l’ambiente:

  • Puntare all’autosufficienza completa del ciclo dei rifiuti, alla riduzione del 15% della produzione e alla crescita della raccolta differenziata al 55% nel 2010.
  • Reintrodurre la raccolta differenziata “porta a porta” come modo per raggiungere gli obbiettivi previsti con strumenti e metodi di gestione innovativi e allargandola a tutta la città.
  • Inserire sistemi premianti per i cittadini che più si impegno nella raccolta differenziata anche utilizzando sistemi tecnologici innovativi.
  • Attuare il Piano dei Rifiuti che si basi sul potenziamento e lo sviluppo della termovalorizzazione, la tecnologia di trattamento del residuo che anche l’Unione europea valuta più sostenibile
  • Favorire la creazione di società per il risparmio energetico cercando di attuare tali procedure a partire dagli edifici pubblici.
  • Incentivare l’utilizzo di strumenti che rendano più gradevole l’uso dell’acqua anche per usi alimentari.
  • Riqualificare le aree verdi in città e nelle periferie, a partire dal progetto del Giardino Scotto che deve mantenere la sua funzione di luogo di incontro, anche come momento ricreativo per manifestazione di qualità.
  • Realizzare un piano per l’arredo urbano per uno sviluppo armonico e coerente.
  • Continuare gli interventi di abbellimento di piazze e rotonde con l’iniziativa “adotta un area verde”.
  • Realizzare politiche di sensibilizzazione per un consumo equilibrato delle risorse idriche.
  • Vincolare e incentivare le costruzioni e le ristrutturazioni, anche per gli edifici per usi industriali, ecologicamente sostenibili nell’ambito delnuovo regolamento edilizio e favorire l’istallazione del solare termico e del fotovolaico a partire dalle aree industriali.