[Bella mi' Pisa] Stemmi, asili abbandonati e acqua

Bella mi’ Pisa: nuova rubrica del blog, con notizie e commenti flash dal Consiglio Comunale, dalla città e dal Partito Democratico di Pisa. Bada ‘e ganzata!

Stemma di Piazza dei Cavalieri: vince la sobrietà
Il caso dell’anno è nuovamente approdato in Consiglio, con la richiesta da parte dell’assessore ai Lavori Pubblici di “cancellare” la decisione dei consiglieri di mettere la croce stefaniana al centro di Piazza dei Cavalieri. La richiesta è arrivata dopo numerosi articoli di giornale che richiedevano un ripensamento, aiutati dalla Soprintendenza che in un documento ufficiale suggeriva una “maggiore sobrietà, eliminando ogni possibile simbolo che potrebbe distogliere o interferire con la bellezza dei palazzi presenti nella piazza”.
Per me può anche andare bene come decisione, ma non si capisce perché nel progetto originale (approvato dalla Soprintendenza e dall’allora rettore della Normale Settis) era prevista un’orrenda piantina stilizzata di Pisa, molto costosa e dal disegno confuso.
Mah, deve essere il clima di “sobrietà” che ha fatto cambiare idea..

Asilo Nido Timpanaro: finalmente la bonifica?
Gli abitanti di Via Norvegia chiedono da tanto tempo una soluzione all’ex asilo nido Timpanaro, attualmente lasciato alle intemperie e al degrado, ricovero improvvisato dalle condizioni sanitarie disastrose. Settimana scorsa ad aggravare le cose c’ha pensato un incendio, che ha danneggiato una parte consistente dell’edificio.
Eppure non manca la volontà di agire, mancano solo i finanziamenti. Per evitare la costruzione di altre case (costruite dai privati) che andrebbero ad impattare negativamente nel quartiere già denso di abitazioni, si aspetta l’esito di un bando regionale di edilizia sperimentale che porterebbe alla creazione di un centro sociale, dove il primo piano sarà a disposizione dei cittadini e quelli superiori vedranno un esperimento sociale di coabitazione studenti e anziani.
Una bella e avanzata idea che richiede però tempi lunghi. Nel frattempo dall’Amministrazione comunale arriva la notizia dell’immediata bonifica dell’area, che sarà propedeutica alla demolizione completa. Speriamo di riuscire a dare una risposta alle lamentele degli abitanti del quartiere, con la condivisione di scelte che vanno verso un miglioramento dell’area.
Senza dimenticarsi del parco vicino, che va attrezzato e reso “vivibile”.

Acqua PD: verso un ritorno del pubblico
Votata in direzione provinciale un “sudato” documento sull’acqua. Dico “sudato” perchè c’è stata una grande discussione, con posizioni che sembravano lontane e che invece sono riuscite a trovare una mediazione nel documento finale, che cerca di dare risposte al difficile quadro post-referendario, in attesa che a livello nazionale venga colmato l’attuale vuoto normativo
Nel documento, che traccia le linee future, si chiede un ruolo più rilevante per il soggetto pubblico, una gestione aziendale più efficace ed efficiente, maggiori investimenti nella rete e tariffe eque e sostenibili. Si chiede di rafforzare il ruolo del pubblico e fare in modo che i Comuni e gli Enti locali, veri titolari del servizio, possano svolgere un ruolo di guida.
La controversa scelta di prorogare la concessione di Acque Spa viene spiegata con la necessità di ‘mettere in sicurezza’ gli investimenti sin qui programmati, anche se si aspetta il termine della verifica della fattibilità tecnica dell’operazione per stabilire in maniera precisa le risorse a disposizione per gli investimenti necessari, destinati a migliorare gli acquedotti, le fognature e gli impianti di depurazione, anche come risposta a questioni ambientali come ad esempio la dispersione idrica, che è valutata tra il 35 e il 37%. Servono risorse importanti: circa 2/3 miliardi a livello regionale e 60 miliardi a livello nazionale, vere e proprie ‘grandi opere’, che dovrebbero essere finanziabili anche con la fiscalità generale.
Un documento chiaro, nonostante la lunghezza. Ora andrebbe “reso digeribile” per dare seguito amministrativo alle cose scritte e per dimostrare il rispetto della volontà popolare. La palla, o meglio, la brocca, adesso dal partito è finita in mano agli enti locali, sempre in attesa che il Governo riesca a dare seguito alle dichiarazioni del ministro Clini, che auspica un percorso ben definito per la gestione di una risorsa sempre più preziosa come l’acqua.

[Pisa] Il servizio idrico locale: quale futuro dopo il referendum? 2

Se, come abbiamo visto ieri, la “tecnica” è ancora incerta, può la “politica” fare chiarezza?
Abbiamo provato a parlarne in un consiglio comunale, a fine Febbraio, a seguito della discussione su alcuni documenti che trattavano il percorso del servizio idrico locale dopo il referendum. Come altre forze politiche, anche il PD ha presentato un documento, tracciando alcune linee per il futuro.
In questo ordine del giorno c’è un percorso di trasparenza e condivisione, che si inserisce nel percorso referendario, ma che vuole dare soluzioni concrete e propositive.
Tra le iniziative da seguire ci sono:
- Una nuova AATO unica regionale, con coinvolgimento attivo della popolazione. La Giunta regionale ha avviato in data 4 ottobre 2011 il percorso per la proposta di legge (approvata dal consiglio il 22 dicembre u.s.) in materia di riattribuzione delle funzioni attualmente svolte dalle AATO che intende istituire un unico ambito territoriale ottimale a livello regionale per il servizio idrico integrato stimolando così il raggiungimento dell’obiettivo del gestore unico per il servizio idrico integrato. In quel documento la Giunta Regionale indica come prioritari due piani di impegno politico-istituzionale: quello del coinvolgimento dei cittadini utenti nelle società di gestione del servizio e quello del rispetto dei piani degli investimenti con la garanzia delle opportunità di finanziamento degli stessi.
- Superare le quote private. Nel documento si impegna il Sindaco a lavorare in qualità di proprietari dell’azienda gestore del servizio idrico per il superamento della presenza del capitale privato, senza rinunciare alla gestione industriale del servizio ma con l’obiettivo di costruire un patrimonio pubblico- coinvolgendo anche i cittadini, le loro rappresentanze sociali- in grado di acquisire le quote di proprietà del socio privato.
Chi conosce almeno minimamente lo stato dei bilanci comunali non può che sostenere l’impossibilità di ricomprare immediatamente le quote private, sia per mancanza di liquidità, sia per evitare l’uscita dal patto di stabilità. O meglio, si potrebbe anche fare, ma verrebbero spazzati via tutti gli altri servizi ( asili nidi, rifiuti etcc…)
Per questo l’eventuale acquisto di quote private deve essere graduale e non immediato, o almeno ci si deve sforzare per trovare risorse aggiuntive (tassa di scopo? azionariato popolare?)
Credo che chi propone l’immediata ripubblicizzazione non abbia la minima idea dei costi e degli effetti che questo può comportare alla cittadinanza. Ma il rendiconto politico va oltre la pragmaticità amministrativa. Facile fare politica con i soldi degli altri.
Ma veniamo all’argomento dell’altra mozione presentata in consiglio, firmata SEL-IDV-RC che critica fortemente la decisione dell’Ato 2 di prorogare la concessione al gestore Acque SPA di altri 5 anni, approvata durante l’assemblea consortile (con tutti gli enti locali coinvolti) del 6 Dicembre 2011.
Nel testo del documento non viene proposta nessuna soluzione se non quella di “dare seguito all’esito del referendum del 12/13 Giugno”, che lascia spazio a numerose e complicate interpretazioni.
Ma c’è un punto importante in questa mozione, che serve a dare trasparenza a un percorso, ovvero: “la richiesta di “convocare un Consiglio Comunale ad hoc su questo tema entro e non oltre la data di attuazione della delibera in oggetto”.
Dopo il referendum in effetti il discorso sull’acqua è sparito dal dibattito pubblico. Anche le lamentele di associazioni e comitati promotori vengono relegate nei quotidiani tra le “varie e eventuali”. Questo alimenta l’incertezza e le incomprensioni, che aumentano il distacco tra politica e cittadini (almeno quelli interessati al tema).
Quando c’è confusione o incertezza non si deve cercare di chiudere il dialogo, ma dare doppie risposte. La rappresentanza nelle istituzioni o nelle società partecipate è solo il primo passo per una democrazia compiuta, che richiede trasparenza e partecipazione.
Per questo, invece di finire la discussione nell’ultimo consiglio, ho personalmente presentato un emendamento al nostro ordine del giorno, impegnando il sindaco e il Presidente del Consiglio a fare un’altra assemblea pubblica sul tema, dove il sindaco potrà spiegare le scelte fatte e la logica di questo percorso, dando spazio alla politica e alla capacità di rendersi “accountable” (scusate non mi viene la parola in italiano) nei confronti di chi rappresenta.
Un secondo emendamento impegna il Sindaco a relazionare al Consiglio prima o dopo ogni assemblea consortile, per tenere alta la discussione e l’informazione su quello che è stato deciso altrove. Un atto di apertura, che si può trasformare in un momento di condivisione e di proposta se sappiamo essere pragmatici nel presente tracciando le linee per il futuro.
La strada della ripubblicizzazione ha purtroppo ancora bisogno di accumulare forze, facendo leva su chi, sindaci e imprese, intende resistere alla spinta privatizzatrice sulle SPA in house e spingerle a organizzarsi e associarsi in comitati e in associazioni come Acqua Pubblica Europea presieduta da Anne le Strat, e a cui partecipano tante SPA in house europee. E da qui ripartire per la ripubblicizzazione. Forse possiamo studiare meglio cosa stanno facendo Napoli-Milano-Bari, tre realtà che nell’immaginario popolare rappresentano le punte più avanzate della partecipazione, anche se non così virtuose come sembra. Soprattuto va studiato il percorso avviato a Napoli (con la società Acqua bene comune), che sarà utile per approfondire la relazione tra la natura del soggetto gestore e il finanziamento del servizio idrico. In un periodo di vacche magre per le finanze pubbliche e in particolare per le casse degli enti locali, chi finanzierà gli investimenti della neonata azienda speciale? E questi investimenti saranno vincolati al rispetto del patto di stabilità che negli ultimi anni ha impedito anche ai comuni virtuosi di investire i loro risparmi?
Oppure possiamo scegliere di continuare a trattare il nodo delle partecipate come quelle toscane e individuando gli interventi nazionali e i passaggi graduali con i quali trovare o accantonare le risorse per andare verso la ripubblicizzazione.
Occorrerà sostenere e animare la riforma amministrativa con la volontà politica e la creatività istituzionale indispensabili per conciliare l’autonomia imprenditoriale che il Testo Unico degli Enti locali attribuisce alle aziende speciali, con le istanze di controllo e partecipazione popolare certificate dal referendum.
Come ricordato nel nostro documento, le modifiche da fare sono soprattutto a livello nazionale. Infatti nell’ODG votato in Consiglio, si chiede, al fine di prendere a livello territoriale le decisioni corrette evitando inutili strumentalizzazioni politiche, di definire al più presto un quadro normativo certo, partendo dalle proposte di legge depositate e tenendo fermi alcuni principi fondamentali rinforzati dai risultati dei referendum quali:

  • La natura di bene pubblico della risorsa acqua e quindi la proprietà demaniale della risorsa e delle infrastrutture;
  • Il governo della risorsa idrica, in ottemperanza della Direttiva europea 2000/60 non ancora interamente recepita a livello nazionale;
  • La gestione industriale del servizio idrico integrato;
  • La necessità di una forte regolazione e controllo pubblico sulle gestioni con l’istituzione di un’autorità nazionale di regolazione, compartecipata dallo Stato, dalle Regioni e dagli Enti locali;
  • Il ruolo fondamentale delle Regioni e degli Enti locali nelle scelte di pianificazione degli interventi e di affidamento del servizio idrico integrato, nel pieno rispetto dei principi generali, degli standard di qualità, dei livelli minimi essenziali fissati a tutela dell’interesse pubblico e dei diritti dei cittadini, rispettando le normative comunitarie;
  • La natura della tariffa come corrispettivo del servizio idrico integrato da modulare con una tariffa sociale,e con un tariffa che incentivi il risparmio idrico, e sia parametrata in maniera pro-capite sul numero dei componenti i nuclei familiari in modo da non penalizzare i nuclei numerosi;
  • La definizione di vincoli chiari alla realizzazione degli investimenti per il miglioramento del servizio, con un impegno al riequilibrio territoriale per garantire lo stesso livello di servizio in ogni area del paese.
  • A tener conto del risultato del quesito referendario relativo all’abolizione della remunerazione del capitale investito, prevedendo il calcolo di questa componente alcuni rigidi parametri che tengano conto dell’efficienza aziendale, della capacità di investimenti e dello svolgimento dell’attività ordinaria. In pratica dovrebbe essere un ulteriore incentivo alla gestione di aziende nelle migliori condizioni, finalizzato a fornire un servizio sempre migliore agli utenti e non in maniera indifferenziata come previsto dalla norma abrogata dal referendum.

Credo che il percorso che ho citato sia fattibile e concreto. Mi aspetto però, in qualche modo, un segnale dal mio partito che sappia dare una risposta concreta e immediata alle aspettative di molti, che attendono risoluzioni più concrete a seguito del referendum di Giugno scorso. Non solo parole proiettate nel futuro, ma anche decisioni nel presente. Quali? Le possibilità sono molte, da una migliore partecipazione e democrazia nelle decisioni fino ad arrivare a segni di cambiamenti di rotta nella gestione.
L’acqua è un bene comune dell’umanità. Tutte le acque superficiali e sotterranee, anche non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa indispensabile e inalienabile del demanio. E fin qui potremmo dire che “non ci piove”.
Scoprire quale sia il metodo più efficiente, democratico e solidale spetta a chi ha responsabilità di governo o chi cerca di fare una politica davvero orientata al bene comune. Lasciamo agli altri le strumentalizzazioni politiche e cerchiamo di capire meglio, proponendo anche soluzioni innovative.
Siamo in grado di farlo senza perderci in un “bicchier d’acqua”?

[Referendum] Guida al raggiungimento del quorum

Ricapitoliamo. Ti sei convinto di andare a votare. Ti sei convinto di come votare Ora vuoi portare la gente ai seggi elettorali, per cercare di superare il quorum. Cosa fare?

Se hai Facebook o un altro social network

- Cambiate l’immagine del profilo


- Cambiate il vostro status invogliando le persone a votare
- Condividete video virali che riguardano il referendum

E se non usate il computer o i social network ci sono ancora le vecchie telefonate. Contattate chi pensate possa essere più sensibile al tema ma è indeciso se votare o no. Io personalmente gradirei che un amic* facesse una cosa del genere.

I giorni del referendum (Domenica 12 dalle 8 alle 22 e Lunedì dalle 8 alle 15)
- Andate a votare prima di mezzogiorno per dare l’idea che c’è la volontà di raggiungere il quorum. Siamo un paese così, ci appassioniamo solo se un sentimento, un’idea, sembra maggioritaria
- Mettetevi a disposizione per portare le persone al seggio. Anziani , persone disabili o semplicemente sprovvisti di mezzi. Anche loro hanno diritto a votare. Non lasciamo nessuno indietro.

Ci siamo! Auguro a tutti un buon voto! E ricordatevi:

Guida ai Referendum. Perché votare 4 sì

Dopo che ieri ho fatto un appello sul “perché votare“, vorrei entrare nel merito di “come votare”! Non ho dubbi 4 sì senza se e senza ma.

Legittimo impedimento (scheda verde) SI

Intervista a Mascia sulll’importanza di questo quesito.  [Se ne parla poco, questioni come l’acqua o l’energia nucleare toccano più da vicino le persone. Per il legittimo impedimento parliamo di vicinanza democratica, visto che riguarda l’articolo 3 della Costituzione, ovvero l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, violato dal legittimo impedimento che ha creato privilegi per alcuni e disparità di trattamento tra le persone in sede di tribunale.]

Nucleare (scheda grigia ) SI

Ha avuto il percorso più travagliato, ma adesso è arrivato il verdetto risolutivo: si può votare! Un altro SI: non è per colpa di Fukushima, non lo diciamo sotto l’onda dell’emozione. Siamo contro il nucleare da sempre. Mentre l’Europa spinge verso le rinnovabili, noi guardiamo al passato. Senza considerare costi, che si dovrebbero aggirare intorno ai 6 miliardi di euro (solo iniziali), e tempi (circa 20 anni) per individuare e portare a compimento la costruzione delle centrali. Largo, invece, alle rinnovabili, dove l’Italia può giocare un ruolo da leader mondiale, grazie alla conformazione paesaggistica del paese. Per non parlare della sicurezza.

E se non siete ancora convinti leggetevi 13 domande sul nucleare con le relative risposte, di Carlo Monguzzi

Acqua (scheda rosa e scheda gialla) SI

Con il primo quesito (scheda rosa) si propone l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.

È l’ultima normativa approvata dal governo Berlusconi: stabilisce l’affidamento del servizio idrico a soggetti privati attraverso una gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato (all’interno delle quali il privato detenga almeno il 40%). La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l’affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro dicembre 2015. Abrogare questa norma significa contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici. (Da Repubblica)

Con il secondo quesito (scheda gialla) si propone l’abrogazione dell’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’”adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.

La parte di normativa che si chiede di abrogare è quella che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.
Abrogando questa parte dell’articolo sulla norma tariffaria, si elimina il meccanismo che ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici. (da Repubblica)

L’intento dei due quesiti è chiaro. Smontare l’impostazione della gestione dell’acqua del decreto Ronchi, che vede i privati come attori protagonisti in futuro. Votare SI significa dare un segnale per la gestione pubblica e per fermare l’accelerata sulla privatizzazione voluta dal governo Berlusconi.
L’acqua deve restare un bene pubblico accessibile a tutti i cittadini con un servizio della massima qualità a tariffe eque. L’idea contraria a quella del Governo è di un governo pubblico dell’acqua: programmazione con le scelte dei sindaci, regolazione e controllo attraverso l’istituzione di una authority indipendente nazionale e compartecipata dalle regioni, la possibilità di una tariffa sociale e una più alta per chi spreca l’acqua.
La priorità agli investimenti e al miglioramento del servizio anche attraverso un fondo nazionale di riequilibrio tra le diverse zone del paese, reso possibile solo dal controllo pubblico.

Esempi fallimentari di privatizzazione dell’acqua e modelli virtuosi di gestione pubblica (o mista,  ma a forte maggioranza pubblica) li potete leggere su questo articolo nel sito de iMille.


Acqua, don’t rush to flush!

In vista della manifestazione nazionale del 20 Marzo organizzata dal Movimento per l’acqua pubblica, ieri in Comune abbiamo fatto la conferenza stampa per presentare la mozione votata all’unanimità. Ecco il mio contributo:

Non capiamo l’importanza dell’acqua perchè ormai diamo per scontato che arrivi nelle nostre case. Eppure bisognerebbe considerare di più l’importanza di questa risorsa, fonte di vita e benessere, lottando contro gli sprechi e la privatizzazione. Perdiamo metà dell’acqua trasportata dagli acquedotti per colpa del pessimo stato delle tubature. Sono necessari investimenti elevati, ma solo parte della spesa programmata si traduce in lavori compiuti (al Sud solo il 24% ad esempio)

Il decreto Ronchi ha una gravissima carenza: manca un’autorità che controlli le gare, gli investimenti, gli affidamenti dei lavori in-house e fa passare l’idea che l’acqua è una merce. Non sarà più possibile avere società interamente pubbliche, anche se il caso dell’Acquedotto Pugliese dovrebbe far riflettere. Controllata al 95% dalla Regione Puglia, l’azienda che gestisce una delle reti più critiche d’Italia negli ultimi due anni ha ottenuto risultati di peso. In tre anni ha investito 400 milioni, riducendo le perdite e risparmiando 40 milioni di litri d’acqua, senza un aumento consistente delle tariffe.

Il Comune di Pisa ha voluto dare un segnale, votando all’unanimità, maggioranza e opposizione, un documento che garantisce l’accesso all’acqua a tutti, che ne sottolinea l’importanza vitale. Per far fronte agli enormi investimenti si devono incentivare meccanismi di aggregazione che portino alla costituzione di una forte ed efficiente gestione del servizio idrico toscano, soprattutto ai fini di positive ricadute tariffarie per i cittadini e per non venire fagocitati dalle grandi multinazionali.

Anche noi come Consiglio comunale faremo la nostra parte, installando distributori d’acqua invece di utilizzare bottiglie di plastica, cercando di sensibilizzare i cittadini a un consumo critico e responsabile dell’acqua, bene prezioso e di tutti.

Un consiglio ce lo fornisce l’ex sindaco di Londra Livingstone (foto scattata aspettando la metro nell’Ottobre 2006): Don’t rush to flush if it’s just a pee (non ti affrettare a tirare lo scarico se è solo pipì). A voi accettare questo suggerimento o no. Personalmente sto cercando altre vie per il risparmio…



Acqua pubblica – CC 28 Gennaio

Come sempre in ritardo rispetto alla politica nazionale anche in Consiglio Comunale abbiamo discusso sulla privatizzazione dell’acqua, un tema sempre attuale data la recente volontà di Alemanno di vendere la quota pubblica di Acea, la società che gestisce l’acqua nel Lazio.

Quando ero in Inghilterra per studio compravo sempre l’acqua in bottiglia, dato che in famiglia non c’era l’abitudine di bere dal rubinetto. Questa cosa suscitava stupore nei miei coinquilini inglesi, da anni persuasi a non comprare le inquinanti bottigliette di plastica. In effetti ben pochi in Italia bevono dalla fonte, nonostante i test chimici assicurano la bontà dell’acqua che arriva nelle case. Chiaramente è possibile che le cisterne condominiali non siano carenti da difetti, ma una caraffa che filtra è comunque necessaria per ristabilire le qualità naturali dell’acqua e sopperire ad eventuali micro – contaminazioni. Così facendo si risparmia denaro, ma soprattutto abbiamo un minor impatto ambientale, grazie al mancato utilizzo della plastica.

Questo suggerimento mi ha permesso di sottolineare l’importanza della rete idrica e di denunciare lo stato carente dell’infrastrutture attuali: perdiamo metà dell’acqua trasportata dagli acquedotti per colpa del pessimo stato delle tubature. Sono necessari investimenti elevati, ma solo parte della spesa programmata si traduce in lavori compiuti (al Sud solo il 24% ad esempio)

Privatizzare l’acqua significa cedere a una logica del profitto, che non è sbagliata, ma che oggi non si può attuare. Con tutti gli investimenti e le spese che bisogna sostenere per ammodernare la rete idrica una società privata deve per forza aumentare le tariffe per vedere qualche utile, causando un aumento del costo del servizio. E’ successo in Francia, con un sistema idrico molto più moderno del nostro, facendo riflettere Sarkozy di un’eventuale ripubblicizzazione.

Il decreto Ronchi ha una gravissima carenza: manca un’autorità che controlli le gare, gli investimenti, gli affidamenti dei lavori in-house e fa passare l’idea che l’acqua è una merce. Non sarà più possibile avere società interamente pubbliche, anche se il caso dell’Acquedotto Pugliese dovrebbe far riflettere. Controllata al 95% dalla Regione Puglia, l’azienda che gestisce una delle reti più critiche d’Italia negli ultimi due anni ha ottenuto risultati di peso. In tre anni ha investito 400 milioni, riducendo le perdite e risparmiando 40 milioni di acqua. Tra quest’anno e l’anno prossimo i pugliesi se la caveranno con un aumento di circa 70 centesimi al metro cubo, dodici euro l’anno in più per una famiglia di tre persone.

Fermare la corsa dei privati sarà comunque difficile. Il fatturato mondiale dell’acqua è una torta da 600 miliardi. Il big Veolia nel 2008 ne ha fatturati 35. Il gigante russo dell’energia Gazprom ha fatto poco più del doppio (75 miliardi) con petrolio e gas.

Nel Comune di Pisa abbiamo colto l’occasione di parlare di acqua spinti da una mozione di Rifondazione Comunista. Il testo del documento era buono e condivisibile, ma abbiamo voluto portare come gruppo delle modifiche per renderlo più efficace e rispondente alla realtà.

Il testo lo potete leggere qui, gli emendamenti presentati da me, ma condivisi dall’intero gruppo del Pd sono stati questi:

  • •Incentivare meccanismi di aggregazione che portino alla costituzione di una forte ed efficiente gestione del servizio idrico toscano, soprattutto ai fini di positive ricadute tariffarie per i cittadini;
Come dice il nostro candidato alla presidenza della Regione Enrico Rossi, se le società non si aggregano c’è il rischio di venire fagocitati dalle grandi multinazionali, perdendo la capacità di controllare le tariffe.
  • a ridurre ogni forma di spreco durante le sessioni del Consiglio stesso e delle Commissioni attraverso l’installazione di distributori d’acqua “sfusa”;

Ora sopra i nostri banchi in Consiglio Comunale e in Commissione vengono ogni volta portate nuove bottigliette d’acqua. Molte di queste vengono aperte, svuotate di una piccola quantità e lasciate al termine della sessione semipiene. Questo spreco di acqua e di plastica può venire meno semplicemente  attraverso l’installazione dei “boccioni” nei pressi della sala consiliare

La mozione è stata votata all’unanimità, sorprendentemente anche con i voti del centrodestra, nonostante le critiche esplicite e implicite al decreto Ronchi.
Ecco un passaggio significativo tratto dal testo completo:

“Il diritto all’acqua è un diritto inalienabile: l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti, l’accesso alle acque deve essere garantito a tutti come un servizio pubblico. L’accesso all’acqua, già alla luce dell’attuale nuovo quadro legislativo e sempre più in prospettiva, se non affrontato democraticamente, secondi i principi di equità, giustizia e rispetto per l’ambiente, rappresenta una causa scatenante di tensione e conflitti all’interno della comunità internazionale. Si tratta, quindi, di una vera emergenza democratica e un terreno obbligato per autentici percorsi di pace sia a livello territoriale sia a livello nazionale ed internazionale”.

I sostenitori dell’acqua pubblica non sono rimasti a bocca asciutta.