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	<title>Marco Bani</title>
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		<title>Mai più colLusi: una proposta per un nuovo sistema di finanziamento pubblico ai partiti</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 09:42:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Si realizza ipotesi di collusione in presenza di accordo tra più imprese in un oligopolio per il conseguimento di obiettivi concertati. Più operatori di un settore possono programmare una comune strategia di prezzo e/o quantità  al fine di massimizzare i loro profitti. Questo è uno degli incentivi che spingono due aziende a colludere. Ora, sostituite le parole &#8220;azienda/impresa&#8221; con &#8220;partito&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si realizza ipotesi di <strong>collusione</strong> in presenza di accordo tra più imprese in un oligopolio per il conseguimento di obiettivi concertati. Più operatori di un settore possono programmare una comune strategia di prezzo e/o quantità  al fine di massimizzare i loro profitti. Questo è uno degli incentivi che spingono due aziende a colludere. Ora, sostituite le parole &#8220;azienda/impresa&#8221; con &#8220;partito&#8221; e otterrete quello che pensa la maggioranza delle persone su cosa è oggi il finanziamento pubblico: un accordo tra partiti di ogni schieramento volto a massimizzare il profitto e ottenere un rimborso maggiore. Ma non è così e bisogna dimostrarlo.</p>
<p>Il PD nel caso Lusi non c&#8217;entra niente. E l&#8217;intransigenza e la velocità nell&#8217;espellere il senatore dal gruppo ne è una chiara testimonianza. Ma può fare molto di più per sistemare le storture dei rimborsi elettorali, che hanno criteri poco trasparenti e insensati. La democrazia ha un costo, ma come renderlo il più giusto possibile?</p>
<p>L&#8217;anno scorso, durante una lezione al Sant&#8217;Anna, Philippe Schmitter, professore di scienze politiche all&#8217;European University Institute, proponeva un&#8217;interessante riforma del finanziamento pubblico ai partiti: insieme alla scheda elettorale si consegna all&#8217;elettore un voucher dove può segnare a quale partito dare il rimborso. Una sorta di doppia votazione, che nella maggioranza dei casi sarà data allo stesso partito. Se invece l&#8217;elettore non ha nessun partito che lo rappresenta, può non esprimere la preferenza nel voucher, che andrà a finire in un fondo comune gestito dallo Stato che riutilizzerà i finanziamenti a sostegno della macchina democratica (aiuti alle neoformazioni, promozione della partecipazione, etc..). Alla fine ogni partito prenderà un rimborso corrispondente alla somma dei voucher che hanno espresso una preferenza per quel partito.</p>
<p>In questo modo il finanziamento pubblico è basato sull&#8217;elezione del momento, non su quella passata e i partiti &#8220;lotteranno&#8221; per avere una migliore affluenza alle urne: più votanti, più voucher.</p>
<p>Ovviamente è solo una bozza di proposta, grezza, ma renderebbe tutto più trasparente e veramente parteciapto. Il cittadino che sceglie come e a chi pagare i costi necessari della democrazia. Ed è quello che vogliamo, no?</p>
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		<title>La bellezza della monotonia</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 12:17:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Monti]]></category>
		<category><![CDATA[Boeri]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La provocazione del primo ministro sulla monotonia del posto fisso stimola a rifletterre sulle incertezze del mercato del lavoro nel presente, sia per i giovani che faticano ad accedervi e a orientarsi, sia per le situazione anch&#8217;esse drammatiche di chi ne esce traumaticamente, e si trova spiazzato in un contesto generale che è ormai profondamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La provocazione del primo ministro sulla monotonia del posto fisso stimola a rifletterre sulle incertezze del mercato del lavoro nel presente, sia per i giovani che faticano ad accedervi e a orientarsi, sia per le situazione anch&#8217;esse drammatiche di chi ne esce traumaticamente, e si trova spiazzato in un contesto generale che è ormai profondamente cambiato. Personalmente le affermazioni di Monti appartengono alla mia storia personale, dato che ho scelto un percorso lavorativo che mi stimola a ogni passaggio, proprio per evitare la monotonia e la metodicità, ma anche perchè la prospettiva fluida del mercato del lavoro è l&#8217;unica che ho conosciuto e con la quale mi sono confrontato. Ma in una situazione di emergenza, dove il lavoro non c&#8217;è, un giovane su 3 è disoccupato e andiamo verso la recessione, è una provocazione che non possiamo accettare. L&#8217;atomizzazione dei contratti, la divisione tra garantiti e non garantiti, la mancanza di un paracadute per chi si trova in difficoltà, ci impongono urgentemente una riforma del lavoro più equa, che possa superare le storture dell&#8217;attuale sistema. In questa situazione di crisi ben venga la monotonia del posto fisso, la noia della ripetitività, ma con la possibilità di costruirsi un futuro. Molto meglio dell&#8217;angoscia di non avere una prospettiva, l&#8217;affanno di cercare continuamente un nuovo posto, l&#8217;inquietudine che qualcosa possa andare storto, la sofferenza di lavorare per il quotidiano, preoccupandosi di come arrivare a fine mese. Non possiamo schierarci su questo, tra chi preferisce la monotonia, con i suoi pregi e i suoi difetti o chi vuole essere più dinamico. Bisogna dare possibilità di scelta. E al momento non c&#8217;è.</p>
<p>Nel dialogo che si sta svolgendo sulla riforma del lavoro deve essere prioritario il superamento di questo dualismo e la proposta Boeri-Garibaldi va in questa direzione: salario minimo garantito, contratto unico, flessibilità iniziale.</p>
<p>Molti si stanno complimentando della monotonia di questo governo, rispetto alla politica-spettacolo di quello precedente. Ecco, questa è l&#8217;unica monotonia che possiamo accettare.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Rai: superare la mediocrità</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 10:27:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Rai]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ieri, come tutti noi, ho pagato il canone RAI. Nonostante mi riduco a guardare il servizio pubblico solo per rari eventi sportivi e qualche  programma di informazione, possedendo una televisione ho dovuto pagare l&#8217;odioso balzello. Ma almeno ora, come &#8220;socio finanziatore&#8221;, posso criticare alcune scelte del consiglio d&#8217;amministrazione, che hanno condannato la RAI ad essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri, come tutti noi, ho pagato il canone RAI. Nonostante mi riduco a guardare il servizio pubblico solo per rari eventi sportivi e qualche  programma di informazione, possedendo una televisione ho dovuto pagare l&#8217;odioso balzello. Ma almeno ora, come &#8220;socio finanziatore&#8221;, posso criticare alcune scelte del consiglio d&#8217;amministrazione, che hanno condannato la RAI ad essere un servizio che ha i vizi delle TV commerciali (pubblicità ossessiva, scarsi approfondimenti culturali) senza ereditarne i pregi. Se la Rai fosse stata privata, i dirigenti sarebbero stati cambiati dopo pochissimo, alla luce dei continui fallimenti e del crollo dello share. E invece ancora una volta ci troviamo di fronte a un&#8217;ingerenza estrema della politica, <a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/01/31/news/maccari_confermato_al_tg1_si_spacca_il_cda_rai-29105369/">con un balletto di poltrone fondamentale in vista dei prossimi assetti elettorali</a>.</p>
<p>E mi rivengono in mente le parole di Michele Serra, sull&#8217;incapacità di offrire un vero servizio pubblico da parte della Rai:</p>
<p><em>I motivi &#8220;squisitamente di mercato&#8221; addotti dalla Rai per spiegare la distribuzione molto risicata del film di Mario Martone Noi credevamo (solo 30 copie in tutta Italia) sono stati smentiti dal più inatteso degli oppositori: il mercato in persona. Code ai botteghini per vedere un film &#8220;difficile&#8221; e lungo tre ore. Vacilla (non solo al cinema, anche in televisione) l&#8217; idea che il mercato sia una specie di falce che mozza il capo di chiunque osi alzare la testa oltre il livello della mediocrità. Il mercato è l&#8217; alibi prediletto dei produttori paurosi, degli editori pigri e degli artisti conformisti: la frase &#8220;la gente non capirebbe&#8221; ha fatto più danni alle arti, alla comunicazione, alla cultura e anche alla politica di qualunque censura, di qualunque taglio, di qualunque crisi. La gente non esiste, esistono le persone, esiste una rete fitta, molteplice e indecifrabile di piccole comunità pensanti, di amici comunicanti, di idee contagiose, di passioni mutevoli. A volte gli artisti riescono a dare corpo a questo misterioso groviglio, a volte no. Il rischio intellettuale è, appunto, un rischio: ogni editore che si rispetti (e la Rai è il primo editore italiano) non può non saperlo. E la capacità di rischiare, oltretutto, non era il vanto della famosa società di mercato?</em></p>
<p>Che senso ha mantenere pubblica la Rai, con i nostri soldi, se poi non riesce a offrirci qualcosa in più delle altre televisioni? Quel &#8220;qualcosa&#8221; che va contro il mercato, che può arricchire l&#8217;offerta culturale, che le altre tv non hanno il coraggio di fare per paura di perdere ascolti e quindi pubblicità. Vorrei una Rai che punta di più sulla qualità dei contenuti e dell&#8217;informazione, che mi sappia dare qualcosa che mi distolga dall&#8217;ampia offerta di Internet e social media. E per ottenere questo c&#8217;è un unico modo: allontanare la politica. Non è compito dello Stato competere sul mercato televisivo, che deve invece promuovere un&#8217;informazione trasparente e contenuti di qualità. Solamente così, ogni anno, a fine Gennaio,  sarò contento di pagare il canone  pur non guardando mai la televisione, perché sicuro di offrire un servizio per tutti, e non per pochi intimi che usano i canali pubblici come merce di scambio per favori al potente di turno. Per non trovarsi più di fronte una Rai che è stato di tutto, ma anche di più.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>[Pd Pisa] L&#8217;autosospensione di un amico</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 09:59:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consiglio comunale]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[PD PIsa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Prima di essere un compagno di partito e un collega in consiglio, Stefano Landucci è un amico, nel senso più stretto del termine. Insieme abbiamo condiviso molto: la prima esperienza in consiglio comunale, un percorso congressuale, la passione per il calcio, fino a una delle esperienze più belle mai provate: il viaggio in Bosnia con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima di essere un compagno di partito e un collega in consiglio, Stefano Landucci è un amico, nel senso più stretto del termine. Insieme abbiamo condiviso molto: la prima esperienza in consiglio comunale, un percorso congressuale, la passione per il calcio, fino a una delle esperienze più belle mai provate: il viaggio in Bosnia con la conseguente scrittura del nostro libro, con più di 10 presentazioni all&#8217;attivo. Abbiamo passato molto tempo insieme a discutere ovviamente di politica, trovandoci molte volte d&#8217;accordo. Ma anche quando le nostre posizioni divergono, ci affrontiamo col sorriso in bocca, forti della stima che abbiamo l&#8217;uno dell&#8217;altro. Non è bravo a nascondere gli stati d&#8217;animo Stefano, quando qualcosa lo agita comincia a guardare in basso, contrae la fronte e assume tratti duri, scuotendo vigorosamente la testa. Non si tiene tutto dentro, vuole parlare, confrontarsi, capire. Ma non chiedergli qualcosa che possa suonare vagamente come &#8220;un ordine di partito&#8221;, che si irrigidisce e ottieni l&#8217;effetto contrario. D&#8217;altra parte è meglio essere credibili che obbedienti, no?</p>
<p>Stefano ha maturato le sue idee in anni di esperienza nel campo del volontariato e come &#8220;babbo&#8221;, mestiere che gli &#8220;rimprovero&#8221; sempre, che lo sottrae spesso dalle &#8220;battaglie&#8221; politiche. Forse è meglio così, d&#8217;altra parte difficilmente la politica regala soddisfazioni. Però quando ci metti la passione, il sacrificio, la faccia e porti qualcosa a compimento, anche la più minuscola cosa, la ricompensa è alta. Ma per Stefano no. Lui non sarà mai soddisfatto, sempre in continuo movimento, sempre alla ricerca del prossimo miglioramento, sempre qualcosa da aggiustare. Anche da solo, sbattendoci la testa. In una parola:  testardo, nel bene e nel male.</p>
<p>Proprio per questo a volte è stanco di fare &#8220;il dissidente&#8221;, soprattutto nei momenti di confronto interni, quelli alla base della maturazione del gruppo consiliare, che non si conoscono perché, per fortuna, non fanno notizia sui giornali. Stefano si riconosce nei valori del PD, altrimenti non si autosospendeva, ma si sarebbe direttamente dimesso. Ne sono certo. Valori come l&#8217;inclusione sociale, la lotta all&#8217;illegalità, l&#8217;attenzione per il prossimo e per il futuro, sono testimonianze di un collante comune, che Stefano ha portato avanti insieme a tutti noi. Alla fine sono pochi i casi di divergenza con gli altri compagni e compagne del partito, cose che succedono quando sperimenti il più grande gruppo consiliare della storia del Comune di Pisa, con 20 teste che provengono da percorsi ed esperienze differenti.</p>
<p>Non so giocare a scacchi, ma sicuramente l&#8217;arrocco non è la mia mossa preferita. Contrariamente a quello che si pensa l&#8217;autosospensione di Stefano è un atto &#8220;d&#8217;amore&#8221; verso il partito, un grido di affetto, la necessità di un chiarimento che avverrà sicuramente in maniera trasparente e collettiva, con la volontà di dare risposte più complete e chiare. Come nei rapporti di coppia ci sono le pause di riflessioni, per capire meglio cosa sta succedendo. Stefano al momento è come l&#8217;amante che pensa di essere stato tradito. Spetta a noi, membri del partito e del gruppo consiliare, spiegargli che non è vero, che se ci sono stati errori sono solamente frutto di incomprensioni e di cattivo dialogo, che in futuro il rapporto sarà sempre più aperto. In questo modo la pausa, che fa soffrire entrambi, può terminare serenamente e in tempi brevi.</p>
<p>Come ironizzava qualcuno su Facebook ieri: Stefano Landucci bene comune. Sono sicuro che non lo privatizzeremo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un grande paese</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 09:16:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libro]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[sofri]]></category>
		<category><![CDATA[Un grande paese]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Finalmente ieri ho trovato il tempo per leggere &#8220;Un grande paese&#8221; di Luca Sofri. Come dice la quarta di copertina,&#8221;Un grande paese&#8221; è la definizione che vorremmo poter dare dell&#8217;Italia, senza che ci scappi da ridere. Luca Sofri, giornalista chiaro e sagace, ci racconta come attraverso il miglioramento di noi stessi è possibile cambiare il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcobani.it/blog/wp-content/uploads/2012/01/copertina_piccola1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14235" title="copertina_piccola1" src="http://www.marcobani.it/blog/wp-content/uploads/2012/01/copertina_piccola1.jpg" alt="" width="150" height="236" /></a>Finalmente ieri ho trovato il tempo per leggere &#8220;Un grande paese&#8221; di Luca Sofri. Come dice la quarta di copertina,&#8221;Un grande paese&#8221; è la definizione che vorremmo poter dare dell&#8217;Italia, senza che ci scappi da ridere. Luca Sofri, giornalista chiaro e sagace, ci racconta come attraverso il miglioramento di noi stessi è possibile cambiare il paese. Nel libro non ci sono proposte tecniche, nuovi modelli di sviluppo economico, la soluzione definitiva ai problemi dell&#8217;Italia. Questo libro non parla contro nessuno, non ricorda errori altrui e non cerca colpevoli. Ma attraverso citazioni pop (e non) vuole darci degli stimoli di riflessione, capire perché siamo schiavi di certe parole, di certi stereotipi, di certi meccanismi viziosi.<br />
Partendo dal presupposto che &#8220;il proprio paese&#8221; serve. Se non altro perché qualcuno deve pur vergognarsi quando va a rotoli. Tutti hanno il diritto di essere patriottici, ma come diceva Pertini: &#8220;amo la mia patria, ma anche quella degli altri&#8221;.<br />
Ma cosa ci unisce in questo paese così strano, <a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/01/30/news/italiani_lotta_governo-28993174/">di lotta e di governo</a>? Sofri dice che l&#8217;elemento comune non è la nostra storia, fatta di troppi episodi oscuri, ma è il senso degli italiani per la bellezza, quello che ci ha permesso di avere il paese con il più grande numero di beni culturali del mondo, evitando però di fossilizzarsi sul passato, perchè la nostra cultura può anche essere quella che costruiremo in futuro. La cultura come collante del paese.<br />
Ma per ripartire è necessaria ovviamente anche una nuova politica. Con un suggerimento mutuato dal giornalista americano Friedman: &#8220;non votate per il candidato con cui berreste volentieri una birra, ma per quello che vorreste avere accanto quando dovrete chiedere alla banca un&#8217;estensione del mutuo&#8221;. La scelta dei politici che ci rappresentano è per Sofri fondamentale per il futuro del paese: &#8220;prima si votava per persone che credevamo migliori di noi, adesso siamo passati a votare per persone che ci sembrano uguali a noi, che raffigurano i nostri difetti&#8221;.<br />
I politici devono essere in grado di nuotare controcorrente, di denunciare gli errori commessi, di insistere con maggior forza su un problema quanto più risulta sgradito.<br />
Ma ogni cittadino deve impegnarsi per migliorare il paese, partendo dal dovere di informarsi. Come diceva Gobetti: &#8220;educare se stessi, per educare gli altri&#8221;, evitando di aver paura di sembrare ignoranti o umili. Non votare qualcuno e chiedergli di cambiare il mondo, ma cercare di cambiarlo assieme a lui. In questa società così dinamica e veloce non c&#8217;è più la possibilità di delegare.<br />
Insomma, conclude Sofri, per avere &#8220;un grande paese&#8221; bisogna cominciare a lavorarci subito, domattina, e anche sul presto.</p>
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		<title>27 Gennaio &#8211; Giorno della memoria &#8211; Meditate su ciò che è stato</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 09:28:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Si intende per memoria la facoltà umana di conservare tracce delle esperienze passate e di avere accesso a esse nel ricordo.Primo Levi</p> <p>Qualunque cosa state facendo fermatevi e meditate qualche minuto so ciò che questo è stato. Quando ce ne saremo scordati, si ripeterà.</p> <p></p> <p>Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Si intende per memoria la facoltà umana di conservare tracce delle esperienze passate e di avere accesso a esse nel ricordo.Primo Levi</p></blockquote>
<p>Qualunque cosa state facendo fermatevi e meditate qualche minuto so ciò che questo è stato. Quando ce ne saremo scordati, si ripeterà.</p>
<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/_M3dpL4nj3Q" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Voi che vivete sicuri<br />
nelle vostre tiepide case,<br />
voi che trovate tornando a sera<br />
il cibo caldo e visi amici:<br />
Considerate se questo è un uomo<br />
che lavora nel fango<br />
che non conosce pace<br />
che lotta per mezzo pane<br />
che muore per un si o per un no.<br />
Considerate se questa è una donna,<br />
senza capelli e senza nome<br />
senza più forza di ricordare<br />
vuoti gli occhi e freddo il grembo<br />
come una rana d’inverno.<br />
Meditate che questo è stato:<br />
vi comando queste parole.<br />
Scolpitele nel vostro cuore<br />
stando in casa andando per via,<br />
coricandovi, alzandovi.<br />
Ripetetele ai vostri figli.<br />
O vi si sfaccia la casa,<br />
la malattia vi impedisca,<br />
i vostri nati torcano il viso da voi.</p>
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		</item>
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		<title>Abbiamo fatto l&#8217;Europa, facciamo gli europei : l&#8217;educazione civica europea</title>
		<link>http://www.marcobani.it/blog/2012/01/abbiamo-fatto-leuropa-facciamo-gli-europei-leducazione-civica-europea/</link>
		<comments>http://www.marcobani.it/blog/2012/01/abbiamo-fatto-leuropa-facciamo-gli-europei-leducazione-civica-europea/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 10:14:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La rivisitazione della celebre frase di Massimo D&#8217;Azeglio è più che mai attuale. L&#8217;Europa è ancora un concetto confuso, troppe volte usato come capro espiatorio da chi deve far ingoiare manovre difficili: &#8220;ce lo chiede l&#8217;Europa&#8221;, &#8220;è colpa dell&#8217;euro&#8221;, &#8220;ah come si stava bene prima&#8221;&#8230;.etc. Purtroppo la lontananza delle sedi delle istituzioni e la totale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La rivisitazione della celebre frase di Massimo D&#8217;Azeglio è più che mai attuale. L&#8217;Europa è ancora un concetto confuso, troppe volte usato come capro espiatorio da chi deve far ingoiare manovre difficili: &#8220;ce lo chiede l&#8217;Europa&#8221;, &#8220;è colpa dell&#8217;euro&#8221;, &#8220;ah come si stava bene prima&#8221;&#8230;.etc.<br />
Purtroppo la lontananza delle sedi delle istituzioni e la totale mancanza di politiche integrate alimentano la percezione di un distacco. Allora prima di esprimere un giudizio netto cerchiamo di capire meglio cos&#8217;è l&#8217;Europa, come funziona la macchina amministrativa e come influisce sulle nostre vite.<br />
Partiamo dalle nuove generazioni, quelle che decideranno il destino del continente, che devono essere preparate nel prendere le decisioni giuste. Partiamo dai fondamentali, dalle scuole e dall&#8217;università.<br />
Alcune proposte potrebbero essere (scaturite da una due giorni a Bertinoro):<br />
<strong>In ambito universitario</strong>, considerando che verrà destinata una quota premiale pari al 7% del fondo complessivo del finanziamento ordinario per le università virtuose, si propone di favorire la mobilità e l’internazionalizzazione attraverso una percentuale della quota premiale prevista  all’incentivazione delle buone pratiche per la mobilità universitaria. (Erasmus e simili)<br />
<strong>In ambito scolastico</strong>, partire dalla formazione degli insegnanti valorizzando e potenziando le competenze europee ed i progetti esistenti nella formazione scolastica.<br />
Nel rispetto dell’autonomia degli istituti scolastici, lo scopo è stato quello di favorire la sensibilizzazione degli insegnanti su questa tematica, aumentando la visibilità della mappatura<br />
dei progetti già esistenti) introducendo meccanismi premiali per sostenere finanziariamente le scuole che hanno sviluppato progetti in favore dell’europeizzazione e dell’internazionalizzazione.<br />
Nell’ambito delle indicazioni nazionali del primo ciclo che sono attualmente in fase di revisione, si sostiene di sensibilizzare la tematica attraverso la proposizione di un emendamento del titolo<br />
dell’art. 1 della legge 169/2008 relativa a ‘Costituzione e cittadinanza’ (e su circolari attuative) in favore dell’educazione civica europea a partire dal titolo che andrebbe modificata in questi<br />
termini: ‘Cittadinanza italiana e europea e Costituzione’<br />
Tutte queste misure devono andare verso l&#8217;insegnamento futuro di una materia fondamentale per la comprensione dei processi politici comunitari: <strong>l&#8217;educazione civica europea</strong>, che si può declinare come materia autonoma o in forte integrazione con quelle già esistenti.</p>
<p>Non sia mai che la prossima generazione, scoprendo l&#8217;Europa, non si senta più unita in Italia.</p>
<blockquote><p>L&#8217;epoca passata, epoca che è finita con la rivoluzione francese, era destinata ad emancipare l&#8217;uomo, l&#8217;individuo, conquistandogli i doni della libertà, della eguaglianza, della fraternità. L&#8217;epoca nuova è destinata a costituire l&#8217;umanità;&#8230; è destinata ad organizzare un&#8217;Europa di popoli, indipendenti quanto la loro missione interna, associati tra loro a un comune intento. G.Mazzini</p></blockquote>
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		<title>C&#8217;è sempre da imparare, caro Martone</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 10:32:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[italia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sfigati. Così il Viceministro Martone, enfant prodige della classe dirigente italiana, giudica chi si laurea dopo i 28 anni. Senza nessuna distinzione. Hai avuto problemi con le tasse? Sfigato. Problemi burocratici? Sfigato. Problemi di salute? Sfigato. Problemi personali? Sfigato. Ora non voglio certamente tutelare chi decide di parcheggiarsi all&#8217;università, &#8220;sponsorizzato&#8221; dai genitori. Ci penserà il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sfigati. Così il Viceministro Martone, enfant prodige della classe dirigente italiana, giudica chi si laurea dopo i 28 anni. Senza nessuna distinzione. Hai avuto problemi con le tasse? Sfigato. Problemi burocratici? Sfigato. Problemi di salute? Sfigato. Problemi personali? Sfigato.<br />
Ora non voglio certamente tutelare chi decide di parcheggiarsi all&#8217;università, &#8220;sponsorizzato&#8221; dai genitori. Ci penserà il mercato del a lavoro &#8220;punirli&#8221; se non se lo meritano.<br />
Ma l&#8217;idea di classificare le persone, giudicarle in maniera brutale, appartiene a un tipo di politica che non mi piace e speravo fosse superata. Qualcosa come i &#8220;fannulloni&#8221; di Brunetta, i &#8220;coglioni&#8221; di Berlusconi, ma anche i &#8220;bamboccioni&#8221; di Padoa Schioppa. Il Viceministro Martone, che ha sicuramente un curriculum impressionante, non avrà avuto problemi nel dedicarsi allo studio, <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/e-questo-e-il-giovane-al-governo/2172086">visto che economicamente aveva il forte appoggio della famiglia, che gli ha permesso anche illustri raccomandazioni</a>. Se vuole fare davvero qualcosa per i giovani, è necessario che tutti abbiano le sue stesse opportunità, dando l&#8217;autonomia finanziaria a chi se lo merita e privilegiando la conoscenza del &#8220;cosa&#8221; rispetto a quella del &#8220;chi&#8221;.<br />
Prenda esempio di stile dai suoi colleghi al governo. Martone sarà pure un giovane brillante,  ma ha ancora tanto da imparare. </p>
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		<title>L&#8217;unico fascino del passato è che è passato (Oscar wilde)</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 09:01:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il 2011 è stato sicuramente un anno speciale, sia in Italia che nel mondo. Ce lo racconta Zoro, in questo fantastico documentario satirico, che ripercorre le vicissitudini politiche di un &#8220;normale&#8221; anno italiano. Un&#8217;ora e venti di giornalismo comico, decisamente piacevole e pungente, sicuramente meglio di ogni altro speciale che potete vedere in televisione. Un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2011 è stato sicuramente un anno speciale, sia in Italia che nel mondo.<br />
Ce lo racconta Zoro, in questo fantastico documentario satirico, che ripercorre le vicissitudini politiche di un &#8220;normale&#8221; anno italiano. Un&#8217;ora e venti di giornalismo comico, decisamente piacevole e pungente, sicuramente meglio di ogni altro speciale che potete vedere in televisione. Un &#8220;film&#8221; che meriterebbe l&#8217;uscita nelle sale:<br />
<iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/tfEgN-7nndI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
Ma il 2011 è stato anche contrassegnato dalle insurrezioni popolari, dalle manifestazioni di protesta. Questo altro documentario, commissionato dal Forum Nuovi Linguaggi del PD, presieduto da Pippo Civati, racconta il perché molti giovani dei paesi occidentali sono scesi in piazza, alla ricerca (per ora vana), di una alternativa al capitalismo finanziario:<br />
<iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/8X2pyTg35m8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
Buona visione!</p>
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		<title>[PD Pisa] Restare connessi: il percorso politico verso le prossime elezioni</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 10:36:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Le ultime divergenze sul caso Rebeldia non devono mettere un freno alla discussione politica sulle alleanze cittadine, che deve continuare in parallelo all&#8217;attività amministrativa. Da mesi le scelte che stiamo facendo come consiglio comunale convergono con quello di forze a noi vicine. Con Sel condividiamo molto: una particolare attenzione alla giustizia sociale, alla difesa del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le ultime divergenze sul caso Rebeldia non devono mettere un freno alla discussione politica sulle alleanze cittadine, che deve continuare in parallelo all&#8217;attività amministrativa. Da mesi le scelte che stiamo facendo come consiglio comunale convergono con quello di forze a noi vicine. Con Sel condividiamo molto: una particolare attenzione alla giustizia sociale, alla difesa del lavoro, all&#8217;attenzione per il territorio. Anche la loro ultima astensione sul bilancio preventivo 2012, basato sull&#8217;equità e sul mantenimento dei servizi, senza aumentare nuove tasse ai cittadini, è un forte segnale positivo, qualcosa da cui partire per testare un percorso comune. Stare insieme non solamente per una fredda somma aritmetica, ma per alimentare un nuovo centrosinistra che sappia rispondere ai difficili passaggi del futuro, finalmente laboratorio di una vera alternativa di governo da riproporre anche a livello nazionale. Nonostante una forte vicinanza di idee non mancano elementi di contrasto, ma è anche normale evitare di appiattirsi su posizioni comuni (non avrebbe senso altrimenti la distinzione in due partiti), evidenziando le sfumature senza perdere l&#8217;arricchimento che parte da un confronto aperto e costruttivo.<br />
Come non essere d&#8217;accordo con il discorso di Vendola di ieri, che citava le parole sulle quali ripartire per la costruzione di un centrosinistra a vocazione europea: innovazione, ambientalismo, nuove forme di partecipazione,questioni dei migranti, un nuovo sviluppo sociale, contro l&#8217;egoismo e i degeneri della finanza. Parliamo un linguaggio comune su questo, non abbiamo bisogno di vocabolari o traduttori.<br />
Anche a Pisa vedo ampie possibilità di un avvicinamento. Il documento che SEL ha presentato a Luglio, che disegna la città del futuro, si sovrappone molte volte con la nostra visione.<br />
Una città che sappia fare sistema con le tante realtà che insistono sul territorio: Università, centri di ricerca, le aree industriali, associazionismo. Una città che non lascia indietro nessuno e che quindi sviluppa politiche d&#8217;integrazione e punta ad aiutare direttamente chi è in difficoltà, per una migliore armonia e convivenza nella comunità.<br />
Una città proiettata in Europa, turistica, tecnologica, vivibile, che predilige sempre l&#8217;utilizzo di mezzi meno impattanti della macchina per lo spostamento urbano.<br />
Sono state queste le direttrici del PD in questi anni di governo.<br />
E poi il rilancio degli spazi sociali e di aggregazione (giovanili e non). A breve ci sarà il nuovo bando per la Leopolda e una ricognizione trasparente di tutti i locali del Comune, per vedere se si possono sfruttare meglio. E&#8217; inoltre allo studio in Commissione la revisione del regolamento sul patrimonio, per valutare se è possibile ridurre il canone di concessione (adesso al 50% del valore di mercato) di un immobile.<br />
Inoltre gli spazi in Via Pisano sono una grande possibilità di arricchimento dell&#8217;offerta sociale. Dato che ci sarà bisogno di una nuova variante per ampliarne le potenzialità, bisogna velocizzare il tutto e ridurre al minimo i tempi morti della burocrazia, come si sta facendo per l&#8217;insediamento di Ikea, per poi procedere al bando pubblico che assegnerà la gestione, enfatizzando le finalità sociali dell&#8217;area.<br />
Spero che Rebeldia e le associazioni che gravitano attorno a questo nome, vogliano partecipare ai prossimi bandi pubblici, per portare la loro esperienza al servizio della città. Hanno tutte le carte in regola per farlo. Un loro rifiuto avrebbe un sapore politico, sicuramente legittimo, ma che mal si sposa con le tante attività sociali che hanno dimostrato di saper creare in questi anni.<br />
Nel frattempo come PD continuiamo a lavorare politicamente per capire quale sarà la miglior offerta di governo per le prossime elezioni, guardando e dialogando con chi usa le nostre stesse parole, in modo che il percorso sia trasparente anche per chi non parla il politichese. Restare umili, cercando di ascoltare tutti, partiti e cittadini, con la consapevolezza di aver fatto molto, ma con l&#8217;ambizione di portare sempre nuova linfa alla nostra chiara visione sulla crescita umana ed economica di Pisa (e oltre). Semplicemente restare connessi, con la realtà e con i sogni, con il presente e con il futuro.</p>
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