Ciambelle americane per togliere l’amaro che ho in bocca

Avevo promesso di non occuparmi di politica italiana per tutto il periodo della mia permanenza negli States, nonostante ogni mattina durante colazione legga la rassegna locale e nazionale. Ma ieri non me la sono sentita di restare in silenzio e ho postato un messaggio su Facebook, per chiarire alcuni passaggi di un’intervista che parla del rapporto tra i giovani e il PD. Prendetela come uno sfogo sincero di un semi/emigrante in America, ancora indeciso se tornare e ricominciare daccapo o se disfare definitivamente le valigie.
Ecco il post di ieri:

Sono Marco Bani, 29 anni, studio scienze politiche (e non politica) al Sant’anna. Mi sento indipendente e non obbedisco nemmeno a mia madre, figuriamoci a qualcun altro. Mi sento membro della classe dirigente politica pisana, dato che devo prendere decisioni che hanno delle responsabilità sugli altri. Ho dedicato parte dei “migliori anni della mia vita” alla politica per passione e con passione. Ora sono in America e forse ci resto per sempre, chissà. Ho quindi sprecato questi anni di esperienza politica? No, perché guardandomi indietro non ho mai abbassato la testa o ingoiato parole che non dovevo dire, sincero e determinato davanti a ogni persona di ordine e grado. Ho difeso quello in cui credevo e molte volte ho accettato di essere minoranza su alcune posizioni. Penso di aver ottenuto piccole/grandi vittorie e ho dovuto rinunciare a cariche prestigiose per evitare di non riuscire a svolgerle nel migliore dei modi, consapevole e fiducioso della bontà dei sostituti. Non ho ricevuto nessun benefit dalla politica, anzi credo di essere più “povero” rispetto a quando ho cominciato. Mi piace giocare a pallone con Fontanelli, ma se devo parlare di politica, che siano critiche o suggerimenti, vado dall’unico segretario che c’è a Pisa, Francesco Nocchi, proprio perché l’ho visto incazzato e risoluto contro quelli che vengono definiti “i capi” del partito. Odio gli scudieri e ho un debole per i coraggiosi, ma le accuse non mi emozionano: c’è già troppo odio. Alla fine sedurmi è facile: punta il dito contro qualcuno e mi girerò dall’altra parte, dimmi come e cosa cambiare e posso dimenticarmi di qualsiasi altra cosa per affiancarti. “Siete voi giovani che dovete tirare i sassi nei vetri. Così, quando i vetri si rompono, noi vecchi ci rendiamo conto che era il momento di cambiarli. Per ringraziarti, mio caro spaccavetri, ti darò una borsa di studio”. Così, nel maggio 1959, parlava Ferruccio Parri. Purtroppo in questi anni di sassi nei vetri ne ho visti tanti, ma troppe volte nelle finestre sbagliate.
Non avete capito il senso di questo sfogo? Non preoccupatevi, qualcuno ha inteso.

Bene, ora torno al mio eremitismo americano, scannatevi pure sui giornali su primarie e poteri forti. Non farete altro che tenermi lontano.
Vado a mangiarmi una ciambella, mi servono dolci per levare questo saporaccio amaro dalla bocca.

Un matrimonio in più oggi, migliaia in meno ogni giorno. Perché non sposerò più.

E alla fine è arrivato anche il mio turno. No, non proprio il mio. Quello di altri. Ma a celebrare il matrimonio sono stato io. Dopo 4 anni di pigrizia, prima di chiudere la consiliatura volevo sperimentare cosa si provasse a guardare in faccia i futuri sposi e non solo le loro schiene, da un freddo pancale in legno.
E’ stato breve, ma emozionante: la mano dello sposo che tremava cercando di infilare l’anello, quei “si lo voglio” sussurrati, gli occhi inumiditi dalle lacrime (speriamo di felicità).
La cerimonia in comune è molto “fredda”, per questo l’officiante ha un ruolo importante, cercando di evitare la sensazione che si sta compiendo un noioso atto burocratico, ma qualcosa che cambierà la vita di due persone. Ed è stato ancora più bello (per me) che a sposarsi fossero due persone con cittadinanza diversa, una italiana, l’altro tunisino. Nell’augurio finale, dopo aver letto un estratto da “Il Profeta” di Kahlil Gibran, scrittore libanese, ho voluto enfatizzare l’arricchimento culturale che i matrimoni misti portano alla nostra città e al nostro Paese, nella speranza che l’intolleranza e la paura dell’altro possano finalmente scomparire.
Dopo la cerimonia, ancora estasiato dai sorrisi della coppia, mi sono fermato a riflettere. Eppure qui qualcosa non va. E mi riviene in mente l’argomento caldo della settimana scorsa. Perché queste sensazioni sono precluse a diversi amanti? Perché non posso trovarmi davanti due persone dello stesso sesso e renderle felici? Sono i loro sentimenti “innaturali”?
Allora l’euforia è sparita, la gioia scomparsa. Siccome indossare la fascia tricolore durante una cerimonia ufficiale significa rappresentare tutti i cittadini, durante il matrimonio civile questo non accade: ci sono alcuni cittadini che sono diversi, che non hanno questo diritto. E allora che senso ha?
Non officerò più un matrimonio civile finché qualcosa in questo Paese non cambierà, fino a quando non sarà possibile legalizzare l’amore fra due persone qualsiasi.Per la situazione attuale italiana, sui diritti civili non c’è compromesso,c’è arrivato anche un paese conservatore come l’America: dare la possibilità alle persone omosessuali di sposarsi.
Vorrà dire che la prossima volta che firmerò un atto di matrimonio sarà il mio…ma forse facciamo prima a cambiare l’Italia.

10 motivi per costruire una moschea a #Pisa

Uno degli argomenti principali dello scorso consiglio comunale è stato il dibattito sulla moschea. Infatti, rispondendo a una question time del PDL, è stata rilevata la volontà dell’amministrazione a dare parere favorevole per la costruzione di un luogo di culto per la religione musulmana. Ed ecco sciamare i “crociati” pronti a dare battaglia per evitare questa “profanazione”. Ci aspetterà un dibattito lungo, ma spero rimanga sereno, anche perché attualmente ci sono almeno 10 motivi per non avere paura della moschea:

  1. L’idea della moschea è nata dal Centro islamico di Pisa,  un’associazione regolarmente iscritta al registro delle associazioni di volontariato dal 1994 che nel 2007 ha promosso anche un’associazione di scopo finalizzata proprio alla realizzazione di un luogo di culto di dimensioni adeguate alle loro accresciute esigente.
  2. Il centro culturale islamico pisano in questi venti anni non ha mai professato alcuna forma di fondamentalismo ma ha sempre abbracciato il messaggio del’islam moderato e la conseguente notorietà dei suoi responsabili alle istituzioni locali e di sicurezza, non solo ha consentito di evitare forme di autorganizzazione in piccole realtà anonime più permeabili a messaggi radicali, ma ha rappresentato il punto di riferimento nel dialogo tra istituzioni ed una comunità religiosa in crescente aumento, le cui necessità e istanze devono essere accompagnate all’interno di un complesso sistema di integrazione economico-sociale-culturale e politico che riconosca anche le diverse religioni e culture.
  3. Il Centro Islamico ha intenzione di comprare quel terreno e costruire la moschea a proprie spese, realizzando anche un centro culturale aperto a tutti, offrendo uno spazio di studi e di riflessione.
  4. La zona interessata è tra via del Brennero e via Chiarugi, in un’area dove attualmente sarebbe prevista ediliza residenziale, ovvero case. Andare a costruire un luogo di culto/centro culturale sarebbe un arricchimento per la zona, invece di altre case che soffrirebbero della crisi immobiliare.
  5. La libertà religiosa trova il suo fondamento nei valori sanciti dalla Costituzione negli articoli 8, 19 e 20. Art.8: “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.” Art. 19:“Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.” Art. 20:Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.”
  6.  Nonostante ci siano delle aeree del mondo Musulmano nel quale la libertà religiosa non viene garantita a tutti i cittadini, è disonesto affermare che questo fenomeno sia un problema esclusivo dell’Islam. Incolpare l’Islam per la persecuzione delle minoranze è come incolpare il Cristianesimo per la schiavitù e la segregazione (razziale). Prendere i Talebani come esempio di intolleranza religiosa nell’Islam significa essere in malafede, perchè la prospettiva religiosa dei Talebani è stata respinta da tutti i principali sapienti Musulmani e dai Musulmani di tutto il mondo.
  7. Tutte le più grandi religioni hanno al loro interno persone che commettono, o hanno commesso, atrocità nel nome della loro religione. Ma nessuna fede dovrebbe essere presa come responsabile per i crimini di pochi individui. Nessuno ha chiuso le chiese dopo che a Utoya, l’anno scorso, un fondamentalista cattolico ha ucciso più di 80 giovani norvegesi.
  8. “Siamo negli Stati Uniti e il nostro impegno a favore della libertà di culto deve essere inalterabile. Il principio secondo il quale i popoli di tutte le fedi siano i benvenuti in questo Paese e quello secondo il quale non saranno trattati in modo diverso dal loro governo è essenziale per essere quello che siamo”. Quello che ha detto Obama il 13/08/10 vale benissimo per l’Italia: la civiltà occidentale nasce sul valore della tolleranza e del pluralismo (dalla Rivoluzione francese alla Costituzione americana). Non permettere la costruzione di una moschea equivarrebbe a trasformarsi noi stessi in talebani: due torti non possono mai fare una ragione.
  9. Irragionevole pensare che chi pretende di avere la libertà di professare la propria religione non creda nell’ingiustizia di una persecuzione o di un danneggiamento di un altro che professa allo stesso modo la propria religione (grazie Locke).
  10. Soltanto innalzando gli standard democratici e partecipativi otterremo vera reciprocità. Soltanto indicando il rispetto delle regole da parte di tutti, italiani e non, otterremo una vera integrazione. Perché la convivenza fra le religioni è l’unico futuro possibile.

L’undicesimo, ma ce ne sarebbero altri, è di carattere politico: “basta fare campagna elettorale sulla paura del diverso”.

Aspettando il Giugno Pisano 2013 #pisa

Luglio non è iniziato nel migliore dei modi: una netta sconfitta contro i più forti del mondo ci ha privato dell’Europeo. Restano i ricordi di un Giugno ricco di emozioni sportive, intense perché inaspettate. Non mi sorprendo invece del grande successo del Giugno Pisano, fortemente rilanciato dall’Amministrazione e da tutti i pisani (e non).

E’ difficile stupire ogni anno, ma quest’anno la Luminara ha davvero colpito nel segno, regalando una grande edizione grazie all’aggiunta di elementi scenografici coinvolgenti, come la musica e i giochi di luce. Le 100mila persone sui Lungarni, un numero che supera i soli abitanti del Comune (circa 90mila), hanno vissuto una serata magica, con la totale mancanza di “buchi neri” (palazzi non illuminati), apprezzando la magia di uno spettacolo unico. Siamo pronti per l’Unesco! Partecipato è stato anche il Palio di San Ranieri, definitivamente collocato in notturna, che ha visto la partecipazione di 40mila persone e una bella gara priva di polemiche.

A chiudere il Giugno Pisano, dopo migliaia di altre iniziative minori che hanno regalato una vasta offerta culturale, il Gioco del Ponte. Tramontana torna alla vittoria, dopo solo un anno da “sconfitta”, ma solamente dopo 7 entusiasmanti e avvicenti combattimenti. Infatti la parte boreale è riuscita a superare l’avversaria australe solamente allo spareggio. Nonostante sia durato tanto (quasi fino all’una), sulle tribune (tutto esaurito) e sui Lungarni c’erano quasi 50mila persone (fonte ANSA), segnale della voglia di non far morire questa nostra manifestazione storica che non ha nulla da invidiare alle altre più blasonate (chi ha detto Palio di Siena?) e che appassiona migliaia di nostri cittadini ( e non).  Vedere il corteo storico alle luci del tramonto, le tribune gremite, i Lungarni pieni, l’effetto scenico degli spettacoli di luce ha nuovamente acceso le emozioni per una manifestazione così bella e particolare, ma ancora troppo sottovalutata dai Pisani e dai turisti. Resta un po’ di amarezza per Mezzogiorno, che già pregustava la vittoria dopo aver vinto i primi due scontri.

Gli eventi del Giugno Pisano sono un bene prezioso che la città offre a tutti, gemme che contribuiscono alla ricchezza culturale e al mantenimento delle tradizioni. Specialmente negli ultimi anni abbiamo assistito a un rilancio delle manifestazioni storiche che hanno riportato una grande voglia di partecipare, di stare insieme, di recuperare un senso di collettività, facendo dimenticare egoismi e insofferenze.
Ma questi eventi non potrebbero essere realizzati senza le centinaia di persone appassionate ed entusiaste che spendono gran parte del loro tempo per la buona riuscita di questi eventi. In un clima esasperato dai tagli e dalle difficoltà economiche, che non ci permettono eccessivi voli di fantasia, abbiamo assolutamente bisogno di loro, pilastri fondamentali che reggono l’intera organizzazione. Senza non possiamo costruire niente.
Sembrerà prematuro parlare del Giugno Pisano 2013 adesso, che siamo appena usciti da un’edizione straordinaria, ma per godere delle bellezze offerte dalle manifestazioni storiche, tanto apprezzate dalla cittadinanza, i “passionari” devono essere già al lavoro. O meglio, bisognerebbe metterli in condizione di operare al meglio, trasformando la loro passione in azione concrete e risolvendo le questioni insolute. Altrimenti il patrimonio culturale e sociale che molti danno per scontato rischia di perdersi e svanire, privando la città di un bene collettivo.
La via migliore, come sempre, è quella del dialogo e della sincerità, per trovare insieme soluzioni alternative alla mancanza di risorse, sfruttando l’enorme potenziale ancora inespresso.Solo condividendo il percorso possiamo ottenere nuovo slancio e rinnovato entusiasmo per rendere sempre più bella la città che amiamo e gli eventi che la animano e la rendono viva e speciale.

Sotto con i suggerimenti, le critiche, le idee. Giugno 2013 è vicino!

#giocodelPonte12 Vinca Borea o Mezzogiorno, sempre Pisa vincerà

Ci risiamo. Quest’anno è alta come non mai la febbre per il Gioco del Ponte, la manifestazione storica che chiude il Giugno Pisano.
Dopo il successo della Luminara e del palio di San Ranieri, stasera c’è l’evento clou, da qualche anno nella sua collocazione notturna che è riuscita a riportare tanta gente sui lungarni. Quest’anno, per soddisfare la pressante richiesta di partecipazione, i posti in tribuna sono raddoppiati, passando a 4mila, senza considerare le altre migliaia sulle spallette.
Mezzogiorno è la squadra da battere, visto che ha vinto l’edizione passata dopo 13 anni di digiuno.
Comunque andrà le Parti ci regaleranno un Gioco molto emozionante, soprattutto per lo sforzo che hanno fatto per alimentare la passione delle migliaia di volontari che gravitano intorno a questa sempre più sentita manifestazione storica. Se il Gioco esiste ancora è soprattutto grazie all’impegno di persone appassionate ed entusiaste che spendono gran parte del loro tempo per la buona riuscita dell’evento.
Per ringraziarle, e per non perdere un grande spettacolo, l’appuntamento è per stasera al Ponte di Mezzo ovviamente. Su PisaInforma il programma completo. Vinca Borea o Mezzogiorno, sempre Pisa vincerà.

#Pisa Le occasioni mancate della sinistra

Oggi il nuovo libro di Fausto Bertinotti e Dario Danti dal titolo “Le occasioni mancate. 1991, 2001, 2011” (Edizioni ETS) sarà presentato alla libreria Feltrinelli (Corso Italia, 50) alle ore 18. Insieme a Fausto Bertinotti e Dario Danti, interverranno la giornalista e scrittrice Ritanna Armeni e Francesco Raparelli, ricercatore universitario. Inoltre, tre giovani ventenni pisani – Marco Bani, Alberto Campailla e Carla Panico – attivi in città sia a livello istituzionale che nei movimenti politici e sociali, porranno tre domande ai relatori, una domanda per ognuno degli anni al centro del volume: il 1991, il 2001 e il 2011. Il volume è un lavoro a quattro mani che vuole provare a fare un bilancio degli ultimi vent’anni attraverso le storie del primo anno di ogni decennio. Nel 1991, nel 2001 e nel 2011 maturano delle occasioni, probabilmente non colte, mancate, ma pur sempre degli “appuntamenti con la storia”. Per ogni anno un saggio di Dario Danti e le considerazioni di Fausto Bertinotti sotto forma di dialogo provano a descrivere queste occasioni, queste possibilità. Il 1991 e i crolli: i regimi del socialismo reale e lo scioglimento del Pci. Globale e locale s’intrecciano in due snodi fondamentali: la nascita di un nuovo ordine neoliberista a livello mondiale e una nuova sinistra in Italia. Quale portata hanno queste svolte? Il 2001 è un anno quasi paradigmatico: al centro c’è la violenza. Erika e Omar a Novi Ligure. Terrorismo e guerra con l’11 settembre e il conflitto in Afghanistan. Senza dimenticare gli scontri del G8 di Genova. La generazione no-global viene tradita e ferita: era solo una promessa? Il 2011 è ancora tra noi. Con la crisi economica delle borse e degli Stati. Con le primavere arabe nel Nord Africa, gli indignados in Europa, Occupy Wall Street in America. Le rivolte cambieranno il mondo, o saranno un’altra occasione mancata per la politica e per la sinistra?

Così il Tirreno presenta il libro di Dario: un interessante momento di discussione e riflessione con un protagonista della storia politica italiana. Cercate di venire, non fatela diventare “un’altra occasione mancata”!

#Pisa Quella volta del fallo di gomma in consiglio: Ahi serva Italia, di dolore ostello… non donna di province, ma bordello!

Un fallo di gomma nero sbattuto violentemente su un tavolo. Credo che in nessun consiglio comunale si sia mai arrivati a tanto per una protesta.
Durante la discussione sull’IMU, una trentina di manifestanti sono entrati nella torrida sala che ospita temporaneamente il consiglio comunale, per protestare contro l’ordinanza antiprostituzione del sindaco: dal 5 giugno fino al 30 settembre nei territori comunali di Pisa, San Giuliano e Vecchiano, è possibile multare chi si ferma o affianca chi si prostituisce. L’ordinanza vieta poi di sostare lungo le strade in atteggiamenti e vestiti inequivocabili che lasciano intendere il mercimonio del proprio corpo. La protesta era centrata su questo punto: ironicamente molti ragazzi erano vestiti in maniera “provocatoria”, con camice sbottonate, abiti scollati e parrucche colorate, per deridere la parte più controversa dell’ordinanza.
Peccato che la “folkloristica” protesta sia un po’ degenerata, con le urla e le grida di manifestanti e consiglieri, innervositi dal caldo tropicale che imperversava in quell’angusta sala. Per evitare ulteriori “surriscaldamenti” la presidente del consiglio ha sciolto anticipatamente la seduta, con l’impossibilità di portare a termine argomenti importanti come la discussione sulla questione abitativa o le altre proposte in programma.
Può una protesta dettare lo svolgimento dei lavori del consiglio comunale? Rovesciando la situazione, cosa avrebbero detto i manifestanti se durante una possibile discussione sull’ordinanza la seduta fosse stata interrotta da un gruppo altrettanto numeroso di persone favorevoli all’ordinanza? Le proteste sono legittime, ma questa irruzione in Consiglio Comunale non ha reso possibile un sereno confronto sui motivi di questa ordinanza.
E per me un cazzo di gomma nero sbattuto sul tavolo è la fine di ogni possibile dialogo. Non per colpa dell’oggetto, ma per la violenza usata. Poteva essere una croce, un rosario o qualsiasi altra cosa. Chi prevarica l’altro con urla e grida è capace di stare solo nella politica-circo.
La mancanza di discussione sull’argomento non ha permesso di spiegare lo scopo che c’è dietro questo provvedimento.
Premetto che non sono un grande fan delle ordinanze. Le ho criticate molto in passato, soprattutto quelle più “creative”, frutto di un leghismo incapace di dare soluzioni concrete. Ora che quella stagione è definitivamente passata (i provvedimenti non temporanei sono stati dichiarati incostituzionali), le ordinanze restano uno strumento dell’amministrazione per cercare di risolvere problemi, più o meno grandi, con il supporto delle forze dell’ordine. E la finalità dell’ordinanza antiprostituzione non è quello di dare una propria visione di cosa è “decoroso” o “indecente”, passaggio scritto magari troppo in fretta, ma colpire la tratta delle schiave del sesso, che vengono forzate alla prostituzione. In una gara a chi è più svestita per attrarre clienti, costrette a un marketing corporale che non emancipa la donna ma la mercifica, l’ordinanza non ha la forza e la volontà di colpire l’essenza del mestiere più antico del mondo, ma di limitarne la portata, punendo con multe i numerosi clienti che alimentano il fenomeno. Senza dimenticarci che il provento di tutte le multe non andrà a rafforzare le casse del Comune, ma in progetti sociali che garantiscono la protezione delle prostitute che decidono di uscire dal giro e temono la vendetta dei protettori (progetti come Sally People e DIM – donne in movimento – che ha accolto 560 ragazze, molte delle quali accompagnate in inserimento lavorativo). La speranza è che ci possa essere un “rallentamento” del mercato del sesso, in attesa che ordini istituzionali superiori, soprattutto il Governo, possano dare un impulso forte per superare il problema.
Una proposta forte, ma necessaria e praticabile, è la regolarizzazione della professione. E’ inutile contrastare il fenomento della prostituzione sulla strada, ma poi chiudere gli occhi davanti alle migliaia di piccole case chiuse che si trovano in ogni centro cittadino. Occhio non vede, cuore non duole? Eppure una regolarizzazione della professione può far emergere tante realtà clandestine che possono essere messe sotto controllo medico (e fiscale, che in tempi di crisi non guasta). Proteggere la donna con un contratto di lavoro che specifica esattamente quali siano i suoi diritti, e quali siano gli obblighi nell’ambito della pratica professionale.
In questo modo si spera di assistere al progressivo rinsecchimento dell’intero ramo di malavita che normalmente ruota attorno alla prostituzione, con tutto il marcio che ne deriva.
Con la legalizzazione del mestiere invece non è più possibile ricattare una donna, obbligandola a prostituirsi per due euro, quando questa può guadagnare cifre superiori lavorando alla luce del sole, protetta dalla legge e dalle stesse istituzioni che una volta la perseguitavano.
Siamo pronti a guardare oltre il problema dell’ordinanza e ripensare un approccio completamente nuovo di fronte all’eterno (e irrisolvibile) fenomeno della prostituzione?
D’altra parte non è l’Italia stessa, come disse Dante nel VI canto del Purgatorio, un grande “bordello”?

#Pisa Luminara 2012, la vera notte magica

Durante gli Europei e i Mondiali di calcio mi viene sempre in mente la favolosa canzone di Gianna Nannini e Edoardo Bennato “notti magiche”, anche se quest’anno molto probabilmente non ci sarà nulla di fantastico. Ma per i pisani la ‘notte magica’ è un’altra. Purtroppo un impegno in Inghilterra mi tiene lontano dalla Luminara di quest’anno, ed è la prima volta. Infatti ero sempre riuscito a incastrare lavoro e studio, regalandomi sempre la possibilità di vivere quella che considero la festa della città. Ed è incredibile che, nonostante tutto, il fatto di non esserci mi dispiace molto. D’altra parte ogni edizione della nostra notte bianca vede delle novità e delle sorprese, che siano un banchetto di cibo locale o una band che suona, girare per Pisa scoprendo le molte iniziative è uno dei piaceri più entusiasmanti che la città offre durante l’anno.
Più di centoventimila lumini (per un totale di 12.5 Km di biancheria, di cui 2 km di biancheria nuova, record assoluto) vestiranno Pisa di un’aura magica, quasi sacrale, per una delle notti più belle dell’anno. Pisa si mette il suo vestito migliore ed è pronta ancora una volta a vedere i suoi lungarni stracolmi di gente, pisani e non.
E l’edizione 2012 sarà magnifica, cercando di riproporre gli ottimi spunti degli anni passati e aggiungendone di altri: 130 palazzi illuminati, (più del 95%), 8 piattaforme mobili che spareranno i fuochi d’artificio in modo da essere visti da tutti sui Lungarni, nessuna interferenza visiva (luci artificiali), la Torre ricoperta di lumini, giochi di luce e proiezioni 3D (come abbiamo visto per il Capodanno pisano), 16 bagni chimici dislocati in città che si spera possano contenere i “risultati” dell’euforia collettiva. E tante altre piccole novità.
Inoltre quest’anno l’edizione sarà di Sabato, con il conseguente aumento delle persone previste (più di 100mila, più di tutti gli stessi abitanti del Comune).
Ci sono tutti gli ingredienti per innamorarvi ( chi per la prima volta, chi recidivo) di quella che è la manifestazione storica più seguita della Toscana.
Stiamo ancora spettando una risposta da parte dell’UNESCO per l’inserimento della Luminara nell’elenco dei beni immateriali dell’umanità. Dovrebbe arrivare entro il 2013 quando a Pisa tra marzo e aprile del 2013 si terrà il decennale della Convenzione Unesco per i Beni dell’Umanità.
Facciamo vedere al mondo che questo riconoscimento ci spetta: armatevi del vostro sorriso migliore, scendete per strada, perdonate le immancabili mancanze e, soprattutto, godetevi la serata.
Durante la Luminara c’è più gusto ad essere pisani. Fatemi rimpiangere di non essere lì a godermi un’altra serata magica ( e non dimenticatevi di leggere le istruzioni per l’uso su mobilità e sicurezza messe a disposizione dall’amministrazione per evitare il caos).

#Pisa Le primarie dell’amore perduto

Con Federico Russo e Stefano Landucci condividiamo un approccio più sognatore del Partito democratico. Insieme abbiamo fatto tante battaglie, partecipato a mille riunioni, percorso migliaia di km, solamente per dare nuovi stimoli a un partito che troppe volte dimostra di parlarsi all’ombellico. Ma non per questo ci siamo sentiti una “corrente” interna, troppo liberi per cedere la nostra “indipendenza” a un’altra persona, troppo politicamente atei per credere ciecamente a un leader. Certo, non nascondiamo di provare simpatie per i temi espressi da Pippo Civati (magistralmente espressi nel suo ultimo libro), ma non per questo ci siamo rinchiusi in un gruppo, proprio per evitare un “elitismo” pernicioso che potrebbe precludere la partecipazione di altri. In un gruppo di lavoro così moderatamente anarchico, proprio perché alla fine come obiettivo non c’è una rendita temporanea di posizione ma uno stimolo continuo alla discussione, è normale che ci si muova anche in modo separato, cercando di sfruttare tutti gli spazi possibili. Come nel caso del loro appello alle primarie per il prossimo sindaco di Pisa, ovvero la richiesta a Marco Filippeschi di fare “un atto di generosità non dovuto e il coraggio di una sfida”.
Un appello legittimo, con la lucida consapevolezza di essere l’unico partito che si può permettere di parlare di primarie perché le fa veramente. Ma non ho firmato questo appello perché le primarie in sé non sono la soluzione alla richiesta di partecipazione. Sono solo un freddo strumento da riempire di contenuti, ovvero un mezzo per permettere a diverse visioni e idee di mettersi in mostra e di essere testate dalla cittadinanza. Allora sì che hanno un senso.
Non vedo l’appello di Federico e Stefano come un atto di lesa maestà, anzi come uno stimolo per una campagna elettorale che deve essere più partecipata possibile. Mi aspetto però una spinta maggiore, ovvero la presentazione di un programma alternativo rispetto alle linee delineate in questi anni. Perché ovviamente le primarie non devono essere “contro” Filippeschi, anche perché le decisioni fatte fino ad adesso sono state prese collegialmente da amministrazione, consiglio comunale, maggioranza e partito, dove le voci di dissenso sono state minori.
Non sarò certamente io a ostacolare la richiesta di primarie, proprio in un momento di rinnovata fiducia nella dirigenza nazionale che ha proposto la sfida per il candidato premier del centrosinistra. A livello nazionale le primarie serviranno per definire l’offerta politica dei diversi candidati, con diverse idee di paese che si scontreranno. A Pisa deve essere lo stesso, altrimenti dedicherò tutte le mie forze nel continuare ad appoggiare l’idea di città tratteggiata in questi anni, lavorando per superare alcune sensibilità trascurate in questi anni. Ma anche questo eventuale processo di “rafforzamento” della linea attuale deve vedere momenti innovativi di partecipazione, proprio per superare lo “spread” tra politica e cittadini.
Prevale nella cosiddetta base l’ impressione di non contare nulla, premessa di un assenteismo punitivo nelle prossime elezioni locali. Eppure è paradossale che il fenomeno del distacco si verifichi in un’epoca caratterizzata, come non mai, dalla possibilità, ampiamente realizzata da milioni di individui, di interscambio di massa tra le persone singole e tra queste ed ogni tipo di istituzione. Si rischia di rimanere anchilosati in riti ormai disseccati, non accorgendosi del potenziale organizzativo e propositivo promosso dalle nuove tecnologie e dalla voglia di partecipare.
Perché quando si tratta di risvegliare gli indifferenti o di scuotere i delusi la sfida va oltre le semplici primarie, ed è quella di tornare ad innamorarsi della politica. Altrimenti anche le primarie rischiano di essere un atto d’amore triste, simile a quello cantato da De Andrè: “non resta che qualche svogliata carezza e un po’ di tenerezza”.

#bellamipisa Ridare alla città due spazi fondamentali: il parco di Cisanello e gli impianti della Fontina

Finalmente verso un parco urbano di Cisanello?
Cisanello e Pisanova (ma non ho mai capito quando finisce uno e inizia l’altro) sono due quartieri che hanno visto negli ultimi anni un’espansione edilizia molto forte: il nuovo ospedale, le tante abitazioni, i servizi commerciali. Nonostante tutto l’intero quartiere mantiene ancora una certa affinità con il verde, vista la vicinanza del polmone verde delle Piagge e gli spazi di Via Bargagna e di Via Pungilupo. Ma si può fare di più. Proprio negli spazi verdi di Via Bargagna, adesso incolti e lasciati allo stato selvaggio, la Provincia (proprietaria dei terreni) voleva farci la nuova sede e un nuovo complesso scolastico dove si sarebbero trasferiti gli istituti dell’attuale Concetto Marchesi. Ma queste condizioni non sono più possibili, vista la crisi finanziaria che ha colpito gli enti locali e il quadro incerto sul futuro delle Province. E allora c’è da valutare una forte proposta che viene dal quartiere: quella di fare un parco urbano che possa dare un nuovo spazio verde attrezzato. Ovvio che tutti vogliono più verde possibile, non solo per una questione ambientale, ma anche di vivibilità. E se questa è la via da seguire occorre capire come rendere tutto il progetto più sostenibile e realizzabile. La Provincia di Pisa deve recuperare i 4 milioni spesi per l’acquisto del terreno e una soluzione che si sta facendo avanti è la possibilità di costruire un centro dove verrà trasferita la Stella Maris, per avvicinarla alle strutture ospedaliere. Per il resto troviamo la maniera più partecipata (e soprattutto i soldi) per recuperare una zona così fondamentale del quartiere, lontano dalle speculazioni e dal grigiore che ammorba già troppe città. Idee?

Occupy Fontina
I campi della Fontina sono una brutta storia pisana. A giocare in quei piccoli campetti ho trascorso parte della mia adolescenza e del periodo universitario. Quando sono stati chiusi ho dovuto emigrare verso altri impianti più lontani da casa mia, con grande rammarico per la perdita di un punto di aggregazione nel quartiere. Nel frattempo nella zona nasce il grande campus dei Praticelli con tanti giovani affamati di sport che cercano uno sfogo dopo ore (?) passate sui libri. La proprietà è della Provincia, che non riesce a farli ripartire, ma un primo interessamento da parte del Comune finisce con un nulla di fatto. Gli anni passano, le strutture peggiorano, il recupero costa sempre di più. Nonostante ci siano molte associazioni sportive che hanno interesse nel ripristinare il servizio sportivo, la stasi burocratica impedisce la rinascita dei campi. Adesso il movimento “Occupy Pisa” ha di fatto restituito alla cittadinanza quegli spazi, forzando le chiusure. Non condivido l’occupazione abusiva degli spazi, soprattutto per una questione di sicurezza, ma spero possa essere l’impulso per una serena conclusione della vicenda, con la messa a bando dell’intera area e l’offerta di un nuovo spazio sportivo, così importante in un quartiere pieno di giovani e studenti.

Tutti al mare
Chiudo con la promozione di una interessante occasione per i “diversamenti giovani”:chi ha oltre 65 anni di età e redditi che non superano i 20mila euro di valore massimo a nucleo familiare, potrà usufruire di ombrellone e sdraie in uno dei 34 bagni del litorale.
L’offerta è valida dal mese di giugno al 15 settembre per i soggetti residenti nei Comuni di Pisa e Cascina. Il luogo di riferimento, anche per informazioni, è il Punto Insieme (050 954682) attivato dalla Società della Salute presso la Pubblica Assistenza del litorale. Una bella iniziativa per regalare un po’ di fresco anche a chi non si può permettere i prezzi proibitivi degli stabilimenti balneari