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	<title>Marco Bani &#187; partito democratico</title>
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		<title>[Pd Pisa] L&#8217;autosospensione di un amico</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 09:59:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consiglio comunale]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[PD PIsa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Prima di essere un compagno di partito e un collega in consiglio, Stefano Landucci è un amico, nel senso più stretto del termine. Insieme abbiamo condiviso molto: la prima esperienza in consiglio comunale, un percorso congressuale, la passione per il calcio, fino a una delle esperienze più belle mai provate: il viaggio in Bosnia con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima di essere un compagno di partito e un collega in consiglio, Stefano Landucci è un amico, nel senso più stretto del termine. Insieme abbiamo condiviso molto: la prima esperienza in consiglio comunale, un percorso congressuale, la passione per il calcio, fino a una delle esperienze più belle mai provate: il viaggio in Bosnia con la conseguente scrittura del nostro libro, con più di 10 presentazioni all&#8217;attivo. Abbiamo passato molto tempo insieme a discutere ovviamente di politica, trovandoci molte volte d&#8217;accordo. Ma anche quando le nostre posizioni divergono, ci affrontiamo col sorriso in bocca, forti della stima che abbiamo l&#8217;uno dell&#8217;altro. Non è bravo a nascondere gli stati d&#8217;animo Stefano, quando qualcosa lo agita comincia a guardare in basso, contrae la fronte e assume tratti duri, scuotendo vigorosamente la testa. Non si tiene tutto dentro, vuole parlare, confrontarsi, capire. Ma non chiedergli qualcosa che possa suonare vagamente come &#8220;un ordine di partito&#8221;, che si irrigidisce e ottieni l&#8217;effetto contrario. D&#8217;altra parte è meglio essere credibili che obbedienti, no?</p>
<p>Stefano ha maturato le sue idee in anni di esperienza nel campo del volontariato e come &#8220;babbo&#8221;, mestiere che gli &#8220;rimprovero&#8221; sempre, che lo sottrae spesso dalle &#8220;battaglie&#8221; politiche. Forse è meglio così, d&#8217;altra parte difficilmente la politica regala soddisfazioni. Però quando ci metti la passione, il sacrificio, la faccia e porti qualcosa a compimento, anche la più minuscola cosa, la ricompensa è alta. Ma per Stefano no. Lui non sarà mai soddisfatto, sempre in continuo movimento, sempre alla ricerca del prossimo miglioramento, sempre qualcosa da aggiustare. Anche da solo, sbattendoci la testa. In una parola:  testardo, nel bene e nel male.</p>
<p>Proprio per questo a volte è stanco di fare &#8220;il dissidente&#8221;, soprattutto nei momenti di confronto interni, quelli alla base della maturazione del gruppo consiliare, che non si conoscono perché, per fortuna, non fanno notizia sui giornali. Stefano si riconosce nei valori del PD, altrimenti non si autosospendeva, ma si sarebbe direttamente dimesso. Ne sono certo. Valori come l&#8217;inclusione sociale, la lotta all&#8217;illegalità, l&#8217;attenzione per il prossimo e per il futuro, sono testimonianze di un collante comune, che Stefano ha portato avanti insieme a tutti noi. Alla fine sono pochi i casi di divergenza con gli altri compagni e compagne del partito, cose che succedono quando sperimenti il più grande gruppo consiliare della storia del Comune di Pisa, con 20 teste che provengono da percorsi ed esperienze differenti.</p>
<p>Non so giocare a scacchi, ma sicuramente l&#8217;arrocco non è la mia mossa preferita. Contrariamente a quello che si pensa l&#8217;autosospensione di Stefano è un atto &#8220;d&#8217;amore&#8221; verso il partito, un grido di affetto, la necessità di un chiarimento che avverrà sicuramente in maniera trasparente e collettiva, con la volontà di dare risposte più complete e chiare. Come nei rapporti di coppia ci sono le pause di riflessioni, per capire meglio cosa sta succedendo. Stefano al momento è come l&#8217;amante che pensa di essere stato tradito. Spetta a noi, membri del partito e del gruppo consiliare, spiegargli che non è vero, che se ci sono stati errori sono solamente frutto di incomprensioni e di cattivo dialogo, che in futuro il rapporto sarà sempre più aperto. In questo modo la pausa, che fa soffrire entrambi, può terminare serenamente e in tempi brevi.</p>
<p>Come ironizzava qualcuno su Facebook ieri: Stefano Landucci bene comune. Sono sicuro che non lo privatizzeremo.</p>
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		<title>[PD] Prima gli elettori</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 09:48:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[partito democratico]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Se l&#8217;intesa per una riforma non fosse possibile, resta una strada, radicale e decisiva: il Pd, che le ha già sperimentate per la scelta del suo leader, decida che si impegna oggi stesso &#8211; se la legge non cambierà &#8211; a scegliere tutti i suoi candidati attraverso le primarie. In questo modo, restituirebbe da solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Se l&#8217;intesa per una riforma non fosse possibile, resta una strada, radicale e decisiva: il Pd, che le ha già sperimentate per la scelta del suo leader, decida che si impegna oggi stesso  &#8211;  se la legge non cambierà  &#8211;  a scegliere tutti i suoi candidati attraverso le primarie. In questo modo, restituirebbe da solo ai cittadini ciò che la &#8220;porcata&#8221; ha loro tolto. E diventerebbe l&#8217;apriscatole del sistema. &#8221;</p>
<p>Ezio Mauro su Repubblica fa un&#8217;implicita<a href="http://www.prossimaitalia.it/petizione-prima-gli-elettori/"> campagna pubblicitaria all&#8217;iniziativa che in molti stanno provando a fare all&#8217;interno del PD</a>. Domani inizia l&#8217;assemblea nazionale del partito, dove probabilmente verrà discusso un ordine del giorno che prevede le primarie per tutti i parlamentari. Dare un segnale verso questa direzione, mentre si continua a lavorare per una riforma migliore, sarebbe un bel gesto di trasparenza, passo obbligatorio per far riacquistare fiducia e credibilità. Siamo il primo partito italiano. Dimostriamo di meritarci questa posizione.</p>
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		<title>[PD] Prima gli elettori</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 11:53:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[partito democratico]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Seguendo oggi i giornali e i media sembra che i partiti di maggioranza ( PD,PDL e terzo polo) siano fuori dalla costruzione delle riforme/piano di salvataggio del Governo Monti. Nessuno sa niente, nessuno parla, un segreto di Stato custodito con giuramenti incrociati, riunioni nei sotterranei, linguaggi cifrati. Mentre attendiamo la Verità sull&#8217;entità dei nostri sacrifici, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Seguendo oggi i giornali e i media sembra che i partiti di maggioranza ( PD,PDL e terzo polo) siano fuori dalla costruzione delle riforme/piano di salvataggio del Governo Monti. Nessuno sa niente, nessuno parla, un segreto di Stato custodito con giuramenti incrociati, riunioni nei sotterranei, linguaggi cifrati.<br />
Mentre attendiamo la Verità sull&#8217;entità dei nostri sacrifici, o come piace dire ai ministri, delle nostre responsabilità, perchè non provare come partito anche a prepararci alle prossime elezioni?</p>
<p>Tanti cittadini (più di un milione) hanno firmato la richiesta per un referendum abrogativo della legge elettorale oggi vigente, per evitare che siano i capi di partito a nominare i prossimi parlamentari.<br />
Non sappiamo ancora quando andremo a votare, ma per legittimare la volontà di chi chiede più trasparenza e più democrazia interna è necessario riflettere su nuovi meccanismi per scegliere i parlamentari (almeno del mio partito).<br />
C&#8217;è una petizione rivolta a iscritti ed elettori del PD che va in questo senso, promossa da Prossima Italia, ma supportata anche da varie segreterie locali.<br />
<em>Con questa petizione, chiediamo al Partito Democratico che si impegni, prima delle prossime elezioni politiche, a organizzare primarie libere e aperte attraverso le quali tutti gli elettori possano scegliere, nei propri collegi, i prossimi candidati a Camera e Senato, restituendo così ai cittadini la facoltà di decidere da chi venire rappresentati e di partecipare attivamente alla formazione del prossimo Parlamento che, a differenza di quello attuale e a prescindere dalla legge elettorale che per allora sarà in vigore, non dovrà più per nessuna ragione essere costituito unicamente da nominati.</em></p>
<p><a href="http://www.prossimaitalia.it/petizione-prima-gli-elettori/">La potete firmare online</a>. Una piccola firma per voi, un grande passo per la democrazia e la trasparenza di un partito.</p>
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		<title>[PD] Manifestazione 5 Novembre: my 2 cents. Quando un panino al prosciutto vale più di mille parole</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 09:44:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Bersani]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Dopo Bologna e Firenze, sabato scorso non potevo non andare a Roma, per la manifestazione &#8220;ufficiale&#8221; del PD indetta dal segretario Bersani con l&#8217;evocativo nome di &#8220;ricostruzione&#8221;. Non c&#8217;è da stupirsi per la parola scelta. Ci aspettano mesi e forse anni difficili, un lavoro certosino per ricostruire l&#8217;identità di un&#8217;intera nazione, la credibilità internazionale, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo Bologna e Firenze, sabato scorso non potevo non andare a Roma, per la manifestazione &#8220;ufficiale&#8221; del PD indetta dal segretario Bersani con l&#8217;evocativo nome di &#8220;ricostruzione&#8221;. Non c&#8217;è da stupirsi per la parola scelta. Ci aspettano mesi e forse anni difficili, un lavoro certosino per ricostruire l&#8217;identità di un&#8217;intera nazione, la credibilità internazionale, la fiducia nelle istituzioni.</p>
<p>Il segretario chiama a raccolta il popolo democratico, che risponde in massa. Bus, navi e treni speciali pieni di militanti che si ritrovano in una Piazza San Giovanni decorata a festa, la stessa atmosfera che doveva esserci il 15 Ottobre. Non c&#8217;è il solito &#8220;show-off&#8221; di numeri, data l&#8217;impossibilità evidente di contare i presenti in piazza. Ma eravamo tanti, tantissimi e le foto lo possono testimoniare. Fa sempre piacere avere uno scatto d&#8217;orgoglio e dimostrare a tutti i critici e i malpensanti che nonostante tutto in molti sono a sperare nel partito democratico e nella sua capacità di mobilitare le masse. Certo, a volte dobbiamo essere noi i primi a crederci, ma credo che meritiamo un po&#8217; più di rispetto.</p>
<p>Impossibile manifestare, grazie/colpa dell&#8217;ordinanza di Alemanno, che ha vietato i cortei per un mese dopo il tremendo 15 Ottobre. E&#8217; stata inserita un po&#8217; di musica, con la presenza di band emergenti (sempre emozionante e partecipata la riedizione di Bella Ciao), Marlene Kuntz (assolutamente da rottamare), Roberto Vecchioni (che lancia l&#8217;idea di vestirsi di arancione Giovedì per dare un segnale). E da contorno palloncini, bandiere e mega luci. Dimostrazione di come lo spettacolo e la scenografia sono entrati prepotentemente nelle dinamiche delle manifestazioni di partito. Potere della Leopolda?<br />
Inoltre dappertutto potevamo vedere striscioni e gazebo per ricordare gli alluvionati toscani/liguri e per mobilitarci con raccolta fondi e altre risorse. Un modo per dire che con il cuore eravamo con loro, che stavano lottando contro la forza delle acque. Premetto che non potevamo andare di persona, visto che in quei momenti di emergenza si richiedeva personale esperto.</p>
<p>Tutto questo in attesa del main event, il comizio/discorso/orazione fiume di Bersani. Quasi un&#8217;ora di parole, privi quasi totalmente della vena ironica che aveva contraddistinto il segretario nei precedenti momenti, come a sottolineare la gravità del momento e l&#8217;inevitabile necessità di estrema serietà. Ma non eravamo lì per la musica, per i palloncini, per Vecchioni. Eravamo lì per i contenuti di quel discorso. Mi ha soddisfatto?</p>
<p>Premetto che la bellezza di stare in un partito &#8220;democratico&#8221; è la possibilità di criticare, fare riflessioni e addirittura suggerire qualcosa al segretario, sempre per cercare di migliorarci. Non è possibile in nessun altro partito al momento. E allora lasciatemi dire che ci sono state luci e ombre.</p>
<p>Partiamo dalle luci: i riferimenti all&#8217;Europa. Particolarmente graditi gli interventi del segretario del partito SPD tedesco e di Francois Hollande, candidato alle presidenziali francesi per il partito socialista. Solo un&#8217;azione coordinata con tutte le forze progressiste/riformiste europee possiamo uscire da questo difficile momento storico e reinventarsi un modello economico nuovo. Abbiamo già perso troppo tempo e il segretario è stato chiaro nel voler prendere l&#8217;iniziativa: solo insieme possiamo salvarci. Bene così&#8230;<br />
Ombre: non aggiungo altro a quello che dice <a href="http://civati.splinder.com/post/25729432#25729432">Civati</a>, che condivido in parecchi punti.</p>
<p>Resta il fatto fondamentale che siamo cresciuti come comunità, abbiamo stretto ancora di più i legami fra di noi, in vista di passaggi difficili. Per questo è valsa la pena andare a Roma. Ne è valsa la pena per i panini al prosciutto offerti da Luigi, per le imitazioni di Miro, i sorrisi finalmente distesi del sindaco Marco, le discussioni con Alessandra, i moduli di Pippo, Bella Ciao cantata tutti assieme, il tripudio di bandiere, la felicità del segretario Francesco, i dissapori locali lasciati da parte, la sigaretta condivisa con Michele, le battute con Antonio, la condivisione di pochi grappoli d&#8217;uva, i tanti giovani democratici capitanati dal buon Giulio, l&#8217;ossessione per le aste di Teresa.</p>
<p>Perchè è questa l&#8217;essenza di un partito: stare insieme, con tutti i pregi e i difetti (spero pochi) che questo comporta. I segretari passano, le relazioni no.</p>
<p>P.s: e basta parlare dei fischi a Renzi. Nessuno li ha sentiti. Sarebbe come dire che la manifestazione del 15 Ottobre era fatta esclusivamente di black bloc. </p>
<table style="width:194px;">
<tr>
<td align="center" style="height:194px;background:url(https://picasaweb.google.com/s/c/transparent_album_background.gif) no-repeat left"><a href="https://picasaweb.google.com/bani.marc/05Novembre2011Ricostruzione?authuser=0&#038;feat=embedwebsite"><img src="https://lh6.googleusercontent.com/-dA5uqLEBQ4U/TrecbtDBOfE/AAAAAAAACj8/S_5EiGP0sEs/s160-c/05Novembre2011Ricostruzione.jpg" width="160" height="160" style="margin:1px 0 0 4px;"></a></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align:center;font-family:arial,sans-serif;font-size:11px"><a href="https://picasaweb.google.com/bani.marc/05Novembre2011Ricostruzione?authuser=0&#038;feat=embedwebsite" style="color:#4D4D4D;font-weight:bold;text-decoration:none;">05 novembre 2011 &#8211; Ricostruzione</a></td>
</tr>
</table>
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		<title>[PD]  Ogni stupido può fare la storia, ma solo un genio può scriverla.</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 09:05:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Top post]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>In questi pochi anni di attività politica mi hanno insegnato che il compito dei partiti è sempre stato quello di tracciare il futuro, capendo il presente, ma senza scordare il passato. Nei partiti il tempo si dovrebbe fondere armonicamente, non essere uno strumento di contrasto e di lotta interna. Perchè nella lotta del passato contro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi pochi anni di attività politica mi hanno insegnato che il compito dei partiti è sempre stato quello di tracciare il futuro, capendo il presente, ma senza scordare il passato. Nei partiti il tempo si dovrebbe fondere armonicamente, non essere uno strumento di contrasto e di lotta interna. Perchè nella lotta del passato contro il futuro a rimetterci è sempre il presente.<br />
Un presente che è già difficile, oscuro, senza prospettive.<br />
Politicamente non ho passato, sono figlio del presente, sono nativo democratico. Non ho conosciuto i partiti del secolo scorso. Nell&#8217;89 l&#8217;unico muro che volevo crollasse era quello che mi separava dal campo di calcio dietro casa. Per me il ricordo del &#8217;94, l&#8217;anno in cui è cominciata questa nuova era politica,  è stato quella maledetta traversa di Roberto Baggio durante i mondiali di Calcio negli Stati Uniti.<br />
In questo presente, che dura da 17 anni, c&#8217;è sempre stato lui, insieme a tanti altri suoi amici, e qualche nemico, che hanno scandito la realtà italiana. 17 lunghissimi anni. Ma nel futuro no. Il futuro è qualcosa di bianco, di non scritto, qualcosa che possiamo riempire. Il futuro può e deve essere nostro.<br />
Ma per passare al futuro bisogna stancarsi di questo presente. Essere stanchi di tagli fiscali per i ricchi che trasferiscono il fardello sulle spalle di chi lavora. Essere stanchi di aspettare per l&#8217;introduzione del salario minimo, mentre i compensi per i manager salgono alle stelle. Essere stanchi di sentire parlare di flessibilità senza sicurezza, di sempre più italiani che diventano poveri, sempre più giovani con il cervello e le qualità per lavorare ma senza le possibilità per farlo. Essere stanchi di questa economia che ha legalizzato l&#8217;avidità, il fare soldi con i soldi per i soldi,con un evidente controsenso logico.  Essere stanchi di questa politica del tifo, dove ti devi schierare per forza con qualcuno e cominciare a offendere l&#8217;altro.<br />
In tutto il mondo, una generazione di giovani sta protestando. La prima protesta globale, che comprende tutti i continenti. Giovani che non sono prigionieri delle vecchie paure e dei vecchi odi, che possono lasciarsi alle spalle i vecchi slogan, le vecchie delusioni e i vecchi sospetti.<br />
Di me e della mia generazione, nati in questo presente, dicono che siamo post-ideologici, che non crediamo più in niente, che quelli di vent&#8217;anni fa sì che erano partiti veri, con forti ideali, illustri profili, grandi esempi di virtù. Può essere anche vero,non sta a me giudicare, ma quello non è il mio tempo. Non posso provare nostalgia per un tempo che non ho mai vissuto. Posso però parlare con le generazioni precedenti, costruire un percorso comune oggi. Perchè questo è il nostro tempo, il tempo di tutti, giovani e meno giovani. Perché ci sono vecchie giovinezze e giovanissime vecchiaie. E non è vero che siamo post-ideologici. Forse non siamo più credenti, forse non siamo più obbedienti, ma siamo decisamente più liberi e più sognatori. Non è più il tempo della politica &#8220;dei fedeli&#8221;. Siamo nell&#8217;era degli &#8220;scettici&#8221;. Non privi di valore, ma con il bisogno di buone ragioni e ideali per partecipare, aiutare e contribuire. Perchè se vale la pena di rischiare, io mi gioco anche l&#8217;ultimo frammento di cuore, come diceva un famoso ribelle argentino.<br />
E allora diamola una speranza a tutti. Ai nostri militanti ed elettori del passato, del presente e del futuro. In questo momento che vede i partiti molto distaccati dagli italiani, facciamo vedere che da noi tutti possono partecipare. Un partito dove vieni ascoltato anche se non sei dirigente, perchè le buone idee non hanno gerarchia. La risorsa più preziosa che possiamo chiedere agli altri non sono i soldi, ma il tempo. Il tempo sottratto agli affetti, allo svago, al lavoro. Un partito di soli dirigenti non è possibile. Non bisogna  cercare un&#8217;etichetta in più, una carica da mettere accanto al nostro nome. Non è quello che ci serve oggi. Questo progressiva lotta di posizionamento ha allontanato le persone dalla politica attiva, togliendo linfa vitale a un partito come il nostro che prende corpo e forza dalla passione e dal tempo speso dai suoi militanti e dagli iscritti.<br />
Senza una partecipazione attiva, senza il sostegno di molti, siamo un organismo vuoto, autoreferenziale, un corpo senza il sangue che lo rende vivo.<br />
Per ridare la scossa e rilanciare il nostro lavoro occorre ritrovare il senso di appartanenza, il senso di stare in una comunità, sentirsi protagonisti di qualcosa di concreto e tangibile.<br />
Per fare questo bisogna abbattere le barriere che ci sono tra gli organi esecutivi e i singoli militanti, contaminarsi il più possibile e conoscerci meglio. Siamo un partito plurale, ed è normale che ci siano molte posizioni . Sta al segretario sintetizzarle, confezionarle e saperle comunicare al meglio. Invece il paradosso attuale è che noi siamo divisi sui nomi e non sulle idee. Ci incolonniamo in quella o quell&#8217;altra casella, senza possibilità di sfuggire a queste etichette. Siamo valutati sulla persona/corrente alla quale &#8220;apparteniamo&#8221;. L&#8217;ossessione dell&#8217;identità. Questo parlarsi addosso e contro, sempre &#8220;ex&#8221; qualcosa. Ma come, Berlusconi è stato tanto bravo a far dimenticare di essere stato ex qualsiasi cosa, dai socialisti alla P2, e noi qui a menarcela con le eredità del passato, invece di studiare il futuro.<br />
Perchè vorrei davvero che i numerosi eventi politici di questo mese siano visti dall&#8217;esterno non come posizionamento interno, come una guerra fratricida, ma come sintomo di democrazia e di stimoli per superare questo dannato presente.<br />
Fuori non ci aspettano. Mentre noi pensiamo alla matematica, a sommare i voti, a incolonnare persone, la fuorì esplode la biologia con tutte le sue passioni, i suoi sentimenti. Rabbia, indignazione, disperazione. La chiamano antipolitica. Io credo che sia il contrario, ovvero desiderio di politica quella buona, quella che non urla, quella non &#8220;contro&#8221; qualcosa, ma &#8220;per&#8221; qualcosa.<br />
Essere presenti ovunque si parli di lotta alle diseguaglianze, di democrazia partecipativa, dell&#8217;uso sociale di Internet, di istruzione e di ricerca. Abbiamo immense praterie davanti, persone che aspettano un po&#8217; di chiarezza. Noi non possiamo tradire la loro fiducia. Facciamo vedere che non possiamo rinunciare a provare.<br />
Mi potreste obiettare: ma non hai parlato dei contenuti, delle proposte. Già, le mitiche proposte. Le idee ci sono, le proposte anche, scegliamo insieme quelle più valide e comunichiamole con forza. A volte sembra che siamo i primi a non credere a quello che diciamo. Se non riusciamo a farci capire tutta la discussione interna sarà solo tempo perso.<br />
C&#8217;è solo un modo per dimenticare il tempo che passa: impiegarlo nel modo migliore.<br />
Oscar Wilde diceva: Any fool can make history, but it takes a jenius to write it. Ogni stupido può fare la storia, ma solo un genio può scriverla.<br />
Il nostro genio è la forza collettiva. La forza dei diritti dei molti contro i privilegi dei pochi. Perchè questo è in fondo l&#8217;essenza della democrazia e del nostro nome.</p>
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		<title>Finalmente SUD!</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 12:22:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Troppe volte si tinge il Sud come una zavorra, un peso, un non-luogo dominato dalla criminalità organizzata. Poi un ragazzo condivide le sue emozioni con noi e improvvisamente il Meridione acquisisce colore e dignità. Grazie Peppe Pagano! Peppe Pagano è attivista di Libera contro le mafie e responsabile della NCO, Nuova Cucina Organizzata, trattoria-pizzeria della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Troppe volte si tinge il Sud come una zavorra, un peso, un non-luogo dominato dalla criminalità organizzata. Poi un ragazzo condivide le sue emozioni con noi e improvvisamente il Meridione acquisisce colore e dignità. Grazie Peppe Pagano!<br />
<iframe id="yd" src="http://www.youdem.tv/v/225548" width="400" height="320" frameborder="0" scrolling="no" allowtransparency="true"></iframe><br />
Peppe Pagano è attivista di Libera contro le mafie e responsabile della NCO, Nuova Cucina Organizzata, trattoria-pizzeria della Cooperativa Agropoli-città dell’agro, composta anche da portatori di handicap, a San Cipriano d’Aversa (CE)</p>
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		<title>Di sicuro è stato Big, per il bang c&#8217;è ancora da aspettare. Un approccio laico alla Leopolda</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 10:14:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Renzi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Big bang l&#8217;ha chiamato Renzi. Sicuramente è stato big. Più di 5mila persone, sala e androne strapieni. Magliette e spilline in puro stile convention americana. Giochi gonfiabili, gigantografie, maxischermi, buffet gratuito, Internet gratis. Spesi 110mila euro in 3 giorni. Di sicuro non è mancato lo spettacolo, con video, collegamenti televisivi, colpi di scena e un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Big bang l&#8217;ha chiamato Renzi. Sicuramente è stato big. Più di 5mila persone, sala e androne strapieni. Magliette e spilline in puro stile convention americana. Giochi gonfiabili, gigantografie, maxischermi, buffet gratuito, Internet gratis. Spesi 110mila euro in 3 giorni. Di sicuro non è mancato lo spettacolo, con video, collegamenti televisivi, colpi di scena e un sapiente regista a muovere le fila. E il bang? Il nuovo inizio? Quello è rimandato. D&#8217;altra parte sono andato per la politica, se volevo intrattenermi andavo a una mostra o al cinema. Non è nemmeno un Big bluff, come l&#8217;hanno chiamato simpaticamente i suoi detrattori, perchè comunque ha rilanciato la figura di Renzi, generando un&#8217;ampia discussione che ha occupato tutti i media tradizionali e quelli online per tutto il weekend. Purtroppo la maggior parte dell&#8217;informazione ha sottolineato lo scambio di battute al vetriolo, le accuse, i veleni, soprattutto tra il sindaco di Firenze e il segretario nazionale Bersani, senza far risaltare nessuna delle idee uscite, alimentando l&#8217;idea di un partito litigioso dove Renzi è inteso vagamente come &#8220;il nuovo&#8221; e tutto il resto è antico, preistorico. Non è proprio un male: qualcuno diceva ironicamente: &#8220;Finalmente i leader della sinistra uniti e coesi contro un comune nemico: Matteo Renzi.”<br />
Sicuramente c&#8217;è stata una sbornia di proposte, anche troppe, che lasciano in uno stato confusionale e poco chiaro. Ovviamente ce ne sono molte condivisibili, interessanti e da approfondire e altre totalmente inattuabili, demagogiche e inutili. Certo che  se solo si attuasse solamente il 10% delle proposte che ho sentito alla Leopolda, ma anche ad altri eventi politici, avremmo sicuramente già cambiato il Paese. Ma a parole siamo bravi tutti, non ultima  la testimonianza della lettera di Berlusconi: un programma elettorale, difficilmente realizzabile nella situazione politica attuale.<br />
Per il resto questa ubriacatura di idee non permette di tracciare un futuro chiaro, una collocazione netta; ho sentito appellare Renzi in molti modi in questi tre giorni: liberista, blairista, troppo di destra, troppo di sinistra, berlusconista, prodiano. Forse sono saltati gli schemi, forse non è più possibile collocarsi sotto un&#8217;etichetta, ma solamente sotto un nome. Forse adesso si gioca così; Macluhan diceva &#8220;il medium è il messaggio&#8221;. Parafrasando possiamo dire &#8220;il politico prima del messaggio&#8221;. A questo gioco ha contribuito molto il segretario Bersani che ha fatto da &#8220;spin&#8221; (cassa di risonanza) a Renzi, facendogli conquistare prime pagine e servizi al telegiornale, visto il loro interesse per la politica del &#8220;tifo&#8221;, ovvero quel tipo di comunicazione e di atteggiamento che ha fatto le fortune di Berlusconi: ci si divide in adoratori e accusatori e chi è più bravo a comunicare le sue ragioni vince. E diciamocelo, Bersani su questo campo non potrà mai vincere&#8230;<br />
Renzi alla fine non si candida, è ancora troppo presto: se si votasse davvero nel 2013 ne uscirebbe logorato.  Ma il fatto di ripetere sempre, dopo ogni intervento &#8220;ecco il prossimo candidato alle primarie&#8221;, ovvviamente detto in maniera scherzosa, dando ormai per scontate le consultazioni, è una sorta di fortissima pressione su Bersani e su tutta la direzione nazionale, che si ritroveranno costretti a indire &#8220;primarie alle francesi&#8221;, ovvero aperte a tutti. Ancora una volta, il gioco dell&#8217;attesa non ricompenserà l&#8217;attuale maggioranza del partito: regole e metodologie già definite avrebbero sicuramente imbrigliato Renzi.<br />
Tre mesi per studiare la prossima mossa, lanciando nel frattempo le 100 idee. Non c&#8217;è ancora la possibilità di modificarle, c&#8217;è solo un documento in PDF. Non è proprio wiki, vediamo come intende implementare la parte collaborativa.<br />
Perchè non è stato &#8220;Bang&#8221;? Non è un nuovo inizio, perchè le regole del gioco sono le stesse. Ma gli attacchi contro Renzi da parte della &#8220;sinistra&#8221; lo renderanno ancora più appetibile a quei &#8220;moderati&#8221; che il PD sta ostinatamente cercando di conquistare. La politica del &#8220;tifo&#8221;, caratteristica della seconda Repubblica, ha causato troppi danni in questi anni. Chi vuole sfidare Renzi lo deve fare da statista, sul piano delle idee, non da ultras. D&#8217;altro canto, il sindaco di Firenze deve fare la pace con buona parte del &#8220;popolo democratico&#8221;, quei milioni di militanti che ogni giorno regalano il loro tempo per far crescere il partito e vorrebbero vedere un po&#8217; più di &#8220;cuore&#8221; e comprensione verso le loro fatiche quotidiane.<br />
Nota positiva: in questa politica litigiosa e contrapposta brilla il comportamento di Giuseppe Civati,&#8221;l&#8217;espulso&#8221; dalla Leopolda 2010. Stanco di anni di divisioni sui nomi, che hanno generato la paralisi della politica, Pippo arriva a Firenze di sorpresa e fa un intervento di ricucitura, dimostrando che un&#8217;altra politica è possibile. Restano le divergenze sulle idee e sulle modalità, ma con quel suo piccolo gesto, ho respirato davvero l&#8217;aria di una politica nuova, del futuro.<br />
Non siamo in uno stadio, ma in una barca che cola a picco. Urlare servirà solo a rendere l&#8217;affondamento più veloce e devastante. Stamani ho letto la notizia che la disoccupazione giovanile ha superato il 29,3%. Ecco, ricordiamoci che dopo i dinosauri ci sono i mammiferi.</p>
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		<title>[PD] Cosa è stato il nostro tempo?</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 10:57:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Civati]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>In attesa di ulteriori riflessioni, ecco la sintesi della due giorni bolognesi:</p> <p>«Se qualcuno vuole affermare che i ruoli di segretario e di candidato premier vanno distinti, allora le due questioni vanno affrontate entrambe, insieme. Che si voti l&#8217;anno prossimo o nel 2013, i nostri elettori dovranno poter scegliere un candidato premier e un segretario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In attesa di ulteriori riflessioni, ecco la sintesi della due giorni bolognesi:</p>
<p><em>«Se qualcuno vuole affermare che i ruoli di segretario e di candidato premier vanno distinti, allora le due questioni vanno affrontate entrambe, insieme. Che si voti l&#8217;anno prossimo o nel 2013, i nostri elettori dovranno poter scegliere un candidato premier e un segretario nazionale che lo sostenga con determinazione. Con lo spirito però del nostro tempo. E quando sarà il momento, in ogni caso, nella lealtà, nella collaborazione, nel progetto politico, noi ci saremo e ci saremo fino in fondo».</em></p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/30991934?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="400" height="205" frameborder="0" webkitAllowFullScreen allowFullScreen></iframe>
<p><a href="http://vimeo.com/30991934">Pippo Civati &#8211; Il nostro tempo</a> from <a href="http://vimeo.com/user9007264">Prossimaitalia</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
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		<title>Il nostro tempo &#8211; 22/23 ottobre &#8211; Bologna</title>
		<link>http://www.marcobani.it/blog/2011/10/il-nostro-tempo-2223-ottobre-bologna/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 07:26:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Civati]]></category>
		<category><![CDATA[il nostro tempo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p> Questo è il nostro tempo. Il tempo di impegnarci, di superare l&#8217;indignazione e provare a riprendersi il paese. Questo è il nostro tempo. Il tempo di una nuova visione, che non inizia con una persona, ma con un intero popolo. Se la squadra funziona bene, è robusta, ogni problema si può risolvere. Questo è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcobani.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/nostroavatar1-258x300.jpg"><img class="alignleft" title="nostroavatar1-258x300" src="http://www.marcobani.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/nostroavatar1-258x300.jpg" alt="" width="258" height="300" /></a></p>
<ul>
<li>Questo è il nostro tempo. Il tempo di impegnarci, di superare l&#8217;indignazione e provare a riprendersi il paese.</li>
<li>Questo è il nostro tempo. Il tempo di una nuova visione, che non inizia con una persona, ma con un intero popolo. Se la squadra funziona bene, è robusta, ogni problema si può risolvere.</li>
<li>Questo è il nostro tempo. Il tempo che va oltre gli -ismi, idee nostalgiche e malinconiche del secolo scorso. Perchè anche l&#8217;ultimo rimasto, il capitalismo, non se la passa proprio bene.</li>
<li>Questo è il nostro tempo. Il tempo di trovare delle nuove vie per costruire e rafforzare il significato della vita delle persone. Perchè l&#8217;economia non è tutto.</li>
<li>Questo è il nostro tempo. Il tempo di superare la timidezza e di dire parole chiare , scomode e lungimiranti. Europa, uguaglianza, merito.</li>
<li>Questo è il nostro tempo. Il tempo scandito dall&#8217;economia di mercato. Ma non vogliamo vivere in una società guidata dal mercato, dove la democrazia è solo un pallido strumento per placare i cittadini, dove le decisioni vengono prese fuori dalle istituzioni elette.</li>
<li>Questo è il nostro tempo. Il tempo di riprenderci le libertà che ci hanno tolto. La libertà di comunicare, di andare, di essere, di vivere, di amare, di scegliere il lavoro che vogliamo.</li>
<li>Questo è il nostro tempo. Il tempo di cambiare la politica, trasformarla da centro di potere a opportunità per il presente e il futuro. Perchè alla fine la politica è anche amare il prossimo, ovvero le future generazioni.</li>
<li>Questo è il nostro tempo. Il tempo di superare la crisi sociale, economica e morale ripartendo da noi e da una migliore convinzione delle nostre possibilità.</li>
<li>Questo è il nostro tempo. Il tempo di smetterla di giocare a Risiko, di fare tatticismi, di chiedere il cambiamento senza cambiare. Non vogliamo essere il male minore.</li>
<li>Questo è il nostro tempo. Il tempo di capire chi siamo noi. È la sola che conti. Non si tratta di dividersi tra benpensanti e malpensanti. Qui c&#8217;è bisogno di pensanti, tout court. Di trasformatori, consapevoli con Nietzsche che &#8220;Noi, cercatori della conoscenza, siamo a noi stessi degli sconosciuti, per il semplice motivo che non ci siamo mai cercati&#8221;</li>
<li>Questo è il nostro tempo. Il tempo di far capire a chi è scappato all&#8217;estero per disperazione che la vita non è da un&#8217;altra parte, ma in un&#8217;altra Italia.</li>
<li>Questo è il nostro tempo. Il tempo di essere riformisti e di prepararsi allo scontro, perché le riforme, quelle vere, va a toccare rendite di posizione, interessi giganteschi, poteri consolidati che non ci stanno a rinunciare a un millimetro del loro feudo. E provare a vincerla con le armi della politica: il consenso, la trattativa, la mediazione.</li>
<li>Questo è il nostro tempo. Il tempo di tirare fuori le idee e di cominciare a dividerci dietro queste, non dietro i nomi.</li>
<li>Questo è il nostro tempo. Il tempo di ripoliticizzare la società civile e, contemporaneamente, civilizzare la società politica.</li>
<li>Questo è il nostro tempo. Il tempo di disegnare la prossima Italia, un paese di grande uguaglianza e giustizia, con un&#8217;economia prosperosa che condivide in maniera più equa le risorse, il cui nome non provoca più imbarazzo e risolini all&#8217;estero.</li>
<li>Questo è il nostro tempo. Bologna 22-23 Ottobre con Pippo Civati, Debora Serracchiani e altre centinaia di folli e affamati che vogliono realizzare lo stesso sogno: vivere sereni in un&#8217;Italia più giusta.</li>
</ul>
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		<title>Violentocrazia &#8211; Storia di un giorno di ordinaria follia a Roma</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 09:19:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Cambia l'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Governo Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Interna]]></category>
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		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Un clima di delusione e sconforto regnava a Colle Oppio, rifugio dei manifestanti in fuga, mentre pochi metri più in là, verso Piazza San Giovanni, stava scoppiando la guerriglia. Cosa stava succedendo si poteva intuire: avete presente i rumori di sottofondo che si sentono durante i servizi negli scenari di guerra? Scoppi, sirene, urla. Esattamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcobani.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/IMG_0781.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13963" title="IMG_0781" src="http://www.marcobani.it/blog/wp-content/uploads/2011/10/IMG_0781-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Un clima di delusione e sconforto regnava a Colle Oppio, rifugio dei manifestanti in fuga, mentre pochi metri più in là, verso Piazza San Giovanni, stava scoppiando la guerriglia. Cosa stava succedendo si poteva intuire: avete presente i rumori di sottofondo che si sentono durante i servizi negli scenari di guerra? Scoppi, sirene, urla. Esattamente gli stessi che si potevano udire nella Capitale. Roma come Baghdad, Tripoli, Kabul. Non doveva finire così. Ma come siamo arrivati a questo?<br />
Eppure tutto era iniziato nel migliore dei modi. Un sole fuori stagione si rifletteva negli occhiali da sole dei molti giovani (e meno giovani) accorsi a Roma per unirsi alla Prima Protesta Globale, in contemporanea con altre 800 città. 300mila persone, indignate ma sorridenti, consapevoli della necessità di un cambiamento, anche piccolo, negli ingranaggi dell&#8217;economia e della democrazia. 300mila persone, un numero considerevole se consideriamo che nelle altre città il totale dei manifestanti si riduceva a poche migliaia: a New York la &#8220;famosa&#8221; Occupy Wall Street ha visto la partecipazione di 6mila persone, a Francoforte 3mila, in Giappone poche centinaia. Numeri nettamente inferiori rispetto alla protesta italiana. Nel nostro paese la piazza attira, piace, è un altro momento sociale. Muoversi insieme in tanti contro l&#8217;immobilismo dei pochi della classe dirigente.<br />
Con questo spirito è partito il corteo. Precari, studenti, disoccupati, semplici cittadini. Per la maggioranza giovani, uniti globalmente dal fatto di essere in difficoltà, con un futuro incerto, con disuguaglianze sempre più vistose. E&#8217; stato visto come un corteo di parte, di sinistra. Se sinistra vuol dire ancora lotta alle ingiustizie, allora sì, era un corteo di sinistra, della quale abbiamo però un disperato bisogno, oggi più che mai. C&#8217;erano le bandiere storiche, la falce col martello, quella di Rifondazione, aggrappati al disperato tentativo di restare al passo con i tempi, come se le loro idee fossero ancora valide. La stagione degli -ismo è finita, ne rimane solo uno, il capitalismo, ma sembra in evidente difficoltà. Equità chiedono i manifestanti, declinata in molti modi: redistribuzione della ricchezza, accesso alla conoscenza e fine dei privilegi. Eccolo un programma politico per il futuro. Il resto sono solo nostalgie e malinconie, sintetizzate con un cartello: &#8220;doveva essere una manifestazione apartitica, ve ne siete impadroniti con le vostre bandiere antiche&#8221;. Apolitici vogliono essere i manifestanti, contro tutti i partiti, spesso considerati uguali e collusi col &#8220;potere&#8221;.<br />
Mentre scendo per una Via Cavour affollata all&#8217;estremo, incrocio la parte del corteo degli studenti, che marciano compatti dietro &#8220;scudi di polistirolo&#8221; con sopra scritti i titoli più significativi della letteratura passata e recente. Classici contro l&#8217;ignoranza. Già visto, ma sempre piacevole. Ci sono gli inevitabili carri che sparano musica, alimentando il clima di festa. Su uno di questi si trova Frankie Hi-nrg, che canta rappando le sue canzoni di denuncia. Ogni tanto vengo pervaso da un acre odore di erba. Ovunque i manifestanti fanno a gara per il cartello più ironico. Sorrisi, musica e risate. D&#8217;altra parte protesta fa rima con festa, e non è male vederla così.<br />
Eppure scendendo il corteo per avvicinarsi al Colosseo, ecco che l&#8217;allegra sinfonia si guasta e iniziano le prime stonature. Cosa ci fanno quei ragazzi con i caschi? Non faccio in tempo a girarmi che vengo spintonato da un gruppo di incappucciati, che si fa largo con fare spedito e minaccioso. Appena la folla li vede iniziano gli insulti e le richieste di andarsene. Un unico coro, scandito dalle parole &#8220;Buffoni&#8221;, &#8220;Fascisti&#8221;, &#8220;Andatevene&#8221;. Gli incappucciati, molto giovani in effetti, salutano alzando il dito medio e proseguono la loro marcia. Chi erano? Cosa ci facevano? Erano solo quelli? Purtroppo a breve avrei conosciuto la drammatica risposta.<br />
Il rumore degli elicotteri accompagna la manifestazione, ma è un suono al quale siamo ormai abituati durante i cortei. Quello che non mi aspettavo è l&#8217;odore pungente di bruciato. Cerco di capirne la direzione e trovo la scheletrica carcassa grigia di un SUV, dato alle fiamme poco tempo prima. Purtroppo non sarebbe stata l&#8217;unica. Una Mercedes presa a mazzate e contenitori dell&#8217;immondizia bruciati non fanno presagire niente di buono.<br />
E le banche? Nessuna pietà. Una filiale di una banca a me sconosciuta ha le vetrine in frantumi. Gli scontri dei giorni precedenti erano solo l&#8217; &#8220;anteprima&#8221;. Più vado avanti più il corteo è meno compatto, qualcosa non quadra. Fino a quando, tagliando per una via parallela, cerco di raggiungere in fretta Piazza San Giovanni per capire meglio cosa sta succedendo. C&#8217;è tensione. Purtroppo appena arrivato al Colosseo tutte le mie preoccupazioni hanno una risposta. Fumata nera. Avete presente quando muore un Papa e si riunisce il conclave per scegliere il successore? Se non trovano l&#8217;accordo il popolo ne viene informato tramite una &#8220;fumata nera&#8221;, che genera delusione tra chi era accorso per sentire e acclamare chi avrebbe portato nuove parole e nuove speranze.<br />
La stessa delusione di chi, arrivato al Colosseo, ha visto un enorme fumo nero provenire da Piazza San Giovanni e capisce che la protesta è finita. La civiltà lascia spazio all&#8217;inciviltà, la democrazia alla violenza, i sogni agli incubi. Seguono scene di panico, manifestanti che non sanno dove andare e si rifugiano in alto, come faceva la popolazione assediata, persone che scappano, ragazzi che piangono, rumori di guerriglia, odore di lacrimogeni. E&#8217; decisamente finita. Il resto è la triste storia che sappiamo.<br />
Inizia il valzer delle responsabilità, il solito gioco politico dello scaricabarile, condito dalla solita violenza verbale che contraddistingue l&#8217;atmosfera italiana da molti anni a questa parte. E&#8217; colpa dei manifestanti, dei poliziotti, di Berlusconi, della sinistra, degli studenti, dei servizi segreti. E&#8217; la sfera pubblica italiana, bellezza: se dividiamo i colpevoli, sarà difficile individuarli.<br />
Resta il fatto che sapevamo di vivere un momento molto teso, alimentato dalla rissosa arena politica, e non si è fatto niente per prevenire. C&#8217;è stata una sbagliata valutazione? Un intelligence fallace? Un&#8217;organizzazione superficiale? Non lo so, e difficilmente sapremo qualcosa, lasciandoci ancora una volta con l&#8217;amaro in bocca e l&#8217;odore dei lacrimogeni nel naso, generando ancora più sfiducia e alimentando teorie complottistiche che non fanno bene alla tenuta democratica del Paese.<br />
L&#8217;Italia si mostra al Mondo ancora per le sue contraddizioni: un paese con un civismo straordinario, con qualità strabilianti, con una voglia folle di cambiare, ma che rimane fermo per colpa di pochi. l&#8217;1% tiene ancora in scacco il rimanente 99%. L&#8217;Italia, l&#8217;unico paese dove comanda la violenza, verbale e fisica, e la democrazia è relegata alle sole elezioni.<br />
Hanno ucciso l&#8217;indignazione, hanno reso muto chi chiedeva più giustizia, hanno assordato chi doveva ascoltare. Non devono passarla liscia. La politica ora deve farsi carico delle istanze e delle richieste portate avanti dai manifestanti. Solo così riusciremo a ridare un minimo di fiducia, una speranza di futuro. Solo così potremo ripartire. Solo così potremo finalmente uscire dal governo della violenza.</p>
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