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	<title>Marco Bani &#187; Innovazione e nuove tecnologie</title>
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		<title>Non voglio essere cancellato</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 11:26:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"></p> <p>Internet è un nuovo strumento per aumentare la democrazia e la libertà di espressione. Ma proprio mentre ce ne stiamo rendendo conto, in Italia si rema dalla parte opposta, tracciando un futuro oscuro e pericoloso.</p> <p>Domani 6 luglio l&#8217;AgCom, l&#8217;Autorità per le Garanzie nella Comunicazione,   voterà una delibera con cui si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.agoradigitale.org/sites/all/files/images/notteretesmall.png" alt="" width="182" height="200" /></p>
<p>Internet è un nuovo strumento per aumentare la democrazia e la libertà di espressione. Ma proprio mentre ce ne stiamo rendendo conto, in Italia si rema dalla parte opposta, tracciando un futuro oscuro e pericoloso.</p>
<p>Domani 6 luglio l&#8217;AgCom, l&#8217;Autorità per le Garanzie nella Comunicazione,   voterà una delibera con cui si arrogherà il potere di oscurare siti internet stranieri e di rimuovere contenuti da quelli italiani, in modo arbitrario e senza il vaglio del giudice.<br />
Una possibilità di applicare la censura degna dei peggiori regimi. Saremo l&#8217;esperimento più avanzato di censura del nuovo millennio?<br />
Cosa possiamo fare per evitare tutto questo?</p>
<ul>
<li>se sei un blogger scrivi un post, usando il logo che vedi qua sopra e riportando tutti i link, e diffondilo più che puoi tra quelli che conosci;</li>
<li>vai alla <a href="http://www.agoradigitale.org/nocensura" target="_blank">pagina di Agorà Digitale</a> in cui sono raccolti tutti i link, le iniziative e le proposte dei cittadini;</li>
<li>firma e diffondi <a href="http://www.avaaz.org/it/it_internet_bavaglio" target="_blank">la petizione sul sito di Avaaz</a>;</li>
<li>partecipa e invita tutti i tuoi amici a &#8220;<a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=186527864733678">La notte della rete</a>&#8220;: 4 ore no-stop in cui si alterneranno cittadini e associazioni in difesa del web, politici, giornalisti, cantanti, esperti.</li>
</ul>
<p>Internet come bene comune! Non spegniamolo! Utilizziamo la stessa rabbia che abbiamo dimostrato per i referendum per evitare il bavaglio alla Rete!</p>
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		<title>Pisa, la rete e un nuovo patto per il futuro. L&#8217;accesso a Internet come diritto fondamentale dell&#8217;uomo</title>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 10:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione e nuove tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
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		<category><![CDATA[digitale]]></category>
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		<description><![CDATA[In questi giorni si sta svolgendo a Pisa l&#8217;internet Festival, quattro giorni di eventi e incontri sul mondo del web. Non poteva essere fatto che nella nostra città, protagonista indiscussa della storia informatica italiana.  Qui più di 50 anni fa venne progettato e realizzato il primo computer interamente italiano, la CEP, Calcolatrice elettronica pisana.  Un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">In questi giorni si sta svolgendo a Pisa l&#8217;internet Festival, quattro giorni di eventi e incontri sul mondo del web. Non poteva essere fatto che nella nostra città, protagonista indiscussa della storia informatica italiana.  Qui più di 50 anni fa venne progettato e realizzato il primo computer interamente italiano, la CEP, Calcolatrice elettronica pisana.  Un mix di valvole e transistor grande come un campo da tennis e alto come un frigorifero, realizzata a mano con piccoli anelli di ferrite.</div>
<div id="_mcePaste">Sempre a Pisa, nel 1986, un gruppo di pionieri, sotto la guida di Robert Kahan, uno dei &#8220;padri fondatori&#8221; della rete, dalla stanza di un palazzetto in via Santa Maria del CNUCE (oggi CNR) effettuava il primo collegamento in Italia (il terzo in Europa) alla rete, chiamata allora ARPANET. Un anno dopo, come riconoscimento del lavoro svolto, fu assegnata a Pisa la gestione di Registro.it, l&#8217;anagrafe dei domini italiani che ancora oggi lavora a pieno ritmo, con 20mila nuove richieste di registrazione al mese, piazzandosi al decimo posto nella classifica mondiale.</div>
<div id="_mcePaste">Ma ancora oggi la nostra città non finisce di stupire. Non solo è fra le prime 10 province italiane in quanto a utilizzo di Internet, ma solamente due mesi fa alcuni ricercatori della Scuola Superiore Sant&#8217;Anna sono riusciti a realizzare la connessione a Internet più veloce del mondo, raggiungendo l&#8217;incredibile soglia di 448 Gbit al secondo. Tanto per dare un esempio concreto, è come scaricare 1200 film in alta definizione al minuto.</div>
<div id="_mcePaste">Questo percorso di eccellenza si scontra con la realtà italiana, che sta affrontando in  maniera clamorosamente inadeguata la più profonda trasformazione tecnologica e culturale dai tempi di Gutenberg, ovvero la rivoluzione digitale. Su più livelli. Il divario digitale, ovvero gli ostacoli che trova chi vorrebbe connettersi alla rete, è ancora molto alto. Più della metà degli italiani non ha mai messo le mani su un computer connesso a Internet,  la banda larga, il minimo indispensabile per usufruire dei servizi della rete,  non arriva ancora a un ottavo della popolazione; le infrastrutture per la fibra ottica, soprattutto al Sud, sono carenti. Investimenti nazionali mai visti,sempre in fondo alle classifiche europee in quanto a tendenza per l&#8217;innovazione , qualità e penetrazione della rete, utilizzo di Internet da parte delle imprese. Solamente 4000 hot-spot pubblici, per navigare senza fili in libertà, a fronte dei 30mila francesi.</div>
<div id="_mcePaste">Un distacco con il resto del mondo che se non verrà colmato in tempi brevi ci troverà impreparati di fronte alle sfide globali del futuro. Per questo occorrono nuove politiche nazionali, un patto per il futuro, che possa rilanciare l&#8217;economia con nuovi posti di lavori e nuove prospettive di sviluppo, capace di far aumentare la consapevolezza dell&#8217;uso di Internet come strumento di evoluzione culturale, di stimolo creativo e di emancipazione sociale.</div>
<div id="_mcePaste">Un nuovo piano per la banda larga, che possa portare la connessione in tutte le case e un aumento degli hot-spot wifi pubblici in tutta la penisola. Investimenti consistenti nella ricerca, perchè il primato mondiale della connessione più veloce ci ha dimostrato che anche in Italia possiamo eccellere. Nuovi servizi specifici per il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione, un antidoto digitale alla burocrazia italiana, tutto gestito comodamente da casa.</div>
<div id="_mcePaste">L&#8217;Italia non deve perdere il treno della digital economy. E deve attuare un processo di innovazione a forte componente pubblica, perché lasciare tutto al mercato significherebbe innescare un processo non determinato dalla necessità di evoluzione e di equità sociale, ma dal profitto, con il rischio addirittura di aumentare la disuguaglianza digitale. Deve essere compito del governo garantire a tutti i cittadini l&#8217;accesso alla Rete, per arrivare a portare il web a tutti  Per questo l&#8217;accesso a internet deve essere considerato un vero e proprio diritto fondamentale dell&#8217;uomo, che deve avvenire in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale, come viene già dichiarato in Finlandia e come viene proposto in un recente disegno di legge costituzionale in discussione al Senato. La città di Pisa, culla dell&#8217;informatica, eccellenza internazionale nel campo della ricerca, può e deve continuare a essere un attore protagonista nello sviluppo di Internet e della rete. Su questo ci giochiamo il nostro futuro</div>
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		<title>Buoni e cattivi nell&#8217;affaire Wikileaks</title>
		<link>http://www.marcobani.it/blog/2010/12/buoni-e-cattivi-nellaffaire-wikileaks/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 10:11:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione e nuove tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Internet e politica]]></category>
		<category><![CDATA[Wikileaks]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Julian Assange, la mente dietro il sito del momento Wikileaks, è diventato il ricercato numero uno del Governo Americano. Su di lui pende un mandato di cattura da parte dalla Svezia, non per questioni legate alla diffusione di documenti, ma per qualcosa di totalmente differente. Molte testate giornalistiche, per screditarlo p èer disinformazione, dicono che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Julian Assange, la mente dietro il sito del momento Wikileaks, è diventato il ricercato numero uno del Governo Americano. Su di lui pende un mandato di cattura da parte dalla Svezia, non per questioni legate alla diffusione di documenti, ma per qualcosa di totalmente differente. Molte testate giornalistiche, per screditarlo p èer disinformazione, dicono che è accusato di stupro. Ma la realtà è un&#8217;altra. E&#8217; infatti accusato di aver fatto sesso con due donne consezienti, ma senza protezione.Entrambe le donne, <a href="http://www.guardian.co.uk/media/2010/aug/24/assange-wikileaks-swedish-prosecutors-charges" target="_blank"> scrive il Guardian</a>, avrebbero raccontato di avere avuto relazioni sessuali consensuali con l&#8217;australiano ma entrambe parlano anche di “un incidente non consensuale in cui Assange avrebbe fatto sesso con loro senza usare il preservativo”. Mark Stephens, l&#8217;avvocato londinese di Assange, ha detto ieri che il reato di solito si estingue con una multa di 715 dollari.</p>
<p>Ma perchè Assange non si è consegnato prima allora? Chiaramente in una situazione di prigionia, sarebbe più facile chiedere l&#8217;estradizione. Gli Stati Uniti, particolarmente colpiti dalle rivelazioni di Wikileaks, stanno valutando la possibilità di incriminare Assange per violazione della sicurezza nazionale e spionaggio.</p>
<p>Lo stesso governo che nei giorni scorsi, ha visto un famoso senatore intimidire le principali società di internet (Paypal, Amazon) di buttare fuori Wikileaks dai loro servizi, senza alcun esame serio; lo stesso governo <a href="http://tpmmuckraker.talkingpointsmemo.com/2010/12/white_house_tells_all_federal_agencies_to_ban_empl.php?ref=tn">che sta dicendo ai suoi dipendenti che non possono guardare Wikileaks</a> dal computer degli uffici, lo stesso governo <a href="http://thelede.blogs.nytimes.com/2010/12/04/dont-mention-the-cables-future-diplomats/?hp">che ha diffidato potenziali dipendenti sul discutere</a> della fuga di notizie sulle loro pagine personali di Facebook per paura di essere considerati un rischio per la sicurezza.</p>
<p>Ma allora chi è il buono e chi è il cattivo in questa vicenda? Non lo so. Ma &#8220;se va bene per una democrazia  decidere da sola di cacciare fuori qualcuno da internet per aver fatto qualcosa che non sarebbe stato perseguito se fatto da un giornale, l&#8217;idea di un internet che democratizza ulteriormente la sfera pubblica avrà subito un colpo mortale&#8221; <a href="http://www.shirky.com/weblog/2010/12/wikileaks-and-the-long-haul/">Clay Shirly</a></p>
<p>Occorre aprire una discussione seria e imparziale sull&#8217;utilizzo dei nuovi media nella sfera politica, per governare in futuro situazioni come questa. Chiudere Wikileaks porterà solo alla diffusione di 1, 10, 100 siti paralleli, magari organizzati meglio (il caso Napster non viene in mente a nessuno?).  Non si può chiudere una falla con uno spillo. E&#8217; la rete, bellezza.</p>
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		<title>Diplomazia 2.0. Come cambia lo scenario politico mondiale grazie a un semplice sito</title>
		<link>http://www.marcobani.it/blog/2010/11/diplomazia-2-0-come-cambia-lo-scenario-politico-mondiale-grazie-a-un-semplice-sito/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 09:55:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Estera]]></category>
		<category><![CDATA[Wikileaks]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Da ieri la diplomazia internazionale è cambiata. E&#8217; caduto il velo dei falsi sorrisi, delle dichiarazioni ipocrite, delle amicizie simulate. Tutto questo è stato possibile da un sito, Wikileaks, che ha svelato diversi rapporti segreti del Dipartimento di Stato Americano, l&#8217;opinione di ambasciatori e funzionari su diversi leader mondiali e su questioni ancora scottanti.</p> <p>Alla fine, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da ieri la diplomazia internazionale è cambiata. E&#8217; caduto il velo dei falsi sorrisi, delle dichiarazioni ipocrite, delle amicizie simulate. Tutto questo è stato possibile da un sito, <a href="http://wikileaks.org/">Wikileaks</a>, che ha svelato diversi rapporti segreti del Dipartimento di Stato Americano, l&#8217;opinione di ambasciatori e funzionari su diversi leader mondiali e su questioni ancora scottanti.</p>
<p>Alla fine, in un modo quasi brutale,  si sta capendo il notevole impatto portato da Internet e dalle nuove tecnologie sullo scenario politico internazionale. Ma cos&#8217;è Wikileaks?</p>
<p><strong><em>WikiLeaks</em></strong><em> (da </em><em>leak</em><em>, &#8220;perdita&#8221;, &#8220;fuga [di notizie]&#8221; in inglese) è un&#8217;organizzazione internazionale che riceve in modo anonimo, grazie a una &#8220;cassetta della posta&#8221; protetta da un potente sistema di criptaggio, documenti coperti da segreto e poi li mette in rete sul proprio <a title="Sito web" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sito_web">sito web</a>. </em><em>WikiLeaks</em><em> riceve, in genere, documenti di carattere governativo o aziendale da fonti coperte dall&#8217;<a title="Anonimato" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anonimato">anonimato</a>. L&#8217;organizzazione si occupa di verificare l&#8217;autenticità del materiale e poi lo pubblica tramite i propri <a title="Server web" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Server_web">server</a> dislocati in <a title="Belgio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Belgio">Belgio</a>e <a title="Svezia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Svezia">Svezia</a> (due Paesi con leggi che proteggono tale attività), preservando l&#8217;anonimato degli informatori e di tutti coloro che sono implicati nella &#8220;fuga di notizie&#8221;. </em><span style="font-size: 13.3333px;"><em>WikiLeaks vuole essere &#8220;una versione irrintracciabile di <a title="Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia">Wikipedia</a> che consenta la pubblicazione e l&#8217;analisi di massa di documentazione riservata&#8221;. Lo scopo ultimo è quello della trasparenza da parte dei governi quale garanzia di giustizia, di etica, di una più forte democrazia. </em>(da Wikipedia)</span></p>
<p>La diplomazia, storicamente, è sempre stata elitaria. Le informazioni su uno Stato estero, la valutazione della vita privata di un leader, sono obbligatoriamente segrete perchè devono essere  I rapporti fra due Stati e le valutazioni private dei vari leader sono informazioni riservate che si scambiano poche persone e devono essere chiare e sincere per permettere ai leader di prendere delle decisioni oculate e precise.</p>
<p>La giornata di ieri ribalta tutto questo. Non aggiunge niente a quello che sapevamo già: l&#8217;Iran considerato uno stato &#8220;fascista&#8221;, Israele non mantiene le promesse, la Merkel è tosta ma troppo razionale, Sarkozy è malato di egocentrismo, Karzai è inaffidabile, Putin autoritario e machista, Gheddafi pieno di strane ossessioni, il governo cinese che mette lo zampino nell&#8217;attacco degli hacker a Google. Per non parlare di Berlusconi: <strong>&#8220;Portavoce di Putin, fa festini, è incapace&#8221;. Scusate, dov&#8217;è lo scoop? </strong></p>
<p>I documenti rilasciati da Wikileaks rivelano che la politica è molto più trasparente di quanto non si creda, che ormai i media possono tracciare il profilo di una nazione e di un capo di  Stato senza avere una laurea in relazioni internazionali o senza essere diplomatici.</p>
<p>Wikileaks ha solo svelato l&#8217;ovvio,  è il bambino che nella famosa favola urla &#8220;il re è nudo&#8221;. Un bambino che però ha la possibilità di certificare quello che dice. Questa fuga di notizie ( o hackeraggio, non si sa ancora) ha <span style="font-size: 13.3333px;">dimostrato l&#8217;incapacità di concepire la diplomazia nella maniera tradizionale. D&#8217;ora in avanti funzionari e diplomatici mentiranno nelle valutazioni, con la paura di essere scoperti? Falseranno così le decisioni dei vari leader che per non incorrere in imbarazzi o conseguenze peggiori preferiranno una politica estera più cauta? Le relazioni internazionali tra alcuni paesi sono irrimediabilmente distrutte? Andremo verso un inasprirsi delle situazioni già a rischio (Iran, Corea)?</span></p>
<p>E&#8217; troppo  presto per capire cosa succederà, ma la diffusione di un grosso quantitativo di documenti riservati della nazione più potente del mondo può cambiare concretamente gli equilibri geo-politici. Forse anche in peggio. Colpa anche di una politica che non ha saputo sfruttare i nuovi strumenti tecnologici, ma che ha sempre cercato di emarginarli e soffocarli.</p>
<p>Ma la vendetta di Internet è &#8220;esplosa&#8221; grazie a un sito che nasce con lo scopo di &#8221; portare trasparenza e democrazia&#8221;. E&#8217; davvero così? Non si rischia di creare altri conflitti con conseguenze nefaste sulla vita di molti civili? In un sondaggio di Repubblica.it a caldo dopo il rilascio delle informazioni segrete, più del 70% vede in maniera positiva il lavoro portato avanti da Wikileaks. C&#8217;è voglia di chiarezza, soprattutto in uno Stato come l&#8217;Italia che ha visto nella sua storia recente diversi punti oscuri e numerosi segreti di Stato. Non sarebbe l&#8217;ora di avere un nostro &#8220;wikileaks&#8221; , per sapere qualcosa di più su Ustica, Piazza Fontana e le altre stragi che ancora gridano verità?</p>
<p>Con i nuovi sviluppi offerti da Wikileaks ci sono alcune riflessioni da fare: c&#8217;è seriamente il rischio della morte della politica estera o  può esserci una diplomazia più trasparente, privata della sua segretezza, una diplomazia 2.0?</p>
<p>Alla politica l&#8217;ardua sentenza.</p>
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		<title>Liberate Derakhshan &#8211; Internet 4 Peace</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Sep 2010 10:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pace]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;8 Ottobre verrà deciso il premio Nobel per la pace 2010. Internet è un serio candidato. Perchè dovrebbe essere uno strumento a vincerlo e non una persona fisica?</p> <p>La democrazia ha sempre prosperato dove vi è apertura, accoglienza, discussione e partecipazione, ed essendo Internet una rete aperta e accessibile a tutti, in qualsiasi luogo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;8 Ottobre verrà deciso il premio Nobel per la pace 2010. Internet è un serio candidato. Perchè dovrebbe essere uno strumento a vincerlo e non una persona fisica?</p>
<p>La democrazia ha sempre prosperato dove vi è apertura, accoglienza, discussione e partecipazione, ed essendo Internet una rete aperta e accessibile a tutti, in qualsiasi luogo e con pari dignità, può essere un ottimo e valido strumento per lo sviluppo della pace, della solidarietà  e dell’ e -democracy, con un potenziale ancora elevato da esplorare. Sono migliaia gli utilizzi di Internet come strumento di supporto ai diritti umani e di lotta contro i regimi.</p>
<p>L&#8217;ultimo è l&#8217;esempio di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hossein_Derakhshan">Hossein Derakhshan</a>, un iraniano considerato il padre dei blogger in quel paese, che ha semplificato la scrittura dei caratteri persiani facilitando la creazione di piattaforme di informazione.Un esempio di libertà che è stato arrestato e <a href="http://www.ilpost.it/2010/09/24/derakhshan-blogger-iran/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed:+ilpost+(Il+Post+-+HP)">rischia seriamente la condanna a morte</a>, accusato di collaborazione con nazioni nemiche, propaganda contro il regime islamico e a favore dei gruppi controrivoluzionari, insulti alla santità religiosa e agli esponenti politici, creazione di «siti web osceni». Il regime vorrebbe punirne uno per educarne 100. Serve nuovamente la mobilitazione di tutti, che in altri casi, come quello recente di Sakineth, ha portato risvolti positivi.</p>
<p>Anche Pisa ha supportato fin dall&#8217;inizio Internet come strumento di pace e ha mandato recentemente un video a New York a sostegno della campagna che potete vedere qui sotto. Il video non è tecnicamente eccelso, ma con il tempo e le risorse che avevamo è il massimo che potevamo fare. Ed è piaciuto a Riccardo Luna, direttore di Wired Italia e coordinatore della campagna&#8230;</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/f51Kge0Kkyo?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/f51Kge0Kkyo?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Nessuno tocchi i blog &#8211; il Pd e il digitale</title>
		<link>http://www.marcobani.it/blog/2010/06/nessuno-tocchi-i-blog-il-pd-e-il-digitale/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 08:03:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione e nuove tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[ddl intercettazioni]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Finalmente il PD si sveglia e comincia attivamente a sostenere Internet e il mondo dei blogger.</p> <p>Oggi sono a Roma per questa bellissima iniziativa piena di ospiti famosi e interessanti per discutere del futuro delle nuove tecnologie. Sicuramente ne uscirà un bel dibattito.</p> <p>Inoltre grazie a Gentiloni, Orfini e al solito Civati c&#8217;è una mobilitazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente il P<strong>D si sveglia e comincia attivamente a sostenere Internet e il mondo dei blogger.</strong></p>
<p>Oggi sono a Roma per <a href="http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&amp;pid=2499419">questa bellissima iniziativa</a> piena di ospiti famosi e interessanti per discutere del futuro delle nuove tecnologie. Sicuramente ne uscirà un bel dibattito.</p>
<p>Inoltre grazie a Gentiloni, Orfini e al solito Civati c&#8217;è una <a href="http://www.mobilitanti.it/dettaglio/110443/nessuno_tocchi_i_blog">mobilitazione </a>per sostenere l&#8217;emendamento PD al ddl intercettazioni. In cosa consiste questo emendamento:</p>
<p><strong>Art.1, comma 29 del ddl intercettazioni: i blogger devono pubblicare le richieste di rettifica in 48 ore o pagare fino a 12.500 euro. L&#8217;emendamento chiede di abolire questa norma.</strong></p>
<p>Ecco il comunicato PD:<br />
<em><img class="alignleft" src="http://www.mobilitanti.it/imagesfe/blog_banner_32361_img.gif" alt="" width="185" height="300" />Da pochi giorni in Senato la maggioranza con la trentesima fiducia ha approvato il ddl intercettazioni: un testo che tutela meglio i criminali dei cittadini e uccide il diritto ad essere informati. Tra i commi del testo ci sono attacchi e censure anche alla Rete. Una pagina davvero brutta per la democrazia italiana, il ddl intercettazioni dopo 2 anni di gestazione si dimostra un grande esproprio della democrazia e dell&#8217;informazione, dove le notizie cattive si sommano, e ora toccano anche il controllo e la censura della Rete. Come hanno indicato i senatori del Pd Vincenzo Vita e Felice Casson tra i tanti passaggi liberticidi e censori del maxiemendamento sulle intercettazioni ce n&#8217;è anche uno devastante per la rete. Infatti, per ciò che attiene alla &#8216;rettifica&#8217;, si equiparano i siti informatici ai giornali, dando ai blogger l&#8217;obbligo di rettifica in 48 ore. Il comma 29 dell’art. 1 prevede che la disciplina in materia di obbligo di rettifica prevista nella vecchia legge sulla stampa del 1948 si applichi anche ai “i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”! I blogger all’entrata in vigore della nuova legge anti-intercettazioni, dovranno provvedere a dar corso ad ogni richiesta di rettifica ricevuta, entro 48 ore, a pena, in caso contrario, di vedersi irrogare una sanzione fino a 12.500 euro.. Ma un blog non è un giornale, il blogger non è un redattore, spesso gli aggiornamenti sono saltuari. Si può rischiare una maximulta perché magari si è in vacanza o non si controlla la posta? Ciò significa rendere la vita impossibile a migliaia di siti e di blog, ben diversi dalle testate giornalistiche. Lo fanno dimenticando che la rete è proprio un&#8217;altra cosa. L&#8217;emendamento del PD per modificare questa norma non è stato discusso perché la fiducia taglia tutto . Ma la destra abituata a usare la tv o non lo sa, o sperando nel silenzio prova a mettere le mani dove ancora non era riuscita a farlo. Non sappiamo se questo sia l’obiettivo perseguito o solo un effetto collaterale dell’ignoranza con la quale il centrodestra continua ad affrontare le dinamiche della ret e, di sicuro faranno passare ai più la voglia di occuparsi, on line, di informazione in ambiti o materie suscettibili di urtare la sensibilità di qualcuno ed indurlo a domandare &#8211; a torto o a ragione &#8211; la rettifica. Un ottimo silenziatore alle domande legittime dei frequentatori del web. Non finisce qui. I senatori PD vogliono presentare, d&#8217;intesa con i colleghi della Camera dei D eputati, un disegno di legge seccamente abrogativo della seconda parte della lettera a del comma 29 che recita per l&#8217;appunto: &#8221;per i siti informatici sono pubblicate entro 48 ore dalla richiesta&#8230;&#8221;. Ci chiediamo se l&#8217;emendamento sarà sostenuto anche dai parlamentari di PDL e Lega che fanno parte dell&#8217;intergruppo web 2.0 e che nei convegni si esprimono sempre a difesa della libertà d&#8217;espressione in rete. Ora devono dimostrare alla rete che le loro non sono solo parole, da abolire a un cenno di Berlusconi. Chiediamo loro di firmare e votare l&#8217;emendamento PD al comma 29 per abolire l&#8217;obbligo di rettifica in 48 ore per siti e blog.</em></p>
<p><strong>Non è che il PD sta seriamente cominciando a pensare al futuro? Per una volta nello stesso post convivono il tag  &#8221;internet e nuove tecnologie&#8221; e &#8220;partito democratico&#8221;. Sono soddisfazioni! Stay tuned!</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Innovazione all&#8217;italiana</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 08:17:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione e nuove tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Pochi giorni fa il nostro primo ministro ci deliziava con la declinazione all&#8217;italiana del più noto strumento di ricerca: Google diventa Gogol. </p> <p>Più che l&#8217;errore di pronuncia questo denota la lontananza del premier dal mondo dell&#8217;innovazione tecnologica, occludendo all&#8217;Italia serie politiche di innovazione.</p> <p>Tutta un&#8217;altra storia in Inghilterra, dove il sindaco di Londra (conservatore) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pochi giorni fa il nostro primo ministro ci deliziava con la declinazione all&#8217;italiana del più noto strumento di ricerca: Google diventa Gogol.<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/0EiVoUOiVQk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/0EiVoUOiVQk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Più che l&#8217;errore di pronuncia questo denota la l<strong>ontananza del premier dal mondo dell&#8217;innovazione tecnologica, occludendo all&#8217;Italia serie politiche di innovazione.</strong></p>
<p>Tutta un&#8217;altra storia in Inghilterra, dove il sindaco di <strong>Londra (conservatore) Boris Johnson ha promesso di portare il WIFI in tutte le strade in occasione dei giochi olimpici del 2012. L&#8217;idea alla base è di dotare ogni fermata del bus (e ce ne sono tantissime) di hot-spots per coprire l&#8217;immensa capitale inglese.</strong></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/xlmgUbHoUBM&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="385" src="http://www.youtube.com/v/xlmgUbHoUBM&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>&#8220;<em>Stiamo facendo tutto il possibile per promuovere la tecnologia a Londra</em>&#8220;, ha detto Boris Johnson, che si gioca la rielezione proprio nel 2012, &#8220;<em><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tim_Berners_Lee">Tim Berners-Lee</a></strong> è nato a Londra, quindi possiamo rivendicare la paternità di Internet&#8221;</em>.</p>
<p>Parafrasando Boris, in Italia st<strong>iamo facendo tutto il possibile per ritardare la tecnologia</strong>. A partire dal decreto Pisanu che rende difficilmente praticabile, quasi impossibile, la realizzazione di una rete wifi estesa.</p>
<p>Questa legge ha assestato un <strong>colpo durissimo alle potenzialità di crescita tecnologica e culturale di un paese già in ritardo su tutti gli indici internazionali della connettività a Internet,  abbiamo imposto lucchetti e procedure artificiali, contrarie alla sua immediatezza ed efficacia e onerose anche da un punto di vista economico a cusa di inutili paure e dicerie.</strong></p>
<p><strong>In attesa di una vera politica per l&#8217;innovazione e lo sviluppo di Internet almeno una cosa possiamo farla a costo zero. Quando si decideranno le prossime proroghe, a fine anno, lasciamo il decreto Pisanu in un cassetto.</strong></p>
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		<title>Internet for peace &#8211; il supporto di Pisa</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 08:13:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Pisa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;ottima rivista Wired sponsorizza la campagna Internet for peace, ovvero dare il premio Nobel per la pace ad Internet. Pisa,la città con la media più alta d&#8217;Italia in quanto a utilizzatori della Rete e la prima ad offrire un corso di laurea in scienze dell&#8217;informazione (nel lontano 1953) non poteva non supportare questa campagna. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.internetforpeace.org/img/logoWwwInternetForPeace.gif" alt="" width="148" height="166" />L&#8217;ottima rivista Wired <a href="http://www.internetforpeace.org/manifesto.cfm">sponsorizza la campagna</a> <strong>Internet for peace</strong>, ovvero dare il premio Nobel per la pace ad Internet<strong>. Pisa,la città con la media più alta d&#8217;Italia in quanto a utilizzatori della Rete e la prima ad offrire un corso di laurea in scienze dell&#8217;informazione (nel lontano 1953</strong>) non poteva non supportare questa campagna. Il sindaco Filippeschi (che da poco è passato al lato oscuro iscrivendosi a Facebook) ci spiega le ragioni di questo endorsment in un articolo apparso sull&#8217;Unità la scorsa settimana, che condivido pienamente:</p>
<p>Quando Barack Obama ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace lo scorso anno, non tutti erano d’accordo. Chi aveva dubbi sosteneva che Obama era Presidente da poco e non aveva ancora compiuto grandi azioni. Ma l’Istituto di Oslo lo aveva scelto per quello che lui intendeva costruire, per gli orizzonti che le sue idee stavano dando al mondo. Quest’anno c’è una candidatura per il Premio Nobel che coinvolge, se possibile, ancor di più l’intera umanità: Internet. Se c’è uno strumento che ha portato e continuerà a portare libertà e democrazia ovunque nel mondo, questo strumento è Internet. A promuovere questa candidatura è stata la rivista Wired, dopo una suggestione di Rita Levi Montalcini. «Legautonomie» sostiene con convinzione questa campagna e ha invitato tutti i suoi associati, le province e gli enti locali, ad aderire a «Internet for Peace». Tra i compiti dei governi e delle amministrazioni locali c’è anche quello di sostenere queste importanti battaglie culturali e promuovere la libertà di informazione, sempre. Perché un Paese civile si misura anche su questo.<br />
Internet merita questo riconoscimento perché ha cambiato la storia dell’umanità. È molto più che una rete di computer, è una maglia di infinite persone che dialogano, scambiano idee, raccontano di se stessi o di cosa accade nel loro Paese. Internet è l’insieme delle persone che dialogano tra loro senza distinzioni politiche, economiche, religiose o culturali. Internet riesce a compiere questo miracolo democratico ormai ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo della nostra esistenza. Internet sta diventando l’archivio della conoscenza dell’umanità e sta cambiando il modo di imparare, di insegnare, di catalogare, di conservare, di divulgare. Internet è il media che include tutti i media e sta cambiando il modo in cui si fa giornalismo, in cui si descrivono i fatti, in cui ci si informa e in cui si creano o si divulgano opinioni. Internet sta cambiando il modo in cui si fa economia, si crea e si distribuisce ricchezza, si danno e ricevono servizi pubblici. Internet è la più grande piattaforma di comunicazione che l’umanità abbia mai avuto, promuove il dialogo, la comprensione reciproca, l’informazione libera. Per questo è una cultura di pace, perché promuove i valori profondi della democrazia e realizza una vera democrazia orizzontale. Non stupisce quindi che in tutto il mondo sia costantemente in atto da parte di quei governi caratterizzati da politiche non democratiche, il tentativo di porre restrizioni e censure.<br />
Internet è luogo di pace perché la conoscenza, la democrazia, l’informazione, l’economia sono i suoi ingredienti. Assegnare il Nobel per la Pace ad Internet significherebbe riconoscerne il ruolo di strumento mediatore mondiale di conflitti.</p>
<p>A presto per nuove iniziative di supporto a Internet for peace</p>
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		<title>Andare oltre</title>
		<link>http://www.marcobani.it/blog/2010/04/andare-oltre/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 08:33:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cambia l'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione e nuove tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Proposte]]></category>
		<category><![CDATA[andiamo oltre]]></category>
		<category><![CDATA[Civati]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione politica]]></category>
		<category><![CDATA[energia rinnovabile]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sabato 10 a Milano e Domenica 17 a Roma sono stati due giorni fondamentali per ridare slancio e fiducia al Pd, sceso ai minimi livelli più per il dopo-voto che per l&#8217;esito della votazione stessa. Due iniziative legate dalla stessa voglia di &#8220;andare oltre&#8221;  i litigi, le incomprensioni, il linguaggio oscuro, l&#8217;incapacità di comunicare una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.lucanicotra.org/sites/default/files/oltre.jpg" alt="" width="200" height="186" />Sabato 10 a Milano e Domenica 17 a Roma sono stati due giorni fondamentali per ridare slancio e fiducia al Pd, sceso ai minimi livelli più per il dopo-voto che per l&#8217;esito della votazione stessa. Due iniziative legate dalla stessa voglia di &#8220;<strong>andare oltre</strong>&#8221;  i litigi, le incomprensioni, il linguaggio oscuro, l&#8217;incapacità di comunicare una nostra visione di società. Dove l&#8217;età e l&#8217;appartenenza territoriale si mescolavano e quello che contava davvero era ciò che dicevi e come emozionavi la gente.  Ma cos&#8217;è &#8220;Oltre&#8221; (nome dato alle iniziative)?</p>
<p><em>Il presente non è una corrente, né una componente, né una mozione, ma un contratto a progetto, della durata di tre mesi. Non ha a cuore le fondazioni, ma le fondamenta da cui ripartire per rilanciare il Pd. Questo contratto impegna a non prendere in considerazione le vicende interne del partito (a cui abbiamo dedicato l&#8217;intera annata 2009) ma a prendere in considerazione esclusivamente i progetti e le proposte da fare al Paese (a cui dedicheremmo, ove possibile, l’annata 2010). Ogni forma di subordinazione a logiche correntizie o a cordate a tempo indeterminato è bandita e esclusa. Il progetto è aperto a tutti e si basa sulla condivisione di una «banda larga» di persone, senza capo (all&#8217;infuori di Pigi) ma con una lunga coda di lavoro da fare. All&#8217;ingresso è sufficiente presentarsi con un&#8217;idea. ( </em><a href="http://oltre.pbworks.com/">dal sito ufficiale</a>)</p>
<p>Ho provato a dare un piccolo contributo anche io e cerco di riscrivere l&#8217;intervento fatto a Milano, promettendo di approfondire le singole proposte in maniera più organica e esauriente:</p>
<div id="_mcePaste">Vengo dalla Toscana, una regione che ci ha visto vittoriosi. <strong>La Toscana si é voluta bene</strong>, ha premiato un&#8217;amministrazione che ha <strong>saputo osare</strong>, che ha avuto coraggio e che non ha fatto politica orecchiando le mode del momento. La Toscana ha una legge sull&#8217;immigrazione che tutela i diritti delle persone , la Toscana è una delle prime regioni che ha sperimentato  la pillola ru486.</div>
<div id="_mcePaste">Cosa fare? Chiudere le barriere e formare il granducato? Offrire asilo politico a chi lo richiede?</div>
<div id="_mcePaste">Fermi tutti. Anche in Toscana l&#8217;avanzata dell&#8217;astensionismo ci deve fare rifletter. <strong>Abbiamo perso miglaia di voti</strong>. Non c&#8217;é emozione nel partito, non c&#8217;é un progetto politico chiaro, <strong>si vota piú per compassione che per passione.</strong></div>
<div id="_mcePaste">Noi abbiamo anche una responsabilita maggiore, un&#8217;occasione bellissima: governiamo e possiamo mettere in pratica le idee piú innovative, diventare laboratorio nazionale, l&#8217;opposto della Lega che parla in</div>
<div id="_mcePaste">un modo e governa in un altro. <strong>Regalare una visione nuova partendo dalla buona amministrazione.</strong></div>
<div id="_mcePaste">C&#8217;é una parola che rimbomba nelle analisi post-elettorali<strong>. Una parola che dovrebbe esortare all&#8217;azione, che fa infiammare gli animi, che regala speranza: coraggio.</strong> Questo coraggio viene spesso richiesto ai giovani, che devono portano freschezza e nuova linfa vitale. Noi ci siamo. <strong>Ma oltre al coraggio di dire ci vuole il coraggio di ascoltare.</strong></div>
<div id="_mcePaste">Cosa ascoltare?</div>
<div id="_mcePaste">Vorrei azzardarmi a fare <strong>3 proposte semplici e  dirette</strong>, ma proprio per questo rivoluzionarie perché concrete. Idee che potrebbero alimentare la discussione e il dibattito. Proposte twitter, massimo 140 caratteri.</div>
<div id="_mcePaste"></div>
<div>1)<strong>Internet gratis per tutti</strong>. O meglio portare la banda larga ovunque e poi garantire questo servizio a tutti. . <em>(maggiori informazioni seguiranno ndr)</em></div>
<div id="_mcePaste">2)Case, uffici,industrie, edifici pubblici e ospedali devono <strong>produrre energia, non consumarla. </strong> Detassiamo al 100% gli investimenti sulle energie rinnovabili e sul risparmio energetico <em>(maggiori informazioni seguiranno ndr)</em></div>
<div id="_mcePaste">3) <strong>Migliorare la qualitá della comunicazione</strong>: basta con i volantini pieni di testo e vuouti di significato. Voglio un laboratorio di comunicazione politica inogni territorio. Qualcosa come Moveon, come le fabbriche di Nichi che hanno unito concretezza all&#8217;utopia. <em>(maggiori informazioni seguiranno ndr)</em></div>
<div><em><br />
</em></div>
<div id="_mcePaste">Asciughiamoci gli occhi, la cautela strategica ha ucciso fin troppe idee.<strong> Non stiamo giocando a Risiko</strong>, aspettando di aumentare i nostri carri armatini, rigorasamente rossi, per poi assistere alla loro distruzione da parte delle armate blu, nere, verdi. <strong>Siamo responsabili di quello che non sappiamo evitare</strong>. Berselli <em>(il compianto Edmondo ormai ndr)</em> diceva: &#8220;Rivolto A sinistra sta il cuore, da sinistra parte il tiro mancino.. diamoci da fare, non é possibile sfuggire al nostra DNA&#8221;. <strong>Divertiamoci a stupirli.</strong></div>
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		<title>Lettera aperta al Ministro Maroni per legalizzare gli usi non commerciali del file sharing</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 08:20:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione e nuove tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[file sharing]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p> <p>On.le Ministro Roberto Maroni,</p> <p>Abbiamo letto con interesse le notizie che riferiscono della sua abitudine come di qualsiasi appassionato di musica, di scaricare brani da Internet.</p> <p>Come già più volte aveva fatto in passato, in due interviste, una pubblicata in data 9 aprile dal settimanale Panorama, e l&#8217;altra concessa a Radio Uno in data [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.agoradigitale.org/sites/all/files/images/maroni.jpg" alt="" width="500" height="391" /></p>
<p>On.le Ministro Roberto Maroni,</p>
<p>Abbiamo letto con interesse le notizie che riferiscono della sua abitudine come di qualsiasi appassionato di musica, di scaricare brani da Internet.</p>
<p>Come già più volte aveva fatto in passato, in due interviste, una pubblicata in data 9 aprile dal settimanale Panorama, e l&#8217;altra concessa a Radio Uno in data 10 aprile, Lei ha nuovamente dichiarato di essere contrario ad approcci repressivi, come quello francese della disconnessione da internet dei cosiddetti &#8220;pirati&#8221;. Lei ipotizza addirittura una strada di collaborazione tra utenti e produttori di contenuti d&#8217;intrattenimento. Lei ha inoltre giustamente ribadito che esiste una differenza sostanziale tra il furto e la condivisione, sottolineando che l&#8217;uso di reti di file sharing equivale &#8220;a fare una copia di un cd acquistato e regalarla ad altri, cosa che avviene normalmente quando compriamo un cd e facciamo la copia per i nostri amici&#8221;.<br />
Anche il ministro Giorgia Meloni in passato fece dichiarazioni simili.</p>
<p>Apprezziamo il coraggio e la sincerità di chi, come Lei, si prende la responsabilità politica di raccontare la quotidianità di quanto avviene nel nostro Paese: milioni di utenti hanno ormai scelto lo strumento informatico per la ricerca e lo scambio dei contenuti che più li interessano.</p>
<p>Questo fenomeno non può essere semplicemente liquidato come criminalità, o, peggio &#8220;pirateria&#8221;.</p>
<p>Peraltro, le Sue dichiarazioni sono supportate dai risultati dell&#8217;indagine conoscitiva sulla pirateria digitale non a scopo di lucro condotta dall’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni (AGCom), pubblicata qualche settimana fa, nella quale si evidenzia come la pirateria non commerciale nella gran parte dei casi beneficia il mercato e come misure repressive contro questo fenomeno siano inutili e dannose.</p>
<p>Coloro i quali si battono come noi per l&#8217;affermazione delle libertà individuali nel dominio digitale non chiedono alle istituzioni di rinunciare al proprio ruolo regolatore, ma di discutere le possibili riforme per gestire la situazione reale, che Lei mostra di ben conoscere, adottando gli opportuni provvedimenti.</p>
<p>Da Ministro Lei può fare molto per trarre le dovute conseguenze da quanto ha sostenuto pubblicamete.</p>
<p>Innanzitutto chiedendo l’abolizione della legge Urbani nella parte in cui criminalizza il file sharing sanzionandolo penalmente.</p>
<p>In secondo luogo impegnandosi a sostenere iniziative normative che vadano nella direzione da Lei indicata.</p>
<p>Già in parlamento sono state depositate alcune proposte di legge che prevedono la legalizzazione degli usi non commerciali del file sharing, come quella a prima firma Marco Beltrandi, che prevede un pagamento di una licenza da parte dell&#8217;utente o quella a prima firma Roberto Cassinelli che amplia lo spettro delle utilizzazioni libere.</p>
<p>Per esporLe il contenuto delle proposte e presentarLe altre attività alle quali potrebbe essere interessato a partecipare siamo a chiederLe un incontro.</p>
<p>Se Lei volesse essere promotore di un’iniziativa legislativa, o approfondire l’argomento, saremo lieti di mettere a Sua disposizione il contributo di esperti e centri studi che potrebbero arricchire il lavoro e il dibattito sui temi che ha dimostrato di tenere nella giusta considerazione.</p>
<p>Certi di un Suo gentile riscontro, porgiamo distinti saluti</p>
<p>PRIMI FIRMATARI:</p>
<p>• Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie<br />
• Sergio Bellucci, consulente LAIT spa, Presidente Net Left<br />
• Marco Beltrandi, deputato radicale<br />
• Rita Bernardini, deputato radicale<br />
• Paolo Brini, portavoce del Movimento ScambioEtico<br />
• Renato Brunetti, presidente di Unidata<br />
• Marco Cappato, presidente dell&#8217;Associazione Agorà Digitale<br />
• Alessandro Capriccioli, blogger, membro del direttivo di Agorà Digitale<br />
• Roberto Cassinelli, deputato del Popolo delle Libertà<br />
• Marco Ciurcina, presidente dell&#8217;Associazione Software Libero<br />
• Juan Carlos De Martin, co-direttore del Centro NEXA &#8211; Politecnico di Torino<br />
• Fiorello Cortiana, Condividi la Conoscenza<br />
• Arturo Di Corinto, giornalista, presidente di Free Hardware Foundation<br />
• Luigi Di Liberto, coordinatore del Movimento ScambioEtico<br />
• Diego Galli, responsabile Internet di Radio Radicale<br />
• Giovanni Battista Gallus, avvocato ed esperto in diritto delle nuove<br />
tecnologie<br />
• Alessandro Gilioli, giornalista e blogger<br />
• Athos Gualazzi, presidente dell&#8217;Associazione Partito Pirata<br />
• Giulia Innocenzi, blogger e co-conduttrice di Annozero<br />
• Lorenzo Lipparini, membro del direttivo di Agorà Digitale<br />
• Flavia Marzano, presidente UnaRete<br />
• Matteo Mecacci, deputato radicale<br />
• Francesco Paolo Micozzi, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie<br />
• Luca Nicotra, segretario dell&#8217;Associazione Agorà Digitale<br />
• Marco Perduca, senatore radicale<br />
• Marco Pierani, Responsabile Istituzioni Altroconsumo<br />
• Marco Ricolfi, co-direttore del Centro NEXA &#8211; Università di Torino<br />
• Marco Scialdone, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie<br />
• Guido Scorza, presidente Istituto per le politiche dell&#8217;innovazione<br />
• Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani<br />
• Vincenzo Vita, senatore del Partito Democratico<br />
• Vittorio Zambardino, giornalista e blogger</p>
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