La cultura non si mangia, ma senza cultura non si vive

Molte e inutili parole sono state dette su Pompei. Frasi, scuse, promesse dettate dalla circostanza dell’emergenza. Adesso il caso mediatico della settimana scorsa si e’ sgonfiato, sorpassato da nuovi scandali e da nuovi pettegolezzi della politica. Il sipario cala nuovamente sulla citta’ alle pendici del Vesuvio. Ma la tragica emergenza rimane. Chi vive o lavora a Pompei sa benissimo che il crollo della scuola dei gladiatori era un disastro annunciato. Il primo di molti che seguiranno o che sono gia’ avvenuti nel silenzio. A gennaio di quest’anno il muro della «casa dei casti amanti», a 100 metri dalla «casa dei gladiatori», è crollato; poche settimane fa il «vicolo di Ifigenia», che costeggia ad est l’edificio crollato, ha subìto un collasso.

Bondi alla Camera si sottrae alle sue responsabilita’, facendo il ruolo della vittima. Pessima interpretazione. Le sue responsabilita’ oggettive e le sue decisioni gestionali sull’area hanno peggiorato di molto la situazione. Negli ultimi due anni, tolto di mezzo l’indipendente Guzzo, soprintendente per 15 anni,  si e’ preferito cedere totalmente il passo alla valorizzazione, con campagne marketing di dubbia efficacia, evitando di risolvere i problemi alla radice, dimenticandosi totalmente della tutela.

Una di queste iniziative l’hanno chiamata “PompeiViva!”, cercando di dare nuova linfa a una citta’ morente. Mi verrebbe da ridere se non fosse tragicamente reale. Per non parlare dei restauri del Teatro Grande, che sono adesso oggetto di ispezioni e controlli, data l’invasivita’ e la distruzione compiuta dai lavori. Non enfatizzo dicendo che il mio collega inglese, che sta scrivendo una tesi di dottorato sul teatro grande, e’ rimasto basito e sconvolto dai cambiamenti e dai disastri compiuti da questa opera di “recupero” mirata solo alla spettacolarizzazione. Da un anno chiedo personalmente di parlare con l’archeologa che doveva seguire i lavori, per capire meglio cosa e’ successo, ovviamente senza nessuna fortuna, come se ci fosse un muro invalicabile, consapevoli dei danni permanenti arrecati alla struttura.

Con la cultura non si mangia, ha detto infelicemente Tremonti. Ma vogliamo parlare di tutto l’indotto portato dai siti culturali-artistici, che danno da mangiare a molti. Perché quella per la cultura è sempre un investimento, che produce occupazione, genera turismo, produce una ricchezza collettiva e interiore impareggiabile.

Che fare allora? Mentre scrivo le mie riflessioni, si può sempre tentare la disperata proposta dello scrittore Erri Di Luca, dettata dal suo tremendo amore per la città che sta morendo nuovamente, Pompei.

Chiedo all’archeologia di smettere di scavare. Quello che riporta alla luce lo guastiamo e lo mandiamo in rovina. Chiedo di ricoprire gli scavi di Pompei con cenere spenta per poterli affidare alle generazioni future che saranno costrette a essere migliori, visto che peggiori non si può. Siamo eredi senza merito e tutori di una ricchezza che appartiene all’umanità e non  alla competenza di un ministero. Questa ricchezza è quanto di meglio abbiamo da offrire al mondo e siamo responsabili di questo di fronte al mondo. L’immagine dell’Italia all’estero è sfregiata dal ridicolo di certi pruriti anziani e dall’indecente incuria della bellezza ricevuta in dote. Custodire e tramandare la bellezza è la definizione più elementare di civiltà.

Nessun commento renderebbe merito a queste struggenti parole, solo l’amara constatazione che è tutto vero. Non siamo degni del nostro passato.

4- continua

Può una città morire due volte?

Pompei è uguale ad ogni altra città. La stessa antica umanità. Che si sia vivi o morti non fa differenza. Pompei è un sermone incoraggiante. Amo più Pompei che Parigi.” Questo diceva Herman Melville, romanziere statunitense, autore di Moby Dick, indiscusso capolavoro della narrativa. Come dargli torto?

Pompei era una tappa obbligata del Grand Tour, il lungo viaggio effettuato dai ricchi giovani dell’aristocrazia europea che a partire dal XVII secolo arrivavano in Italia per perfezionare la loro educazione. Fra questi Goethe, che rimase sconvolto dalla straordinarietà del luogo: “E lo spettacolo desolante che si leva da questa città, prima sepolta da una pioggia di lapilli e cenere, poi sottoposta al saccheggio di chi l’ha riportata alla luce, ancora riesce a trasmettere il gusto artistico di un popolo, di cui nemmeno il più fine conoscitore ha un’idea, né sentimento, né alcun bisogno.” (Napoli, domenica 11 marzo 1787 , Viaggio in Italia)

Il saccheggio  di Pompei continua ancora oggi , a più di due secoli dalla visita dello scrittore tedesco. Uno stupro sistematico, lento ma costante, che sta uccidendo di nuovo la città. Quello che non hanno fatto  le bombe durante la Seconda Guerra Mondiale, i terremoti, le eruzioni lo sta facendo l’uomo, la peggiore delle calamità naturali.

Non dico queste parole ricolme di rancore perchè recentemente c’è stato il crollo della Schola Gladatoria, che ci ha privato per sempre di un pezzo fondamentale della storia della città.

Chi conosce bene il sito archeologico sa benissimo che la “vita” di Pompei è appesa a un filo da molti anni. La situazione emergenziale è sotto gli occhi di tutti, ma molti subiscono passivamente, nascondendosi sotto la litania della mancanza di risorse.

Nel 2005 l’allora soprintendente Guzzo stilò un dossier sullo stato strutturale del sito archeologico ed emerse che il 70 per cento degli edifici necessitava di interventi di restauro e messa in sicurezza: il 40% con la massima urgenza perché in stato pessimo o addirittura con un cedimento. Poco o nulla è stato fatto. Anzi, a volte sotto il nome di restauro si sono compiuti danni permanenti e irreparabili.

Sfatiamo un luogo comune: Pompei è un sito in perdita. L’area archeologica più grande e sorprendente del mondo è visitata ogni anno da metà dei turisti che entrano al centro Georges Pompidou di Parigi (tre milioni contro sei). Perchè? Mancanza di servizi decenti, contesto ambientale difficile, ricettività a dir poco scadente, pessima gestione del sito, il problema dei cani. Da due anni senza governo, una soprintendenza completamente allo sbando, Pompei si avvia verso un nuovo declino.

Quando ho coronato il sogno infantile di lavorare nella città perduta ero già diventato consigliere comunale. Non guardavo più Pompei come qualcosa di magico, di emozionante, ma rovinando la poesia, non potevo evitare di notare tutti i problemi amministrativi/gestionali del sito.

Lentamente, mentre emergevano i problemi, la gioia diventava tristezza, la felicità si tramutava in angoscia, lo stupore lasciava spazio alla rabbia, allo sconforto, all’incredulità di essere testimone della seconda morte di Pompei, molto più drammatica e crudele della prima,  perchè prevedibile e evitabile.

C’è speranza di salvare la città da una seconda eruzione, più silenziosa ma più letale? Non lo so, ma questa volta non ci saranno ceneri e lapilli a preservare nei secoli il sito archeologico, questa volta l’oblio è garantito.

2 – Continua

Pompei, la favola senza lieto fine

Pompei è la mia storia, Pompei è la mia vita, Pompei è il mio lavoro.

Ricordo ancora quando alla tenera età di 6 anni, i miei genitori mi portarono per la prima a volta a visitare gli scavi. Era un luminoso pomeriggio di Maggio, un caldo torrido preannunciava l’estate imminente. Non so quale immagine affascinò di più i miei occhi da bambino:  la solitudine delle colonne, i volti sfumati negli affreschi, la drammatica visione dei calchi in gesso.

Non so se mi colpì di più l’idea di toccare qualcosa di leggendario, di sentire l’epicità del luogo, di respirare la Storia con la S maiuscola. Di sicuro iniziai a immaginare la bellezza e lo splendore della città in epoche passate, cercando di visualizzare nella mia mente la sontuosità di quel tempio, immaginando chi poteva vivere in quella casa piena di affreschi, domandandosi da cosa scappava quel cane orribilmente storpiato dal gesso.

Da quella visita a Pompei avevo capito che il mio futuro era il passato, in un paradosso semantico che solamente ora riesco a comprendere al meglio. Volevo riuscire a trasmettere le stesse calde sensazioni e l’irrazionale gioia che provavo  cercando di immaginare la vita di quella città oggi deserta, sentendo il peso del trascorrere dei secoli e facendomi capire il fondamentale valore formativo della Storia.

Successivamente con Pompei mi sono incrociato molte altre volte, il tempo di una breve visita, la lettura di un libro, la visione di un documentario, momenti necessari per dare nuovamente fuoco alla passione per questo tesoro dell’umanità. Era bello vedere come il mio entusiasmo non passava e ogni  nuova piccola scoperta era un’emozione, qualcosa che mi avvicinava sempre di più al cuore inarrivabile della città.

Il mio sogno si è avverato due anni e mezzo fa, quando, subito dopo la laurea, ho accettato l’incarico di ricercatore presso il King’s College di Londra. Obiettivo dello studio era la ricostruzione tridimensionale di una villa dell’area pompeiana. Unire il futuro (la tecnologia informatica) con il passato (contribuendo alla conoscenza scientifica del sito), chiudendo il cerchio iniziato venti anni prima.

Non c’è da meravigliarsi che sia una università straniera a finanziare progetti di ricerca su Pompei,siamo solo noi che non riusciamo a capacitarci di quanto siamo fortunati, di quanto la cultura dovrebbe arricchire le nostre vite, migliorare le nostre anime, renderle più tolleranti verso i diversi da sé, riscoprendo il valore della democrazia e della solidarietà e ricacciando indietro le pulsioni della violenza. Noi che abbiamo il 60% dell’intero patrimonio culturale mondiale, dovremmo essere da esempio, guidare il mondo verso una via più serena e illuminata, ma sembra che non ce ne accorgiamoe guardiamo alle nostre bellezze con superficialità e sospetto. A volte guardando come spreco di risorse quei soldi spesi per restaurare quattro ruderi antichi o una chiesa fatiscente.

Un paese che non investe nella cultura è destinato  all’ignoranza, all’intolleranza e alla violenza. Pompei come metafora della cultura italiana: così bella, così fragile.

Ma come ho trovato l’ amata Pompei all’inizio del mio lavoro?

Se all’inizio era una favola, ora non più…il lieto fine è sparito.

Continua…


Pensando al Giugno Pisano 2011, per renderlo ancora più spettacolare e partecipato

Gli eventi del Giugno Pisano sono un bene prezioso che la città offre a tutti, gemme che contribuiscono alla ricchezza culturale e al mantenimento delle tradizioni. Specialmente negli ultimi anni abbiamo assistito a un rilancio delle manifestazioni storiche che hanno riportato una grande voglia di partecipare, di stare insieme, di recuperare un senso di collettività e facendo dimenticare egoismi e insofferenze.
Da due anni vinciamo la regata delle Repubbliche Marinare, piccola rivincita sulla storia, segnale che lo sport pisano può dare ancora molto in termini di qualità e potenziale.
Abbiamo una Luminara sempre più splendida, con più di centomila lumini che fanno risplendere i Lungarni di un’aura magica, quasi sacrale. Per una delle notti più belle dell’anno, Pisa si mette il suo vestito migliore, sempre pronta ad accogliere una marea di gente, anche da fuori città.
Il Palio di San Ranieri ha il suo pubblico di cultori e tifosi, anche se secondo me resta penalizzato dall’orario.
Il Giugno Pisano si chiude con il Gioco del Ponte, la nostra punta di diamante, che quest’anno è stato visto da almeno trentamila spettatori. Vedere il corteo storico alle luci del tramonto, le tribune gremite, i Lungarni pieni, gli effetti scenici, le “battaglie” sul carrello, è uno spettacolo senza eguali nel mondo. Una manifestazione così bella e particolare eppure ancora troppo snobbata  dai Pisani e dai turisti.
Ma questi eventi non potrebbero essere realizzati senza le centinaia di persone appassionate ed entusiaste che spendono gran parte del loro tempo per la buona riuscita di queste manifestazioni storiche. In un clima esasperato dai tagli e dalle difficoltà economiche, che non ci permettono eccessivi voli di fantasia, abbiamo assolutamente bisogno di loro, pilastri fondamentali che reggono l’intera organizzazione. Senza non possiamo costruire niente, non possiamo gettare le basi per rilanciare le nostre proposte e rendere gli eventi ancora più coinvolgenti e spettacolari
Sembrerà prematuro parlare del Giugno Pisano 2011 adesso, che siamo appena entrati nell’Autunno, ma per godere delle bellezze offerte dalle manifestazioni storiche, tanto apprezzate dalla cittadinanza, i “passionari” devono essere già al lavoro. O meglio, bisognerebbe metterli in condizione di operare al meglio, trasformando la loro passione in azione concrete e risolvendo le questioni insolute. Ci vogliono palestre funzionali,  sedi per pianificare l’organizzazione, strumenti decisionali  e chiarezza e condivisione nelle scelte. Altrimenti il patrimonio culturale e sociale che molti danno per scontato rischia di perdersi e svanire, privando la città di un bene collettivo.
Avendo fatto parte del Comitato del Gioco del Ponte, ora sciolto, conosco i molti problemi che questi “passionari” devono affrontare, ma come consigliere comunale capisco che in questa situazione drammatica per i bilanci degli enti locali bisogna razionalizzare le spese, per non tagliare i servizi. La via migliore, come sempre, è quella del dialogo e della sincerità, per trovare insieme soluzioni alternative alla mancanza di risorse, sfruttando l’enorme potenziale ancora inespresso. Solo condividendo il percorso possiamo ottenere nuovo slancio e rinnovato entusiasmo per rendere sempre più bella la città che amiamo e gli eventi che la animano e la rendono viva e speciale.

Marco Bani

Ci si vede stasera alla nostra “notte bianca”, tempo permettendo – Luminara 2010

Si prospetta una Luminara favolosa stasera. Il 95%  dei palazzi sarà coperto dai lumini in un tripudio di luci e fiammelle. Più di centomila lumini vestiranno Pisa di un’aura magica, quasi sacrale, per una delle notti più belle dell’anno. Pisa si mette il suo vestito migliore ed è pronta ancora una volta a vedere i suoi lungarni stracolmi di gente, pisani e non.

Via ogni interferenza visiva (luci al neon e simili) e un gradito ritorno: la riscoperta della funzione storica della Luminara con la processione del Santo sull’Arno.

Raddoppiati i fuochi d’artificio che quest’anno verranno lanciati non solo dalla Cittadella, ma anche dal Lungarno Buozzi per rendere tutto più affascinante e festoso. E per chi non vuole rinunciare alla cultura i musei sono aperti anche di notte. Trovate tutte le altre iniziative culturali e artistiche  e le informazioni sulla visibilità in questo appello del Sindaco.

Non ci sono scuse per non partecipare all’evento più bello che la città di Pisa offre durante l’anno (insieme al Gioco del Ponte). Una serata giusta per staccare dai Mondiali (e dalle fastidiosissime vuvuzela) e per ritrovare quel senso di collettività che si è perduto da tempo, ritrovando vecchi amici o scoprendone di nuovi.

Ci sono tutti i presupposti per una bellissima serata, rilanciata con forza e passione dall’amministrazione comunale. Abbiamo provato a eliminare ogni problema e nulla può rovinare la nostra “notte bianca”. A parte la pioggia, ma i miracoli non riusciamo ancora a farli (per quelli suonate a Palazzo Grazioli)

Un paese senza cultura è un paese senza futuro: la scure dell’ignoranza

Se anche un fedelissimo, un soldatino, un “tirapiedi” come Bondi, sempre pronto a elogiare ogni mossa del presidente, si infiamma e si sente “esautorato” vuol dire che Tremonti l’ha fatta grossa. La cultura, un settore già in crisi prima della crisi, subisce dei tagli spaventosi: duecentotrentadue enti nazionali verranno soppressi o avranno una forte riduzione delle entrate, che significa chiusura in un contesto privo di profitto come quello culturale. Una mannaia trasversale che non fa differenze territoriali o politiche. Pisa non rimane esclusa e forti tagli sono previsti per la Domus Mazziniana e la Domus Galileiana. Non si capisce la ratio delle scelte che sembrano incoerenti con le decisioni prese in passato. Ad esempio la Domus Mazziniana è stata valorizzata e  inserita nel contesto delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, ma senza finanziamenti l’ente dovrà chiudere a breve, facendoci perdere un patrimonio culturale inestimabile.

Anche il cinema italiano viene pesantemente colpito e falcidiato:il Centro Sperimentale di Cinematografia (CSC), che ha formato illustri registi, sceneggiatori, tecnici e interpreti (tra i tanti Gabriel Garcia Marquez, premio Nobel) rischia di chiudere e di far perdere “migliaia e migliaia di pellicole che richiedono un trattamento particolare.Infatti I film devono essere custoditi in appositi “cellari” a temperatura ed umidità costante per evitare il deterioramento. Tutto ciò richiede costi per il personale, per l’acquisto delle apposite strutture e per il pagamento delle bollette elettriche. Senza soldi saremmo semplicemente costretti a spegnere gli interruttori e mandare al macero i film” dice Francesco Alberoni, presidente del CSC.

Ulteriori sforbiciate potrebbero segnare la fine per il cinema italiano, in un momento dove si intravede una piccola risalita con film di qualità, dove attori come Elio Germano vincono premi internazionali e nonostante i tagli al FAS degli anni passati.

Ma se finalmente il governo ha ammesso la crisi, rimarcando tutta l’irresponsabilità della gestione dei mesi precedenti, annunciando una manovra di “lacrime e sangue” qualcosa bisogna pur tagliare e in un momento di forte difficoltà lavorativa con un milione  di disoccupati in più e 300mila cassaintegrati,  la cultura sembra un lusso che non ci possiamo permettere. Il perchè questo sia sbagliato lo spiega molto bene Eugenio Scalfari, in un vecchio editoriale:

A che cosa serve la cultura? Serve a migliorare l’anima delle persone, a farle riflettere, a renderle più tolleranti verso i diversi da sé, quindi a scoprire il valore della democrazia e della solidarietà, a ricacciare indietro le pulsioni della violenza. Perciò la democrazia, cioè lo Stato democratico, ha un interesse primario a promuovere la cultura, ad allargarne le radici e le fronde. E poiché il nostro mondo è in preda a un rigurgito di violenza e d’intolleranza, lo Stato democratico è chiamato a intraprendere una necessaria alfabetizzazione incoraggiando la nascita di quella che lui chiama una “intelligenza di massa”. Lo Stato democratico, non può avere un contenuto etico senza snaturarsi. Quindi non può scegliere tra questi diversi progetti quello che gli piace e quello che gli dispiace. Li deve accettare tutti destinando a tutti il suo aiuto in termini di esenzioni fiscali, facilitazioni immobiliari, libera circolazione nelle sale, accesso alle Tv pubbliche e private. Il mercato guida e intraprende, il denaro pubblico aiuti tutti senza alcuna discriminazione nei limiti delle risorse disponibili. Questo è il nocciolo della provocazione baricchiana. E poi vinca il migliore, la cultura vincerà con lui, l’intelligenza di massa e l’alfabetizzazione culturale faranno decisivi passi avanti. Lo Stato non deve essere etico ma neppure privo di pensiero. Deve tutelare il patrimonio culturale della società che lo esprime. Quindi l’archeologia. La memoria collettiva. I reperti. I repertori. Deve renderli accessibili. Deve favorire la ricerca storica e quella scientifica. Le risorse culturali debbono avere questa oculata destinazione. I privati debbono avere piena libertà di intraprendere facendo della cultura un mezzo per ottenere un lecito profitto. Siano liberi di farlo a proprio rischio così come si costruiscono automobili, reti televisive, telefoni satellitari e mille altre cose e servizi. Eugenio Scalfari – 27/02/09


Abbiamo espugnato la Cittadella! – CC 29 Aprile

La Cittadella di Pisa, un tempo centro fiorente della cantieristica pisana, è purtroppo non molto valorizzata oggi. I gravi danni provocati dalle bombe della II guerra mondiale hanno distrutto pesantemente questa zona e oggi delle strutture duecentesche  restano gli archi di mattoni inseriti nel muro di difesa lungo l’Arno, oltre alle trecentesche arcate tamponate dei capannoni. La Cittadella, famosa per la Torre guelfa (ricostruita nel dopoguerra), era di proprietà demaniale, complicando ulteriormente la gestione dell’intera area, causando anni di incuria e di scarso controllo. Ma nel Consiglio Comunale del 29 Aprile abbiamo votato l’acquisto dell’intera zona per 1.745.000 €, per una superficie complessiva di 58mila mq. La Cittadella entra in uno dei 18 progetti PIUSS, che trasformeranno la città. Attraverso il cofinanziamento ci sarà un grande piano di recupero dell’area che prevede funzioni di tipo culturale come il museo della città nel complesso legato alla Torre Guelfa, servizi per i turisti legati al nascente museo della navigazione negli arsenali repubblicani e funzioni attinenti all’attività ricettiva nella vasca del Michelucci.

La Cittadella sarà un’area strategica per il turismo, le iniziative culturali e sociali. Da qui, con il completamento del trasferimento della caserma Bechi Luserna, si creerà un nuovo percorso turistico di accesso a Piazza dei Miracoli. Una vasta area a verde pubblico, con piste pedonali e ciclabili, completa l’intervento valorizzando l’area che nel suo insieme è destinata a divenire una vetrina del sistema economico e ricettivo locale. (dal sito del Piuss)

Un altro passo verso la realizzazione del percorso museale dei Lungarni, che allargherà ulteriormente l’offerta culturale extra Piazza dei Miracoli. Pisa non è solo la Torre, è molto di più.

Buon anno!

Cari amici pisani e non oggi si celebra il nuovo anno.  Certo, Pisa, città ricca di tradizioni, festeggia il Capodanno il 25 Marzo. Perchè?

Prima di adeguarsi al calendario Gregoriano, dal 1200 fino al 1749 i pisani avevano un loro calendario. Questo faceva iniziare l’anno il giorno dell’Annunciazione esattamente nove mesi prima di Natale, il 25 marzo.
Per attuare questo calendario venne cancellato semplicemente il periodo dell’anno precedente al 25 marzo: nello stesso tempo questa data fu riconosciuta come primo giorno del nuovo anno solare, che si sarebbe poi concluso il 24 marzo dell’anno successivo.
In pratica il capodanno andava a coincidere con il giorno della Annunciazione, cioè nove mesi prima di Natale .
Per essere certi di non sbagliare giorno per i festeggiamenti del nuovo anno, i pisani avevano costruito nella cattedrale una specie di “sveglia solare”, una finestrella tonda posta alla base della cupola della cappella di San Ranieri dalla quale, proprio il 25 marzo a mezzogiorno esatto penetra un raggio di sole che va a cadere esattamente su una mensola in pietra posta sopra il pergamo di Giovanni Pisano; quello è il segno che indica l’inizio del nuovo anno.
Il calendario pisano rimase in vigore a tutti gli effetti fino al 31 dicembre 1749, poi Francesco I di Lorena, Granduca di Toscana, ordinò che anche Pisa si adeguasse a quello gregoriano.


Da alcuni anni (intorno agli anni ’80) il sindaco di Pisa ha ripristinato questa antica tradizione, ed è così che il 25 Marzo a Pisa c’è un motivo in più per festeggiare e ricordare le vecchie tradizioni. Oggi le iniziative sono molte. In particolare vorrei ricordare l’apertura della mostra sui costumi del Gioco del Ponte a Palazzo Reale, iniziativa organizzata dal neo comitato, del quale faccio orgogliosamente parte.  Per celebrare l’evento ci sarà una sfilata rappresentativa alla quale parteciperò (non so ancora vestito come, seguiranno foto).

Ecco il programma completo:

ore 10 Palazzo Reale
Inaugurazione Mostra dei Costumi del Gioco del Ponte
ore 11.30 Chiesa di S. Giorgio ai Tedeschi
Partenza del corteggio
ore 11.45 Cattedrale
Accoglienza del corteggio
ore 12 Cattedrale
Solenne proclamazione del Nuovo Anno
ore 15 e ore 18 Domus Galileiana
L. Fibonacci alla Domus Galileiana “La matematica nel medioevo”
ore 16 Amici di Pisa (via P. Gori 17)
Rievocazione del Gioco del Ponte con proiezione di immagini e filmati
ore 17.30 Royal Victoria Hotel
“A.D. 1133 Calcinaia: incontro tra un Papa e un Imperatore”
conferenza di Sergio Scarselli – Accademia dell’Ussero
ore 18 Chiesa di Santa Cristina
Inaugurazione della mostra “I colori della contempalzione” icone della pittrice Veronica Jane Gatti

20 anni dalla morte di un grande artista

“Sto seduto su un balcone a guardare la cima della Torre Pendente. E’ davvero molto bello qui. Se ci fosse un paradiso, spero che assomigli a questo” Keith Haring 89

A Pisa abbiamo una delle opere d’arte contemporanea più bella del mondo. Soprattutto è pubblica. La possiamo vedere gratis! Non è banale. Si tratta di “Tuttomondo” del compianto artista Keith Haring.

Pisa celebra Keith Haring, nel ventesimo anniversario della morte, sotto il murale “Tuttomondo” a Pisa. Dalle ore 18 alle 22, musica, danza, animazioni per bambini e tutti coloro che conobbero Haring avranno la possibilità di raccontare in video la loro esperienza. Saranno anche proiettati video sulla realizzazione dell’opera e sul soggiorno a Pisa di Keith Haring. L’obiettivo è quello di ricreare il clima vissuto in città durante quella fantastica settimana del mese di giugno, quando Haring realizzò il dipinto coinvolgendo tutti coloro che si affacciavano incuriositi a vedere cosa stava succedendo.

LEGGI la storia di Alessio che ha partecipato al murale con Keith: http://ow.ly/13iTx

Qui un interessante articolo sulla genesi dell’opera e la storia del soggiorno pisano dell’artista

Ho già parlato delle sensazioni che ci regala il murale. Riprendo qualche passaggio :

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E’ tempo di bilanci 1 – Il consiglio comunale del 21 Dicembre

L’anno sta velocemente finendo e il 21 Dicembre abbiamo votato il bilancio 2010. Prima di questo passaggio in Terza Commissione (sport, cultura, turismo, scuola) abbiamo impiegato diverse riunioni per ascoltare le relazioni sul bilancio dei diversi assessori che hanno deleghe afferenti alle nostre tematiche.

Questa è la relazione del Presidente Branchitta che ha illustrato durante il Consiglio Comunale a seguito della discussione svolta nelle precedenti commissioni:

Il bilancio che oggi stiamo discutendo è stato, per alcuni capitoli, oggetto delle audizioni degli assessori di competenza nella terza commissione. Causa problemi di tempo. e limiti organizzativi, dei quali mi assumo la responsabilità, il programma che ci eravamo dati non è stato  svolto al completo mancando, nelle audizioni, la parte che riguarda lo sport e manifestazioni storiche.

In commissione abbiamo ascoltato gli Assessori con delega al Commercio, Cultura e Scuola e da tutti e tre appare chiaro come la proposta di bilancio del 2010 risponda alle richieste di ciascuno almeno nelle linee generali.

Questo non è cosa da poco se lo collochiamo nei tempi in cui siamo, dove ristrettezze economiche, difficoltà da parte dello Stato di garantire i trasferimenti dovuti, levano a qualsiasi amministrazione gli strumenti e le risorse necessarie per fare un bilancio.

Ritengo per quanto detto doveroso riconoscere all’assessore Viale i meriti nell’essere riuscito a predisporre il bilancio 2010 senza introdurre nuove imposte o aumenti in quelle esistenti garantendo nel contempo la riduzione del debito oltre che tutti i servizi al cittadino.

Nelle relazioni degli assessori non sono mancate la elencazione di cifre destinate a progetti vecchi e nuovi ma in tutti, quello che è emerso di più, è il forte  impegno dell’amministrazione sul piano degli investimenti pubblici o stimolati dal pubblico. Come è stato più volte ricordato, ma a mio avviso non a sufficienza, il 2010 sarà infatti l’anno della progettazione e dell’avvio dei lavori per il PIUSS che dovranno   essere conclusi entro il 2014. Voglio anch’io sottolineare l’ingente somma  prevista per questi  progetti: 40 milioni d’investimenti su beni culturali e su luoghi d’attrazione turistica, progetti che cambieranno il volto della città non solo sul piano urbanistico ma anche sul modo di vivere dei cittadini Pisani. E’ auspicabile per le ragioni che ho appena elencato che la terza commissione che presiedo abbia un ruolo, non solo di ascolto ma anche in fase di programmazione.

Su questa parte importante del bilancio io ho avvertito anche da parte dei colleghi della minoranza che fanno parte della 3° commissione una attenzione positiva a dimostrazione che al di là dei ruoli quando si tratta dell’interesse della città tutti siamo pronti ad affrontare le questioni con responsabilità.

Con i progetti del PIUSS e quelli già  realizzati, vedi il polo espositivo di San Michele degli Scalzi di recente inaugurazione, l’offerta culturale della città è destinata ad aumentare; non più solo i luoghi sacri della Pisanità come piazza dei miracoli, ma una offerta spalmata in tutto il territorio cittadino.

La visita che abbiamo effettuata sempre come terza commissione al San Michele degli Scalzi  ci ha fatto scoprire la bellezza di un luogo prima in forte degrado oggi recuperato e ridato in uso e all’uso dei cittadini: uno struttura polifunzionale, una piazza, una gradinata come fosse un anfiteatro dove si potrà assistere a manifestazioni che nella stessa piazza si possono organizzare a godimento dei Pisani e dei turisti.

Tutti siamo consapevoli dell’ingente patrimonio culturale della nostra città e delle potenzialità che questo patrimonio ha nel ridare forza  e stimolo alla economia locale  , spetta a noi saper promuovere al meglio, in Italia e nel mondo le nostre bellezze, se sapremo farlo il ritorno economico sarà garantito e allora sarà anche più facile per l’Assessore fare un bilancio.