#UnfuckGreece – Il gallo di Asclepio e il sapore della cicuta

Il muro del Parlamento greco si tinge di rosso mentre cala il tramonto. Bisogna aspettare le prime proiezioni, verso le 8 e mezzo, per iniziare a vedere i sorrisi di quei pochi presenti in Piazza Syntagma a quell’ora, circondati dal fumo dei venditori di gyros e mezedes. La polizia è lontana dagli occhi, ma è presente in dosi massicce.

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Mentre guardo il caratteristico cambio della guardia, penso a qualcosa che avevo relegato nel cassetto della memoria: «O Critone, noi siamo debitori di un gallo ad Asclepio: dateglielo e non dimenticatevene!» Queste sono state le ultime parole di Socrate dopo aver bevuto la cicuta che lo portò alla morte.
Sicuramente ci saremmo aspettati di più da uno dei massimi esponenti della filosofia occidentale. Eppure queste parole suonano straordinariamente attuali, in un presente dove la Grecia ha un debito verso creditori esteri tra i più alti al mondo e il negoziato saltato serviva proprio per restituire i soldi, non per risollevare le sorti del malandato popolo greco. Ma i debiti vanno onorati, come ci insegna la stessa filosofia greca.
Non dimentichiamoci però che la Grecia è un condannato a morte, infatti il Fondo Monetario Internazionale, la faccia più cattiva della Troika, ha stimato che nonostante gli aiuti programmati, se accettati passivamente, porterebbero la Grecia a un default economico entro il 2030. SOfferenze oggi per maggiori sofferenze domani. Solo i martiri possono resistere.

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Ecco perché invece di una lenta agonia ieri il popolo greco ha scelto di bere la cicuta e si è messo in attesa. Qualcuno somministrerà l’antidoto? Sarà quello giusto?
Nessuno lo sapeva ieri in piazza Syntagma e il clima felice delle vittorie politiche è sostituito da un orgoglio patriottico che ha portato a manifestare più con la bandiera della Grecia che con quelle dei partiti politici.
Un orgoglio che può sembrare Hybris, ὕβϱις, un tema ricorrente della tragedia greca. Significa “tracotanza”, “eccesso”, “superbia”. Già li ho visti su Facebook i commenti di chi si dice “stufo di pagare i debiti di persone che hanno vissuto oltre le loro aspettative”, “arrabbiato di dover sovvenzionare i baby-pensionati”, spingendo con forza per abbandonare la Grecia al suo inesorabile destino.
Eppure proprio la Hybris è un evento accaduto in passato che influenza in modo negativo il presente. È una “colpa” dovuta a un’azione che vìola leggi divine immutabili, ed è la causa per cui, anche a distanza di molti anni, i personaggi o la loro discendenza sono portati a commettere crimini o subire azioni malvagie.  Ecco la tragedia diventata realtà: le colpe del passato di banchieri e politici sono ricadute su tutto il popolo greco, accumulando ira e vendetta, che per fortuna si sono tramutate ieri sera in canti e bandiere. Ma le bandiere non si mangiano e la liquidità delle banche si sta esaurendo velocemente. La cicuta comincia già a fare effetto.

DSC_0646Un flebile altoparlante spara a basso volume un po’ di musica greca, per accompagnare i balli di pochi sovraeccitati. Per il resto è una festa molto composta, con un esercito di giornalisti, reporter, freelancer e curiosi pronti a immortalare ogni sussulto di vita, di eccesso. Eppure la l’armonia è stata spezzata da noi , quando un gruppo di ragazzi italiani si è scontrato con Beppe Grillo e i suoi supporters, accusati di speculare sulla pelle dei greci.

DSC_0665Questa vittoria dell’#OXI restituisce fiato e voce ai nuovi sofisti sparsi in Europa, ovvero quelli dileggiati dallo stesso Socrate per voler convincere utilizzando la forza persuasiva delle parole piuttosto che la forza logica del ragionamento. Le dichiarazioni di Grillo e Salvini non sono l’antidoto, equivalgono ad aggiungere nuovo veleno in un corpo già morente.
Verso mezzanotte la piazza si svuota rapidamente alla notizia che Tsipras non terrà un discorso ufficiale. I balli si fanno sempre più solitari. Lo sventolio di bandiere si affievolisce. I bambini chiudono le palpebre.
Tutti tranne uno, che mi guarda con i suoi occhi blu intensi. Ecco, se la Grecia avesse un colore sarebbe sicuramente il blu dei suoi occhi, come il colore delle bandiere che riempiono la piazza e del mare che la circonda da ogni lato.
Adesso che ci penso il blu è anche il colore della bandiera europea, quella stessa unione di popoli dileggiata e vituperata nonostante sia la costruzione umana più importante avvenuta dopo la Seconda Guerra mondiale, ma purtroppo ancora incompiuta. Cosa succede ora? Ecco la domanda che parte da piazza Syntagma e rimbimba in ogni città del mondo. Io “so di non sapere”, ma sicuramente la cicuta ha un sapore meno amaro dell’austerità e dell’umiliazione.

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