6 – American Life – Born down in a dead man town

Dove eravamo rimasti?

Born down in a dead man town, The first kick I took was when I hit the ground
You end up like a dog that’s been beat too much  Till you spend half your life just covering up

Questa è la prima strofa di Born in the USA, una delle canzoni che più ricorda l’America e il suo stile di vita, grazie anche alla fantastica voce folk di “The boss”. Ma al contrario di quello che dice la canzone, io non volevo essere picchiato come un cane durante la mia prima esplorazione nella vita di una cittadina statunitense. Mi sentivo un Amerigo Vespucci dei nostri tempi, senza le caravelle colme di cibo o una bussola a ricordargli la via,  ma con bagagli pieni di calzini e mutande, con l’Iphone incollato alla mano per orientarsi e trovare quella maledetta strada dove si trovava la mia sistemazione. E’ l’esplorazione 2.0. ’
Devo ammettere che la situazione vista da un normale passante poteva sembrare comica, anche se per me era tragica: un ragazzo visibilmente disorientato che trascinava una valigia di 35 kg quando al massimo ne poteva contenere la metà (e per questo  mi aspettavo l’implosione a momenti), uno zaino sulle spalle da campeggiatore della domenica, carico anche questo fino all’inverosimile, come un bombolone alla crema, così colmo che se lo afferri troppo forte esce tutto il ripieno, telefono in mano costantemente alla ricerca di wireless gratuite, per scaricare le mappe che mi avrebbero portato a destinazione. Uno stop&go continuo, che mi stava lasciando in un imbarazzante bagno di sudore.
Da una casa sento quelle note, la melodia di “Born in the Usa”, che mi riportano al compito della mia missione da esploratore. Che cosa stavo vedendo?
Avete presente quelle sensazioni di “già visto” che ti vengono quando pensi di essere già stato in un posto? Ecco, l’America è un immenso e continuo dejà-vù. È quasi una maledizione: tutto è così familiare, consciuto, prevedibile.  Le case sono tutte villette a più piani con giardino, decine di padroni che portano a spasso cani terribilmente piccoli, macchinoni con le casse a tutto volume che sparano musica rap. Manca solo il vicino che falcia l’erba e ti saluta e poi sembra di essere finiti dentro uno dei tanti film che provengono da Hollywood : la realtà che vedi finisce per non sembrarti vera, originale, realmente esistente. I produttori cinematografici hanno lavorato così tanto e maledettamente bene che hanno fatto del sogno americano un film che non finisce mai, dove il confine tra la vita quotidiana e la finzione non c’è più. Camminando per le strade di un tranquillo paese americano sembra di girare un remake, dove per la prima volta hai la possibilità di interagire. Mancano solo le telecamere.
E quando giro un angolo e mi trovo davanti un chiosco di legno improvvisato, con due bambini piccoli e biondi che vendono un bicchiere di limonata a un dollaro, la voglia di buttarlo giù è enorme. Hanno perfino fatto la scritta a mano, con la classica calligrafia approssimata dei bimbi. Mi fermo e ricaccio indietro la voglia di fracassarlo: tanto arriverà qualche bullo che lo farà per me, come da tradizione cinematografica.
Ma dopo aver fumato una sigaretta aspettando impazientemente il chiosco è ancora lì, ancora intatto, e mi è venua voglia di una limonata. Pago il ragazzino che risponde con un sorriso e un bicchere tracolmo di succo. E’ dolce e barbaramente zuccherata e trattengo la voglia di tirargliela in faccia. Dopotutto avevo sete.
Mi allontano, un po’ deluso, dal chiosco di limonate per riprendere il mio cammino. Ho già accennato alla quantità elevata di padroni con i cani, la mia curiosità si è poi concentrata sul loro comportamento. Avrebbero raccolto i bisogni dell’animale? Non mi ci è voluto molto a scoprirlo: un bassotto si ferma accanto a me e rilascia feci fumanti. Mi fermo per osservare la scena, rischiando di essere scambiato per un coprofilo: sì alla fine il padrone estrae una busta e raccoglie gli escrementi. Un caso non fa statistica, ma almeno è un benvenuto di civiltà.
Cerchiamo di sfatare un altro mito: non è vero che tutte le porte sono aperte, anzi, non mi sembra un posto dove ci si fida della comunità, nonostante Cambridge e tutto il Massachussetts abbiano un grado di criminalità basso rispetto alla media. Non siamo ancora ai livelli di inferriate alle finistre, ma di allarmi e rilevatori alle porte ne ho già visti parecchi. D’altra parte la casa rimane ancora il luogo più sicuro per la famiglia americana. Le bandiere a stelle e strisce sono ovunque, simbolo di un patriottismo ancora forte e diffuso.
Supero l’ennesimo parco, anche questo con campo da basket e da baseball gratuiti, e finalmente riesco a scorgere la terra promessa, ovvero l’alloggio dove poter lasciare il mio pesante fardello e riposarmi dopo il lungo viaggio. Scoprirò successivamente che i parchi urbani sono una felice costante nelle cittadine americane, qualcosa da importare nuovamente, sopratutto per quanto riguarda l’uso gratuito di impianti sportivi, visto che purtroppo in Italia sono quasi tutti privati (ma dello sport parlerò più avanti). Columbia Street, 319, sono arrivato. Da buon esploratore appena arrivato bacio il suolo. Eccomi qua davanti a una casa a 3 piani con giardino,con la porta sul davanti rigorosamente in legno truciolato. Ora voglio vedere il frigo grande come un armadio, la televisione poco sopra l’altezza del pavimento e la porta sul retro con la zanzariera. Ah, e poi voglio scendere dalle scale che uniscono i diversi piani urlando come un pazzo furioso. Questo mi hanno insegnato le sitcom americane. La porta è chiusa, vorrei provare a entrare dal retro, o passare da una finestra. Ma sono quasi sicuro che non sarei apprezzato o accolto con un sorriso,  come invece  fanno con disinvoltura l’amico/a o il fidanzato/a nei film. Mi rattristo e  suono banalmente il campanello, con la bocca ancora impastata da quella orrenda limonata bevuta poco prima. Non sarò nato negli USA come Bruce Springsteen, ma di sicuro è come se ci fossi cresciuto, come se non ci fosse più niente da scoprire. Mi sbagliavo tremendamente: l’American Life supera decisamente la fantasia.

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