#fantapolitica La storia di Alexander, professore in una Grecia uscita dall’Euro

Alexander è un professore greco. In un giorno delle prossime settimane si sveglia la mattina, prepara la colazione, accende il computer e apre la pagina web del suo giornale preferito. Una notizia campeggia a caratteri cubitali, in un drammatico rosso squillante: “si torna alla dracma, la Grecia è fuori dall’Euro”. Alexander è sconcertato, mai avrebbe creduto che l’Europa lasciasse scivolare via la Grecia, la culla della democrazia. Quando sentiva parlare di “salvare le radici dell’Europa” pensava si riferissero alla Grecia e non all’eterna lotta di un Occidente impaurito dall’avanzare dell’Est.
Alexander è stravolto, non sa cosa fare. Pensando a cosa potrà succedere con la svalutazione della dracma, corre alla propria banca per salvare i suoi pochi euro risparmiati e piazzarli altrove, ma trova una brutta sorpresa: il governo greco ha bloccato i prelievi per evitare una fuga di capitale. Impotente, completamente in balia degli eventi, Alexander vede scorrere gli eventi successivi senza poter fare niente. Il giorno dopo il ritorno della dracma c’è subito una forte svalutazione della moneta (40-70%) che abbassa drasticamente il valore dei suoi risparmi. Addio viaggi fuori dalla Grecia, troppo care le altre monete. Ma soprattutto addio alle merci estere. Con i prezzi saliti alle stelle e l’inflazione che galoppa verso il 20%, diventa proibitivo mangiare la carne, bere un caffè, scegliere la verdura. Il mutuo per la sua piccola casa diventa inaffrontabile, perché è stato contratto in euro, mentre il suo stipendio è nella svalutata dracma. Alexander deve quindi dire addio alla casa di proprietà, è tempo di trovare un altro alloggio in affitto. Di prestiti non se ne parla, le banche boccheggiano e non hanno più soldi nemmeno loro.
Riguardando a fine mese il suo già ridotto stipendio vede che le tasse sono aumentate. Ma come? Eh già caro Alexander, la Grecia non ha più accesso ai mercati ed è costretta a finanziare le sue uscite (stipendi e pensioni) solo con le entrate tramite imposizione fiscale. Eppure Alexander, stimato professore di filosofia, pensava di essere al sicuro avendo trovato posto nel pubblico. Invece ecco la cruda verità: addio ceto medio, benvenuta povertà. Ma non è il solo. L’addio all’euro costerà carissimo a tutti i greci: il Prodotto interno lordo, calcolano alcune proiezioni informali del Tesoro, potrebbe crollare del 20 per cento in un anno.
Ma non sarà solo Alexander a pagare, anche Mario e José, suoi colleghi accademici, si ritroveranno coinvolti nel vortice: italiani e spagnoli, ha calcolato Ubs un anno fa, pagherebbero tra i 9.500 e gli 11.500 euro a testa all’anno per l’addio di Atene.
La breve storia di Alexander è solo un possibile scenario (dati presi da questo articolo) dell’apocalisse politica-economica conseguente all’arrivederci della Grecia.
Un racconto possibile, che coinvolge anche noi, dato che una forza che sta riscuotendo un grande successo in Italia (il movimento di Beppe Grillo), ha nel suo programma l’uscita dalla moneta unica.
Ecco, quando esprimete le vostre simpatie per Grillo&Co pensate alle centinaia di migliaia di Alexander che realmente troverebbero la catastrofe umana e sociale in uno scenario post-euro.
Occhio a seguire gli slogan, ci abbiamo rimesso venti anni.

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