La prossima copertina del Time: dalla fiction alla realtà

90 giorni. Un tempo sufficiente per cambiare l’affidabilità di un paese agli occhi del mondo. Se i governanti sono lo specchio della della società, l’immagine italiana non è più storta. Sono passati solamente tre mesi da quando il Time dedicava la copertina a Silvio Berlusconi, con un’affermazione che sapeva di accusa: “l’uomo dietro all’economia più pericolosa del mondo”. Nessuna prospettiva di riforma, governo litigiosissimo e zero credibilità nei mercati, che si stava traducendo in uno spread (parola ormai familiare) altissimo e un rischio serio di non vedere rifinanziato il debito pubblico. Poi è arrivato il 12 Novembre,forse il giorno che ha rivoluzionato la politica italiana. Mario Monti, bollato come “tecnico”, diventa Primo Ministro, supportato dai due partiti più grandi, che fino alla settimana prima si scannavano in televisione e in Parlamento con urla e accuse.
Finisce l’era dei deputati-star: i numeri non sono più un problema, la maggioranza è troppo ampia per incappare nei ricatti di un singolo deputato. Spariscono i vari Razzi, Scilipoti (che ha provato un po’ a distinguersi votando no al nuovo governo, per poi finire nel dimenticatoio anche lui), Milanese, Papa, Tedesco, Bisignani, Calearo, Moffa, Siliquini, Cesareo, Villari e tutti gli altri teatranti dello spettacolo messo in scena dal grande produttore (perché metteva i soldi) Berlusconi.
Quello che sta succedendo è strano. Avevamo così tanta paura di fare delle riforme che siamo rimasti paralizzati per anni, per poi essere costretti a “giocare al ribasso” con le decisioni prese nella manovra “Salva-Italia”, con tutti i sacrifici derivati. Il prezzo da pagare per anni di immobilismo politico. Sarebbe stato troppo facile scaricare il governo in quel momento, per guadagnare una manciata di elettori. Ma la credibilità? Ci sarebbe forse un italiano ora sulla copertina del Time? Saremmo stati in grado di spiegarlo all’Europa? O magari proprio questo weekend si sarebbero tenute le elezioni, con alleanze frettolose e impreparate guidate da un leader con le stesse caratteristiche?
Invece no, siamo ancora in gioco. Dappertutto, protagonisti della politica internazionale, presenti nelle scelte decisive, ascoltati dagli altri leader. Alla pari. Incredibile, tutto questo in 90 giorni. Il valore di un uomo conta più dell’arroganza dei predecessori, più di tutte le barzellette che ci siamo subiti in questi anni, più di ogni commento fuori luogo. C’è stato un default del recente passato, considerata una parentesi negativa, uno scherzo durato troppo a lungo. Abbiamo gettato la maschera, ormai logora e consunta, per mostrare la nostra vera faccia. Dalla fiction stile Grande Fratello, dove tutto è un’iperbole, alla drammatica realtà di un film neorealista, che racconta in maniera cruda, ma vera, la situazione economica e morale di oggi.
Non credo che Monti salverà l’Europa, come cita la nuova copertina del Time. I superuomini non esistono. Occorrono processi troppo lunghi, che richiedono più persone coraggiose, di diverse nazionalità. Nessun politico da solo ha creato l’Europa. Se fosse mancato anche uno solo tra De Gasperi, Schuman, Adenauer, Monnet non so se saremmo arrivati a questo punto.
Di una cosa sono sicuro però: Monti sta dando tempo per costruire una politica di largo respiro, la politica delle grandi occasioni, quella determinante per cambiare. Il futuro non è suo, ma di chi riuscirà a non sprecare questa opportunità, questo prezioso intervallo di tempo, gettando le basi per qualcosa di nuovo. Un progetto che sappia rispondere ai gravi problemi nazionali dandogli allo stesso tempo un respiro europeo. Una visione che sappia coinvolgere la maggior parte delle persone, che non escluda nessuno, che sappia restituire credibilità alla politica. Perché la prossima volta, sul Time, in copertina, non voglio vedere un italiano. Voglio vederci l’Italia intera.
 

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