2012: ritorno al futuro (3) Pisa, non più “vituperio” ma “brava gente”

Il vostro futuro non è ancora stato scritto, quello di nessuno. Il vostro futuro è come ve lo creerete. Perciò createvelo buono. (Doc)

Questo è il suggerimento di Doc a Marty e alla sua ragazza in Ritorno al futuro III.
Ma Pisa è una città proiettata nel futuro? Ne avrebbe tutte le potenzialità: tre università, una delle strutture di pronto soccorso più grandi d’Europa, un aeroporto che macina record, prospettive di sviluppo e di riqualificazione urbana (i famosi PIUSS). Questo è il presente, una solida base dalla quale partire per arrivare a quel concetto di “città intelligente” che dovrebbe guidare l’operato degli amministratori locali. “Città intelligente”? Una città finalmente liberata dagli stupidi? No, una città che utilizza al meglio le risorse che ha e le integra fra di loro restituendo servizi pù efficaci ed economici. Risparmio energetico, fonti rinnovabili, servizi digitali, mobilità sostenibile. Ma per fare tutto questo occorrono finanziamenti e capacità di guardare al futuro, sempre più difficili in questo contesto economico. Tutti sanno che è ormai uno stillicidio quello che si sta compiendo nei confronti degli enti locali, visto che da quattro anni i bilanci si assottigliano sempre di più, complici i tagli dall’amministrazione centrale. Per questo un’amministrazione locale tende a privilegiare “la qualità della vita”, ovvero cercare di mantenere tutti quei servizi che servono per il presente, come ad esempio manutenzione delle strade, asili nido, trasporti.
I politici sanno che ogni servizio tolto e non mantenuto, pur essendo magari colpa di minori entrate dallo Stato, significa voti in meno, visto che il Comune diventa il primo sportello d’ascolto per l’insoddisfazione e lo sfogo del cittadino.
In queste condizioni è difficile pensare al futuro, costruire politiche che magari non danno un consenso immediato, ma che nel tempo si dimostrano un investimento in qualità della vita e benessere collettivo, i veri strumenti di misurazione della soddisfazione delle persone.
Essere autosufficienti energeticamente grazie alle fonti rinnovabili, abbattere i costi dell’illuminazione cittadina con lampadine tecnologicamente avanzate, incentivare una mobilità sostenibile con tram e navette elettriche, che siano temporalmente vantaggiose rispetto all’uso dell’automobile, utilizzare capillarmente le potenzialità della rete Internet, offrendo servizi interconnessi fra loro.
Questi sono solo alcuni esempi della città del futuro, da programmare già ora in modo da renderli operativi fra qualche anno.
Molto in effetti si è già fatto: il parco fotovoltaico dei Navicelli, la rete di ricarica elettrica per automobili, Internet gratuito in molte parti del centro, il People mover. Tutti progetti realizzati in condizioni difficili, ma che magari non vengono percepiti nell’ “uso” quotidiano della città, che fa concentrare la nostra attenzione su altri problemi.
Avere la possibilità di essere giudicati sulla capacità di costruire il futuro. Questo sarebbe già un passo in avanti, un cambio di coscienza collettiva che permetterebbe ai politici di essere più coraggiosi nelle scelte che portano a benefici non immediati.
A volte per “ritornare al futuro” bisogna pensare al passato, a partire dal modello ateniese, dove la città era davvero considerata un bene collettivo e molti donavano il loro tempo per la crescita sociale e culturale della propria comunità.
Lo possiamo fare anche oggi attraverso il potenziamento di una figura che Nadia Urbinati definirebbe come “individualismo democratico” ovvero “una persona che ha un senso morale della propria indipendenza e dignità e agisce mossa da passioni ed emozioni altrettanto forti delle ragioni e degli interessi; che non è soltanto concentrata sulle proprie realizzazioni, ma anche emotivamente disposta verso gli altri per le ragioni più diverse, come l’empatia, la curiosità, la volontà imitativa, il piacere di sperimentare”.
L’individualismo democratico si alimenta con la trasparenza dei processi decisionali e con la partecipazione di tutti. Grazie anche alle nuove tecnologie è possibile sperimentare nuovi strumenti di partecipazione per consultare i cittadini sulle scelte più rilevanti, facendone un momento costruttivo – e non solo di mera ratifica di decisioni già prese.
Pisa può “ritornare al futuro” se riesce a smettere di guardarsi all’ombellico e all’interesse dei pochi, usando la forza che ha già, quel grande fermento culturale che anima la vita cittadina, la stessa forza che è riuscita nei secoli a trasformarla dal dantesco “vituperio delle genti” alla citazione più benevola di Giosuè Carducci:

Su, Su, popolo di Pisa, | Cavalieri e buona gente!

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