In questo momento dovevo essere a Olomuc, ridente cittadina della Repubblica Ceca, in missione per conto del Comune. Ma in un momento così difficile per le finanze locali, con i tagli fatti con la motosega da parte del Governo, bisogna fare delle rinunce. Olomuc è saltata. Addio alla buonissima zuppa di patate ceca, addio alle bellezze della città (in tutti i sensi).
Ritengo gemellaggi e iniziative all’estero momenti importanti di formazione e di condivisione di buone pratiche amministrative. Allontanarsi dalla propria città è fondamentale per conoscere come altre realtà affrontano i problemi, per cercare di trarne profitto e realizzare soluzioni su misura. L’apertura e la collaborazione sono due pilastri per il buon governo. Per questo apprezzo e supporto con grande enfasi i progetti di interscambio cittadino: una specie di “Erasmus” per amministratori che imparano come si muove la macchina governativa di un altro paese.
I gemellaggi non sono gite a pagamento dei contribuenti, ma momenti di alta formazione, dove due città simili si scambiano la conoscenza per il bene reciproco, con la possibilità di aumentare gli scambi sociali, commerciali e culturali. Una città come Pisa ha nel suo Dna l’apertura al mondo. Una città meta ogni anno di milioni di turisti, sede di tre Università note a livello internazionale, con un aeroporto da cui transitano soprattutto passeggeri di diverse nazionalità, non può trascurare i rapporti di amicizia e di scambio culturale con altre città europee e extraeuropee. Per questo credo che siano utili i gemellaggi. Anzi credo che vadano fatti meglio. Dovremo lavorare perchè le ricadute sui giovani, sulle scuole e anche sul mondo produttivo siano maggiori e soprattutto perché ci sia una maggiore e migliore comunicazione su significato e vantaggi di un patto di gemellaggio.
Ma in questo momento difficile, dove i cittadini stanno compiendo molti sacrifici, anche il Comune deve fare la sua parte, cercando di risparmiare anche quei (pochi) soldi necessari a pagare un biglietto aereo. Stiamo vivendo tempi difficili, i tagli ai servizi sono enormi e anche a Pisa ne vediamo i risultati (classi tagliate o in soprannumero). Il Comune di Pisa ha fatto una scelta responsabile tagliando la trasferta di Olomuc, dove magari avremmo stretto importanti accordi per la crescita della nostra città. Ma l’emergenza è reale ed è necessario dare l’esempio.
Considero ancora trasferte e gemellaggi essenziali per lo sviluppo economico, sociale e culturale della città di Pisa, ma è possibile continuare a farli razionalizzando i costi e facendoci aiutare da privati e sponsor. La storia ci insegna che solo l’apertura e il confronto con realtà diverse porta ad una crescita di sensibilità verso il rispetto del diverso. Ma per fare questo possiamo partire anche dai confini della nostra città






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