Il risultato di una ricerca commissionata dalla Fondazione Migrantes (Cei) al Dipartimento di psicologia e antropologia culturale dell’università di Verona sui presunti tentati rapimenti addebitati ai rom dal 1986 al 2007 ha dell’incredibile.
“Dei 40 casi presi in esame, nessuna sparizione è da addebitare a nomadi“, ha dichiarato monsignor Piergiorgio Saviola, direttore generale della Fondazione Migrantes, presentando questa mattina nella sede della Radio Vaticana il lavoro dell’ateneo di Verona.

I casi sono stati individuati e analizzati partendo dalle notizie fornite dalla stampa nazionale ed esaminati attraverso la consultazione dei fascicoli giudiziari. La ricerca ha dimostrato che in nessuno caso la sottrazione “dell’infante effettivamente avvenuta e provata oggettivamente” è da imputare ai rom. Anche laddove si apre un processo giudiziario, le indagini di polizia concludono sempre che “i rom e i sinti non c’entrano”.
I nomadi sono un problema sociale, è inutile nasconderlo. Ma questo problema è generato anche dagli stereotipi e dai pregiudizi che la maggior parte degli italiani ha verso le popolazioni rom e sinti. Com’è posibile l’integrazione con questo clima? Com’è possibile stare insieme se le mamme quando vedono una zingara tengono stretti i loro bambini?
Il pregiudizio è una vergogna sociale, un cancro che crea barriere, innalza muri, provoca diffidenza e umilia l’integrazione. E se il pregiudizio è figlio dell’ignoranza, allora forse tutti dovremmo imparare qualcosa di più, per crescere come persone e come popolo.
Perchè anche io quando sono all’estero sono stufo di essere chiamato mafioso, furbo (nel senso negativo del termine), evasore. Ma per ottenere rispetto, bisogna prima darlo, e questo non è nè immediato, nè facile.






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