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Consigliere comunale del PD a Pisa, ricercatore universitario presso il King's College London, scettico ottimista.

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Così lontano, così vicino. Calamandrei sulla scuola

Questo discorso di Piero Calamandrei in difesa della Scuola Pubblica non è stato scritto oggi. Ha già 60 anni ma è dannatamente reale.
La differenza è che lui ipotizzava un problema, oggi è, purtroppo, realtà attraverso un “totalitarismo subdolo, indiretto, torbido. come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre ma che sono pericolosissime“.
La differenza sta nel fatto che il “partito dominante” ipotizzato da Pietro Calamandrei oggi non vuole neanche “rispettare la Costituzione“, troppi decreti sono infatti al vaglio della Corte Costituzionale.

Ora la “scuola di stato” è la televisione, la grande livellatrice delle culture. A cosa serve la scuola se non a sfamare gli insegnanti di sinistra e quindi fannulloni?

Screditare la scuola pubblica, offendere gli insegnanti, significa uccidere il futuro. Perchè un popolo senza cultura e educazione è un popolo ignorante, limitato, pieno di pregiudizi. Ma il popolo ignorante è un popolo facile da gestire.

Molti ragazzi non sono così stupidi come li hanno dipinti. Si sono uniti, hanno fatto massa critica, hanno provocato un calo dei consensi nell’operato del governo, quello che non ha fatto l’opposizione in 6 mesi.

Onore a questi studenti e a chi li ha supportati, perchè in Italia l’educazione, la ricerca, il merito devono essere una priorità, Non è con i tagli che miglioriamo, non è con i tagli che risolviamo il problema.

Facciamolo anche per Calamandrei, che non merita di rivoltarsi nella tomba.

Piero Calamandrei – discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950

Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.

Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime… Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico”

——

in due parole: diseguaglianza sociale. Mai più denaro pubblico alle scuole private. Chi parte svantaggiato economicamente deve avere gli stessi mezzi e la stessa istruzione di chi si può permettere di andare nella scuola privata. Questo è un dogma da seguire. Nessun compromesso.

2 comments to Così lontano, così vicino. Calamandrei sulla scuola

  • bruno

    l’hai letto solo adesso il discorso di Calamandrei?

    ti invio in allegato il discorso di Mario Alicata in merito alla frana che colpì Agrigento nel ’66 e poi dimmi se non è attualissima la lettura politica.

  • Stefano

    Ciao Marco, sono contento che tu abbia inserito questo testo così significativo. Ho inserito lo stesso discorso come prefazione al documento di protesta che stiamo preparando alla facoltà di giurisprudenza di Napoli. Fatti sentire

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