Sono stato una settimana via da Pisa per lavoro a Pompei. In questo periodo sono entrato in contatto con diverse realtà spesso filtrate da giornali e televisioni : i Campani, i rifiuti, la camorra.
Domenica scorsa dovevo recarmi agli scavi di Oplonti, Torre Annunziata, per raccogliere informazioni. Non un lavoro lungo, 2/3 ore e poi avrei finito, libero di passare la giornata al mare o da qualunque altra parte.
Da Pompei, dove avevo l’appartamento, a Torre Annunziata c’è solo una fermata di stop della Circumvesuviuana. Ma quella mattina un treno aveva subito un guasto e come nella tradizione italica, tutto era fermo, immobile. Nessun cenno di quando sarebbe ripartito il servizio. Sconsolato ma paziente, cerco un altro mezzo che mi porti a Torre, un bus extraurbano.
Alla fermata dell’autobus con me c’erano 4 ragazzi, palesemente liceali. Chiedo informazioni per raggiungere gli scavi di Oplonti e iniziamo a parlare per intrattenere il tempo. Gli chiedo se il mare era lontano dalla villa romana e come sarei potuto andarci. Loro mi sconsigliano vivamente di andarci da solo, dato che gli scavi erano situati in una zona abbastanza malfamata e percorrere il centro con una borsa piena di oggetti elettronici non era molto sicuro. Si offrono di portarmi alla spiaggia in motorino. Mi lasciano il loro cellulare e io gli lascio il mio, con la promessa che l’avrei chiamati quando avessi finito di lavorare.
Raggiungo gli scavi e anche i custodi mi sconsigliano di andare al mare da solo. Troppa malavita, troppi ragazzi sbandati, troppa camorra.
Dopo 2 ore i ragazzi mi chiamano dicendomi che erano all’entrata e mi aspettavano in moto. Avevo 2 opzioni:
1) andare con loro, fidandomi del prossimo, rischiando di essere derubato/picchiato/accoltellato da qualche camorrista della zona
2) dirgli di andarsene, seguendo la logica della paura, del terrore. Quella che ti fa dubitare dell’altro, quella che ti fa vivere con l’ansia, quella che ti rende schiavo delle abitudini e del menefreghismo.
Ripensavo alla politica interna di Berlusconi di questi giorni. Ripensavo ai temi della campagna elettorale, tutta incentrata sulla sicurezza. Ripensavo agli ultimi fatti di cronaca, i raid neonazisti, le violenze sugli immigrati. E allora ho preso una decisione: non voglio vivere in un mondo di paura e di sfiducia reciproca. Non voglio crederci. Vediamo se ho ragione io o la destra.
Ho scelto di fidarmi, ho scelto la strada dell’integrazione e dell’ottimismo.
Mentre sfrecciavo per le strade deserte di Torre Annunziata, in tre su un motorino 50 rigorosamente senza casco, riflettevo sui pensieri che avevo fatto. Perchè non dovevo accettare l’invito? Sono forse ragazzi diversi da me? Sono forse nati tutti ladri qui? La povertà genera malavita, microcriminalità, disagio, ma l’emarginazione e l’isolamento possono creare conseguenze peggiori.
Morale della favola: ho passato tre ore al mare,divertendomi giocando a pallone e riposandomi al sole. Discutendo con i ragazzi ho cercato di capire meglio la loro realtà, che mi arrivava dalla televisione e dai giornali., arrivando a queste semplici conclusioni:
- il problema dei rifiuti non è avvertito nello stesso modo da tutti gli abitanti della Campania e della provincia di Napoli. A Torre Annunziata per esempio la situazione è sotto controllo. A Pompei invece ho visto molti cumuli di spazzatura.
- la camorra c’è ed è un problema reale. Ma la gente del luogo ormai ci convive e sa anche come trattarla. Esempio: c’erano 3 ragazze che prendevano in giro un ragazzo che era nel nostro gruppo. Ho chiesto spiegazioni:-Perchè non dite niente?-. La risposta mi ha gelato: – sono sorelle di un camorrista e rischiamo grosso, rischiamo che vengono a casa nostra-. Benvenuti in Campania, dove mentre io ero a prendere il sole, un uomo, che collaborava con la giustizia, è stato ucciso dalla camorra in pieno centro e alla luce del sole.
I rifiuti e la paura degli immigrati sono solo falsi problemi per nascondere le emergenze vere. Possibile che la gente protesti, si batta, crea barricate e cortei contro gli immigrati che rubano e non faccia niente contro la malavita organizzata, il vero cancro del paese, quelli che uccidono? Ci siamo forse rassegnati?
Io no,e per questo continuo la strada della fiducia, della tolleranza e dell’integrazione. Ma soprattutto non vado dietro agli allarmi di stampa e tv, troppo spesso legati a logiche di partito.
“Quante cose abbiamo perduto per paura di perdere” diceva lo scrittore Paulo Coelho. Io non voglio pedere più niente.









da segnalare che andare in tre su un cinquantino non è quantomai raccomandabile….
good choice!
…bene! ti sei divertito!…
è vero, potevi evitare la nota del casco…ma sicuramente rientrava nel divertimento!
Non so se hai letto nelle cronache de ‘La Nazione’ della scorsa domenica 1 giugno quella storia sul professore universitario (imitatore Tienammen per la ZTL) malmenato e preso a calci, per minuti senza che nessuno compresi familiari e amici intervenisse o prendesse la targa, da un guidatore di un ‘Suv nero’, è pieno di impossibilità ma ti fa comprendere a cosa si può arrivare a inventare per allertare ‘l’allarme’, esperienza Iraq. Leggila, a tratti è divertente.
L’ho letta addirittura sul “La Repubblica” . senza parole